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Darwin, ritorno alle Galápagos

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«Fin dalla prima giovinezza ho concepito un vivo desiderio di capire o di spiegare tutto ciò che osservavo, cioè di raggruppare tutti i fatti sotto leggi generali » . Cosi scriveva Charles Darwin alla fine del suo viaggio attorno al mondo prima di divulgare la sua famosa Teoria dell’evoluzione: teoria che nel bene o nel male ha rappresentato una pietra miliare della Storia Naturale. Partendo dal viaggio del naturalista britannico, Luca Novelli classe ’47, già scrittore, disegnatore e giornalista italiano, famoso per i suoi lavori realizzati soprattutto per un pubblico più giovane (tradotti in moltissimi Paesi) è ritornato sui luoghi esplorati da Darwin per fare un confronto con la realtà di oggi.

«Il viaggio attorno al mondo di Darwin ha un significato altamente simbolico – racconta Luca Novelli – e non solo per la comunità scientifica. Il mio remake, se vogliamo usare un termine cinematografico, è stato da scrittore e da divulgatore, non da ricercatore. Da scienziato avrei avuto bisogno di ben altre risorse e approfondimenti, perché il racconto di Darwin è una straordinaria pietra di paragone per misurare i cambiamenti ambientali avvenuti nel corso di quasi due secoli». Il 27 dicembre 1831 il giovane Darwin salì sulla nave che lo portò a contatto con specie mai viste e con le realtà climatiche più disparate.

Nel suo viaggio a bordo del brigantino Beagle, ma anche a cavallo e a dorso di mulo, visitò le isole di Capo Verde, il Brasile, la Patagonia, le Isole Falkland (o Isole Malvinas), il Cile, il Perù, le Isole Galápagos, Tahiti, la Nuova Zelanda e l’Australia. Già durante il viaggio, Darwin notò la somiglianza tra i fossili di creature estinte, che stava trovando, e le specie viventi della stessa area geografica, ma soprattutto notò che ogni isola dell’arcipelago delle Galápagos aveva proprie forme di tartarughe e di uccelli. Ed è proprio alle Galàpagos che nella mente di Darwin cominciò a prender forma la sua Teoria. «Il mio viaggio con Darwin – dice Novelli – è stato un vero e proprio pellegrinaggio nei santuari della natura.

Da buon divulgatore volevo dimostrare che vedendo i paesaggi e le creature viste da Darwin, che si dispiegano e mutano durante il percorso, la sua Teoria sarebbe stata ancora più chiara. Per me è stato così e in realtà ho percepito anche la precarietà della nostra specie e l’enorme quantità di coincidenze, fisiche, biologiche e climatiche che ci hanno fatto diventare quello che siamo». Il viaggio è stato realizzato nel corso di cinque anni con il patrocinio del Wwf e del comitato italiano dell’Icom, l’Associazione che unisce tutti i musei del mondo.

«L’imprevedibilità di una simile avventura – continua Novelli – è che talvolta siamo andati oltre gli scritti di Darwin, come quando abbiamo visitato il ghiacciaio Perito Moreno, che Darwin aveva ‘mancato’ per pochi chilometri. Ricordo molti momenti emozionanti, come l’immersione tra i pesci martello alle Galapagos con decine di giovani otarie che ci mordevano le pinne, o tra le nuvole mentre cercavamo di raggiungere la cima del vulcano Osorno». «Che cosa potevo dire in più rispetto agli studi darwiniani? La domanda mi ha fatto prendere coscienza che il percorso poteva essere un ottimo metro di giudizio per capire dove sta andando il nostro pianeta. In effetti sulle tracce di Darwin ho potuto verificare che l’invasione dell’uomo in certi luoghi, come la Pampa argentina, ha modificato il paesaggio e il clima…in soli 170 anni! Le modifiche ambientali hanno subito un’accelerazione nell’ultimo mezzo secolo e le conseguenze, anche planetarie, sono sotto gli occhi di tutti.

L’impegno di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 2 C° mi sembra poca cosa. A livello globale possiamo aspettarci varianti climatiche del tutto inaspettate. Il film di Emmerich L’alba del giorno dopo forse non è così fantascientifico come sembra. Da qui il mio attuale interesse per i climi del passato e per le grandi migrazioni che hanno distribuito l’umanità sul nostro pianeta». «Purtroppo – aggiunge Novelli – 170 anni in confronto alle ere geologiche sono niente, ma ci sono delle foreste completamente cancellate, sparite in pochi decenni e questo fa riflettere sulla pericolosità della mano dell’uomo; nei luoghi dove gli indigeni della Terra del Fuoco vivevano liberi ora sono stati soppiantati da impianti sciistici, l’avanzata della macchina turistica, che fa entrare in luoghi selvaggi microbi e nuove specie viventi, sta letteralmente stravolgendo la mappa mondiale della fauna e flora, anche nelle Galápagos ultima roccaforte di purezza».

Ovviamente i mutamenti sono continui e la sete di conoscenza (vera linfa di questi progetti) non si è esaurita e proprio per questo motivo Luca Novelli sta lavorando al prossimo progetto che forse lo porterà in Tanzania, dove sono state trovate le prime tracce di Homo sapiens e dove sono partite le prime grandi migrazioni umane causate da mutamenti climatici. «Quando Darwin tornò dal suo viaggio l’uomo era al centro del creato. Solo negli ultimi decenni, dopo averlo depredato e rapinato, in cambio di un progresso che non sempre è servito a migliorare la qualità della vita, l’umanità si sta rendendo conto di cosa ha perso e di cosa sta rischiando di perdere ancora».

ALESSIO VISSANI
Avvenire 26 maggio 2016

 

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Questa voce è stata pubblicata il 26/05/2016 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

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