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Dentro la bellezza (91)

La Madonna di Saidnaya, simbolo di una Siria che non c’è più

Ci guarda silenziosa, questa Madonna, la cui origine viene attribuita addirittura a San Luca e che oggi pochi conoscono; eppure durante il Medioevo attirava enormi masse di fedeli, fino a 50 mila. Questa Vergine mite porta un nome che evoca la guerra, anzi la caccia: si tratta della Madonna di Saidnaya, che in lingua siriaca significa appunto: “Signora della Caccia”.

Le origini di questo santuario si perdono nella notte dei tempi, quando in Siria fioriva una della più grandi e prospere comunità cristiane di tutti i tempi oggi, spazzata via, ahimè, da secoli di persecuzioni e distruzioni fino a scomparire. Tuttavia ha resistito la “Signora della Caccia”, protetta dalla misteriosa mano che l’ha dipinta, quella, secondo la tradizione, di san Luca. L’evangelista della misericordia, oggi, dovrebbe riscrivere il Vangelo per declinare, entro il linguaggio della salvezza, le migliaia di persecuzioni, soprusi, omicidi, che gli occhi di questa sua Madonna hanno visto.

Alcuni suppongono che fu l’Imperatrice Eudossia, a trovare l’icona a Gerusalemme nel 640 e a portarla con sé a Damasco. Altri invece sostengono, anche a causa dell’appellativo curioso di Signora della caccia, che il Santuario derivi dall’imperatore Giustiniano il quale, impegnato in una battuta di caccia in Siria (dove si trovava per combattere contro la Persia) vicino a Damasco smarrì la strada, rischiando di morire di sete. Una gazzella apparsa d’improvviso lo guidò a una sorgente e poi scomparve. Egli riconobbe nell’animale la presenza materna di Maria e volle costruire, proprio lì, un Santuario. Le monache, alle quali fu affidato il luogo, fecero arrivare da Gerusalemme la preziosa Icona di San Luca, che prese appunto il titolo di Madonna di Saidnaya.

Παναγιά-Σαϊνδνάγια_OK.jpg

La Sacra Icona ha prodotto molti miracoli, specie la sudorazione di olio mediante il quale, poi, avvennero numerose guarigioni. Coperta di oro e di argento, e quasi invisibile agli occhi dei visitatori, la sacra icona è sempre stata oggetto di devozione da parte cristiana e musulmana. Essendo una Galaktotrofousa, ovvero una Madonna del latte, è stata pregata dalle madri musulmane e cristiane per la sorte dei loro figli. Nel 2014 tuttavia, fondamentalisti islamici (dal nome beffardo di Freedom fighters ossia combattenti per la libertà!) senza alcun rispetto per le loro stesse tradizioni entrarono nel santuario distruggendolo in buona parte.

Non ci è dato di sapere, ora, quale sia la sorte della Theotokos Saidnaya: ella rimane comunque come il segno più grande di una brutalità cieca, incapace di rispettare e amare le radici storiche del proprio Paese, che calpesta i segni stessi di una fratellanza antica, quella tra i veri bisognosi, tanto cristiani che musulmani.

Sorprende pensare che l’antico nome ellenistico della regione in cui si trova il Santuario, era Abilene: la tradizione locale collega il nome, al biblico Abele, ucciso dal fratello Caino, la cui tomba si troverebbe proprio in quella regione. La storia di Abele continua e Caino pare imperversare senza freni nella sua furia omicida: dovremmo implorare ogni giorno la Madonna di Saidnaya perché trasformi questa ignobile caccia al cristiano nel trionfo della giustizia e della misericordia.

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Questa voce è stata pubblicata il 30/05/2016 da in Arte, Dentro la bellezza, ITALIANO, Vergine Maria con tag .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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