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Trump-Clinton, sette domande per capire

Trump-Clinton, sette domande per capire

Alla vigilia del SuperMartedì del 7 giugno, si può dire con certezza che saranno Hillary Clinton e Donald Trump a sfidarsi il 7 novembre per la Casa Bianca?

Praticamente sì. Donald Trump ha già raggiunto il numero “magico” di 1.237 delegati, necessari per aggiudicarsi la nomination del partito repubblicano. Hillary non ha ancora superato la soglia che le dà la certezza matematica di aver vinto le primarie del partito democratico, ma il suo vantaggio sul rivale Bernie Sanders rende quasi impossibile che il senatore del Vermont la superi nella conta dei delegati prima della convention di luglio.

Chi sono gli elettori di Clinton, e chi quelli di Trump?

La divisione più marcata segue linee razziali. Clinton può contare sull’appoggio della stragrande maggioranza delle minoranze etniche, soprattutto degli elettori naturalizzati (o di seconda e terza generazione) di origine ispanica, e degli afroamericani. Le donne la sostengono, ma non le più giovani, soprattutto se bianche. A votare per Clinton sono anche gli elettori più istruiti. Trump si è assicurato il voto degli uomini bianchi (al 70%) e del 46% delle donne bianche. Il miliardario ottiene forti consensi anche fra gli elettori senza un titolo di studio universitario, fra le tute blu (che un tempo votavano democratico) e nelle campagne. Trump sta aumentando la sua presa anche fra gli aderenti ad alcune Chiese cristiane protestanti e conservatrici, come unica alternativa alle politiche abortiste di Clinton.

Perché il magnate newyorchese, tanto criticato persino nel suo partito, ha sbaragliato gli avversari restando l’unico candidato repubblicano alle primarie?

Trump è riuscito a cavalcare il profondo malcontento di molti elettori conservatori, che è stato ignorato per anni dal partito repubblicano. I leader del Grand old party hanno sottovalutato la mancanza di fiducia nel futuro, o addirittura disperazione, seminata dalla perdita di lavori causata da globalizzazione, nuove tecnologie e recessione. Le persone che hanno perso il lavoro si sono trovate anche senza il sostegno del welfare, gradualmente smantellato proprio dal partito repubblicano, e si sono sentite messe da parte dal dibattito politico nazionale. Spesso sono animate da ostilità nei confronti degli immigrati, capro espiatorio dei loro problemi, e Trump ha sfruttato abilmente queto sentimento, annunciando di voler costruire un muro al confine con il Messico. Il populismo sfacciato di Trump ha spiazzato gli altri candidati repubblicani, che non l’hanno preso sul serio finché non è stato troppo tardi.

Ma davvero potrebbe essere Trump il prossimo presidente Usa?

In teoria, sì, anche se al momento non è molto probabile. I sondaggi condotti a livello nazionale fra Trump e Clinton vedono l’ex first lady ancora in vantaggio. Soprattutto, Clinton è forte nella maggior parte degli Stati-chiave che un candidato deve vincere per poter arrivare alla Casa Bianca. Ma le preferenze possono cambiare da qui all’8 novembre, quando si terrà l’elezione generale per il prossimo presidente americano.

Quali sono le posizioni di Clinton e di Trump sui temi della famiglia, dell’eutanasia, della pena di morte, del commercio delle armi?

Clinton difende da sempre il diritto all’aborto, senza condizioni, e il diritto delle coppie omosessuali di sposarsi. Sostiene il diritto al suicidio assistito, ma solo se approvato per legge dai singoli Stati e non imposto a livello federale. Ritiene che la pena di morte sia ammissibile solo per i crimini più gravi (omicidio plurimo e terrorismo) e solo se amministrata dalla magistratura federale, perché, a suo dire, gli Stati si sono rivelati incapaci di eliminare profonde ingiustizie nelle condanne. Clinton è in prima linea nel voler controllare e limitare fortemente la vendita di armi negli Usa. Trump è stato per anni un difensore dell’interruzione di gravidanza, ma ha recentemente cambiato posizione, dichiarandosi pro-life e sostenendo che debbano essere previste punizioni per le donne che abortiscono. Ha anche sostenuto che la rete di cliniche abortive Planned Parenthood “fa cose buone per l’America”. Ritiene che solo un uomo e una donna possano sposarsi, ma non ha mai espresso una posizione chiara sull’eutanasia. È un forte sostenitore della pena di morte e, se eletto, eliminerebbe ogni ostacolo all’acquisto di armi, che ritiene un diritto di ogni americano. La lobby delle armi, NRA, lo sostiene.

Per chi voteranno i cattolici americani?

Nelle ultimi elezioni i cattolici americani si sono divisi nella scelta del loro candidato più in base alla propria identità etnica, al reddito, livello d’istruzione e al sesso, più che in base alla propria fede. In questo ciclo elettorale, però, alcuni si stanno avvicinando a Trump nel timore che Hillary Clinton demolisca l’istituzione del matrimonio e elimini ogni limite alla pratica dell’aborto. Anche la crescente mancanza di fiducia dei cattolici Usa nei confronti dei politici di professione ha aumentato il numero di cattolici che sostengono Trump, nonostante molti intellettuali cattolici abbiano pubblicato una lettera aperta che condanna le posizioni anti-immigrati e razziste del tycoon.

L’episcopato degli Stati Uniti ha espresso indicazioni di voto o valutazioni sui candidati in queste primarie?

No, ma ha preso una forte posizione contro le posizioni “nativiste”, vale a dire ostili agli immigrati, emerse nel corso della campagna presidenziale, senza però mai citare Trump per nome.

Elena Molinari
Avvenire 2 giugno 2016

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Questa voce è stata pubblicata il 03/06/2016 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , , .

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