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Il concilio della Chiesa ortodossa si terrà ma solo dieci le Chiese ortodosse presenti

Dopo il sì del patriarcato serbo
dieci le Chiese ortodosse presenti al concilio di Creta.
Primo passo di una missione storica 


chiesa ortodossa


(da Chania Hyacinthe Destivelle) Il Santo e grande concilio della Chiesa ortodossa dunque si terrà. Il patriarca ecumenico Bartolomeo, giunto il 15 giugno all’Accademia ortodossa di Creta, a Kolymbari, vicino a Chania, ha espresso la propria «gioia di svolgere la nostra missione storica», una «missione sacra». Facendo riferimento alla recente decisione di varie Chiese autocefale di non partecipare, Bartolomeo ha sottolineato che «la responsabilità di questa decisione ricade sulle Chiese stesse e sui loro primati poiché, cinque mesi fa, alla sinassi dei primati ortodossi a Ginevra, abbiamo preso la decisione, e abbiamo apposto le nostre firme, di venire a Creta a giugno».
Si tratta, per chi nutre l’idea di questo concilio fin da quando è stato eletto al trono ecumenico nel 1991, di «realizzare questa visione perseguita per molti anni, e che sta a cuore a tutte le nostre Chiese, di dichiarare e di proclamare l’unità della nostra Chiesa ortodossa, e di esaminare e di giungere a una risoluzione comune dei problemi che preoccupano il mondo ortodosso». Le Chiese assenti — ha aggiunto il patriarca — sono ancora in tempo per riconsiderare la loro posizione, «anche all’ultimo momento, per onorare la loro firma e venire a Creta».
I ritiri successivi, in questi ultimi giorni, di quattro patriarcati ortodossi — di Bulgaria il 1° giugno, di Antiochia il 6, di Georgia il 10, a cui si è aggiunto il 13 quello di Mosca — non hanno dunque minato la determinazione del patriarca Bartolomeo di convocare il concilio nel luogo e nel momento stabiliti, dal 19 al 26 giugno, conformemente alla decisione presa quasi all’unanimità — non è stata sottoscritta dal patriarca di Antiochia — dalla sinassi dei primati nel gennaio 2016. Delle quattordici Chiese ortodosse, dieci parteciperanno dunque al Santo e grande concilio, la cui dimensione panortodossa è stata però indebolita: i patriarcati di Costantinopoli, di Alessandria, di Gerusalemme, di Serbia, di Romania, come pure le Chiese autocefale di Cipro, di Grecia, di Polonia, di Albania, di Cechia e Slovacchia.
Il patriarcato di Serbia, che il 6 giugno in una lettera al patriarca ecumenico aveva espresso le sue «difficoltà» a prendere parte al concilio, ha infine dichiarato, con un comunicato del suo santo sinodo del 15 giugno, che, «consapevole della grandezza e dell’importanza del concilio», desidera «apportarvi il suo contributo». Ma ha posto un certo numero di condizioni alla sua partecipazione. In primo luogo, «esige che i problemi e le questioni sollevati non solo dalla Chiesa ortodossa serba ma anche da tutte le altre sante Chiese che hanno annullato la loro partecipazione al concilio vengano discussi in questo concilio». In secondo luogo, ritiene, conformemente al messaggio dell’assemblea episcopale serba del 25 maggio, che il concilio «debba durare fino a quando tutte le questioni non saranno state affrontate» e, invece, non debba essere «ostaggio dei regolamenti redatti e stabiliti previamente». In terzo luogo, sottolinea che «solo se si giungerà a un pieno consenso il concilio potrà essere considerato come Santo e grande». Infine auspica che la riunione «sia l’inizio di un processo conciliare».
Al contrario — avverte il patriarcato serbo — se le Chiese presenti al concilio «continuano a pensare che le Chiese assenti boicottino senza validi motivi il lavoro del concilio e si rifiutano di prendere in considerazione le varie questioni, i problemi e le divergenze», allora i rappresentanti della Chiesa serba «saranno purtroppo costretti a lasciare il concilio», unendosi così alle Chiese assenti.
Alla luce delle condizioni poste dal patriarcato serbo per la sua partecipazione al concilio, una soluzione alla delicata situazione creata dall’assenza di varie Chiese potrebbe essere quella di considerare la riunione di Creta, che durerà solo una settimana, come una prima sessione del Santo e grande concilio. Questo scaglionamento nel tempo, che corrisponde tra l’altro all’auspicio del patriarca Daniele di Romania di convocare simili assemblee conciliari a scadenze regolari, sembrerebbe giustificato alla luce dei decenni di preparazione. Aiuterebbe il concilio a dotarsi di una propria agenda e faciliterebbe la soluzione dei problemi che hanno spinto alcune Chiese a ritirarsi, permettendo così al Santo e grande concilio di divenire realmente panortodosso. A tal fine sarà chiaramente importante che le decisioni prese dal concilio vengano formulate in modo tale da poter essere adottate anche dalle Chiese assenti.
Il 17 sarà un giorno importante. Di fatto, dopo l’arrivo del patriarca ecumenico il 15 e poi degli altri primati il 16, il 17 si terrà una sinassi dei primati che durerà tutta la giornata. Questa “piccola sinassi” era stata decisa da quella precedente del gennaio 2016 a Ginevra, con il fine di esaminare l’agenda del concilio e lavorare al messaggio finale che sarà sottoposto all’assemblea conciliare. La riunione sarà indubbiamente determinante, prima della celebrazione, da parte dei primati, della divina liturgia domenica 19 nella cattedrale di San Mena a Iraklion, e l’apertura del concilio lunedì 20 all’Accademia ortodossa di Creta. E in questi giorni in cui il mondo ortodosso celebra la Pentecoste, la Chiesa cattolica non può che unirsi fraternamente alla sua preghiera, invocando lo Spirito santo sul concilio e su tutte le Chiese ortodosse.
L’Osservatore Romano, 17 giugno 2016

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Questa voce è stata pubblicata il 16/06/2016 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag .

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