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Codex Purpureus, il libro illustrato più antico

Torna in Calabria il Codex Purpureus Rossanensis,
celeberrimo evangelario Patrimonio dell’Umanità,
forse il più antico libro illustrato della storia. 

Codex Purpureus Rossanensis

Il manoscritto di 188 pagine, che risale al V-VI secolo e fu trovato a Rossano a metà Ottocento ha concluso i lavori di restauro di un’opera unica al mondo, e Patrimonio Unesco. Dal 2 luglio sarà possibile ammirarlo nel museo diocesano della città del Cosentino

Una bella scatola di seta per proteggere come un bozzolo la preziosa pelle marocchina della sua copertina. E un climabox che come una culla perfettamente climatizzata e sicura, garantirà un fresco costante a dispetto delle temperature africane di questi giorni. All’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del Patrimonio archivistico (Icrcpal) e librario è scattata l’ora X: dopo 4 anni il Codex Purpureus Rossanensis, celeberrimo evangelario Patrimonio dell’Umanità miniato nel V-VI secolo su pagine di pergamena color della porpora, lascia la cassaforte che lo custodisce e torna in Calabria, per essere esposto al pubblico dal 2 luglio nel Museo Diocesano di Rossano Calabro.

Oggetto di un restauro delicato e sapiente, messo in sicurezza da una nuova più bilanciata rilegatura, il Codex, con i suoi quindici secoli di vita e il suo tesoro di fascinose miniature, è forse il più antico libro illustrato della storia. Più di due anni di indagini e di analisi nei laboratori romani ne hanno confermato il valore incommensurabile, l’origine orientale, l’epoca. Oltre a rivelare particolari inediti sulla sua fattura. Un tesoro così ben fatto da essersi conservato nel tempo a dispetto di viaggi perigliosi, smembramenti, persino un incendio, sottolineano i tecnici. Ma comunque fragilissimo. E che per questo ha bisogno di essere mantenuto ad una umidità costante e con una temperatura tra i 18 e i 20 gradi, adagiato su due cunei quando viene aperto, tenuto naturalmente al riparo da polvere, insetti, dita umane. Tanto che le preziose pagine – nel 2013 sfogliate sotto gli occhi di Papa Francesco e dell’allora presidente Napolitano – ora potranno essere girate solo una volta all’anno.

Codex Purpureus02

Dopo le analisi, racconta la responsabile del laboratorio di restauro Icrcpal, Lucilla Nuccetelli, l’intervento riparatore si è limitato all’indispensabile e ha riguardato soprattutto la sostituzione della rilegatura non corretta degli anni ’50, oltre a piccoli rappezzi nelle pagine più segnate. Unico al mondo per completezza, il Codice porta purtroppo i danni irreversibili di un restauro del 1917 dimostratosi poi drammaticamente invasivo. “Lo eseguì Nestore Leoni, un maestro dell’epoca e lo fece benissimo”, precisa Nuccetelli. Tradito però dalle tecniche di allora, gelatina a caldo pressata sulle pagine che col tempo ha trasformato brutalmente i colori, facendo perdere per sempre, in alcuni punti, anche il magico porpora della pergamena. Mentre per la tecnica della ‘stiratura’, alcune pagine sono diventate trasparenti.

Codex Purpureus

Le mani sempre protette dai guanti, la restauratrice Maria Luisa Riccardi si sofferma paziente su ognuna delle pagine miniate, indica qua e là i danni. “Rimuovere oggi quello strato di gelatina sarebbe stato rischioso”, spiega. Per fortuna non tutto si è rovinato. Restano molte pagine che Leoni scelse di non toccare e in cui il rosso porpora, così come l’oro e l’argento dei caratteri, si possono apprezzare al meglio. E anche diverse miniature, tra cui la più bella, quella di Marco Evangelista con la Sofia, che proprio per l’incredibile stato di conservazione tanti hanno ritenuto più tarda. “Invece è coeva, le analisi lo dimostrano”.

Marco Evangelista con la Sofia

Scritto in caratteri onciali, ovvero in greco maiuscolo, con ben 15 pagine miniate, il Codex è arrivato a noi con 188 pagine, forse la metà di quelle che aveva in origine. Contiene due vangeli, quello di Marco e quello di Matteo, al quale mancano solo pochi versetti, si sono persi invece i vangeli di Luca e Giovanni. E’ uno dei 4 esistenti al mondo con queste caratteristiche. “Ma fra questi è il più completo oltre che l’unico rilegato”, sottolinea Nucettelli. Fu ritrovato a metà ‘800, nella Sacrestia di Maria Santissima Achiropita. Originario sembrerebbe della Siria o dell’Anatolia, potrebbe essere arrivato in Calabria assieme a monaci in fuga dalla furia iconoclasta, tra l’ottavo e il nono secolo. Ma buona parte del percorso che gli ha permesso di arrivare a noi è tuttora ignoto. Da quando è stato ritrovato, ha subito diversi restauri per attacchi fungini o di insetti.

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L’Unesco lo ha inserito nella lista dei testi Memoria del Mondo, l’assicurazione ha fissato una stima simbolica di 80 milioni di euro solo per la trasferta romana. A Rossano Calabro tornerà in un furgone climatizzato e scortato. Un monumento di storia che da solo vale il viaggio in Calabria. (ANSA)

http://www.repubblica.it
(25 giugno 2016)


Codex Purpureus Rossanensis22


 

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Questa voce è stata pubblicata il 06/07/2016 da in Arte e fede, Attualità sociale, ITALIANO con tag , .

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