COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Luoghi dell’Infinito (7) La GMG di Cracovia


1 L'anima della Polonia


Dal 25 al 31 luglio i giovani di tutto il mondo popoleranno le strade di Cracovia, per pregare, gioire insieme e incontrare papa Francesco. È la seconda volta che la Gmg tocca la Polonia. Nel 1991 Giovanni Paolo II chiamò ragazzi e ragazze di tutto il pianeta a Częstochowa. Alla Polonia, al suo presente e al suo passato, ai tesori di una cultura millenaria e alla vitalità dell’oggi, al suo ruolo nel disegnare un mondo nuovamente libero, è dedicato lo speciale del nuovo numero di “Luoghi dell’Infinito”, mensile di cultura, arte e itinerari, in edicola con “Avvenire” da martedì 3 luglio.

La fede nella rivoluzione

2 La fede nella rivoluzione

La voce di Wojtyla ha guidato la storia della nazione dall’epopea degli scioperi di Danzica agli anni Duemila

C‘è un luogo a Cracovia che negli ultimi anni è diventato un punto d’attrazione per coloro che visitano la capitale culturale della Polonia. Non è un monumento o un’opera d’arte. È una finestra che i polacchi chiamano okno Papieskie, la finestra del Papa. Si trova in via Franciszkanka, al primo piano del palazzo che ospita la Curia arcivescovile, dov’era solito affacciarsi san Giovanni Paolo II per dialogare e scherzare con i giovani ogni volta che compiva un viaggio pastorale nella sua patria. Era un incontro del tutto informale, un gesto semplice e spontaneo che accomunava il papa polacco e la sua gente al termine di giornate esaltanti e impegnative. C’era un clima di festa, c’era un popolo che vibrava all’unisono con il suo Pastore. Non per una commozione effimera, ma in forza di un sentire comune, una coscienza profonda di quel che si è e si vuole. Un popolo che ha cambiato la storia.

È questa la Polonia che ho conosciuto fin da quando, nell’estate del 1980, mi recai a Danzica per seguire da vicino il primo sciopero di massa in un Paese del blocco sovietico. La vita quotidiana era grigia e triste nella Polonia del socialismo reale, il cibo era scarso e razionato e con l’aggravarsi della crisi economica i negozi erano sempre più vuoti e le code sempre più lunghe. La miseria della società era accompagnata dalla menzogna del regime, la penuria dei generi di prima necessità era aggravata e resa ancor più insopportabile dalla mancanza della libertà. Proteste e agitazioni sociali c’erano già state ma la lotta compie un salto di qualità quando a Danzica entrano in scena i 17mila lavoratori dei cantieri navali “Lenin” che proclamano uno sciopero a oltranza fino a quando il governo non accoglierà le loro ventuno richieste, a cominciare da quella inaudita di un sindacato indipendente dal potere politico. In pochi giorni lo sciopero coinvolge tutto il litorale baltico e poi si diffonde in tutta la Polonia con i lavoratori che occupano i cantieri, le fabbriche, le miniere. È una rivoluzione autenticamente operaia contro un potere che si regge su un’ideologia rivoluzionaria e operaista. Una rivoluzione dalle salde radici popolari e cristiane che si fonda sulla solidarietà, slogan che diventerà il nome del sindacato libero polacco…

di Luigi Geninazzi

2.1 La fede nella rivoluzione.jpg

La frontiera cristiana dell’Europa

3.1 La frontiera cristiana dell'Europa

Il legame con la Chiesa di Roma è uno dei tratti fondamentali della millenaria e tormentata storia della Polonia

Polacchi appartengono al grande mosaico dei popoli detti Slavi, gli idiomi dei quali si rifanno – secondo la classificazione tradizionale oggi ritenuta inaffidabile – al gruppo “satem” dell’universo linguistico indoeuropeo. Le tribù slave insediate tra Vistola e Oder entrarono in contatto nel IX secolo con i missionari greci guidati da Metodio, fratello di Cirillo di Tessalonica. La minacciosa prossimità dei Tedeschi, uniti nel regno soggetto a Ottone I di Sassonia, fu in un primo tempo ostacolo sia alla conversione di quelle tribù secondo il magistero della Chiesa greca, sia al loro avvicinamento al cristianesimo latino del quale la cultura ottoniana era portatrice.

Nel 966 comunque il capotribù Mieszko, che dopo accesi scontri si era piegato alla volontà di Ottone I venendo riconosciuto come “duca” (dux), vale a dire come guida del suo intero popolo, dette avvio alla dinastia dei Piasti accettando la conversione e avviando subito la cristianizzazione dei sudditi. Egli fu sostenuto in quella sua decisione dalla vicinanza della dinastia boema dei Premyslidi, a sua volta vassalla del regno di Germania ma da Mieszko a ragione considerata meno pericolosa per l’indipendenza nazionale rispetto all’invadenza tedesca. Il passo successivo del duca polacco consisté nello stringere buoni rapporti con Roma, a cui la Polonia sarebbe rimasta sempre molto legata. A papa Silvestro II, che era molto di più di un “cappellano di corte” di Ottone III, spetta l’avere intuito la straordinaria importanza delle società cristiane che stavano sorgendo a est del mondo tedesco: egli promosse l’evangelizzazione delle genti slave, sostenne l’istituzione di loro Chiese nazionali, rese possibile la fondazione dell’arcivescovado di Gniezno.

A loro volta, anche i Polacchi si fecero insieme con i Boemi promotori di numerose missioni presso gli Slavi che popolavano le regioni orientali e l’estuario dell’Oder. Il vescovo Adalberto da Praga fu protagonista di una sfortunata missione: nella sua Vita si racconta difatti come gli Slavi, sobillati dai loro sacerdoti, interpretassero la predicazione del vescovo e dei suoi discepoli come preludio dell’aggressione politica e militare voluta da Ottone III e dai Piasti. Anche se in modo involontario, emerge dalla biografia di Adalberto quanto gli Slavi avvertissero l’importanza del mantenimento del culto tradizionale per la conservazione di un’identità etnico-politica; gli eventi successivi, che condussero spesso alla sottomissione militare e all’annientamento culturale di quell’etnia, sembrano in effetti confermare la fondatezza di tali timori. Nonostante i risultati pressoché nulli ottenuti dalla sua missione, il martirio e il culto di Adalberto assunsero grande importanza in quanto interpretavano la volontà congiunta delle due dinastie maggiormente interessate all’espansione verso est, la tedesca e la polacca.

di Franco Cardini

3 La frontiera cristiana dell'Europa

Sulle strade con Karol

4 Sulle strade con Karol

Da studente e da lavoratore, da prete, vescovo e papa Cracovia è intrisa dei passi e delle parole di Wojtyla. Il racconto del suo segretario particolare e successore nella “città che concentra la storia della Polonia”

Cracovia è una delle città più antiche della Polonia, la sua università, fondata nel 1364, è la più antica di questa parte d’Europa e oggi il polo universitario è in forte espansione. Per tre secoli fu capitale della Polonia, sotto le dinastie dei Piasti e degli Jagelloni (1320-1596). Viene chiamata “Roma del Nord” per la considerevole quantità di chiese e conventi.

Karol Wojtyla ha vissuto a Cracovia quarant’anni, dal 1938 al 1978. Qui fu ordinato sacerdote, nel 1946 e poi vescovo, nel 1958. Negli anni 1963-1978 fu arcivescovo metropolita della città. Una volta asceso alla Sede di Pietro, sarebbe tornato a Cracovia durante tutti i suoi viaggi in Polonia.

Ogni angolo della città è ricco di ricordi di Giovanni Paolo II. A cominciare dagli studi letterari che il giovane Karol intraprese nel 1938, passando per il periodo travagliato della guerra e il successivo servizio pastorale, Cracovia fu la sua vera casa. I luoghi legati al Santo Padre compongono un itinerario che attraversa tutta la città: dalla casa in via Tyniecka  all’ex stabilimento Solvay, passando per la parrocchia di San Floriano, il palazzo dei Vescovi in via Franciszkanska, l’appartamento in via Kanoniczna, fino alla chiesa Arca del Signore a Bienczyce e all’abbazia a Mogila, oggi parte di Nowa Huta.

Giovanni Paolo II parlò di Cracovia durante il suo primo pellegrinaggio apostolico in patria nel giugno 1979: «Credetemi, non è facile lasciare Cracovia. Qui, in questa terra, sono nato. Qui, a Cracovia, ho passato la maggior parte della mia vita, iniziando con l’iscrizione all’Università Jagellonica nel 1938. Qui ho ricevuto la grazia della vocazione sacerdotale in un momento difficile per la nazione, nel periodo dell’occupazione tedesca, mentre lavoravo come operaio nelle cave, nella fabbrica chimica Solvay a Borek Falecki. Così mi guidava Dio. Sempre qui nella cattedrale di Cracovia ho ricevuto l’ordinazione episcopale, e nel gennaio del 1964 ho ereditato il grande patrimonio dei vescovi di Cracovia dopo il principe cardinale Adam Stefan Sapieha e monsignor arcivescovo Eugeniusz Baziak, arcivescovo metropolita di Leopoli. Sin dai primi anni della mia vita, sin dalla mia infanzia, Cracovia ha rappresentato per me una particolare sintesi di tutto quello che è polacco e cristiano. Essa mi ha sempre parlato del grande passato della mia Patria. Ha sempre pienamente espresso lo spirito della sua storia. Ricordo la vecchia Cracovia, quella dei miei anni giovanili e universitari, perfino quelli dell’occupazione, e la nuova Cracovia, quella che, con la costruzione di Nowa Huta, è tre volte più grande – o forse anche di più? – rispetto al periodo precedente alla guerra; quella che mi ha visto condividere i suoi problemi come pastore, come professore, come vescovo e infine come cardinale». (Discorso inaugurale a Blonie, Cracovia, 6 giugno 1979)

di Stanislaw Dziwisz

Cracovia. Le pietre dello spirito

5.1 Cracovia. Le pietre dello spirito

L’antica capitale degli Jagelloni è un gioiello di bellezza e di fede che emana una luce magnetica

No, non sono solo pietre quelle che hanno edificato la città di Cracovia: sono molto di più. «Permettete, prima di andare via – dirà un giorno di giugno del 1979 papa Giovanni Paolo II alla vigilia del rientro a Roma –, guardo ancora una volta Cracovia, questa Cracovia, dove ogni pietra e ogni mattone mi è caro. […] Da qui guardo la Polonia. E per questo vi prego, prima di andare via, di assumervi ancora una volta questa eredità spirituale che si chiama Polonia, con fede, speranza e amore». Quegli oltre cento palazzi, chiese e conventi che scolpiscono la “Roma polacca”, come veniva chiamata la città, sono, nelle parole dell’ispiratore delle Giornate mondiali della gioventù, nonché di uno dei suoi due santi patroni insieme a suor Faustina Kowalska, l’espressione dell’animo polacco, che si esprime proprio attraverso la bellezza dei suoi monumenti.

Questo legame di spirito che innerva la materia riverbera nelle parole di uno scrittore dal temperamento romantico come Stefan Zeromski, che quando visiterà il complesso monumentale del Wawel, con Cracovia ancora sotto l’occupazione austriaca, avrà per quelle amate pietre parole tanto ispirate quanto rivelatrici: «Con venerazione, le dita tremanti, tocchi i marmi e mormori in fondo alla tua anima “Ah, eccelsi”. Minuto di vita meraviglioso, pari a quello della prima comunione». Non è, la loro, un’esaltazione fine a se stessa, benché Stanislaw Przybyszewski, ancora uno scrittore, tratteggi alla perfezione un altro aspetto del carattere cracoviano: «Da nessun’altra parte si vive così tanto d’immaginazione e così poco nella realtà come a Cracovia».

Noi non dimenticheremo, invece, che nel 1978, quando l’Unesco era alla ricerca dei primi dodici siti di maggior valore da includere nella sua celeberrima lista, scelse proprio il centro storico di Cracovia quale testimonianza di una civiltà architettonica e artistica superba: ritenuta la città più bella di Polonia, fu capitale dall’XI al XVI secolo di un regno che per un periodo fu il più vasto d’Europa, dal Mar Baltico al Mar Nero, dalla Warta a Kiev. La sua Università Jagellonica – fondata nel 1364 è tra i più antichi atenei del mondo – istituì la prima cattedra di astronomia in Europa ed ebbe tra i suoi allievi il grande Niccolò Copernico. Fucina di sapere nel corso dei secoli, oggi conta quindici facoltà e oltre sessantamila studenti.

di Giovanni Caldara


5.2 Cracovia. Le pietre dello spirito


 

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Questa voce è stata pubblicata il 07/07/2016 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , , , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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