COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Cultura sostenibile? Sì, è una necessità

Chiamate in attesa (28)
A cura di José Tolentino Mendonça


Friburgo


L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha scommesso, nel tracciare gli obiettivi di sviluppo per il nuovo millennio, sulla creazione di un nuovo concetto: la sostenibilità culturale. Già conoscevamo le nozioni di sostenibilità economica o ambientale; ora emerge questa nuova categoria a ricordarci che tanto il patrimonio culturale di ogni comunità umana quanto le sue industrie culturali e creative, come le sue infrastrutture e pratiche culturali, sono ossature strategiche per il presente e per le generazioni a venire.
Si corre a volte il rischio di pensare che la cultura sia un lusso, utile nei tempi in cui ci possiamo permettere di più, ma al quale si può rinunciare nei periodi di difficoltà. Ora, la cultura non è un lusso: è una necessità primaria. Ha il carattere di quegli elementi in assenza dei quali la vita sfiorisce. Ed è precisamente nei momenti di scarsezza e di crisi, sia essa finanziaria, o di identità e senso come questa che oggi, in grande misura, l’Occidente vive, che la cultura deve essere vista come bussola e motore di sviluppo. L’attività culturale, nella pluralità dei suoi linguaggi, deve essere apprezzata nel suo fondamentale ruolo umano, sociale e civilizzatore.
Perché parlare dell’importanza della cultura? La risposta non può essere che una sola: scommettere sulla cultura è scommettere sulla vita, la vita di ciascuno e di tutti. È investire in ciò che essa possiede di più profondo e visibile, di più silenzioso e condivisibile, di più storico e utopico, di più personale e comune. Tutti viviamo nella e della cultura. Nella molteplicità dei suoi linguaggi, essa è il nostro habitat permanente. È il nostro osservatorio e laboratorio; è il nostro dizionario e, al tempo stesso, il bloc-notes di ciò che emerge giorno per giorno e che ancora non è stato detto in nessuna lingua; è la nostra identità irriducibile e la nostra forma di apertura agli altri. Così ricordava la scrittrice Sophia de Mello Breyner Andresen: «Anche se non parla che di pietre o di brezze, l’opera dell’artista (e, in questo senso, la produzione culturale) viene sempre a dirci questo: che non siamo animali costretti alla lotta per la sopravvivenza, ma che siamo, per diritto naturale, eredi della libertà e della dignità dell’essere».
Non di solo pane vive l’uomo: avremo sempre necessità di cibi di altra natura. Accanto a quel che sembra strettamente necessario alla sopravvivenza dobbiamo mettere ciò che dialoga con la fame e la sete del cuore, senza cui potremmo anche vivere ma non essere noi stessi. Accanto all’immediatamente utile, dobbiamo lasciare spazio a quanto appare inutile, come consiglia il poeta cinese Li Bai: «Vendi uno dei tuoi pani e comprati un giglio». La cultura non è un mezzo per accedere a un codice, a una grammatica, e, loro tramite, a un patrimonio di informazioni o intrattenimenti. La cultura ci consente di entrare in noi stessi. È una finestra e al tempo stesso uno specchio.
Uno dei pericoli contemporanei è la trasformazione della cultura in industria dell’intrattenimento, traboccante di prodotti di pronto e sonnambulo consumo, catturata dal semplicismo dei modelli. La cultura degna di questo nome è invece quella che dialoga con i grandi bisogni della vita e incessantemente ci apre alla profondità e alla complessità del reale. Una delle più belle parabole sulla cultura che io conosca l’ho letta in un libro di George Steiner. Nell’Unione Sovietica di Breznev un’insegnante d’inglese era finita in carcere – senza luce, senza carta né matita – in seguito a una denuncia assurda. La professoressa sapeva a memoria i più di trentamila versi del Don Juan di Lord Byron. Quando uscì di prigione aveva perso la vista, ma dettò la traduzione cui durante la reclusione si era dedicata mentalmente. Oggi è considerata la migliore traduzione russa di Byron.

Avvenire 14/07/2016


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Questa voce è stata pubblicata il 15/07/2016 da in Attualità sociale, Cultura, ITALIANO con tag , , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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