COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

XX Domenica Tempo ordinario (C) Commento

XX Domenica
Tempo ordinario – Anno C
Luca 12, 49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

(Letture: Geremia 38,4-6.8-10; Salmo 39; Ebrei 12,1-4; Luca 12, 49-53).

Bill Viola (nato nel 1951 a New York, The Crossing (Il passaggio), 1996, video su due schermi opposti con 4 canali audio, durata 10 min. e 57 sec.,4,9 x 8,4 x 17,4 m, Solomon R. Guggenheim Museum, New York.

Ritti, controcorrente, discepoli di una Parola che brucia
Ermes Ronchi

Sono venuto a gettare fuoco sulla terra. Tutti abbiamo conosciuto uomini e donne appassionati del Vangelo, e li abbiamo visti passare fra noi come una fiaccola accesa.
«La verità è ciò che arde» (Christian Bobin), occhi e mani che ardono, che hanno luce e trasmettono calore: «la vita xe fiama» (Biagio Marin).
Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. Lui che ha chiesto di amare i nemici, che ha dato il nome di “divisore”, diavolo, al peggior nemico dell’uomo, che ha pregato fino all’ultima sera per l’unità “ut unum sint”, qui si contraddice. E capisco allora che, sotto la superficie delle parole, devo cercare ancora.
Gesù stesso, tenero come un innamorato e coraggioso come un eroe, è stato con tutta la sua vita segno di contraddizione. Il suo Vangelo è venuto come una sconvolgente liberazione: per le donne sottomesse e schiacciate dal maschilismo; per i bambini, proprietà dei genitori; per gli schiavi in balia dei padroni; per i lebbrosi, i ciechi, i poveri. Si è messo dalla loro parte, li chiama al suo banchetto, fa di un bambino il modello di tutti e dei poveri i principi del suo regno, sceglie sempre l’umano contro il disumano. La sua predicazione non metteva in pace la coscienza, ma la risvegliava dalle false paci! Paci apparenti, rotte da un modo più vero di intendere la vita.
La scelta di chi si dona, di chi perdona, di chi non si attacca al denaro, di chi non vuole dominare ma servire gli altri, di chi non vuole vendicarsi diventa precisamente divisione, guerra, urto inevitabile con chi pensa a vendicarsi, salire, dominare, con chi pensa che è vita solo quella di colui che vince. Leonardo Sciascia si augurava: «Io mi aspetto che i cristiani qualche volta accarezzino il mondo in contropelo». Ritti, controcorrente, senza accodarsi ai potenti di turno o al pensiero dominante. Che riscoprano e vivano la “beatitudine degli oppositori”, di chi si oppone a tutto ciò che fa male alla storia e al cuore dei figli di Dio.
Gesù nel Vangelo di Tommaso ha questa espressione: «Stare vicino a me è stare vicino al fuoco». Siamo discepoli di un Vangelo che brucia, brucia dentro, ci infiamma qualche volta almeno, oppure abbiamo una fede che rischia di essere solo un tranquillante, una fede sonnifero? Il Vangelo non è un bavaglio, ma un megafono. Ti fa voce di chi non ha voce, sei il giusto che lotta in mezzo alle ingiustizie, mai passivo e arreso, mai senza fuoco.
Quanto vorrei che questo fuoco fosse già acceso. Eppure arde! C’è dentro le cose il seme incandescente di un mondo nuovo. C’è una goccia di fuoco anche in me, una lingua di fuoco sopra ognuno di noi a Pentecoste, c’è lo Spirito santo che accende i suoi roveti all’angolo di ogni strada.

Fuoco, immersione, divisione  
Enzo Bianchi

Il brano evangelico di questa domenica, che contiene alcune parole “dure” di Gesù, è stato ed è tra i testi più incompresi, sovente manipolato dai predicatori, strumentalizzato e citato a favore della propria ideologia cristiana. Lo leggiamo cercando di non glossarlo, di non commentarlo troppo, per riconoscergli quell’autorità che è propria soltanto della parola del Signore e quindi spiegarlo con altre parole di Gesù, convinti del principio secondo cui “Scriptura sui ipsius interpres”, “la Scrittura è l’interprete di se stessa”.

Gesù sta salendo a Gerusalemme con i suoi discepoli e le sue discepole, tenendo ben presente che la meta di quel viaggio è la città santa che uccide i profeti e li rigetta (cf. Lc 13,33-34), dunque il luogo del suo esodo da questo mondo al Padre (cf. Lc 9,31; Gv 13,1) attraverso la morte in croce. Tra i suoi insegnamenti e le sue parole Luca testimonia alcune convinzioni di Gesù espresse a voce alta: confessione e profezia! Innanzitutto Gesù dichiara: “Sono venuto a gettare un fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già divampato!”. Questa la ragione della sua “venuta” da Dio sulla terra: è venuto a gettare fuoco! È evidente che qui il linguaggio di Gesù è parabolico, che non parla del fuoco divorante che brucia e terrorizza ma di un altro fuoco, di una forza divina che egli è venuto a portare tra gli umani e che desidera si manifesti e agisca. L’esperienza della presenza e dell’azione di Dio è sentita da Gesù come fuoco che brucia, illumina e riscalda, ed egli deve essere ricorso più volte a questo linguaggio simbolico.

Nel vangelo apocrifo di Tommaso questa parola è riportata quasi uguale: “Ho gettato il fuoco sul mondo, ed ecco lo custodisco fino a che divampi” (10). Un altro ágraphon, una parola non scritta nei vangeli canonici ma ricordata da Origene, da Didimo il cieco e dallo stesso vangelo di Tommaso (82), è accostabile a questo detto: “Chi è vicino a me, è vicino al fuoco; chi è lontano da me, è lontano dal Regno”. Da queste diverse testimonianze comprendiamo che Gesù era un uomo divorato da un fuoco, un uomo passionale, che la sua missione era quella di spargere come fuoco la presenza efficace di Dio nel mondo, che lui stesso era fuoco ardente, amore bruciante come “la fiamma di Jah” (Ct 8,6), del Signore. Nel vangelo secondo Luca il fuoco è soprattutto segno, simbolo dello Spirito santo, già annunciato da Giovanni il Battista come forza, presenza divina nella quale il Veniente immergerà chi si converte, cioè “battesimo in Spirito santo e fuoco” (cf. Lc 3,16); è quel fuoco che negli Atti degli apostoli scende come presenza bruciante del Risorto sulla chiesa nascente, radunata in sua attesa (cf. At 2,1-11).

Gesù è un uomo di desiderio grande e profondo, un uomo di passione e qui all’improvviso confessa questa passione che lo abita. Quel fuoco dello Spirito che egli ha portato dal Padre sulla terra, fuoco di amore, dovrebbe incendiare il mondo, ardere nel cuore di ogni essere umano: questo lui desiderava fortemente! Lo desiderava nei suoi giorni terreni e lo desidera ancora oggi, perché quel fuoco da lui portato spesso è coperto dalle ceneri che la chiesa stessa gli mette sopra, impedendogli di ardere. È così, lo sappiamo: basta leggere tutta la storia della fede cristiana per rendersi conto che il fuoco del Vangelo divampa qua e là, di tanto in tanto, in persone e comunità che lo fanno riapparire smuovendo la brace, ma poi presto, troppo presto, è nuovamente coperto dalla cenere. Riscalda sempre un po’, viene tenuto vivo e conservato, ma certo non arde… Gesù invece desiderava che ardesse nei cuori dei credenti come ardeva nel cuore dei due discepoli sul cammino di Emmaus (cf. Lc 24,32), quando prendevano fuoco le Scritture spiegate dal Risorto; come ardeva nella chiesa nata dalla Pentecoste

Segue poi un altro pensiero di Gesù strettamente collegato al primo: “Io devo ricevere un’immersione, e come sono angustiato finché non sia compiuta!”. Ecco un altro desiderio di Gesù, desiderio sofferente! È un annuncio della sua passione e morte, quando sarà immerso nella prova, nella sofferenza e nella morte di croce. Questo evento lo attende, ed egli deve entrare nell’acqua della sofferenza ed esservi immerso come in un battesimo. Non perché le sofferenze abbiano valore in sé, ma perché, se lui continua a essere fedele, obbediente all’amore, alla volontà del Padre che conosce solo l’amore, allora dovrà pagarne il prezzo: rifiuto, rigetto da parte dei potenti religiosi e politici, da parte del popolo stesso, perché Gesù è un “giusto” – come il centurione proclama sotto la croce dopo la sua morte (cf. Lc 23,47) – e se il giusto rimane tale non solo è di imbarazzo, ma va tolto di mezzo (cf. Sap 2,10-20).

Siamo sempre nello spazio del linguaggio simbolico: il battesimo per Gesù non è un rito, ma è un reale bagno di sangue e di morte. Egli è certamente angosciato di fronte a tale prospettiva, ma è ansia che si compia presto, che sia cosa fatta per sempre. Non che desideri la morte e la sofferenza, nessuna volontà “dolorista” da parte sua, ma volontà che si acceleri il cammino verso il compimento pieno della volontà di Dio, che è anche la sua volontà.

Vi è infine un terzo pensiero di Gesù, che consegue ai primi due, un pensiero che riguarda i discepoli, dunque anche noi oggi. Quale pensiamo sia l’esito della venuta di Gesù, dell’apparire del “segno del Figlio dell’uomo” (Mt  24,30), cioè della croce di Cristo, del Vangelo che si mostra come epifania nella vita delle persone? Pensiamo che tutto andrà meglio? Ecco l’inganno presente nei nostri cuori, pur colmi di desiderio e di passione. Confesso che, grazie all’insegnamento ricevuto, sono sempre stato lucido al riguardo: anche durante il Vaticano II e subito dopo, seppur giovanissimo, osai oppormi agli entusiasmi dei miei amici, peraltro più autorevoli di me, i quali guardavano al concilio come a una nuova fase, una fase più “bella” nella vita della chiesa. Io invece ricordavo loro che nel mondo, più emerge il Vangelo, più divampa il fuoco dello Spirito, peggio si sta! Perché la buona notizia scatena “le potenze dell’aria” (Ef 2,2; cf. 6,12) e quelle della terra che, di fronte all’emergere del Vangelo, fanno una guerra più sfrenata. È così, è così! Più la chiesa si riforma, più nella chiesa non si sta quieti, ma emergono la divisione e la contrapposizione…

Ecco perché Gesù dice: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra, ma la divisione!”. Attenzione, non che Gesù desiderasse la divisione tra gli umani e nella sua comunità, non che amasse vedere le contrapposizioni alla pace, ma sapeva bene che questa è la necessitas, “il necessario” nell’ordine di questo mondo. Appare un giusto, ed ecco che tutti si scatenano contro di lui; appare una possibilità di pace, e quelli che sono armati reagiscono; appare Gesù, e subito, fin dalla sua nascita, si scatena il potere omicida. Mentre gli angeli a Betlemme annunciano “pace in terra agli uomini che Dio ama” (Lc  2,14), il potente tiranno di turno, allora Erode, fa una strage di bambini innocenti e ignari (cf. Mt 2,16-18). Sono i falsi profeti a dire e a cantare sempre che “tutto va bene!” (cf. Ger 6,13-14; Ez 13,8; Mi 3,5), mentre invece bisogna essere avveduti. Ripeto, più il Vangelo è vissuto da uomini e donne, più appaiono la divisione e la contraddizione, anche all’interno della stessa famiglia, della stessa comunità. Fino al manifestarsi dell’indicibile: padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre…

Gesù è e resta “Principe di pace” (Is  9,5), e la sua vittoria è assicurata, ma al Regno si accede attraverso molte tribolazioni (cf. At 14,22), prove, divisioni. Così è accaduto per lui, Gesù; così deve accadere per noi suoi discepoli, se gli siamo fedeli e non abbiamo paura del fuoco ardente del Vangelo e dello Spirito di Gesù.


Bill Viola, The Crossing (Il passaggio), 1996, video su due schermi opposti con 4 canali audio, durata 10 min. e 57 sec., 4,9 x 8,4 x 17,4 m, Solomon R. Guggenheim Museum, New York.

Abbiamo già incrociato con lo sguardo altre opere di Bill viola come parallelo al vangelo. Questa opera lavora mettendoci davanti al rapporto tra umanità, forze della natura e tempo.

Innanzitutto il titolo: Il passaggio: da dove a dove? Vediamo nei video come il protagonista passa dall’esserci allo sparire grazie a due elementi: acqua e fuoco.

Il mezzo usato è particolare: sono due video ottenuti con una tecnica che crea numerosi fotogrammi al secondo in modo da ottenere una immagine più dettagliata della percezione che potrebbe avere il nostro occhio (si definirebbe iper-realista cioè più vera del vero).

Viola propone questi due video al rallentatore in modo che la nostra percezione sia dilatata non solo nel tempo ma dandoci modo di percepire minuziosamente ciò che accade siano esse gocce d’acqua o fiammelle.

I video non sono affiancati (come vediamo nel video che ha più uno scopo didattico) bensì uno alle spalle dell’altro in modo che vedendone uno possiamo solo percepire il suono dell’altro. Cose se fossero uno l’altra faccia della medaglia dell’altro.

Possiamo quindi entrare in relazione con uno solo dei due video ogni volta, ma non possiamo fare a meno di essere coscienti dell’altro.

Viola gioca sull’esperienza che tutti noi facciamo nella vita del fatto che un solo elemento non è mai distaccato dagli altri e che bene o male ogni sentimento, ogni percezione porta in sé il suo contrario ( in questo caso acqua-fuoco).

Un uomo, lo stesso per tutti e due i video ci viene incontro e in un primo caso partendo da poche gocce un gran quantitativo di acqua lo avvolge, in un secondo caso da poche fiammelle il fuoco divampa su di lui (E’ ovviamente una creazione filmica, non un evento reale).

In nessuno dei due casi percepiamo il coinvolgimento emotivo ( l’uomo non ha una particolare espressione) oppure fisico ( non dimostra dolore ) del protagonista. Questo per dirci che siamo in un ambito diverso rispetto al rapporto fisico che questi due elementi possono avere con il nostro corpo.

Potremmo definire il primo video un “battesimo” e il secondo un “battesimo di fuoco”.

In entrambe i casi il protagonista quando il fuoco si spegne e l’acqua finisce di scorrere non è più di fronte all’osservatore, ma è sparito.

Portare il fuoco sulla terra vuol dire anche appassionarsi facendo in modo che la fiamma ci consumi fino a non esserci più, e come Gesù, a vivere nell’esperienza di chi verrà dopo di noi. Come leggiamo nel commento: “Gesù è un uomo di desiderio grande e profondo, un uomo di passione e qui all’improvviso confessa questa passione che lo abita. Quel fuoco dello Spirito che egli ha portato dal Padre sulla terra, fuoco di amore, dovrebbe incendiare il mondo, ardere nel cuore di ogni essere umano”.

Il “battesimo” che Gesù ha subito e di cui parla in questo brano lo ha portato al termine della sua esperienza terrena, ma non ha messo la parola fine alla sua esistenza, tant’è vero che ci ha annunciato il suo ritorno.

Non lo vediamo più, perché divorato dal fuoco, ma tornerà. Nel frattempo ci ha lasciato proprio quel fuoco e quell’acqua per lasciarci travolgere a nostra volta come suoi discepoli.

Viola nel raccontare di questo lavoro ha detto di essersi ispirato ai testi del mistico sufi Rumi. Vi riporto uno dei suoi testi poetici:

Oh Amato,
Prendimi.
Libera la mia anima.
Riempimi con il tuo amore e
liberarmi dai due mondi.
Se ho attaccato il mio cuore a qualcos’altro,
lascia che il tuo fuoco mi bruci da dentro.

Oh Amato,
porta via quello che voglio.
Porta via quello che faccio.
Porta via quello che mi serve.
Porta via tutto
ciò che mi allontana da te.

http://www.monasterodibose.it



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Questa voce è stata pubblicata il 13/08/2016 da in Anno C, Domenica - commento, ITALIANO, Liturgia, Tempo Ordinario (C) con tag .

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