COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

XXXI Domenica del Tempo Ordinario (C) Lectio

XXXI Domenica del Tempo Ordinario (C)
Luca  19,1-10

zaccheo1

Introduzione:

I brani della liturgia di questa domenica ci parlano di un Dio amante della vita e delle sue creature. Il suo amore per il mondo raggiunge l’apice nel dono del Figlio unigenito, che si ferma a pranzo a casa di un pubblico peccatore, Zaccheo. Il Salmo responsoriale e il canto al Vangelo riassumono e legano la prima e la terza lettura: la compassione di Dio, che ricopre il peccato degli uomini, trova un esempio formidabile in Zaccheo.

 I lettura:

Questa pagina del libro della Sapienza ci rivela un volto tenero di Dio. Vediamo come allora non è affatto fondata la scissione che qualche eretico pone tra l’Antico Testamento, dove dominerebbe solo un Dio minaccioso, vendicativo e castigatore, in opposizione al Dio misericordioso e redentore portato da Gesù Cristo. La Parola di Dio ha un’unica fonte: Dio stesso. Egli è fedele e mantiene le sue promesse. L’Alleanza è eterna da sempre e non vacilla, sia che abbia a che fare con i buoni, sia con i cattivi. Qui il sapiente con stupore contempla e proclama l’amore che Dio nutre per le sue creature, seppur piccole: il disprezzo e l’odio gli sono estranei. Per amore dona la vita, per amore infonde il suo Spirito e conserva in vita ogni creatura “bella e buona”. La ri-creazione dell’uomo, dopo la caduta nel peccato, si avrà con e in Cristo che “fa nuove tutte le cose”, rinnova ogni persona.

Vangelo

Eccoci a prendere in mano uno dei brani più conosciuti: la conversione di Zaccheo. Insieme alla parabola del samaritano e del padre misericordioso, questo racconto si può considerare un “Vangelo nel Vangelo”, nel senso che ne esplicita gli elementi fondamentali.

Fin da subito la buona notizia è che al centro della scienza troviamo Zaccheo, un uomo con un identikit ben preciso: capo dei pubblicani e ricco. Non viene detto prima che è ricco, ma prima che è capo dei pubblicani. È facile pensare quindi che le ricchezze che possiede sono conseguenza dell’essere capo dei pubblicani ed effettivamente il testo ce lo confermerà alla fine. Pensiamo quindi a quanto odio aveva contro di sé questo uomo. Frodava gli altri per arricchire se stesso. Nonostante queste premesse poco rassicuranti, scorgiamo in Zaccheo un appiglio al bene: “cercava di vedere chi era Gesù”. Pertanto lo conosceva ma solo per nome. Aveva sicuramente sentito parlare di questo uomo un po’ controcorrente, ma non era entrato mai in relazione diretta con lui. Il rapporto era superficiale. Anche a noi da piccoli o da grandi ci hanno parlato di Gesù e può anche essere che non abbiamo ancora avuto lo slancio di vedere con i nostri occhi CHI E’. Ci accontentiamo forse delle parole che altri ci dicono di Lui, ma non facciamo nessun tentativo per conoscerlo a tu per Tu. Anzi, un primo ostacolo che Zaccheo e che anche noi possiamo incontrare è la folla. Ciascuno dà un nome diverso a questo “muro”: la paura, il disinteresse, il conformarsi al “così fan tutti”, “mi basto, non ho bisogno che Dio entri nella mia vita”, “mi vergogno, meglio che rimanga dove sono”…

Corse avanti:
Zaccheo fa una fatica in più degli altri. Non si accontenta come la folla, si prende per tempo anche se questo gli costa uno sforzo maggiore in fiato ed energia. Non è difficile pensare che qualche altro tra la gente si sia messo a saltare sul posto allungando il collo e gli sarebbe bastato dicendosi magare anche che un tentativo l’aveva pure fatto. Zaccheo invece è deciso. Da quello che gli avevano detto su Gesù gli era bastato per capire che non voleva perdere un’occasione così importante per conoscerlo non solo per nome ma faccia a faccia.

Era piccolo di statura:
la sua altezza naturale non gli basta, non ha in se stesso la possibilità per vedere Gesù. Ha però l’ingegno per trovare altre vie. Si fa aiutare: sale su qualche cosa che deve essere più saldo di lui, altrimenti c’è il rischio di cadere. Si fa aiutare da qualcosa di certo, sicuro, che non lo lascia a terra nel momento più importante. Non è difficile attribuire un significato simbolico a questa pianta di sicomoro: la Chiesa. È questa madre che, silenziosamente, è presente nella nostra vita, ha radici che sprofondano in duemila anni di Tradizione ed è presente con l’unico scopo di farci incontrare con Cristo, con discrezione, non per obbligo ma se vogliamo. La Chiesa è il luogo dove il nostro sguardo si può incrociare con quello del Signore. Lui che si è abbassato fino alla morte, non con superiorità ma nell’umiltà profonda ci guarda. Non oso immaginare lo sguardo di Zaccheo nel vedere che Gesù guardava proprio in sua direzione! Quando papa Francesco passa in piazza san Pietro o nei raduni in giro per il mondo, l’unico desiderio dei pellegrini è incrociare il suo sguardo. Si sente subito dire: “Mi ha visto!” “Ha guardato me!” Possiamo solo immaginare un po’ lo stupore e la gioia di questo incrocio di sguardi del Vangelo: “Ha guardato me e mi ha chiamato per nome!” avrà detto il cuore di Zaccheo colmo di gioia. Che meraviglia sapere che Cristo non chiama per nome solo Zaccheo ma anche ciascuno di noi! Pensiamo se la papa mobile si fermasse e il Papa, a nostra insaputa, dicesse: “ehi ciao Giuseppe! Vengo a mangiare da te!” ci sarebbe quanto meno il rischio di un infarto! Immaginiamoci la scena, entriamo nei personaggi, sentiamoci chiamare per nome dal Signore. Egli non lo chiama per dirgli “scendi perché noi due dobbiamo fare i conti!”. No! Guai a noi se pensiamo che Dio voglia entrare in relazione con noi solo per farci pagare tutto il male che commettiamo, tutti gli errori e i peccati fatti. Lui semplicemente ci guarda negli occhi senza vergognarsi, perché il suo unico desiderio è stare con noi, senza né se né ma. Chissà se Zaccheo ha fatto un salto dall’albero per correre in fretta a casa.

Fa impressione sentire poi il mormorio della gente: “Guarda, fra tutte le brave persone di Gerico, è andato proprio dal peggiore, da quello che ruba a tutti!” e chissà quante altre maledizioni hanno detto. Non è facile gioire per la gioia degli altri, soprattutto se non sono secondo i nostri canoni e ancora di più se ci “hanno frodato”. “Casa mia è sicuramente più in ordine della sua” “Sono una brava cuoca… da me avrebbe mangiato meglio!”. Al centro delle persone che mormorano non c’è il fatto che Gesù è andato da Zaccheo, ma da uno “peggio di me”, da un peccatore. Se la folla si rendesse conto che ciascuno di noi è un peccatore, avrebbe gioito perché il pensiero che ne scaturiva sarebbe stato: “è andato da un peccatore! Allora può venire anche da me!” ma l’invidia e il giudizio hanno la meglio.

Questo sguardo travolgente di Gesù, senza che Egli faccia niente se non accogliere Zaccheo così com’è, ha una forza inimmaginabile: suscita un cambiamento radicale. Prima agiva in un modo, ma ora che ha incontrato la bellezza della Bontà, dell’Onestà, dell’Accoglienza non può fare a meno di diventargli simile il più possibile è implicito lo stesso imperativo categorico dei primi versi “oggi devo fermarmi a casa tua, non posso non farlo!” e così ora Zaccheo: “Devo cambiare stile di vita, non posso non farlo!”.

Il Signore a braccia larghe include tutti, non esclude nessuno. Chiediamogli di ascoltare la sua voce che ci chiama per nome, il suo autoinvito a casa nostra, chiediamogli di avere i suoi stessi sentimenti!

http://www.figliedellachiesa.org


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Questa voce è stata pubblicata il 28/10/2016 da in Anno C, Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia, Tempo Ordinario (C).

San Daniele Comboni (1831-1881)

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