COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Lectio della XXXIV Domenica del Tempo ordinario (C)

XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (C)
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo
Luca 23,35-43

crocifisso-ligneo-della-basilica-vaticana_xiv-secolo_attribuito_a_pietro_cavallini

Crocifisso ligneo della Basilica Vaticana, XIV secolo
attribuito a Pietro Cavallini

Nella prima lettura (2Sam 5,1-3) Davide viene proclamato re secondo la promessa che Dio gli ha fatto e che il popolo tutto riconosce e Davide stringe con tutto il popolo un’alleanza. Questa lettura ci prepara ad accogliere come re, Gesù, figlio di Davide, secondo la promessa di Dio rivelata a Maria: “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e il suo Regno non avrà fine” (cf Lc 1,32-33). Ora questa promessa sembra finire nel nulla: Gesù muore su una croce, rifiutato e deriso. Nessun riconoscimento del popolo che sta a guardare, nessuna visibile alleanza con gli anziani d’Israele che, anzi, ne decretano la morte in croce. Come è possibile? La domanda è legittima se si pone nella stessa maniera in cui l’ha posta Maria all’angelo e cioè se si cerca di capire come Gesù realizza la volontà del Padre, il Dio fedele. È la liturgia della Chiesa che oggi ci invita ad entrare in questo come. Gesù stesso aveva un giorno posto ai suoi ascoltatori una domanda sul come citando il salmo 110,1: “Davide lo chiama Signore; perciò come può essere suo figlio?” (cf Lc 20,41-44). Il Vangelo presentandoci Gesù Re, sulla croce, condannato a morte tra due malfattori ci introduce in questo misterioso come. Questi è il Re dei Giudei si legge sul cartiglio posto sopra il patibolo. E poche ore prima Gesù aveva dichiarato ai suoi discepoli che la nuova ed eterna alleanza viene sigillata ora “nel sangue che viene versato per voi” (Lc 22,20). Pilato ha fatto scrivere questi è il Re dei Giudei come motivo della condanna a morte, non certo per motivi di fede. È uno dei tanti segni di scherno che accompagna l’evento della croce probabilmente una derisione del popolo ebraico stesso. E tuttavia, questo cartiglio, scritto nelle tre lingue parlate dai popoli del Mediterraneo, proclama e fa conoscere alle genti la regalità di Gesù. Caifa, senza volerlo, aveva profetizzato che Cristo sarebbe morto non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11,52). Allo stesso modo Pilato, senza volerlo, annuncia al mondo che Gesù è veramente Re. E lo è per tutti. È una prima conferma delle parole di Gesù: “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).

La seconda lettura (Col 1,12-20) ci prepara al Vangelo indicandoci che “Gesù ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore”. La liturgia ci invita a leggere l’inno che apre la Lettera ai Colossesi, sotto la croce di Gesù perché è sulla croce che Gesù rivela il vero volto del Dio invisibile e svela anche il senso e il fine della creazione. Il Signore amante della vita che ha creato e ama tutte le cose esistenti ed ha compassione di tutti perché tutto può (cf Sap 11,23-26) ha inviato il suo Figlio nel mondo per riconciliare in Lui tutte le cose facendo la pace con il sangue della sua croce. Versando il suo sangue per noi il nostro Re crocifisso ci libera dalla schiavitù del peccato e della morte, regno del dominatore di questo mondo e ci trasferisce nel suo Regno di amore. Oggi, sarai con me in paradiso. La parola rivolta al “buon ladrone”, al “malfattore graziato” è oggi rivolta a tutti. La croce diventa la porta della salvezza: Gesù vi entra per primo; dietro a Lui, il Figlio primogenito, tutti noi a cui egli dona la sua vita, facendoci risorgere da morte.

VANGELO (Lc 23,35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

v.35

Le prime due letture hanno preparato il cuore ad accogliere l’evento tragico della croce che ora ci viene presentato dal Vangelo, in questa festa di Cristo Re. Il quadro non è certo regale. Gesù è sulla croce in mezzo a due criminali. “Annoverato tra i malfattori” Gesù ha appena pregato il Padre: “Perdonali perché non sanno quello che fanno” (v.34). Questi che non sanno ora Luca ce li fa osservare. Sono lì presso la croce, e pur avendo sentito la preghiera dimostrano davvero di non capire, di non sapere cosa stanno facendo. Mentre i soldati tirano a sorte le sue vesti (v.34), il popolo sta a vedere, accorso come si accorre curiosi ad uno “spettacolo”. Tra loro, i capi dei sacerdoti, primi responsabili di ciò che sta succedendo, incuranti di quanto hanno appena sentito, lo deridono e gli lanciano un’ultima sfida, non però direttamente, ma alle spalle come hanno l’abitudine di fare: “Se è quello che dice di essere, è questo il momento di dimostrarlo”.

v.36-38

I soldati fanno lo stesso ed essendo meno ipocriti gli si rivolgono direttamente. Hanno eseguito l’ordine della crocifissione di tre condannati, probabilmente non era la prima volta, e forse sono colpiti dalla strana motivazione della condanna scritta sopra il condannato che sta nel centro. Sopra di lui c’era infatti una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Per questo mentre gli si accostano per dargli da bere aceto gli gridano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».

v.36-38

È poi la volta dei malfattori. Uno di loro si associa alla voce dei capi e ripete senza fede le parole provocatorie: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». Per tre volte Gesù viene così sfidato. Come aveva fatto il tentatore nel deserto. Anzi è questo un suo ultimo tentativo per distogliere Gesù dalla sua missione. “Se sei il Cristo, se sei il Re che deve venire, se sei il Salvatore…”. Gesù resiste, e tacendo vince la tentazione di dimostrare miracolosamente la verità di quelle parole. Perché è veramente il Cristo, l’eletto, l’inviato, il Re dei giudei. La sua regalità non la dimostra scendendo dalla croce, sarebbe questa la via larga che porta alla perdizione. Rimanendo su quel trono, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani sceglie la via stretta che porta alla Vita. Invece di “salvare se stesso” come gli viene proposto per tre volte Gesù rimette se stesso nelle mani del Padre, è questo l’orientamento unico della sua vita.

v.40

Accanto alla croce di Gesù c’è una sola voce che si alza fuori dal coro ed è quella di uno dei due malfattori. Solo Luca lo riferisce. Mentre solo Giovanni ci riferisce della presenza di Maria ai piedi della croce. Sono perle preziose che ci permettono di seguire da vicino l’evento che è al cuore della nostra fede. Il ladrone, uno dei due malfattori, appeso alla croce ha sentito tutto ciò che è stato detto a Gesù. Finora è rimasto in silenzio, e guardando Gesù, comincia a capire. In pochi istanti la sua anima è attratta dalla mitezza di quel condannato alla sua stessa pena. Un certo timore lo coglie, è l’inizio della sapienza. Poi la consapevolezza del suo peccato, di una vita trascorsa nel fare ciò che merita ora questa condanna. E infine la speranza di poter contare sul perdono implorato da quel condannato innocente anche per lui. È un attimo.

Si rivolge prima all’altro malfattore chiedendogli di tacere. Non sopporta più la voce delle tenebre ora che una luce è entrata nel suo cuore. Come se parlasse a se stesso si fa messaggero di verità per il compagno che si trova nella sua stessa situazione.

v.42

Poi dal profondo del suo cuore nasce la preghiera: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Poche parole, ma quanta consolazione devono aver arrecato al cuore di Gesù. Prima per la fiduciosa confidenza: lo chiama per nome: Gesù. Poi l’umiltà della supplica “ricordati di me”. Infine la forza della fede nella regalità di Gesù: “quando entrerai nel tuo regno”.

Dopo la tentazione, come nell’orto del Getsemani ecco l’angelo che viene a confortare Gesù. Ogni parola ribalta le precedenti tentazioni: Gesù, tu sei davvero quello che dice il tuo nome “Dio salva”. Ricordati di me: è l’invocazione fiduciosa rivolta a Dio dai salmi. Il malfattore sente che può contare su questo ricordo. Quando entrerai nel tuo regno: allora uno crede veramente che Gesù è Re e che anche se muore non tutto è finito. Sia santificato il tuo Nome, venga il tuo Regno…

v.42

Come il Padre della parabola Gesù risponde immediatamente, forse prima ancora che la preghiera sia conclusa: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». È una risposta solenne, un “vangelo” di salvezza. Gesù inchiodato al legno e morente è per il compagno, che si fida di lui, via alla vera libertà e alla vita senza fine. È il Re pastore che si carica la pecorella smarrita sulle spalle e la porta pieno di gioia nel giardino nuovo preparato per lei fin dall’inizio dei tempi. L’ha cercata là dove si era smarrita, arrivando a condividere la sua stessa condanna. Ora la prende con sé sottraendola all’abisso della morte in cui era precipitata. È il primo frutto del suo sangue redentore.

Davvero la liturgia può cantare come nella festa dell’esaltazione della santa croce: O albero fecondo e glorioso, ornato d’un manto regale, talamo, trono ed altare al corpo di Cristo Signore.

Talamo dello Sposo che muore sul Golgota, ad ovest di Gerusalemme. Cristo, sole d’Oriente, esce come sposo dalla stanza nuziale, e la sua corsa raggiunge ora l’altro estremo: davvero nulla si sottrae al suo calore (cf Sal 19,6-7).

Trono del Re e giudice che perdona ed apre a tutti le porte del suo Regno: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace… come canta il prefazio della festa di oggi.

Altare del Sacerdote e Re secondo l’ordine di Melchisedech, che offre la sua vita per la salvezza e la pace del mondo intero. Consacrato dal Padre con l’olio di letizia ora Gesù lascia che il suo corpo, come vaso di misericordia venga spezzato per lasciar fluire quest’olio prezioso, soave e profumato su tutto il popolo facendone una stirpe regale, un sacerdozio santo. L’anno della misericordia ha qui la sua icona più splendente.

http://www.figliedellachiesa.org


Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo.jpg

 “Oggi sarai con me in paradiso”

“Oggi”. Oggi io, il Signore elevato sulla croce, mi sono abbassato sotto l’inferno per essere vicino ad ogni uomo. Entro nella morte perché tutti abbiano la vita.

“Con me sarai”. Tu sarai con me, perché io, l’Emmanuele, sono con te. Ormai ovunque, come vedi. Tu non sei stato con me, sei fuggito lontano. E io sono venuto lontano, fin qui sulla croce. Voglio stare con te, perché tu possa stare con me. Ora concludo con te un’alleanza. È nuova, come la nostra amicizia che comincia oggi. È eterna, come la mia fedeltà che è più forte della morte. Anche dopo sarai “con me”, come ora io sono con te.

“Nel paradiso” (= giardino). E questo è il paradiso, perché io sono la tua vita. Adamo uscì dal giardino a causa della menzogna. Ora che mi vedi vicino e non puoi e non vuoi fuggire, conosci la verità di me e di te. Siamo di nuovo l’uno con l’altro. Sono venuto con te sulla croce, perché tu tornassi con me nel regno. Ora che la tua paura di me è cessata e legata, vedi che il mio amore per te è crocifisso e inchiodato. Non mi allontanerà mai più da te; e tu non ti allontanerai più da me. Vivremo per sempre insieme: tu con me perché io con te, tu di me e io in te. La mia delizia è stare con te (Pro 8,31), perché tu mi hai rapito il cuore, e sei diventato per me il paradiso (Ct 4,9-13). Per questo, vicino al tuo che mi dà la morte, ho piantato il mio albero che ti dà la vita. Qui è il centro del nuovo giardino (cf Ap 22,1 ss). Ora capisci perché sta scritto che l’uomo lascerà tutto per unirsi alla sua donna, e i due saranno una carne sola (Gen 2,24)? Io, lo Sposo tuo, ho lasciato tutto per unirmi a te. Nulla potrà più separarci, perché il mio amore è per sempre con te per farsi il tuo stesso amore per me. Io sono solidale con il tuo dolore, affinché tu sia solidale con la mia gioia (Mt 25,21.23). A questo punto il Padre chiama tutti e dice “Congioite con me”. Facciamo festa. Ora bisogna far festa e rallegrarsi perché costui era morto e rivive, era perduto e fu ritrovato (cf Lc 15, 6.9.24.32).

(da Silvano Fausti, Una comunità legge il Vangelo di Luca, EDB 2001, p.771)

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