COMBONIANUM – Formazione Permanente

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Lectio della II Domenica di Avvento (A)

Lectio del vangelo della II Domenica di Avvento (A)
Matteo 3:1-12
Convertitevi: il regno dei cieli è vicino! 

ii-avvento

v.1 Giovanni, il Battista, colui che immerge nell’acqua, come segno del desiderio di purificazione, venne nel deserto della Giudea, scarpata scoscesa che scende fino alla vallata del fiume Giordano e del Mar Morto. Il deserto, luogo aspro che ricorda l’esperienza dell’Esodo, dell’uscita dalla schiavitù d’Egitto, suscita, in ogni pio israelita, il desiderio e la speranza di sperimentare ancora l’intervento del Signore, per una nuova liberazione. Il deserto è un luogo di solitudine, di privazione, ma anche un luogo di incontro con Colui che fa nuove tutte le cose (Ap 21,5), e che attira a sé la sposa infedele, la conduce nel deserto e nella solitudine e nell’allontanamento da tutte le distrazioni, per parlarle al cuore e renderla nuovamente sposa felice (Cfr Os. 2,16 ss).

 v.2 Giovanni predica dicendo: “Convertitevi – Metanoeîte Cambiate mentalità -, perché il Regno dei cieli è vicino”. Per poter convertirci, cambiare direzione, volgersi a ciò che può cambiare la nostra vita da dissoluta e infelice, in vita autentica e gioiosa, è necessario cambiare mentalità, cambiare modo di pensare, volgere il nostro interesse verso il modo di porsi del Regno dei cieli che è vicino, è già qui, in mezzo a noi e vivere secondo l’organizzazione di questo Regno, che viene in umiltà, giustizia, carità.

v.3 Il Profeta Isaia invitava gli esuli Ebrei a organizzarsi per il ritorno in patria dall’esilio in Babilonia, preparando una via nel deserto (Cfr Is 40, 3). Ora il Battista annuncia nel deserto la venuta del Regno dei cieli “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” Quante volte oggi, come ai tempi del Battista, la voce di chi annuncia la Parola del Signore, è come una voce che grida nel deserto delle nostre città, dove le case sono una accanto all’altra, le finestre si aprono quasi a ridosso le une delle altre, ma ciascuno vive come isolato, solo, in un deserto. L’invito pressate è di preparare la via del Signore. Egli è molto discreto, non è invadente, attende che manifestiamo il desiderio di accoglierlo.

v.4 Giovanni non era vestito con morbide vesti, non banchettava lautamente. Viveva in modo austero, come i Profeti, avvicinandosi allo stile di Elia (Cfr 2Re 1,8).

v.5-6 Quando una persona è autentica, la gente lo percepisce ed accorre per avere le indicazioni per una vita autentica, che valga la pena di essere vissuta. Il battesimo di Giovanni era semplicemente un segno esterno che doveva esprimere il desiderio e l’efficacia del battesimo cristiano, che purifica dal peccato in virtù dell’opera redentrice di Cristo.

v.7 Molti Farisei e Sadducei accorrevano a lui per farsi battezzare. I Farisei, gruppo religioso di rigida osservanza della Legge Mosaica, per essere sicuri di osservarla, l’avevano circondata con una siepe di minuziosi precetti osservando i quali perdevano di vista il cuore della Legge. I Sadducei appartenevano alle classi facoltose, aperte alla cultura e al progresso delle altre nazioni. Al contrario dei Farisei accettavano solo la Legge scritta e le sue prescrizioni, senza aggiunte. Favorivano per opportunismo politico i dominatori romani. Non ammettevano la risurrezione di morti, come invece credevano i Farisei. Non bisogna pensare che le persone di questi gruppi fossero tutte da condannare. No! Ma il Battista li sferza aspramente chiamandoli “razza di vipere”, (probabile allusione al serpente tentatore che nell’Eden sedusse Adamo ed Eva). L’intenzione di Giovanni è di preparare la via al Signore, ad aprire gli occhi di chi lo ascolta e fare in modo che non siano travolti dal veleno del serpente, e lo fa con il suo carattere focoso, irruente. Anche il profeta Isaia apostrofava gli israeliti così: “Dischiudono uova di serpenti velenosi” (Is 59,5).

v.8 Fate dunque un frutto degno della conversione. È interessante che nel testo greco il termine frutto sia al singolare, come giustamente leggiamo nella traduzione offerta dalla CEI nei nuovi Lezionari. Quale frutto siamo chiamati a portare? Quale frutto maturo appeso all’albero porta la salvezza all’umanità perduta, quando dal frutto di un albero è venuta la morte a causa del peccato? Anche Gesù dirà ai suoi discepoli nell’ultima cena: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16). Ma solo con Colui che porta la linfa della salvezza è possibile portare frutto buono, è qui il cuore della conversione. “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Siamo chiamati a portare al mondo lo stesso frutto che ha portato Maria, la Tutta Santa. Lei ci ha donato il Frutto Benedetto del suo Grembo Immacolato con la disponibilità piena alla Parola del Signore! C’è un solo modo per portare frutto come Lei. Essere disponibili ad ascoltare la voce del Signore e metterla in pratica. “Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3,35).

v.9 Non è sufficiente essere della discendenza di Abramo per essere sicuri di fronte all’ira incombente. È necessaria la vera conversione, un mutamento radicale di fede per comprendere la verità che è luce sfolgorante. Di fronte ad essa si è liberi di farsi illuminare la mente per discernere il cammino posto di fronte a noi e incamminarsi al seguito di Colui che viene per portare la salvezza, o chiudere l’intelligenza alla illuminazione e continuare il cammino ponendo la fiducia nella ricchezza, nel potere, nel dominio andando verso il disfacimento.

v.10 Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.  Il tempo è breve, già la scure è posta alla radice degli alberi, pronta a tagliare e gettare nel fuoco quelli che non portano frutto bello. Ancora al singolare il termine frutto, l’aggettivo che accompagna il termine frutto nell’originale greco è bello. Bello, perché ciò che è buono è anche bello, ed è bello non solo nell’apparenza, ma anche nell’interiorità. C’è tanto bisogno di discernimento, perché molte cose che attraggono lo sguardo per la loro apparenza esterna, in realtà all’interno sono piene di marciume e portano alla perdizione. L’immagine della scure posta alla radice degli alberi esprime l’urgenza della conversione.

v.11 Io vi battezzo nell’acqua per la conversione. L’espressione “Per la conversione” è propria di Matteo per indicare non l’effetto, ma lo scopo del battesimo di Giovanni. Il “Veniente” è più forte e battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Nel Vangelo di Giovanni si legge che il Battista dichiara apertamente: “Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui. Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3,28-30). Giovanni Battista assume in pieno il suo mandato di precursore. Prepara l’umanità ad accogliere Colui che prende la sua stessa carne per farsi un tutt’uno con Lei. Per Lei il Salvatore si dona fino in fondo, per far comprendere l’immenso amore che l’Altissimo ha nei confronti di ogni essere umano.

v.12 La pala per raccogliere il grano e il fuoco inestinguibile dove viene bruciata la paglia sono immagini forti, che indicano quanto il Signore desidera che ognuno sia purificato e da ciascuno sia tolta ogni cosa vana per godere della vita, e gioire dell’incontro con l’amante dell’umanità per sempre. La gioia è il sentimento che emerge negli annunci dei profeti dell’Antico Testamento quando scorgono che il Signore sta per venire in mezzo al suo popolo per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi (Cfr Lc 4,18).

http://www.figliedellachiesa.org



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Questa voce è stata pubblicata il 02/12/2016 da in Anno A, Avvento, ITALIANO, Lectio della Domenica, Liturgia con tag , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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