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Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria – Lectio

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Luca  1:26-38

 immacolata-concezione

 Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce (Lc 1,26-38) 

Lectio

Nei primi giorni del Sacro tempo di Avvento, la Santa Chiesa pone davanti a sé il mistero della Vergine Madre di Dio Immacolata. Mistero insondabile, indicibile, inesprimibile. Tutta la storia (antica) della salvezza annuncia la visita del Signore al suo popolo.

L’Avvento del Signore apre alla speranza, la Chiesa fa sue le parole dei profeti. “Date l’annuncio ai popoli: Ecco il Signore viene, e con lui tutti i suoi santi. Verrà il Signore in tutta la sua gloria.” Geremia rassicura: “Poiché così parla l’Eterno: Quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò ad effetto per voi la mia buona parola, facendovi tornare in questo luogo. Poiché io so i pensieri che medito per voi, dice l’Eterno: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza. Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io v’esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete”.

Ecco venire da lontano il Signore: il suo splendore riempie l’universo. Non solo il popolo, ma anche Dio vive l’avvento perché Egli attende premurosamente e silenziosamente che il Verbo sia tutto in tutti. Con una fanciulla di Nazareth Dio inizia a compiere la sua promessa. C’è grande movimento nel cielo. Un messo celeste e una vergine della terra.

 … l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

Di quella fanciulla conosciamo il nome, la casa, il paese, l’interlocutore. Solo l’evangelista Luca sosta così lungo nella contemplazione dell’incarnazione del Verbo, che dal seno del Padre si fa carne nel seno della Vergine.

E’ lui l’evangelista al quale è attribuita l’icona della Teotokos, icona che porta davvero il suo nome: Madonna di San Luca, non perché egli abbia posto i tratti della Vergine con i colori bensì nel racconto di quanto Dio ha operato in lei.

Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».

Rallegrati, dice, sii felice, sei abitata dal Signore. Oh stupore sublime il cielo tocca la terra, l’invisibile abita il visibile.

A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.

Rimase turbata. Turbata o carica di meraviglia? Le icone che mostrano l’atteggiamento della Vergine la vedono in mille modi e fanno trasparire i sentimenti e le emozioni più diverse: ora con lo sguardo verso l’Angelo che quasi come azione liturgica avanza con la veste diagonale; ora con il libro aperto, ora con il rotolo della legge, ora con un gomitolo di lana rossa quasi in movimento perché il filo si dirige verso il grembo.

Lei ha trovato grazia presso Dio Padre e così, dalle sedi celesti, dal grembo di Dio Padre il Verbo è tessuto nel grembo di Maria. E Lei tesse, srotola, cioè percorre e ripercorre le tappe della storia del suo popolo sin dalla fondazione del tempo. E’ lei che ricorda gli anni lontani, che medita i giorni dei tempi antichi, che interroga suo padre e conserva tutte queste cose nel cuore, tessendo.

Le icone non fanno trasparire agitazione, paura bensì relazione interiore. Solo Luca sosta a lungo davanti al mistero dell’incarnazione del Verbo. Quando questo evangelista ascolta il dialogo, l’incontro di Maria con la cugina ne riferisce una sintesi teologica così potente che la Chiesa la ripeterà ogni sera nella sua liturgia quotidiana.

Ancora Luca farà esultare e cantare la vergine di Nazareth quando racconta le straordinarie tappe della storia della salvezza nell’incontro con Elisabetta. Ella mostra una conoscenza profonda dell’alleanza stabilita tra Dio e Abramo, mostra conoscenza e ardire puntuale circa lo spiegamento del suo braccio potente. Una fanciulla di Nazareth predice che generazioni e generazioni la diranno beata. Il Verbo, che Ella tesse nel suo seno, ha disperso i faraoni nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni e innalza i poveri. I poveri che Maria vede innalzati siamo noi. E’ la Chiesa. Ogni battezzato è chiamato fin dalla creazione del mondo a divenire “madre di Dio”.

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Non temere dice, proprio come ad Abramo. Non temere Maria sarai madre. Non temere Abramo sarai padre. Quante volte Gioacchino ed Anna hanno narrato a Maria la storia di Abramo. «Io sono Dio onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò numeroso molto, molto». Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: «Eccomi: la mia alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli».
Proprio come ad Abramo accade a lei.

Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».

Urge a questo punto dare la parola ad uno dei grandi maestri di vita spirituale. Urge sostare e unirsi alla preghiera accorata di Bernardo. Davvero urgente partecipare al lungo avvento dell’umanità: “Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L’angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l’ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione.  Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita. Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal paradiso con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi antenati, i quali abitano anch’essi nella regione tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano O Vergine, da’ presto la risposta. Rispondi sollecitamente all’angelo, anzi, attraverso l’angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna. Perché tardi? perché temi? Credi all’opera del Signore, dà il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola.

Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati come la sposa del cantico quando lo sposo bussa alla porta. Corri per i monti, per i colli. Apri, introduci il re nella tua stanza».

«Ecco», dice, «sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»

Non solo a Bernardo ma anche a Dante lasciamo la parola.
E’ una contemplazione che la Santa Chiesa fa sua inserendola nella sua liturgia.

“Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
Umile ed alta più che creatura,
Termine fisso d’eterno consiglio,
Tu se’ colei che l’umana natura
Nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore
Non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore
Per lo cui caldo nell’eterna pace
Così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridiana face
Di caritade, e giuso [intra] mortali
Se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande, e tanto vali,
Che qual vuol grazia, e a te non ricorre,
Sua disianza vuol volar senz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
A chi domanda, ma molte fiate
Liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in magnificenza, in te  s’aduna
quantunque in creatura è di bontate”.

http://www.figliedellachiesa.org



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