COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

III Domenica di Avvento (A) Testi patristici

III Domenica di Avvento (A)
Testi ‘patristici’

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Giovanni la voce. Cristo la Parola.
Sant’Agostino

Giovanni la voce, il Signore, invece, in principio era il Verbo. Giovanni, voce nel tempo, Cristo in principio Parola eterna. Togli la parola, che cos’è la voce? Non ha nulla d’intellegibile, è strepito a vuoto. La voce, senza la parola, colpisce l’orecchio, non apporta nulla alla mente. Nondimeno, proprio nell’edificazione della nostra mente, ci rendiamo conto dell’ordine delle cose. Se penso a quel che dirò, la parola è già dentro di me; ma, volendo parlare a te, cerco in qual modo sia anche nella tua mente ciò che è già nella mia. Cercando come possa arrivare a te e trovar posto nella tua mente la parola che occupa già la mia, mi servo della voce e, mediante la voce, ti parlo. Il suono della voce ti reca l’intelligenza della parola; appena il suono della voce ti ha recato l’intelligenza della parola, il suono stesso passa oltre; ma la parola, a te recata dal suono, è ormai nella tua mente e non si è allontanata dalla mia. Perciò il suono, proprio il suono, quando la parola è penetrata in te, non ti sembra dire: Egli deve crescere ed io, invece, diminuire? La sonorità della voce ha vibrato nel far servizio, quindi si è allontanata, come per dire: Questa mia gioia è completa.     Conserviamo la parola, badiamo a non perdere la parola concepita nel profondo dell’essere. Vuoi aver la prova che la voce passa e il Verbo rimane? Dov’è ora il battesimo di Giovanni? Egli adempì il suo servizio e scomparve. Ora si accorre con frequenza al Battesimo di Cristo. Tutti siamo credenti in Cristo, speriamo salvezza in Cristo: questo annunziò la voce. E poiché è certo difficile distinguere la parola dalla voce, anche lo stesso Giovanni fu ritenuto il Cristo. La voce fu creduta la Parola: ma la voce riconobbe se stessa per non recare danno alla Parola. Disse: Io non sono il Cristo, né Elia, né un profeta. Gli fu chiesto: Dunque, chi sei? Io sono – disse – la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via al Signore. Voce di uno che grida nel deserto, voce di uno che rompe il silenzio. Preparate la via al Signore, quasi a dire: per questo io grido, per introdurre lui nel cuore; ma non può degnarsi di venire per dove voglio introdurlo se non preparerete la via.

Che vuol dire: preparate la via, se non: elevate suppliche degne? Che vuoi dire: preparate la via, se non: siate umili nei vostri pensieri? Da lui stesso prendete esempio di umiltà. È ritenuto il Cristo, afferma di non essere quel che viene creduto, né sfrutta per il suo prestigio l’errore altrui. Se avesse detto: Sono io il Cristo, con quanta facilità egli non avrebbe convinto, dal momento che se ne aveva la persuasione prima ancora che parlasse? Non lo disse: si riconobbe, si distinse, si umiliò. Avvertì dov’era per lui la salvezza: comprese di essere lucerna ed ebbe timore perché non venisse spenta dal vento della superbia.
(Dai Discorsi di sant’Agostino, Disc. 293,3)

Sei tu colui che deve venire?
Thomas Merton

«Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). Parole strane, addirittura scandalose, che qualcuno non è mai stato capace di accettare nel loro significato letterale. Come poteva porre una domanda simile Giovanni, che pure aveva veduto lo Spirito Santo scendere su Gesù nel Giordano? Eppure la franchezza con cui la domanda era stata fatta costituiva proprio la garanzia della sua disperata serietà, perché al momento di concludere la propria vita, Giovanni non si preoccupava soltanto – per così dire – del “successo della propria missione” ma, molto più profondamente, della verità della sua stessa vita, la verità di Israele, e – addirittura – la verità di Jhwh.

San Gregori Magno diceva che tutti i cristiani dovrebbero continuare la missione profetica di Giovanni e mettere in evidenza la presenza di Cristo nel mondo. Questo può significare molte cose differenti. Giovanni riuscì a far risaltare davanti alla gente la figura del Cristo al Giordano in un momento di grazia che avrebbe dato un significato a tutta intera la sua vita. Ma Giovanni doveva testimoniare il Cristo anche in prigione, di fronte alla morte, nel fallimento, quando perfino il significato di quell’altro glorioso momento sembrava cancellato.

Così anche noi, a volte, possiamo mostrare Cristo al mondo in certi momenti, nei quali tutti possono scorgere con chiarezza, nella storia, una conferma del messaggio cristiano. Tuttavia resta pur sempre il fatto che il nostro compito è quello di cercare e trovare Cristo nel nostro mondo così com’è, non come potrebbe essere.

Il fatto che il mondo sia ben diverso da quello che potrebbe essere non altera la verità che Cristo è presente in esso e che il suo piano non è stato né frustato né cambiato: anzi, tutto verrà compiuto secondo la sua volontà. Il nostro Avvento è la celebrazione di questa speranza. Non la “venuta” di Cristo è incerta, ma il modo in cui noi lo riceveremo, la risposta che noi gli daremo, la nostra prontezza e la nostra capacità di “andargli incontro”. Dobbiamo avere la volontà di vederlo e acclamarlo, come fece Giovanni, perfino nel momento stesso in cui sembrava che le opere di tutta la nostra vita e il loro significato stiano per crollare. (…)

La domanda di Giovanni: “Sei tu colui che deve venire?” contiene una curiosa concentrazione di tempo. Il presente si amalgama con il futuro e vi si trova anche un’allusione al passato perché fa riferimento alla precedente testimonianza di Giovanni che in Cristo è ormai arrivato il Salvatore del mondo. La nostra celebrazione dell’Avvento contiene questa curiosa concentrazione di passato, presente e futuro. Noi non soltanto crediamo che Cristo verrà, ma anche che è venuto. E questo concentra la nostra attenzione sul presente nel quale, per quel che concerne l’umana testimonianza, ci può essere – o anche non essere – qualche segno visibile dell’uno e dell’altro. Eppure noi crediamo che colui che è venuto e verrà è presente qui e adesso.
(Th. Merton, Stagioni liturgiche, pp. 86-89)

Domenica della gioia.
Papa Francesco

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi è la terza domenica di Avvento, detta anche domenica Gaudete, cioè domenica della gioia. Nella liturgia risuona più volte l’invito a gioire, a rallegrarsi, perché? Perché il Signore è vicino. Il Natale è vicino. Il messaggio cristiano si chiama “evangelo”, cioè “buona notizia”, un annuncio di gioia per tutto il popolo; la Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia! E coloro che sono tristi trovano in essa la gioia, trovano in essa la vera gioia!

Ma quella del Vangelo non è una gioia qualsiasi. Trova la sua ragione nel sapersi accolti e amati da Dio. Come ci ricorda oggi il profeta Isaia (cfr 35,1-6a.8a.10), Dio è colui che viene a salvarci, e presta soccorso specialmente agli smarriti di cuore. La sua venuta in mezzo a noi irrobustisce, rende saldi, dona coraggio, fa esultare e fiorire il deserto e la steppa, cioè la nostra vita quando diventa arida. E quando diventa arida la nostra vita? Quando è senza l’acqua della Parola di Dio e del suo Spirito d’amore. Per quanto siano grandi i nostri limiti e i nostri smarrimenti, non ci è consentito essere fiacchi e vacillanti di fronte alle difficoltà e alle nostre stesse debolezze. Al contrario, siamo invitati ad irrobustire le mani, a rendere salde le ginocchia, ad avere coraggio e non temere, perché il nostro Dio ci mostra sempre la grandezza della sua misericordia. Lui ci dà la forza per andare avanti. Lui è sempre con noi per aiutarci ad andare avanti. E’ un Dio che ci vuole tanto bene, ci ama e per questo è con noi, per aiutarci, per irrobustirci e andare avanti. Coraggio! Sempre avanti! Grazie al suo aiuto noi possiamo sempre ricominciare da capo. Come? Ricominciare da capo? Qualcuno può dirmi: “No, Padre, io ne ho fatte tante… Sono un gran peccatore, una grande peccatrice… Io non posso rincominciare da capo!”. Sbagli! Tu puoi ricominciare da capo! Perché? Perché Lui ti aspetta, Lui è vicino a te, Lui ti ama, Lui è misericordioso, Lui ti perdona, Lui ti dà la forza di ricominciare da capo! A tutti! Allora siamo capaci di riaprire gli occhi, di superare tristezza e pianto e intonare un canto nuovo. E questa gioia vera rimane anche nella prova, anche nella sofferenza, perché non è una gioia superficiale, ma scende nel profondo della persona che si affida a Dio e confida in Lui.

La gioia cristiana, come la speranza, ha il suo fondamento nella fedeltà di Dio, nella certezza che Lui mantiene sempre le sue promesse. Il profeta Isaia esorta coloro che hanno smarrito la strada e sono nello sconforto a fare affidamento sulla fedeltà del Signore, perché la sua salvezza non tarderà ad irrompere nella loro vita. Quanti hanno incontrato Gesù lungo il cammino, sperimentano nel cuore una serenità e una gioia di cui niente e nessuno potrà privarli. La nostra gioia è Gesù Cristo, il suo amore fedele inesauribile! Perciò, quando un cristiano diventa triste, vuol dire che si è allontanato da Gesù. Ma allora non bisogna lasciarlo solo! Dobbiamo pregare per lui, e fargli sentire il calore della comunità.

La Vergine Maria ci aiuti ad affrettare il passo verso Betlemme, per incontrare il Bambino che è nato per noi, per la salvezza e la gioia di tutti gli uomini. A lei l’Angelo disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). Lei ci ottenga di vivere la gioia del Vangelo in famiglia, al lavoro, in parrocchia e in ogni ambiente. Una gioia intima, fatta di meraviglia e di tenerezza. Quella che prova una mamma quando guarda il suo bambino appena nato, e sente che è un dono di Dio, un miracolo di cui solo ringraziare!

(Papa Francesco, Angelo del 15 dicembre 2013)

http://www.figliedellachiesa.org


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Questa voce è stata pubblicata il 09/12/2016 da in Anno A, Avvento, ITALIANO, Liturgia, Prepararsi alla Domenica con tag , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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