COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Avvento con Francesco (3)


Avvento con Francesco
Terza Settimana

OMILIE del Papa durante l’Avvento 2013

Lunedì 15 Dicembre > (Feria – Viola) Lunedì della III settimana di Avvento
Nm 24,2-7.15-17   Sal 24   Mt 21,23-27:
Il battesimo di Giovanni da dove veniva?
Martedì 16 Dicembre > (Feria – Viola) Martedì della III settimana di Avvento
Sof 3,1-2.9-13   Sal 33   Mt 21,28-32:
È venuto Giovanni e i peccatori gli hanno creduto.
Mercoledì 17 Dicembre > (Feria – Viola) Feria propria del 17 Dicembre
Gn 49,2.8-10   Sal 71   Mt 1,1-17:
Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide.
Giovedì 18 Dicembre > (Feria – Viola) Feria propria del 18 Dicembre
Ger 23,5-8   Sal 71   Mt 1,18-24:
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, figlio di Davide.
Venerdì 19 Dicembre > (Feria – Viola) Feria propria del 19 Dicembre
Gdc 13,2-7.24-25a   Sal 70   Lc 1,5-25:
La nascita di Giovanni Battista è annunciata dall’angelo.
Sabato 20 Dicembre > (Feria – Viola) Feria propria del 20 Dicembre
Is 7,10-14   Sal 23   Lc 1,26-38:
Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio.
Domenica 21 Dicembre > (DOMENICA – Viola) IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B)
2Sam 7,1-5.8-12.14.16   Sal 88   Rm 16,25-27   Lc 1,26-38:
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

 Advent (8)

Lunedì della III settimana di Avvento

Nm 24,2-7.15-17   Sal 24   Mt 21,23-27

Quando nella Chiesa manca la profezia, c’è il clericalismo

Quando manca la profezia nella Chiesa, manca la vita stessa di Dio e ha il sopravvento il clericalismo.

Il profeta è colui che ascolta le parole di Dio, sa vedere il momento e proiettarsi sul futuro. “Ha dentro di sé questi tre momenti”: il passato, il presente e il futuro: “Il passato: il profeta è cosciente della promessa e ha nel suo cuore la promessa di Dio, l’ha viva, la ricorda, la ripete. Poi guarda il presente, guarda il suo popolo e sente la forza dello Spirito per dirgli una parola che lo aiuti ad alzarsi, a continuare il cammino verso il futuro. Il profeta è un uomo di tre tempi: promessa del passato; contemplazione del presente; coraggio per indicare il cammino verso il futuro. E il Signore sempre ha custodito il suo popolo, con i profeti, nei momenti difficili, nei momenti nei quali il Popolo era scoraggiato o era distrutto, quando il Tempio non c’era, quando Gerusalemme era sotto il potere dei nemici, quando il popolo si domandava dentro di sé: ‘Ma Signore tu ci ha promesso questo! E adesso cosa succede?’”.

E’ quello che “è successo nel cuore della Madonna quando era ai piedi della Croce”. In questi momenti “è necessario l’intervento del profeta. E non sempre il profeta è ricevuto, tante volte è respinto. Lo stesso Gesù dice ai Farisei che i loro padri hanno ucciso i profeti, perché dicevano cose che non erano piacevoli: dicevano la verità, ricordavano la promessa! E quando nel popolo di Dio manca la profezia manca qualcosa: manca la vita del Signore!”. “Quando non c’è profezia la forza cade sulla legalità”, ha il sopravvento il legalismo. Così, nel Vangelo i “sacerdoti sono andati da Gesù a chiedere la cartella di legalità: ‘Con quale autorità fai queste cose? Noi siamo i padroni del Tempio!’”. “Non capivano le profezie. Avevano dimenticato la promessa! Non sapevano leggere i segni del momento, non avevano né occhi penetranti, né udito della Parola di Dio: soltanto avevano l’autorità!”:

“Quando nel popolo di Dio non c’è profezia, il vuoto che lascia quello viene occupato dal clericalismo: è proprio questo clericalismo che chiede a Gesù: ‘Con quale autorità fai tu queste cose? Con quale legalità?’. E la memoria della promessa e la speranza di andare avanti vengono ridotte soltanto al presente: né passato, né futuro speranzoso. Il presente è legale: se è legale vai avanti”.

Ma quando regna il legalismo, la Parola di Dio non c’è e il popolo di Dio che crede, piange nel suo cuore, perché non trova il Signore: gli manca la profezia. Piange “come piangeva la mamma Anna, la mamma di Samuele, chiedendo la fecondità del popolo, la fecondità che viene dalla forza di Dio, quando Lui ci risveglia la memoria della sua promessa e ci spinge verso il futuro, con la speranza. Questo è il profeta! Questo è l’uomo dall’occhio penetrante e che ode le parole di Dio”:

“La nostra preghiera in questi giorni, nei quali ci prepariamo al Natale del Signore, sia: ‘Signore, che non manchino i profeti nel tuo popolo!’. Tutti noi battezzati siamo profeti. ‘Signore, che non dimentichiamo la tua promessa! Che non ci stanchiamo di andare avanti! Che non ci chiudiamo nelle legalità che chiudono le porte! Signore, libera il tuo popolo dalla spirito del clericalismo e aiutalo con lo spirito di profezia’”. (Papa Francesco, Avvento 2013)

Martedì della III settimana di Avvento

Sof 3,1-2.9-13   Sal 33   Mt 21,28-32

La parabola dei due figli

Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; e andato dal primo, gli disse. «Figlio, va` a lavorare oggi nella vigna». Rispose: «Non voglio»; però poi, pentitosi, andò. E rivolto al secondo, gli disse lo stesso. Quegli rispose: «Vado, Signore»; ma non andò. Quale dei due ha fatto la volontà del Padre? «Il primo», risposero. E Gesú soggiunse…” (Mt 21,28-31). Questi due figli, di cui si parla anche nella parabola di Luca, sono uno onesto, l`altro disonesto; di essi parla anche il profeta Zaccaria con le parole: “Presi con me due verghe: una la chiamai onestà, l`altra la chiamai frusta, e pascolai il gregge” (Zc 11,7). Al primo, che è il popolo dei gentili, viene detto, facendogli conoscere la legge naturale: «Va` a lavorare nella mia vigna», cioè non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te (cf. Tb 4,16). Ma egli, in tono superbo, risponde: «Non voglio». Ma poi, all`avvento del Salvatore, fatta penitenza, va a lavorare nella vigna del Signore e con la fatica cancella la superbia della sua risposta. Il secondo figlio è il popolo dei Giudei, che rispose a Mosè: “Faremo quanto ci ordinerà il Signore” (Es 24,3), ma non andò nella vigna, perché, ucciso il figlio del padrone di casa, credette di essere divenuto l`erede. Altri però non credono che la parabola sia diretta ai Giudei e ai gentili, ma semplicemente ai peccatori e ai giusti: ma lo stesso Signore, con quel che aggiunge dopo, la spiega. “In verità vi dico che i pubblicani e le meretrici vi precederanno nel regno di Dio” (Mt 21,31). Sta di fatto che coloro che con le loro cattive opere si erano rifiutati di servire Dio, hanno accettato poi da Giovanni il battesimo di penitenza; invece i farisei, che davano a vedere di preferire la giustizia e si vantavano di osservare la legge di Dio, disprezzando il battesimo di Giovanni, non rispettarono i precetti di Dio. Per questo egli dice: “Perchè Giovanni è venuto a voi nella via della giustizia, e non gli avete creduto ma i pubblicani e le meretrici gli hanno creduto; e voi, nemmeno dopo aver veduto queste cose, vi siete pentiti per credere a lui” (Mt 21,32). La versione secondo cui alla domanda del Signore: «Quale dei due fece la volontà del padre?» essi abbiano risposto «l`ultimo», non si trova negli antichi codici, ove leggiamo che la risposta è «il primo», non «l`ultimo»; così i Giudei si condannano col loro stesso giudizio. Se però volessimo leggere «l`ultimo», il significato sarebbe ugualmente chiaro. I Giudei capiscono la verità, ma tergiversano e non vogliono manifestare il loro intimo pensiero; cosí, a proposito del battesimo di Giovanni, pur sapendo che veniva dal cielo, si rifiutarono di riconoscerlo. (Girolamo, In Matth. 21, 29-31)

Mercoledì – Feria propria del 17 Dicembre

Gn 49,2.8-10   Sal 71   Mt 1,1-17

Presenza del Signore nella nostra vita

Dio mai ci lascia soli, ma sempre cammina con noi. Papa Francesco ha preso spunto dal Vangelo odierno, incentrato sulla genealogia di Gesù, per soffermarsi sulla presenza del Signore nella nostra vita.

“Qualcuno una volta ho sentito che diceva: ‘Ma questo brano del Vangelo sembra l’elenco telefonico!’ E no, è tutt’altra cosa: questo brano del Vangelo è pura storia e ha un argomento importante. E’ pura storia, perché Dio, come diceva San Leone Papa, Dio ha inviato il suo Figlio. E Gesù è consustanziale al Padre, Dio, ma anche consustanziale alla Madre, una donna. E questa è quella consustanzialità della Madre. Dio si è fatto storia. Dio ha voluto farsi storia. E’ con noi. Ha fatto il cammino con noi”.

Dopo il primo peccato nel Paradiso, “Lui ha avuto questa idea: fare il cammino con noi”. Ha chiamato Abramo, “il primo nominato in questa lista” e “lo ha invitato a camminare”. E Abramo “ha incominciato quel cammino”. E poi Isacco, Giacobbe, Giuda. “E così va questo cammino nella storia”. Dio “cammina con il suo popolo. Dio non ha voluto venire a salvarci senza storia. Lui ha voluto fare storia con noi”. Una storia “che va dalla santità al peccato. In questo elenco ci sono santi”, “ma in questo elenco ci sono anche i peccatori”: “I peccatori di alto livello, che hanno fatto peccati grossi. E Dio ha fatto storia con loro. Peccatori, che non hanno risposto a tutto quello che Dio pensava per loro. Pensiamo a Salomone, tanto grande, tanto intelligente, e finì, poveraccio, lì, che non sapeva come si chiamava! Ma Dio era con lui. E questo è il bello, no? Dio è consustanziale a noi. Fa storia con noi. Di più: quando Dio vuol dire chi è, dice ‘Io sono il Dio di Abramo, di Isacco e Giacobbe’. Ma qual è il cognome di Dio? Siamo noi, ognuno di noi. Lui prende da noi il nome per farlo il suo cognome. ‘Io sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Pedro, di Marietta, di Armony, di Marisa, di Simone, di tutti!’ Da noi prende il cognome. Il cognome di Dio è ognuno di noi”.

“Lui, il nostro Dio ha fatto storia con noi, ha preso il cognome dal nostro nome”, “si è lasciato scrivere la storia da noi”. “Noi scriviamo questa storia di grazia e peccato e Lui va dietro a noi”. Questa, ha ribadito, “è l’umiltà di Dio, la pazienza di Dio, l’amore di Dio. E’ nostro!” E questo, ha confidato, fa commuovere. “Tanto amore, tanta tenerezza, di avere un Dio così”:

“La sua gioia è stata condividere la sua vita con noi. Il Libro della Sapienza dice che la gioia del Signore è fra i figli dell’uomo, con noi. Avvicinandosi il Natale, viene da pensare: se Lui ha fatto la sua storia con noi, se Lui ha preso il suo cognome da noi, se Lui ha lasciato che noi scrivessimo la sua storia, almeno lasciamo, noi, che Lui ci scriva la nostra storia. E quella è la santità: ‘Lasciare che il Signore ci scriva la nostra storia’. E questo è un augurio di Natale per tutti noi. Che il Signore ti scriva la storia e che tu lasci che Lui te la scriva. Così sia!”. (Papa Francesco, Avvento 2013)

Giovedì – Feria propria del 18 Dicembre

Ger 23,5-8   Sal 71   Mt 1,18-24

Doppia Annunciazione

Le pagine dei Vangeli contengono una doppia Annunciazione: Luca racconta quella a Maria, Matteo narra quella a Giuseppe. Il punto importante è proprio che si verificano due Annunciazioni distinte e separate. Perché? L’angelo entra nei sogni di Giuseppe a seguito del silenzio di Maria. Non parlando dell’Annunciazione al compagno che ama, Maria riconosce che nessuna parola umana può comunicare ciò che sta avvenendo. Già nell’Antico Testamento, l’angelo è talvolta messaggero di notizie che oltrepassano la nostra credibilità. Adesso l’angelo pone prima Maria e poi Giuseppe – ciascuno separatamente dall’altro – di fronte alla notizia dell’evenienza più scandalosa e inverosimile: Dio può farsi uomo. Per accogliere questa evenienza non basta la comprensione intellettuale, mediante argomentazioni e ragionamenti. Essa è il mistero della nostra fede. Un messaggero la propone – in termini non soltanto umani – a due persone sole. Entrambe possono accettare o meno l’incarnazione di Dio. Se la rifiutano, essa non si verifica. Dio è pronto a salvarci, ma noi possiamo scegliere di non farci salvare. Ecco il paradosso della doppia Annunciazione: ci viene donata la nascita di un uomo che è Dio e di un Dio che è uomo. Questa nascita nessuno tra noi l’ha provocata, ma avviene solo se una donna e un uomo l’accettano in nome anche nostro.

La vicenda di Maria e di Giuseppe illustra come Dio ci dà sempre la possibilità di scegliere. Siamo veramente liberi con la nostra coscienza e soli davanti a Lui. Ma ogni scelta che facciamo, per quanto piccola, può modificare ciò che ci circonda. L’esperienza della visita degli angeli non è così comune: il nostro Messaggero quotidiano è la Parola, sulla quale riflettere e pregare. La Parola e la preghiera ci guidano, mostrandoci come realizzare azioni di amore verso la comunità. (http://www.sacrocuorevillabate.diocesipa.it)

Venerdì – Feria propria del 19 Dicembre

Gdc 13,2-7.24-25a   Sal 70   Lc 1,5-25

L’umiltà ci rende fecondi, la superbia sterili

“L’umiltà è necessaria per la fecondità”. Il Vangelo odierno narra di Elisabetta che da sterile che era ha avuto un figlio, Giovanni. Il Papa ha affermato che l’intervento di Dio vince la sterilità della nostra vita e la rende feconda. Quindi, ha messo in guardia dall’atteggiamento di superbia che ci rende sterili.

Tante volte, nella Bibbia, troviamo donne sterili alle quali il Signore fa il dono della vita. “Dall’impossibilità di dare vita viene la vita”. E questo è anche “accaduto non a donne sterili” ma che “non avevano speranza di vita”, come Noemi che alla fine ha avuto un nipote:

“Il Signore interviene nella vita di queste donne per dirci: ‘Io sono capace di dare vita’. Anche nei Profeti c’è l’immagine del deserto, la terra deserta incapace di far crescere un albero, un frutto, di far germogliare qualcosa. ‘Ma il deserto sarà come una foresta – dicono i Profeti – sarà grande, fiorirà’. Ma il deserto può fiorire? Sì. La donna sterile può dare vita? Sì. Quella promessa del Signore: Io posso! Io posso dalla secchezza, dalla secchezza vostra, far crescere la vita, la salvezza! Io posso dall’aridità far crescere i frutti!”

E la salvezza è questo: “L’intervento di Dio che ci fa fecondi, che ci dà la capacità di dare vita”. Noi “non possiamo” farlo “da noi soli”. Eppure “tanti hanno fatto la prova di pensare alla nostra capacità di salvarci”: “Anche i cristiani, eh! Pensiamo ai pelagiani, per esempio. Tutto è grazia. E’ l’intervento di Dio che ci porta la salvezza. E’ l’intervento di Dio che ci aiuta nel cammino della santità. Soltanto Lui può. Ma da parte nostra cosa facciamo? Primo: riconoscere la nostra secchezza, la nostra incapacità di dare vita. Riconoscere questo. Secondo, chiedere: ‘Signore, io voglio essere fecondo. Io voglio che la mia vita dia vita, che la mia fede sia feconda e vada avanti e possa darla agli altri’. ‘Signore, io sono sterile, io non posso, Tu puoi. Io sono un deserto: io non posso, Tu puoi’”.

E questa può essere proprio la preghiera di questi giorni, prima del Natale. “Pensiamo a come i superbi, quelli che credono che possono fare tutto da sé, sono colpiti”. Il Papa ha rivolto il pensiero a Micol, figlia di Saul. Una donna, ha rammentato, “che non era sterile, ma era superba, e non capiva cosa fosse lodare Dio”, anzi “rideva della lode”. Ed “è stata punita con la sterilità”:

“L’umiltà è necessaria per la fecondità. Quante persone credono di essere giuste, come quella, e alla fine sono poveracce. L’umiltà di dire al Signore: ‘Signore, sono sterile, sono un deserto’ e ripetere in questi giorni quelle belle antifone che la Chiesa ci fa pregare: ‘O figlio di David, o Adonai, o Sapienza, o radice di Jesse, o Emmanuel, vieni a darci vita, vieni a salvarci, perché Tu solo puoi, io solo non posso!’ E con questa umiltà, l’umiltà del deserto, l’umiltà di anima sterile, ricevere la grazia, la grazia di fiorire, di dare frutto e di dare vita”. (Papa Francesco, Avvento 2013)

Sabato Feria propria del 20 Dicembre

Is 7,10-14   Sal 23   Lc 1,26-38

Il mistero del nostro incontro con Dio si comprende in un silenzio che non cerca pubblicità

Solo il silenzio custodisce il mistero del cammino che l’uomo compie con Dio. Lo ha affermato Il Signore ci dia “la grazia di amare il silenzio”, che ha bisogno di essere “custodito” lontano da ogni “pubblicità”.

Nella storia della salvezza, non il clamore né la platealità, ma l’ombra e il silenzio sono i “luoghi” in cui Dio ha scelto di manifestarsi all’uomo. Confini evanescenti da cui il suo mistero ha preso di volta in volta una forma visibile, ha preso carne. A suggerire la riflessione sono gli istanti dell’Annunciazione, proposta dal Vangelo di oggi, in particolare il passo in cui l’Angelo dice a Maria che la potenza dell’Altissimo la “coprirà con la sua ombra”. Come, in fondo, quasi della stessa sostanza dell’ombra era fatta anche la nube con la quale Dio aveva protetto gli ebrei nel deserto:

“Il Signore sempre ha avuto cura del mistero e ha coperto il mistero. Non ha fatto pubblicità del mistero. Un mistero che fa pubblicità di sé non è cristiano, non è il mistero di Dio: è una finta di mistero! E questo è quello che è accaduto alla Madonna qui, quando riceve suo Figlio: il mistero della sua maternità verginale è coperto. E’ coperto tutta la vita! E Lei lo sapeva. Quest’ombra di Dio, nella nostra vita, ci aiuta a scoprire il nostro mistero: il nostro mistero dell’incontro col Signore, il nostro mistero del cammino della vita col Signore”.

“Ognuno di noi sa come misteriosamente opera il Signore nel nostro cuore, nella nostra anima”. E qual è “la nube, la potenza, com’è lo stile dello Spirito Santo per coprire il nostro mistero?”: “Questa nube in noi, nella nostra vita si chiama silenzio: il silenzio è proprio la nube che copre il mistero del nostro rapporto col Signore, della nostra santità e dei nostri peccati. Questo mistero che non possiamo spiegare. Ma quando non c’è silenzio nella vita nostra, il mistero si perde, va via. Custodire il mistero col silenzio! Quella è la nube, quella è la potenza di Dio per noi, quella è la forza dello Spirito Santo”.

La Madre di Gesù è stata la perfetta icona del silenzio. Dall’annuncio della sua eccezionale maternità al Calvario. Penso, a “quante volte ha taciuto e quante volte non ha detto quello che sentiva per custodire il mistero del rapporto con suo Figlio”, fino al silenzio più crudo, “ai piedi della Croce”:

“Il Vangelo non ci dice nulla: se ha detto una parola o no… Era silenziosa, ma dentro il suo cuore, quante cose diceva al Signore! ‘Tu, quel giorno – questo è quello che abbiamo letto – mi hai detto che sarà grande; tu mi ha detto che gli avresti dato il Trono di Davide, suo padre, che avrebbe regnato per sempre e adesso lo vedo lì!’. La Madonna era umana! E forse aveva la voglia di dire: ‘Bugie! Sono stata ingannata!’: Giovanni Paolo II diceva questo, parlando della Madonna in quel momento. Ma Lei, col silenzio, ha coperto il mistero che non capiva e con questo silenzio ha lasciato che questo mistero potesse crescere e fiorire nella speranza”.

“Il silenzio è quello che custodisce il mistero”, per cui il mistero “del nostro rapporto con Dio, del nostro cammino, della nostra salvezza non può essere messo all’aria, pubblicizzato”. Che il Signore “ci dia a tutti la grazia di amare il silenzio, di cercarlo e avere un cuore custodito dalla nube del silenzio”. (Papa Francesco, Avvento 2013)

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 11/12/2016 da in ITALIANO, Lectio della Settimana, Liturgia, Settimanale con tag .

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