COMBONIANUM – Formazione Permanente

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IV Domenica di Avvento (A) Lectio

IV Domenica di Avvento
Matteo 1:18-24

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Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide (Mt 1,18-24) 

La liturgia di oggi ruota attorno ad un segno e ad una promessa. Al re Acaz, che dubitava della fedeltà di Dio e amava fidarsi maggiormente di alleanza umane, Isaia aveva promesso un segno: la nascita di un bambino, a cui sarebbe stato posto il nome «Dio-con-noi», avrebbe manifestato che è il Signore a guidare la storia secondo il suo disegno. Per il Vangelo, il segno profetico dell’Emmanuele trova compimento in Gesù. Egli è il segno della fedeltà di Dio: la sua venuta inaugura un tempo nuovo. La nostra attesa di Colui che viene, però, non può essere attesa oziosa e passiva, richiede disponibilità e accoglienza. Il Vangelo collega la nascita di Gesù alla promessa dell’Emmanuele, dichiarando che Gesù è questo “segno” che Dio è con noi. Per Matteo questo tema verrà ripreso anche alla fina del suo Vangelo quando il Risorto promette ai suoi: «Io sono con voi tutti i giorni …» E nella figura di Giuseppe indica a noi un modello di vera e attiva collaborazione con il disegno di Dio.

Nel suo ampio prologo, che va da Mt 1,1-4,16, Matteo presenta Gesù come il Messia d’Israele, il discendente di Davide che, perseguitato dal potere, fugge dapprima presso l’Egitto dei pagani e poi va a stabilirsi nella Galilea delle genti.

Il racconto conosciuto come l’annuncio a Giuseppe, si può suddividere in quattro parti: presentazione della coppia (vv18-19); apparizione e messaggio dell’angelo (vv20-21); interpretazione della nascita di Gesù (22-2. 3); ed infine esecuzione del comando dell’angelo (24-25). I personaggi descritti sono tre: Giuseppe, Maria e l’Angelo del Signore.

Approfondiamo il testo:


v.18: Cosi fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

La genealogia precedente (cap 1,1-17) è quella di Giuseppe. Come diventa la stessa di Gesù, che è Figli di Dio? Dio non può essere fatto dall’uomo: può essere solo accolto! «Giuseppe» (in ebraico = Dio-aggiunga) entra nella genesi del Figlio di Dio attraverso l’atto di fede che accetta «l’aggiunta di Dio», donata in Maria, l’umile figlia di Sion. Giuseppe è figura di ogni uomo che si tiene aperto al mistero e il suo mistero è Dio stesso. Il racconto è fatto per il lettore, perché avvenga a lui ciò che è avvenuto a Giuseppe. Si può aspettare all’infinito il Messia; ma inutilmente. Infatti è già venuto, e aspetta che ci sia uno disposto ad accoglierlo.

Prima che andassero a vivere insieme. Si sottolinea che Giuseppe non c’entra niente con la nascita di Gesù. Non Lui, ma Dio stesso lo generò attraverso Maria. Giuseppe accoglie il Figlio accogliendo Maria.

Si trovò incinta per opera dello Spirito Santo: Luca (1,26-38) racconta come; Matteo dice semplicemente che si «trovò incinta». E’ la sorpresa più sconcertante e splendida che possa avere una creatura che arriva a concepire l’inconcepibile, il proprio Creatore.

v.19: Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Giuseppe, sapendo che il dono non gli spetta, è tentato di ritirarsi, decide di lasciare Maria, per rispetto non per sospetto, e non vuole denunciarla pubblicamente. Grandezza umana di Giuseppe: preferendo Maria alla propria discendenza, scegliendo l’amore invece della generazione, ci dice che è possibile amare senza possedere.


v.20: Mentre però stava considerando queste cose: ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore … Giuseppe continua a pensare a lei, insoddisfatto della decisione, a Lei presente perfino nei suoi sogni. Quando l’uomo dice: «Ora basta» ( 1Re 19,4ss), Dio fa i suoi doni (cf. sal 127,2). Nel sonno incontrò Giacobbe, il patriarca fuggiasco (Gen 28,10), e raggiunse Elia, anche lui in fuga (1Re 19,1ss). Ognuno agisce in base a ciò che ha dentro, e che nel sonno emerge in libertà: l’uomo giusto ha i sogni stessi di Dio: la sua parola parla nel sonno delle altre parole.

E gli disse: Giuseppe, figlio di Davide. L’erede delle promesse è chiamato dalla Parola ad accogliere il dono con decisione e libertà. Uomo concreto, fa sua la prima parola con cui da sempre Dio si rivolge all’uomo: «Non temere», risposta alla prima parola con cui Adamo si rivolge a Dio: «Ho avuto paura» (Gen 3,10). «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa»: la paura principio di ogni fuga, è il contrario della fede, del matrimonio, della paternità. Giuseppe non ascolta la paura e diventa vero padre di Gesù. Per lui vale davvero il primato dell’amore: accogliere Maria e il dono che lei porta; lasciare che la Parola risvegli nel profondo quel sogno segreto che è Dio stesso.

Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ciò che è in Maria viene da Dio. Giuseppe sposandone la madre, accoglie il Figlio.


v.21: Ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai. Maria lo partorisce; tu gli dai il nome, entri in relazione con lui e lui con te. Questa è la dignità dell’uomo, essere suo interlocutore, parlare con lui da amico ad amico. Generare un figlio è facile, ma essergli padre e madre, amarlo, farlo crescere, farlo felice, insegnargli il mestiere di uomo, questa è tutta un’altra avventura.

Gesù: Significa «Dio-salva». E’ il nome di Dio, la sua realtà per chi lo invoca: «Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato» (At 2,21). In nessun altro nome c’è salvezza (At 4,12), perché è il nome dal quale ogni nome prende vita.

Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. «Tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore -, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato» (Ger.31,34). Chiamiamo Dio per nome proprio in quanto perduti che vengono salvati. Dio è amore senza limiti: lo sperimentiamo come tale solo nel perdono.


v.22-23: Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di …

E’ citazione da Isaia7,14 (cf prima lettura), dove al re è promesso un figlio, garanzia della fedeltà di Dio. E’ un segno che il re non osa chiedere e che Dio invece vuol dargli.

Emmanuele, che significa Dio con noi. Gesù è il «Dio – che – salva» perché è il «Dio – con – noi». E se Dio è con noi e per noi, chi sarà contro di noi (cf Rm8,32ss)? «Con» significa relazione, intimità, unione, consolazione, gioia, sforzo. Lui è sempre con noi, in nostra compagnia (28,20). 


v.24: Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore…

Il sonno di Giuseppe, per la Parola che il Signore gli rivolge, diventa un risveglio, una resurrezione.

E prese con sé la sua sposa. Dopo i dubbi e i sogni, dopo una dura prova, Giuseppe la «prese con sé». Come Maria, egli scava spazio nel suo cuore per accogliere il bambino. E Maria entra nella casa del sognatore, lascia la casa di suo padre per affidarsi ad un altro, in un cammino di comunione che la porterà a costruire una nuova casa. Maria lascia la casa del sì detto a Dio e va nella casa del sì detto a un uomo. Maria è la donna del sì, ma il suo primo sì l’ha detto a Giuseppe, l’angelo la trova già promessa, già legata, già innamorata.

Nel Vangelo di Luca, come abbiamo ricordato, l’annunciazione è fatta a Maria; secondo il Vangelo di Matteo l’annunciazione è invece fatta a Giuseppe. Se sovrapponiamo i due brani, scopriamo che in realtà l’annuncio è fatto alla coppia, la chiamata è rivolta allo sposo e alla sposa insieme, dentro il matrimonio. Dio parla a tutti e due, al giusto e alla vergine innamorati. Lavora dentro le famiglie, dentro le nostre case, nel dialogo, nel dramma, nelle crisi, nei dubbi. Dio non ruba spazio alla famiglia, non divide la coppia, chiede e cerca questo doppio sì, un sì che diventa creativo proprio perché condiviso.

La comunione è una forza creativa e costruttiva, perché la coppia è molto più che la somma di due solitudini, è l’immagine di Dio. Immagine e somiglianza, riflesso del volto del Creatore, è la coppia: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). La coppia non solo immagine del Creatore, ma di più: è immagine della Trinità, di un Dio che è in se stesso reciprocità, dono, comunione, vita che dà vita.

E’ la casa il luogo dove Dio si fa prossimo, si fa vicino, perché parla prima di tutto attraverso i volti delle persone che ci ha messo accanto, ci guarda prima di tutto con lo sguardo delle persone che vivono accanto a noi. Dio, in ognuna delle nostre case, invia angeli, come quelli di Maria, invia sogni e progetti, come quelli di Giuseppe. I nostri primi annunciatori sono coloro che vivono con noi, messaggeri dell’invisibile, annunciatori dell’infinito.

http://www.figliedellachiesa.org



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Questa voce è stata pubblicata il 16/12/2016 da in Anno A, Avvento, ITALIANO, Lectio della Domenica con tag , .

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