COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Avvento con Francesco (4)

Avvento con Francesco (4)


OMILIE del Papa durante l’Avvento 2013
Quarta Settimana

Lunedì 22 Dicembre > (Feria – Viola) Feria propria del 22 Dicembre
1Sam 1,24-28   1Sam 2   Lc 1,46-55:
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente.
Martedì 23 Dicembre > (Feria – Viola) Feria propria del 23 Dicembre
Ml 3,1-4.23-24   Sal 24   Lc 1,57-66:
Nascita di Giovanni Battista.
Mercoledì 24 Dicembre > (Feria – Viola) Feria propria del 24 Dicembre
2Sam 7,1-5.8-12.14.16   Sal 88   Lc 1,67-79:
Ci visiterà un sole che sorge dall’alto.
Mercoledì 24 Dicembre > (SOLENNITA’ – Bianco) NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELLA VIGILIA
Is 62,1-5   Sal 88   At 13,16-17.22-25   Mt 1,1-25:
Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide.
Giovedì 25 Dicembre > (SOLENNITA’ – Bianco) NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELLA NOTTE
Is 9,1-6   Sal 95   Tt 2,11-14   Lc 2,1-14:
Oggi è nato per voi il Salvatore.
Giovedì 25 Dicembre > (SOLENNITA’ – Bianco) NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELL’AURORA
Is 62,11-12   Sal 96   Tt 3,4-7   Lc 2,15-20:
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino.
Giovedì 25 Dicembre > (SOLENNITA’ – Bianco) NATALE DEL SIGNORE – MESSA DEL GIORNO
Is 52,7-10   Sal 97   Eb 1,1-6   Gv 1,1-18:
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Venerdì 26 Dicembre > (FESTA – Rosso) SANTO STEFANO
At 6,8-12;7,54-60   Sal 30   Mt 10,17-22:
Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.
Sabato 27 Dicembre > (FESTA – Bianco) SAN GIOVANNI
1Gv 1,1-4   Sal 96   Gv 20,2-8:
L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Domenica 28 Dicembre > (FESTA – Bianco) SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO B)
Gen 15,1-6; 21,1-3   Sal 104   Eb 11,8.11-12.17-19   Lc 2,22-40:
Il bambino cresceva, pieno di sapienza.

Feria propria del 22 Dicembre

1Sam 1,24-28   1Sam 2   Lc 1,46-55:
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

O Re delle genti e pietra angolare della Chiesa: vieni e salva l’uomo che hai tratto dalla terra.

nativity-story-elizabethMaria trova Elisabetta sua cugina e la gioia dilaga: guardandosi negli occhi le due donne ora sanno che è tutto vero, che non sono vittima di allucinazioni, che, davvero, infine, Dio viene a visitare il suo popolo e lo fa attraverso di loro. Si abbracciano nel cortile polveroso della casa di Elisabetta, davanti ai due mariti smarriti e divertiti. E cantano, e danzano nella polvere. Ora è Maria che canta, cucendo insieme cento citazioni bibliche, che parlano di poveri fatti re e di arroganti rotolati dai loro troni, di un Dio che interviene, spiegando il suo potente braccio, ricolmando gli affamati, umiliando i ricchi… Una danza piena di gioia e di luce, perché, davvero, Dio continua a salvarci. A pochi giorni dal Natale, da questo Natale, vogliamo anche noi cantare il nostro Magnificat, guardando, intorno a noi e in noi, i tanti prodigi che il Signore compie. Il nostro mondo usa sempre la nostra personale soddisfazione come metro di giudizio, Maria ci insegna, invece, che la nostra vita è al servizio del progetto divino e che si misura dalla capacità avuta di collaborare alla costruzione del Regno. La nostra vita può anche essere piccola e insignificante, ma il Signore la usa per compiere grandi cose…

Arriva il Natale e tutti, più o meno, stiamo preparando gli ultimi regali o gli inviti per la cena. Ma oggi, all’inizio della settimana, a pochissimi giorni dalla grande notte in ci chiederemo a Cristo di nascere nei nostri cuori, siamo invitati a gioire, a spalancare il nostro cuore alla gioia e alla danza, come Anna, la madre di Samuele che diventerà un grandissimo profeta, come la piccola Maria di Nazareth, che canta insieme a sua cugina le meraviglie del Signore. Qualcuno, lo so, passerà un Natale orribile. Chi lo vivrà in solitudine o nel letto della propria malattia, chi ha subito un lutto recentemente non potrà fare a meno di dimorare in un clima di penosa riflessione. Allora invito i fratelli e le sorelle provati dalla vita a fare come Maria che, invece di guardare alle sue fatiche e al futuro incerto, guarda al passato e a ciò che Dio ha fatto nella storia dell’umanità. Nella logica del Regno leggiamo la storia come un lento ed inesorabile dispiegamento di luce e di grazia, il progetto di salvezza da parte di un Dio che ama la propria creazione. Forse la mia vita non è stata granché, forse, alla fine, le parti oscure e la mediocrità hanno prevalso. Ma vedere che la tenerezza di Dio si dispiega sull’umanità, fa nascere in me un grido di gioia, come in Maria. (Paolo Curtaz)

Feria propria del 23 Dicembre

Ml 3,1-4.23-24   Sal 24   Lc 1,57-66:
Nascita di Giovanni Battista 23 Dicembre 2013

A Natale, facciamo posto a Gesù invece che alle spese e al rumore

A Natale, come Maria, facciamo posto a Gesù che viene. il Signore visita ogni giorno la sua Chiesa ed ha messo in guardia da un atteggiamento di chiusura della nostra anima. Il cristiano deve sempre vivere in vigilante attesa del Signore.

Natale è vicino. In questi giorni che precedono la nascita del Signore, la Chiesa, come Maria, è in attesa di un parto. Anche Lei “sentiva quello che sentono tutte le donne in quel tempo”. Sente queste “percezioni interiori nel suo corpo, nella sua anima” che il figlio sta arrivando. Maria sente nel cuore che vuole guardare il volto del suo Bambino. Noi come Chiesa “accompagniamo la Madonna in questo cammino di attesa” e quasi “vogliamo affrettare questa nascita” di Gesù. Il Signore viene due volte, “quella che commemoriamo adesso, la nascita fisica” e quella in cui “verrà alla fine a chiudere la storia”. Ma, come afferma San Bernardo, c’è anche una terza nascita: “C’è una terza venuta del Signore: quella di ogni giorno. Il Signore ogni giorno visita la sua Chiesa! Visita ognuno di noi e anche la nostra anima entra in questa somiglianza: la nostra anima assomiglia alla Chiesa, la nostra anima assomiglia a Maria. I padri del deserto dicono che Maria, la Chiesa e l’anima nostra sono femminili e quello che si dice di una, analogamente si può dire dell’altra. La nostra anima anche è in attesa, in questa attesa per la venuta del Signore; un’anima aperta che chiama: ‘Vieni, Signore!’”.

E anche ad ognuno di noi, in questi giorni, “lo Spirito Santo ci muove a fare questa preghiera: Vieni! Vieni!”. Tutti i giorni dell’Avvento “abbiamo detto nel prefazio che noi, la Chiesa, come Maria, siamo vigilanti nell’attesa”. E la vigilanza “è la virtù” del pellegrino. Noi tutti “siamo pellegrini!”: “E mi domando: siamo in attesa o siamo chiusi? Siamo vigilanti o siamo sicuri in un albergo, lungo il cammino e non vogliamo più andare avanti? Siamo pellegrini o siamo erranti? Per questo la Chiesa ci invita a pregare questo ‘Vieni!’, ad aprire la nostra anima e che la nostra anima sia, in questi giorni, vigilante nell’attesa. Vigilare! cosa succede in noi se viene il Signore o se non viene? Se c’è posto per il Signore o c’è posto per feste, per fare spese, fare rumore… La nostra anima è aperta, com’è aperta la Santa Madre Chiesa e com’era aperta la Madonna? O la nostra anima è chiusa e abbiamo attaccato sulla porta un cartellino, molto educato, che dice: ‘Si prega di non disturbare!’”.

“Il mondo non finisce con noi, noi non siamo più importanti del mondo: è il Signore, con la Madonna e con la Madre Chiesa!”. Ecco allora, “ci farà bene ripetere” l’invocazione: “O saggezza, o chiave di Davide, o Re delle genti, vieni!”: “E oggi ripetere tante volte ‘Vieni!’, e cercare che la nostra anima non sia un’anima che dica: ‘Do not disturb’. No! Che sia un’anima aperta, che sia un’anima grande, per ricevere il Signore in questi giorni e che incominci a sentire quello che domani nell’antifona ci dirà la Chiesa: ‘Sappiate che oggi viene il Signore! E domani vedrete la sua gloria!’”.
(Papa Francesco, Avvento 2013)

Feria propria del 24 Dicembre

2Sam 7,1-5.8-12.14.16   Sal 88  Lc 1,67-79:
Ci visiterà un sole che sorge dall’alto.

O Astro che sorgi, splendore di luce eterna e sole di giustizia: vieni, e illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte.

Giovanni è il suo nome. Ha obbedito, questa volta, Zaccaria, non ha tentennato come al tempio, quando ha dubitato della nascita di suo figlio data la sua età avanzata. Non ha opposto obiezioni normali e scontate: l’angelo non aveva gradito quel suo lieve tentennamento e lo aveva costretto al forzoso silenzio per nove mesi. Ora il bambino del prodigio è nato, e Zaccaria ha imparato la lezione, non esita, accondiscende al progetto di Dio. E la sua lingua si scioglie, infine. Solo quando ci affidiamo al Signore con verità e passione possiamo dire le parole di Dio, cogliere, nella nostra vita, i riflessi della sua presenza. È un fiume, ora, Zaccaria, benedice il Signore, lo loda, lo esalta. Il ritiro forzoso gli ha fatto decisamente bene! Ci siamo: pronti o meno, questa sera il Signore ancora chiederà accoglienza nelle nostre vite, chiederà di nascere in mezzo a noi, di fare del nostro cuore la sua mangiatoia. Col cuore gonfio di attesa o ingombro di dolore e di delusione, il Signore chiede ospitalità, per fare, ognuno di noi, esperienza di quanto egli possa colmare il nostro cuore e e suscitare una salvezza potente.

Eccoci, ormai manca poco. Tra poche ore, nel cuore della notte secondo la tradizione cristiana, la Vergine partorirà, darà alla luce il suo figlio primogenito. È una giornata piena di attesa, quella di oggi: per alcuni, finito il lavoro, di tratterà di organizzarsi per fare gli ultimissimi regali, o ci si metterà in viaggio per fare cena con gli amici o i famigliari. Per altri, troppi, ancora troppi, il tempo passerà a gestire la nostalgia, a sperare che il Natale passi in fretta. Mi capita, da prete, di immaginarmi in tempo reale le vicissitudini della santa Famiglia. Me lo vedo, Giuseppe, arrivare a Betlemme e cercare di rassicurare la propria sposa che lo invita a sbrigarsi. Lo immagino bussare a mille porte per avere un po’ di aiuto e di ricevere solo risposte negative. Sorrido, pensando a che brutto modo di nascere è quello di Dio, alla tensione che smentisce le nostre melodie natalizie. Immagino il volto più sereno di Giuseppe che fa accomodare la sua sposa in una stalla, ormai pronta al parto, e corre a cercare dell’acqua fresca. Stupore di Dio che sceglie di nascere nella miseria di un barcone di immigrati! Splendore dell’Immenso che si fa partorire in una favelas in mezzo al fango! Mistero di un Dio che si fa ultimo perché nessun ultimo si senta più solo! Benedetto il Signore Dio di Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo! (Paolo Curtaz)

 

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Questa voce è stata pubblicata il 18/12/2016 da in ITALIANO, Lectio della Settimana, Liturgia, Settimanale con tag .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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