COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Lectio dell’Ottava di Natale

Lectio dell’Ottava di Natale

25 Dicembre
(SOLENNITA’ – Bianco)
NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELLA NOTTE
Is 9,1-6   Sal 95   Tt 2,11-14   Lc 2,1-14:
Oggi è nato per voi il Salvatore.
25 Dicembre
(SOLENNITA’ – Bianco)
NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELL’AURORA
Is 62,11-12   Sal 96   Tt 3,4-7   Lc 2,15-20:
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino.
25 Dicembre
(SOLENNITA’ – Bianco)
NATALE DEL SIGNORE – MESSA DEL GIORNO
Is 52,7-10   Sal 97   Eb 1,1-6   Gv 1,1-18:
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
26 Dicembre
(FESTA – Rosso)
SANTO STEFANO
At 6,8-12;7,54-60   Sal 30   Mt 10,17-22:
Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.
27 Dicembre
(FESTA – Bianco)
SAN GIOVANNI
1Gv 1,1-4   Sal 96   Gv 20,2-8:
L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro

28 Dicembre
(FESTA – Rosso)
SANTI INNOCENTI
1Gv 1,5-2,2   Sal 123   Mt 2,13-18:
Erode mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme.
29 Dicembre
(Feria – Bianco)
29 Dicembre – V giorno fra l’ottava di Natale
1Gv 2,3-11   Sal 95   Lc 2,22-35:
Luce per rivelarti alle genti.
30 Dicembre
(Feria – Bianco)
30 Dicembre – VI giorno fra l’ottava di Natale
1Gv 2,12-17   Sal 95   Lc 2,36-40:
Anna parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione.
 31 Dicembre
(Feria – Bianco)
31 Dicembre – VII giorno fra l’ottava di Natale
1Gv 2,18-21   Sal 95   Gv 1,1-18:
Il Verbo si fece carne.
1 Gennaio
(SOLENNITA’ – Bianco)
MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
Nm 6, 22-27   Sal 66   Gal 4,4-7   Lc 2,16-21:
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.

Vaticano, Papa Francesco celebra la sua prima messa di Natale in San Pietro

26 Dicembre – SANTO STEFANO
Mt 10,17-22: Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.

Il giorno dopo Natale è dedicato alla digestione, siamo onesti. O alla depressione, per i tanti che hanno passato il Natale fatto di mille luci e di famiglie felici da pubblicità… soli a casa, senza ricevere un dono o una telefonata. Un giorno da cancellare, dove i bambini passano da un gioco all’altro, gli adulti fanno buoni propositi di dieta e amenità del genere. Un giorno da restare seduti in pace a stordirsi di televisione. E la Chiesa che fa? Rovina il clima natalizio celebrando la festa del primo martire. Che cattivo gusto! Una scena violenta in un contesto così armonioso e ovattato! Fa benissimo, la liturgia, a darci uno scossone, a ricordarci che è pieno di sangue il Natale che abbiamo riempito di zucchero. È brutale, il Natale, un pugno in pieno stomaco. Non è accolto il Dio che viene, le tenebre lo fuggono, non lo vogliono. Le stucchevoli musiche natalizie non cambiano la realtà: quel Dio non lo vogliamo, per carità! Noi vogliamo un Dio che ci risolve i problemi, non uno che ce ne crei! È segno di contraddizione, il Signore Gesù, ci obbliga a schierarci. È una cosa seria, la venuta di Dio, qualcosa che ha a che fare con la forza e la testimonianza fino alla morte. Altro che giorno di riposo! (Paolo Curtaz)

27 Dicembre – SAN GIOVANNI
Gv 20,2-8: L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro

 Ieri Stefano, oggi l’evangelista Giovanni, colui che più di ogni altro è volato alto, ha saputo fissare lo sguardo verso il sole, come, secondo la leggenda, sanno fare le aquile. Davanti all’apparente normalità della nascita di un primogenito di una coppia di giovani sposi, Giovanni vede e testimonia l’inaudito di Dio: il Verbo di Dio ha piantato la tenda in mezzo a noi. Certo l’evangelista ha fatto un lungo percorso e solo alla luce della Pasqua possiamo capire davvero chi sia quel bambino. Perciò in questo clima natalizio leggiamo il vangelo della resurrezione, per legare i misteri della fede. Il bambino che veneriamo è già il crocefisso e il risorto! Giovanni ci insegna a superare l’emotività per andare all’essenziale, per diventare finalmente credenti. Gesù bambino non intenerisce come fanno i neonati ma ci obbliga a chiederci se davvero crediamo un Dio che si fa uomo, che diventa uno di noi. Perché è qui il cuore del nostro stupore: l’immensità di Dio si racchiude in una culla e la sua Parola si comprime nel vagito di un neonato affamato. Roba da far tremare i polsi. O da spalancare il cuore alla fede e allo stupore. (Paolo Curtaz)

28 Dicembre – SANTI INNOCENTI
Mt 2,13-18: Erode mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme.

Festa sgradevole, quella in cui ci siamo ricordati che quel bambino che festeggiamo è segno di contraddizione, ci obbliga a schierarci. Sia: celebrare il primo martire il giorno dopo la nascita del Messia ci richiama alla serietà del discorso, lo toglie dalle nebbioline devozionali per riportarlo nel terreno della fede autentica. E oggi, non paga, non soddisfatta, la liturgia ci chiede di celebrare san Giovanni, il quarto evangelista. Che c’entra? Ho una mia teoria: Giovanni è stato l’evangelista che, più di ogni altro, è volato alto nel cielo della fede, è un’aquila che ha fissato il sole. Il suo vangelo è il più denso, riservato a chi, nella fede, ha già fatto un bel percorso, un “master” per discepoli; per chi, conosciuto il Signore Gesù, desidera penetrarne il mistero. È come se la Chiesa ci invitasse a superare l’apparenza, ad andare oltre, a volare alto. Quel bambino fa tenerezza, certo, come tutti i bambini del mondo, ma inquieta perché ci obbliga a riflettere: chi è, veramente, quel bambino? La pagina della resurrezione ci aiuta a capire il mistero: se celebriamo la nascita di quel bambino è perché lo professiamo Signore morto e risorto. La resurrezione motiva e spiega il Natale… (Paolo Curtaz)

29 Dicembre – V giorno fra l’ottava di Natale
Lc 2,22-35: Luce per rivelarti alle genti.

Non sono molti coloro che accolgono Dio: Maria, il suo amato sposo, i pastori, i magi… E un personaggio sconosciuto ai più: Simeone. Simeone è anziano e sconfortato, ha vissuto a Gerusalemme e ha visto ricostruire il tempio, innalzare le imponenti mura, decorarne gli esterni, e lo ha visto poi riempirsi di pellegrini. Un tempio tornato al suo antico splendore, con la classe sacerdotale e la rinascita di una città che, però, non è stata accompagnata in ugual misura dalla crescita della fede. È sconfortato, Simeone, come spesso sono le persone anziane un po’ deluse dalla vita. Eppure sale al tempio, ancora una volta, ha fiducia, aspetta ancora, nonostante la sua età avanzata. E fa bene. Li vede. Quanti li hanno incrociati? Una coppia di paesani, smarriti nei grandi corridoi del tempio brulicante di gente: la madre stringe un neonato avvolto in un manto, lo sposo porta due colombe da offrire in sacrificio, l’offerta dei poveri. Molti li guardano, uno solo li vede, Simeone. E capisce. Che folle, la logica di Dio! Che folle! Sorride, ora, Simeone, mentre prende il bambino davanti ai due genitori smarriti. Ecco la luce. Non il tempio, non i cruenti sacrifici, ecco la luce. (Paolo Curtaz)

30 Dicembre – VI giorno fra l’ottava di Natale
Lc 2,36-40: Anna parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione.

Come Simeone, anche Anna, un’anziana vedova a servizio del tempio, vede il bambino, e il suo cuore si riempie di Gioia. Simeone e Anna rappresentano tutte le persone che, con semplicità e fedeltà, seguono il Signore, nelle nostre parrocchie, prestando qualche servizio, partecipando ogni giorno alle celebrazioni. Il Signore accetta anche questo tipo di presenza, gradisce queste persone che rappresentano lo zoccolo duro delle nostre povere comunità. E dice: anche vivendo la fedeltà con abitudine, senza grandi eventi, possiamo accogliere il Signore nel suo Natale. Dio chiede di essere accolto, di nascere nel cuore di ogni discepolo, di ogni uomo: i giorni che stiamo vivendo ci aiutano a spalancare il nostro cuore e la nostra vita alla fede del Dio che viene. Paradossalmente, dopo duemila anni di cristianesimo, il rischio è quello di anestetizzare il Natale di stravolgerne il significato, di renderlo insopportabile, inutile. Le persone che soffrono, che vivono sole, vivono il Natale come una festa infinitamente dolorosa. A loro, invece, Dio dice che sono i privilegiati, i prescelti, coloro che possono riconoscere il Dio fattosi povero. (Paolo Curtaz)

31 Dicembre – VII giorno fra l’ottava di Natale
Gv 1,1-18: Il Verbo si fece carne.

Strano giorno, l’ultimo dell’anno. Un giorno dimenticato, l’ultimo, appunto, che ci vede preoccupati per la veglia e il passaggio scaramantico al 2013. Un giorno di lavoro, per alcuni, tutti comunque proiettati ad organizzare un momento di gioia in famiglia, se possibile. E la liturgia ci stupisce, ancora, riportando il complesso e teologico ragionamento di san Giovanni. Quel bambino che abbiamo celebrato, quello che è segno di contraddizione, che occorre contemplare alla luce della resurrezione, quel bambino è il Verbo di Dio. Non un uomo particolare, un grande profeta, uno incaricato di rendere presente Dio, ma proprio la presenza stessa di Dio. Vola in alto, Giovanni, e vede il progetto di un Dio che sceglie di piantare la sua tenda in mezzo a noi per poterci fare diventare come lui… Noi, che abbiamo accolto la luce, pur nel nostro limite, diventiamo figli, entriamo nel misterioso mondo dell’intimità divina. E la nostra vita diventa una progressiva scoperta di ciò che siamo e che ancora possiamo diventare. Proviamo, in questo ultimo giorno, a ritagliarci dieci minuti, con l’agenda dell’anno appena trascorso in mano, e ripercorrere ciò che abbiamo vissuto, trovando le tracce di luce che ci hanno condotto a Dio. (Paolo Curtaz)

1 Gennaio – MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
Lc 2,16-21: I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino.
Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.

Mettere insieme i pezzi

È passata una sola settimana dalla notte di natale e la liturgia ci invita ad iniziare l’anno civile in compagnia di Maria, madre di Dio. Una liturgia curiosa, a metà fra la necessità di ‘battezzare’ la pagana festa del passaggio dell’anno e la voglia di ridire il mistero dell’incarnazione di Dio.

Ecco Dio, dicevamo. Inatteso, stupefacente, diverso, inquietante, donato nella sua disarmante fragilità. Ecco Dio, ci ripetiamo da una settimana intera, quasi scrollandoci la sensazione di intorpidimento che ci ha dato la festa natalizia. Rimessi negli armadi i panni un po’ frusti del vecchiardo Babbo Natale, digerite le (troppo) luculliane pietanze, superato (spero!) il dolore devastante di chi vive da solo (e male) ogni Natale, è tempo di lasciare spazio alla teologia: mettiamo da parte emozioni e tradizione e riappropriamoci della fede.

Dunque

Natale è uno schiaffo pacifico ai nostri pregiudizi e alle nostre convinzioni, e, preso sul serio, ci scomoda e ci obbliga a riflettere.

Siamo convinti che Dio non ci sia, che sia il grande assente della nostra modernità: davanti ai grandi drammi della natura siamo sempre pronti a far salire sul banco degli imputati Dio e scivoliamo sulle eventuali responsabilità degli uomini (violenza e guerra sono opera nostra!). I tragici fatti (di questi tempi in medio oriente), ci riportano alla verità e alla responsabilità dell’uomo, capace di crearsi un inferno in terra, fosse anche terra benedetta dalla presenza di Dio. La violenza e l’incomprensione non sono segno dell’indifferenza di Dio, ma conseguenza del nostro tenerlo fuori dai nostri giochi, lontano dalle nostre logiche di potere e di dominio.

Natale, invece, dice che non è Dio ad essere assente, ma che è l’uomo il grande assente della Storia. Eterno adolescente, come Adamo che si nasconde da Dio che lo cerca, l’uomo fugge l’inquietudine per non mettersi in gioco: la luce viene nelle tenebre ma i suoi non l’hanno accolta. Siamo convinti che Dio c’è ed è strano, inaccessibile, incomprensibile. Che è meglio tenerselo buono, semmai ne avessimo bisogno e, quando ne abbiamo bisogno, chiediamo e invochiamo e imploriamo per avere una grazia, un favore; Lui che è Onnipotente potrebbe (dovrebbe!) ascoltare noi suoi figli, noi devoti.

Natale, invece, dice che Dio diventa fragile, che chiede, invece di donare, che elemosina, invece di elargire che, per amore, annienta se stesso, si umilia abbandonando la sua divinità perché noi possiamo (un poco) sperimentare la divinità. Siamo convinti che Dio sia nelle cose del cielo, nei momenti forti, nei luoghi sacri, nelle lunghe celebrazioni (spesso noiosette), nelle settimane di ritiro, nelle messe domenicali. E ci lamentiamo di non potere, di non avere il tempo, di non riuscire, i monaci loro sì, beati, i santi loro sì, ma noi poveri cristi…

Natale, invece, ci parla dell’incarnazione di Dio, del fatto che, facendosi uomo, Dio riempie di santità ogni frammento di vita, dallo straccio per lavare i pavimenti, alla mano unta del meccanico, allo sforzo ripetitivo dell’operaio in fabbrica. Non esistono più luoghi e tempi sacri. Esiste un luogo e un tempo santo: la mia vita, quella che Dio sceglie di abitare.

Per accorgerci di questa trasfigurazione abbiamo bisogno di silenzio e preghiera (che serve sempre e soltanto se cambia il mio sguardo sulla vita) come fa Maria la bella.

Mettere insieme i pezzi

Luca dice che Maria serbava nel cuore tutti questi eventi, mettendo insieme i pezzi.

Iniziando questo anno nuovo (mi spiace per gli astrologhi ma sarà molto simile a quello appena passato!) la liturgia ci dice di imitare Maria, di dedicare del tempo al ‘dentro’, di accorgerci di Dio. Manca un centro nella nostra vita, siamo travolti dalla vita vissuta. Come il bucato ammucchiato nella bacinella, ci serve un filo a cui appendere tutte le cose ad asciugare. Questo centro unificatore che è la fede ci è prezioso, indispensabile. Perché non assumerci l’impegno in questo anno che inizia, di ripartire da Dio, di mettere l’ascolto della Parola e la meditazione al centro della nostra giornata? Solo così ci accorgeremo che Dio ci sorride.

Sorriso

‘Far splendere il volto’, è uno splendido semitismo che indica il sorriso di una persona: quando sorridiamo il nostro volto si illumina.

Questo vi auguro, cordialmente, amici lettori, qualunque cosa accada in questi mesi: che possiate cogliere negli eventi della vostra caotica vita il volto sorridente di Dio.

Dio sorride, ovvio. Chi ama, anche nelle avversità, sorride. Il volto di Dio sorridente ci viene svelato dal neonato Gesù. Dio sorride, non è imbronciato, né impenetrabile, né scostante, né innervosito, macché. Dio sorride, sempre.

Il problema, semmai, siamo noi. Nei momenti di fatica e di dolore non guardiamo verso Dio, siamo travolti dall’emozione, non riconosciamo in Dio nessun sorriso. Non aspettatevi che Dio vi risolva i problemi, né che vi appiani la vita o ve la semplifichi. La vita è mistero e come tale va accolta e rispettata. Ma se Dio vi sorride, sempre, significa che esiste un trucco che non vedo, una ragione che ignoro, e allora mi fido. Qualunque succeda nella tua vita, quest’anno, che Dio ti sorrida, amico lettore. (Paolo Curtaz)



 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 26/12/2016 da in ITALIANO, Lectio della Settimana, Liturgia, Settimanale con tag .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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