COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Solennità della Madre di Dio (A) Commento

Solennità di Maria, Madre di Dio:
1 gennaio, ottava di Natale.
Luca 2,16-21

I pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Jacopo Bassano, Adorazione dei pastori, 1550 circa, Gallerie dell'Accademia, Venezia (particolare)

I tre fondamenti della festa
Commento al Vangelo di ENZO BIANCHI

«Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, al bambino fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre». In questo breve versetto, che costituisce la conclusione e il vertice del brano evangelico odierno, sono contenuti i tre fondamenti della festa che segna anche l’inizio dell’anno civile nelle terre dell’occidente. Cerchiamo dunque di addentrarci nella contemplazione di questo triplice mistero.

Gesù è nato a Betlemme (cf. Lc 2,4.15), ma potremmo dire che otto giorni dopo si canta la sua identità e perciò la sua appartenenza: come era prescritto dalla Legge, Gesù viene circonciso per entrare così nell’«alleanza santa» stipulata da Dio con Abramo (cf. Gen 17,10-11). Nella carne di Gesù quella ferita, che resterà per sempre, indica il suo essere figlio di Abramo, in alleanza definitiva e perenne con il suo Dio: quel segno inciso nel corpo di Gesù narra il suo essere ebreo, ed ebreo per sempre. Luca ricorda questo evento perché è decisivo riguardo all’identità e all’appartenenza di Gesù: la circoncisione è segno della promessa fatta ai padri che ora si è compiuta (cf. Lc 1,72-73), anche se è segno che verrà trasceso dalla Nuova Alleanza, per la quale appare necessaria la circoncisione non fatta da mano d’uomo (cf. Col 2,11), la circoncisione del cuore già richiesta dai profeti (cf. Ger 4,4)…

Ma la circoncisione è anche la circostanza in cui viene dato il nome al bambino, e così avvenne anche per Gesù: Giuseppe e Maria lo chiamano Jeshu’a. In realtà questo nome – che fa riferimento all’impronunciabile Nome di Dio, JHWH – è dato da Dio stesso (cf. Lc 1,31), non dagli uomini: Gesù è un bambino che nasce per volontà e azione di Dio e, quindi, dargli il nome spetta a Dio. Jeshu’a è invocazione di salvezza – «Signore, salva!» – ma è anche azione di salvezza – «il Signore salva»; questo nome, che racchiude in sé la vocazione personalissima e unica affidata a Gesù da Dio, abiliterà Gesù stesso a essere chiamato, dalla comunità cristiana credente in lui, «Figlio di Dio e Signore» (cf. Lc 1,32-33). È questo il Nome santo in cui gli uomini saranno salvati, il Nome attraverso il quale saranno operati segni, il Nome grazie al quale il regno di Dio si estenderà e Satana arretrerà. E tutta la storia cristiana narra la forza, la santità e la grazia di questo Nome, quando è invocato con tutto il cuore nella gioia o nel pianto, all’inizio della vita o alle soglie della morte…

Infine, Gesù è «nato da donna» (Gal 4,4), e quella donna è Maria, la vergine di Nazaret guardata da Dio con un amore di predilezione (cf. Lc 1,48). È per opera dello Spirito santo che Maria è diventata gravida (cf. Lc 1,35), è per volontà di Dio che ha partorito colui che solo Dio poteva dare all’umanità. L’Altissimo si è fatto il Bassissimo, l’infinito si è fatto finito, l’eterno si è fatto temporale, il forte si è fatto debole: e questo, nel grembo di Maria. Sì, lo Spirito santo ha adombrato con la sua potenza il grembo di Maria e l’ha resa madre del Signore stesso: Gesù sarà detto il figlio di Maria e il Figlio di Dio. Così il frutto benedetto del grembo di questa donna è la benedizione di Dio promessa ad Abramo e ora fatta carne in Gesù, fatta uomo affinché tutte le genti siano benedette nel suo Nome. Davvero in Maria «la terra ha dato il suo frutto e ci ha benedetto Dio, il nostro Dio» (Sal 67,7).

All’inizio dell’anno civile, che di fatto è divenuto l’inizio dell’anno con cui scandiamo il succedersi degli eventi della nostra vita, questa festa ci dona un messaggio altamente significativo: la benedizione di Dio sull’umanità – cioè Gesù, nato da Maria simbolo dell’umanità intera – è su di noi ogni giorno della nostra vita, è benedizione di nozze tra Dio e l’umanità da lui amata.

http://www.monasterodibose.it


Nel segno della benedizione – La carezza di Dio
Antonio Savone

Sarà capitato a tanti, confrontati da eventi infausti, di riconoscere: “ci vuol proprio una benedizione”, attribuendo a questo gesto il potere magico di mutare finalmente la sorte infelice e far sì che le cose potessero riprendere a funzionare per il verso giusto.

È proprio nel segno di una benedizione che si apre questo nuovo anno che le condizioni economiche e sociali ci affidano pieno di incognite. È su un mare di incertezze e di paure che la liturgia ci fa invocare lo sguardo di Dio. Vogliamo che Dio ci guardi con occhi di pace e di misericordia. Come un genitore benedice il figlio che intraprende un lungo viaggio così Dio benedica ciascuno di noi all’inizio di questo nuovo anno.

Che cos’è la benedizione? La benedizione è come la carezza di Dio e tutti abbiamo bisogno di benedizioni proprio come abbiamo bisogno di carezze. Chi di noi non sente l’esigenza di essere confermato in quello che fa e nei suoi progetti? Chi di noi non ha bisogno che qualcuno gli dica: è bello che tu sia qui, sono contento per quello che stai facendo? Abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci voglia bene, che conservi per noi la sua attenzione e la sua amicizia.

Ora la benedizione non è un rito magico e tantomeno scaramantico. È gesto che immette nella corrente del bene, della vita. La benedizione di Dio tocca la nostra vita ogni volta che noi diventiamo gesto di benedizione per qualcuno, tutte le volte che noi siamo carezza per qualcuno: è quello l’inverarsi della benedizione di Dio per noi anche a costo di pagare di persona. Il bene che legava l’apostolo Paolo alle sue comunità lo avrebbe addirittura portato a volersi vedere scomunicato purché nessuno dei suoi fratelli fosse andato perduto. La nostra vita è benedetta non quando finalmente è esente dalla fatica ma quando è offerta a vantaggio di altri. Ce lo ricorda colei che oggi contempliamo come Madre della benedizione: Maria tutto ha vissuto nella consapevolezza che ciò di cui era protagonista, era l’esperienza attraverso la quale Dio le veniva incontro.

È nel segno di una benedizione quell’esistenza che contempla ciò che è stato non come qualcosa da gettare o forse da nascondere ma come qualcosa che, trasformato dalla capacità di ringraziare, diventa nuovo materiale da investire perché altri siano benedetti (la notte di Pasqua canteremo: felice colpa!).

È nel segno di una benedizione quell’esistenza che vive il tempo come grembo per una nuova fecondità e non come mera riedizione di qualcosa che già è stato.

È nel segno della benedizione quell’esistenza in cui “la libertà è il criterio, il rispetto della differenza il valore, la condivisione dei doni il giudizio”.

È nel segno della benedizione un’esistenza che vive nella consapevolezza di un Dio dalla parte dell’uomo e perciò nulla affronta con ansia e preoccupazione, ma tutto accoglie con spirito di affidamento.

È nel segno della benedizione un’esistenza che accetta di essere nuovamente rimessa in cammino anche se tentata di sedersi sul ciglio della strada o di rincorrere miraggi più seducenti.

È nel segno della benedizione un’esistenza che non fa delle sue paure un alibi per concludere che non vale la pena assumere lo stile del vangelo.

È nel segno della benedizione un’esistenza che non resta aggrappata alle sicurezze raggiunte ma in tutto ciò che di nuovo le si presenta prova a scorgere e accogliere il tesoro che Dio ha ancora in serbo per noi.

È nel segno della benedizione un’esistenza che non si nasconde dietro dichiarazioni di principio ma si nutre di silenzio e di ascolto soprattutto a fronte di vicende difficili che la coinvolgono direttamente o indirettamente.

È nel segno della benedizione un’esistenza che conferisce diritto di parola a persone semplici e umili senza assumere il ruolo di chi ha la pretesa di insegnare, informare o comandare. Maria, come aveva ascoltato le parole dell’angelo, così ascolta la parola dei pastori che riferiscono “ciò che del bambino era stato detto loro”.

È nel segno della benedizione un’esistenza che non è condizionata da previsioni di statistiche o astrali ma, guidata dalla fiduciosa compagnia del Signore, si rimette nuovamente al suo giudizio e alla sua guida.

https://acasadicornelio.wordpress.com


Il Signore si curverà su di noi
Don Angelo Casati

È sempre con commozione che noi, sulla soglia di un nuovo anno ascoltiamo le parole di benedizione custodite nel libro dei Numeri. E il desiderio che si accende nel cuore di dirle su ogni persona cara. “Ecco voi benedirete così… Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio”.

Secondo la tradizione rabbinica queste erano le parole di benedizione che il sacerdote la sera diceva sul popolo, dopo aver indugiato nel tempio nell’ora dell’incenso.

E voi sapete che una sera Zaccaria, il padre di Giovanni il Battista, uscito dal tempio dopo il sacrificio dell’incenso non poté dire sugli Israeliti le parole di benedizione, era rimasto muto, faceva gesti, ma non gli riusciva di benedire.

Ecco, non vorrei – perdonate questo pensiero – non vorrei essere io questa sera un sacerdote muto, che fa gesti, gesticola, ma non dice niente, e non dice bene, non benedice. Ma perché Zaccaria era rimesto muto? Perché non aveva creduto che a Dio nulla è impossibile, e che anche un grembo, in apparenza inaridito, come quello di sua moglie Elisabetta, potesse trasalire, trasalire per il miracolo della vita.

Non aveva creduto e così sulle sue labbra non c’erano più parole di benedizione.

Perdonate se con una trasposizione forse azzardata io questa sera penso all’anno nuovo come a un grembo, come a quel grembo ritenuto ormai vecchio, inaridito: che cosa può nascere di nuovo?

Forse è qui il punto: ci facciamo sì gli auguri, ma sotto sotto, nel pensiero e nel cuore è come se fossimo convinti che è un gioco, e nulla, nulla cambierà. O tutt’al più la novità la lasciamo al caso, alla fortuna: se sei fortunato.

No. Vedete: noi leghiamo il trasalire del grembo – del grembo vecchio e inaridito – alla potenza creatrice di Dio. Anche il trasalire di questa terra! che viene dipinta come un vecchio continente, un mondo ormai decrepito.

Ecco, Signore, Dio misericordioso, noi ti affidiamo questa nostra terra, questo piccolo povero cuore. Noi crediamo che per tuo dono, per la luce del tuo Spirito, questa terra e questo cuore potranno rigenerarsi e generare qualcosa di nuovo in questo anno.

Tu ci benedici. Dici bene a noi e se tu dici bene a noi, a noi viene il bene, quello che ai tuoi occhi è il bene per noi. Viene perché le tue parole non sono come i nostri auguri. I nostri auguri, pur se colmi di affetto, di sentimenti non vanno al di là di un desiderio. La tua parola, Signore, è efficace, la tua benedizione è vera, e si compie.

Fa che crediamo, Signore, per non rimanere muti.

La parola di benedizione continua così: “Il Signore faccia brillare il suo volto su di te, ti sia propizio”. È scritto nel Salmo (44,4): “Non fu il loro braccio a salvarli, ma la tua destra e la luce del tuo volto perché tu li amavi”.

Come è bello che questa benedizione di Dio sia a pochi giorni dalla memoria del Natale, giorno in cui questo desiderio, questo augurio: “Il Signore faccia brillare il suo volto su di te” ha preso tutta la sua pienezza nella nascita di Gesù: il volto di Dio nella sua infinita benevolenza si è fatto visibile, è brillato su di noi.

I pastori tornavano ai loro greggi, alle loro notti, alla fatica di vivere, ma su di loro era brillato il volto di Dio. Così noi ritorniamo alle nostre case, alla fatica di vivere, ma su di noi è brillato il volto di Dio: “faccia brillare su di te il suo volto, e ti sia propizio”.

“Ti sia propizio”: gli esegeti ci dicono che l’espressione “ti sia propizio” dice il piegarsi di Dio, il suo curvarsi amoroso.

Ha inclinato i cieli ed è disceso, si è curvato su di noi. Discenderà anche nei nostri prossimi giorni e ancora si curverà – la fede ce lo dice – su di noi.

Ce ne andiamo con questa certezza. Come saranno i giorni, i giorni futuri non lo sappiamo. Ma sappiamo che lui, il Signore, si curverà su di noi.

http://www.sullasoglia.it

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