COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

1º gennaio: Benedire, custodire, conservare nel cuore

Lc 2,16-21
Nell’ora del passaggio da un anno all’altro, due figure si stagliano nel racconto del Vangelo di Luca: i pastori e Maria.

Adorazione pastori

Immagino che tutti, forse tutti, vorremmo essere come i pastori, di cui è scritto – “se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto”.

Avevano visto poco – direte voi -: una grotta che rimaneva grotta, una mangiatoia che rimaneva mangiatoia, e fasce ruvide che rimanevano fasce ruvide. Anche i loro recinti rimanevano recinti, le notti di veglia rimanevano notti di veglia, le pecore quelle di sempre. Una vita senza miracoli. Ma dentro una vita senza miracoli un salvatore. E chiamati loro all’evento. Loro, razza senz’anima nel giudizio di tanti. Chiamati loro, proprio loro, i “senz’anima”! Si erano sentiti guardati, con misericordia, dall’alto, da Dio.

Anche noi ci lasciamo alle spalle un anno senza miracoli, dentro le nostre fatiche e le nostre inquietudini, dentro i giorni di una crisi strisciante, che non si è certo fermata allo scoccare della mezzanotte. Non possiamo dimenticare. Ma non possiamo nemmeno, per superficialità o ingratitudine, dimenticare dell’anno trascorso le nostre gioie e le nostre emozioni. Anche noi, come quei pastori, dentro la trama ruvida delle nostre giornate “abbiamo udito e abbiamo visto”. Abbiamo udito i passi silenziosi di un Dio che camminava e cammina con noi- Abbiamo visto le tracce del suo passaggio, come orme sulle acque, solo le tracce – lui non l’abbiamo visto in volto – e siamo qui a ringraziarlo.

Siamo qui anche a chiedere una benedizione e una custodia. Secondo il libro dei Numeri è questo l’augurio che Dio stesso vuole sulle labbra di Aronne e dei suoi figli. Sulle labbra dei sacerdoti dunque. “Direte loro…”. Che cosa dire? Direte loro: “Ti benedica il Signore e ti custodisca”. La benedizione dunque e la custodia.

La benedizione. E in questo senso è come ritornare al principio, al principio dei giorni. Il passaggio all’anno nuovo, che è inizio, evoca il lontano inizio dei giorni. Sull’inizio degli inizi, l’inizio dell’umanità – ricordate? – c’era una benedizione: “Maschio e femmina li creò… e li benedisse”. Sull’inizio una benedizione. Sull’amore una benedizione! Ci sarebbe da pensare!

Perdonate il bisticcio delle parole, la benedizione è un Dio che dice bene, bene-dice. Dice il bene e lo fa – perché Dio fa ciò che dice – lo fa per noi.

Dio dice bene di noi. Che benedizione – avranno pensato i pastori – uno che dice bene dei pastori, uno che dice bene degli irregolari, uno che dice bene di noi!

Che benedizione uno che dice bene di noi così come siamo: voi mi capite, il suo sguardo buono sulla nostra pelle. Il suo sguardo di tenerezza è proprio una benedizione, ci dà fiducia.

Ecco allora un anno per prolungare – anche noi – quella benedizione. Entri tu, entra una benedizione: che benedizione che ci sei tu! Nelle case, per le strade, nei luoghi in cui dimoreremo, Dio ci conceda di essere una benedizione. Se possibile, per quanto ci sarà possibile, che nessuno trovi in noi un volto indurito, bensì un volto luminoso, tenero, lo sguardo misericordioso di Dio e ognuno vedendoci possa dire: “Dio dice bene, anche di me, pone fiducia anche in me”. La benedizione.

E il secondo augurio è la custodia: “Ti benedica il Signore e ti custodisca”. La custodia di Dio. Ritornano alla mente in questo inizio di anno le parole del salmo 121, parole per noi:

  • Alzo gli occhi verso i monti:
  • da dove mi verrà l’aiuto?
  • Il mio aiuto viene dal Signore:
  • egli ha fatto cielo e terra.
  • Non lascerà vacillare il tuo piede,
  • non si addormenterà il tuo custode.
  • Non si addormenterà, non prenderà sonno
  • il custode d’Israele.
  • Il Signore è il tuo custode,
  • il Signore è la tua ombra
  • e sta alla tua destra.
  • Di giorno non ti colpirà il sole,
  • né la luna di notte.
  • Il Signore ti custodirà da ogni male:
  • egli custodirà la tua vita.
  • Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
  • da ora e per sempre.

Non siamo qui a chiedere miracoli, non siamo qui a chiedere di essere risparmiati dai dolori e dalle fatiche che appartengono alla vita, ma di essere sorretti. Siamo qui a chiedere di essere custoditi: che i nostri piedi non vacillino e che non ci lasciamo cadere le braccia. Siamo qui a chiedere da Dio custodia. Ma anche a chiedere di poterla a nostra volta prolungare.

Il tuo impegno d’ogni giorno sia un custodire, persone e cose che Dio ti ha dato, ti dà e ti darà, e, per quanto ti è possibile, fare di tutto perché gli altri non vacillino, perché ognuno sia custodito nella sua dignità, nei suoi diritti, nella sua pace. E lottare. Lottare perché sia riconosciuta la dignità di ogni uomo e di ogni donna, perché siano riconosciuti come uguali e inalienabili i diritti di ciascuno, di ogni persona e di ogni popolo. Perché la prima custodia è il rispetto.

E’ bello allargare oggi il pensiero a una custodia oltre i confini, oltre i confini della mia persona, della mia famiglia, perché io, tutti, apparteniamo a una famiglia più grande, per la quale sentire sulla pelle solidarietà. Come ci ricorda l’evento della circoncisione del bambino Gesù. Circonciderlo significava segnarlo, fin sulla pelle, di una appartenenza, ancora più larga di quella della sua famiglia, l’appartenenza a un popolo. L’anno nuovo ci ricordi anche questa nostra appartenenza, ce la ricordi per tutto l’anno.

Benedire, custodire. E c’è la suggestione di un terzo verbo che solo sfioro: conservare nel cuore. All’inizio dell’anno sta questa icona di Maria silenziosa, che pensa: “Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Maria è tutt’altro che una donna scolorita, non ha consegnato ad altri il compito di interrogarsi e di pensare. Fa parte della nostra più nobile umanità il compito di interrogarci e di pensare. Troppe sono le strumentalizzazioni, troppi gli imbonitori da cui guardarci, mai abdicare dunque al dono che Dio ha fatto agli umani, quello di leggere con intelligenza ciò che avviene. Compito a volte faticoso per noi, come per Maria. Faticoso, ma degno della nostra dignità di figli di Dio: Dio i suoi figli li vuole maturi e pensanti. Anni fa il Cardinale Martini affermava che il vero discrimine non è tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti.

E se ci facessimo anche questo augurio per l’anno nuovo: di parlare un po’ di meno, di agitarci un po’ di meno, di sdottorare un po’ di meno e di pensare un po’ di più, di meditare un po’ di più, di leggere un po’ di più i segni dei tempi nuovi, i segni di Dio, nella storia?

Don Angelo Casati
http://www.sullasoglia.it



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Questa voce è stata pubblicata il 01/01/2017 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO, Liturgia con tag , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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