COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della II Settimana di Natale

Seconda Settimana dopo Natale.

Commento al Vangelo del giorno.

 Adorazione-Magi

Domenica 4 Gennaio > (DOMENICA – Bianco) II DOMENICA DOPO NATALE Sir 24,1-4.12-16   Sal 147   Ef 1,3-6.15-18   Gv 1,1-18: Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Lunedì 5 Gennaio > (Feria – Bianco) Feria propria del 5 Gennaio 1Gv 3,11-21   Sal 99   Gv 1,43-51: Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele.
Martedì 6 Gennaio > (SOLENNITA’ – Bianco) EPIFANIA DEL SIGNORE Is 60,1-6   Sal 71   Ef 3,2-3.5-6   Mt 2,1-12: Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.
Mercoledì 7 Gennaio > (Feria – Bianco) Feria propria del 7 Gennaio 1Gv 3,22-4,6   Sal 2   Mt 4,12-17.23-25: Il regno dei cieli è vicino.
Giovedì 8 Gennaio > (Feria – Bianco) Feria propria dell’8 Gennaio 1Gv 4,7-10   Sal 71   Mc 6,34-44: Moltiplicando i pani, Gesù si manifesta profeta.
Venerdì 9 Gennaio > (Feria – Bianco) Feria propria del 9 Gennaio 1Gv 4,11-18   Sal 71   Mc 6,45-52: Videro Gesù camminare sul mare.
Sabato 10 Gennaio > (Feria – Bianco) Feria propria del 10 Gennaio 1Gv 4,19-5,4   Sal 71   Lc 4,14-22: Oggi si è adempiuta questa Scrittura.
Domenica 11 Gennaio > (FESTA – Bianco) BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO B) Is 55,1-11   Da Is 12   1Gv 5,1-9   Mc 1,7-11: Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.

 Lunedì 5 Gennaio – Feria propria del 5 Gennaio

1Gv 3,11-21 Sal 99 Gv 1,43-51: Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele.

Commento su Giovanni 1,43-51

L’incontro col Messia è contagioso: l’evangelista Giovanni parla della chiamata dei discepoli come di un dialogo fra amici, fra conoscenti. Chi fa esperienza di Cristo non può tacere, non può più farne a meno, sente dentro di sé il desiderio impellente di raccontare, di dire, di dare. Anche Natanaele/Bartolomeo viene coinvolto. Conosce la Scrittura, Bartolomeo, lo troviamo seduto sotto un fico, l’albero alla cui ombra riflettevano i rabbini, conosce bene la Parola: Nazareth non viene mai citata nella migliaia di pagine che descrivono tutti gli angoli più remoti della terra di Israele. È un conoscitore della Bibbia ma la sua lingua è tagliente e il suo giudizio impietoso. Ma non è feroce come appare: è amico di Filippo, il cui nome evoca un’origine meticcia, non deve essere un esaltato tradizionalista come i farisei. Bartolomeo ha un cattivo carattere, si sente. Ma appena Gesù, di quel suo carattere irruento, sottolinea il positivo: che almeno si sa sempre cosa pensa… egli si scioglie! È stupito, Bartolomeo: mai nessuno gli aveva fatto un complimento del genere! E professa, esagerando, la sua fede. Ricordiamoci sempre che l’annuncio passa attraverso la relazione positiva fra le persone..

Paolo Curtaz

Martedì 6 Gennaio – EPIFANIA DEL SIGNORE

Is 60,1-6 Sal 71 Ef 3,2-3.5-6 Mt 2,1-12: Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.

Commento su Mt 2,1-12

Quel Bambino, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, è venuto non soltanto per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata oggi dai Magi, provenienti dall’Oriente. Ed è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del Messia che la Chiesa ci invita oggi a meditare e pregare.

Questi Magi venuti dall’Oriente sono i primi di quella grande processione di cui ci ha parlato il profeta Isaia nella prima Lettura (cfr 60,1-6): una processione che da allora non si interrompe più, e che attraverso tutte le epoche riconosce il messaggio della stella e trova il Bambino che ci indica la tenerezza di Dio. Ci sono sempre nuove persone che vengono illuminate dalla luce della stella, che trovano la strada e giungono fino a Lui.

I Magi, secondo la tradizione, erano uomini sapienti: studiosi degli astri, scrutatori del cielo, in un contesto culturale e di credenze che attribuiva alle stelle significati e influssi sulle vicende umane. I Magi rappresentano gli uomini e le donne in ricerca di Dio nelle religioni e nelle filosofie del mondo intero: una ricerca che non ha mai fine. Uomini e donne in ricerca.

I Magi ci indicano la strada sulla quale camminare nella nostra vita. Essi cercavano la vera Luce: «Lumen requirunt lumine», dice un inno liturgico dell’Epifania, riferendosi proprio all’esperienza dei Magi; «Lumen requirunt lumine». Seguendo una luce essi ricercano la luce. Andavano alla ricerca di Dio. Visto il segno della stella, lo hanno interpretato e si sono messi in cammino, hanno fatto un lungo viaggio.

È lo Spirito Santo che li ha chiamati e li ha spinti a mettersi in cammino; e in questo cammino avverrà anche il loro personale incontro con il vero Dio.

Nel loro cammino i Magi incontrano tante difficoltà. Quando arrivano a Gerusalemme loro vanno al palazzo del re, perché considerano ovvio che il nuovo re sarebbe nato nel palazzo reale. Là perdono la vista della stella. Quante volte si perde la vista della stella! E incontrano una tentazione, messa lì dal diavolo: è l’inganno di Erode. Il re Erode si mostra interessato al bambino, ma non per adorarlo, bensì per eliminarlo. Erode è l’uomo di potere, che nell’altro riesce a vedere soltanto il rivale. E in fondo egli considera anche Dio come un rivale, anzi come il rivale più pericoloso. Nel palazzo i Magi attraversano un momento di oscurità, di desolazione, che riescono a superare grazie ai suggerimenti dello Spirito Santo, che parla mediante le profezie della Sacra Scrittura. Queste indicano che il Messia nascerà a Betlemme, la città di Davide.

A quel punto riprendono il cammino e rivedono la stella: l’evangelista annota che provarono «una gioia grandissima» (Mt 2,10), una vera consolazione. Giunti a Betlemme, trovarono «il bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11). Dopo quella di Gerusalemme, questa per loro fu la seconda, grande tentazione: rifiutare questa piccolezza. E invece: «si prostrarono e lo adorarono», offrendogli i loro doni preziosi e simbolici. È sempre la grazia dello Spirito Santo che li aiuta: quella grazia che, mediante la stella, li aveva chiamati e guidati lungo il cammino, ora li fa entrare nel mistero. Quella stella che ha accompagnato il camino li fa entrare nel mistero. Guidati dallo Spirito, arrivano a riconoscere che i criteri di Dio sono molto diversi da quelli degli uomini, che Dio non si manifesta nella potenza di questo mondo, ma si rivolge a noi nell’umiltà del suo amore. L’amore di Dio è grande, sì. L’amore di Dio è potente, sì. Ma l’amore di Dio è umile, tanto umile! I Magi sono così modelli di conversione alla vera fede perché hanno creduto più nella bontà di Dio che non nell’apparente splendore del potere.

E allora ci possiamo chiedere: qual è il mistero in cui Dio si nasconde? Dove posso incontrarlo? Vediamo attorno a noi guerre, sfruttamento di bambini, torture, traffici di armi, tratta di persone… In tutte queste realtà, in tutti questi fratelli e sorelle più piccoli che soffrono per tali situazioni, c’è Gesù (cfr Mt 25,40.45). Il presepe ci prospetta una strada diversa da quella vagheggiata dalla mentalità mondana: è la strada dell’abbassamento di Dio, quell’umiltà dell’amore di Dio si abbassa, si annienta, la sua gloria nascosta nella mangiatoia di Betlemme, nella croce sul calvario, nel fratello e nella sorella che soffre.

I Magi sono entrati nel mistero. Sono passati dai calcoli umani al mistero: e questa è stata la loro conversione. E la nostra? Chiediamo al Signore che ci conceda di vivere lo stesso cammino di conversione vissuto dai Magi. Che ci difenda e ci liberi dalle tentazioni che nascondono la stella. Che abbiamo sempre l’inquietudine di domandarci: dov’è la stella?, quando – in mezzo agli inganni mondani – l’abbiamo persa di vista. Che impariamo a conoscere in modo sempre nuovo il mistero di Dio, che non ci scandalizziamo del “segno”, dell’indicazione, quel segno detto dagli Angeli: «un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12), e che abbiamo l’umiltà di chiedere alla Madre, alla nostra Madre, che ce lo mostri. Che troviamo il coraggio di liberarci dalle nostre illusioni, dalle nostre presunzioni, dalle nostre “luci”, e che cerchiamo questo coraggio nell’umiltà della fede e possiamo incontrare la Luce, Lumen, come hanno fatto i santi Magi. Che possiamo entrare nel mistero. Così sia. (PADRE FRANCESCO, Martedì, 6 gennaio 2015)

Mercoledì 7 Gennaio – Feria propria del 7 Gennaio

1Gv 3,22-4,6 Sal 2 Mt 4,12-17.23-25: Il regno dei cieli è vicino.

Commento su Matteo 4,12-17.23-25

Si realizza, l’epifania, da subito. Gli steccati sono abbattuti, la Parola corre a consolare e a convertire i lontani, gli abbandonati, gli impuri… Il Battista è arrestato e Gesù, invece di scappare intimorito, inizia la sua missione! Da un evento molto negativo il Signore ricava lo stimolo per andare oltre, per dare inizio a una nuova vita… Fossimo capaci anche noi di osare, di superare le nostre paure! E la sua predicazione comincia a Nord, nell’Alta Galilea, in quei territori che per primi caddero sotto la dominazione assira. Un luogo di meticci, di contaminazione, anche religiosa, guardato con disprezzo dai puri di Gerusalemme. All’epoca di Gesù dare del galileo ad una persona era un insulto! Dio preferisce i ragazzi di strada problematici ai bravi ragazzi devoti, vuole sporcarsi le mani, stare con chi ha bisogno non con chi pensa di meritarsi l’amore di Dio! E a queste persone, indurite dal giudizio altrui, Gesù propone una visione radicalmente nuova, destabilizzante: è Dio che si fa vicino, è lui che compie il primo passo, non abbiamo bisogno di cambiare luogo, ma, solo, di accorgerci della sua presenza. Anche noi, suoi discepoli, sua Chiesa, suo sogno, siamo chiamati ad imitarlo.

Paolo Curtaz

Giovedì 8 Gennaio – Feria propria dell’8 Gennaio

1Gv 4,7-10 Sal 71 Mc 6,34-44: Moltiplicando i pani, Gesù si manifesta profeta.

Commento su Mc 6,34-44

La logica del Natale che abbiamo appena celebrato, logica dell’accoglienza del volto inatteso di Dio, ci spinge a cambiare completamente il nostro modo di vedere la vita. Fatichiamo a convertire la nostra vita alla luce del vangelo e corriamo il rischio di stravolgere anche la più evidente della verità di fede pur di non dover cambiare la nostra mentalità. Natale, dicevamo, è Dio che chiede accoglienza, che si fa bimbo, innocuo, inerme, fragile. E noi tutti, invece, continuiamo a cercare un Dio potente, muscoloso, efficiente, miracolistico… Così i dodici, nel vangelo di oggi, sperimentano un altro paradosso cristiano: davanti alla folla affamata Gesù chiede loro di mettere a disposizione il poco che hanno, invece di aspettarsi una soluzione ai problemi. Dio vuole salvare il mondo attraverso di noi, con le nostre fragili mani, riempiendo i nostri fragili cuori della sua consolazione, affinché possiamo consolare coloro che ci stanno vicini con la consolazione che ci proviene da Dio, come direbbe san Paolo. Invece di passare il tempo a lamentarci delle cose che non funzionano, delle ingiustizie che quotidianamente si consumano, delle solitudini che ci sfiorano, rimbocchiamoci le maniche, mettiamo a disposizione del Signore quel poco che siamo!

Paolo Curtaz

Venerdì 9 Gennaio – Feria propria del 9 Gennaio

1Gv 4,11-18 Sal 71 Mc 6,45-52: Videro Gesù camminare sul mare.

Commento su Mc 6,45-52

Non capire la logica del dono, la nuova visione di Dio che Gesù è venuto a portare, che ci obbliga a passare dall’idea di un Dio “pappa fatta” che ci toglie dai guai, alla visione di un Dio adulto che ci tratta da adulti e ci chiede collaborazione, rischia di sprofondare Gesù in una intollerabile evanescienza. Gesù diventa allora un “fantasma” e le onde delle tempeste che, inevitabilmente, periodicamente sconquassano la barca della nostra vita, ci danno l’impressione di non farcela. Marco, nel vangelo, collega la mancanza di fiducia degli apostoli esplicitamente all’incomprensione della logica della moltiplicazione dei pani. Se viviamo chiusi in noi stessi, senza dono, senza generosità, difficilmente riusciremo ad entrare nella logica di Dio che tutto dona, che tutto si dona. È come se Gesù dicesse: nella tempesta, in piena difficoltà, se vuoi attraversare il mare non hai che una possibilità, aumenta il dono di te stesso. Quello di oggi è un vangelo esigente, amici, come sempre, ma che ci propone di donare tutto ciò che siamo in maniera intelligente ed equilibrata, lasciando fare il resto al Signore che amiamo e di cui ci fidiamo, sapendo bene in chi abbiamo posto la nostra speranza, come direbbe il nostro grande san Paolo…

Paolo Curtaz

Sabato 10 Gennaio – Feria propria del 10 Gennaio

1Gv 4,19-5,4 Sal 71 Lc 4,14-22: Oggi si è adempiuta questa Scrittura.

Commento su Lc 4,14-22

Il Signore ci invita ad imitarlo nel suo annuncio, a fare come lui, che ha consacrato la sua vita ad annunciare la lieta notizia del vero volto di Dio. E lo fa nella sinagoga del suo paese, interpretando le Scritture. Anche noi siamo chiamati ad annunciare il vangelo là dove viviamo, nella “cattolicissima” Italia, sapendo bene che non c’è niente di più difficile che parlare di Cristo ai cristiani (sanno già tutto!) e a partire dall’interpretazione delle Scritture. La Parola di cui ci nutriamo giornalemente, meditata e sviscerata nei secoli dalla storia della Chiesa, ci aiuta a capire la profondità del mistero di Dio. Ahimè conosco persone, non voi, gli altri, che usano il vangelo per confermare le proprie idee, senza preoccuparsi di adeguare le proprie opinioni (anche sante e devote) alla logica del vangelo. E delle Scritture Gesù sceglie, per iniziare il proprio ministero, parole di consolazione e di salvezza, un invito a gioire per l’intervento di Dio. Insomma, Gesù non inizia lamentandosi della poca partecipazione della gente a Messa, né pone problemi sul ruolo dei padrini e delle madrine, né redarguisce nessuno per la sua discutibile vita affettiva… Se imparassimo da Cristo a dare buone notizie invece che bastonate sulle dita!

Paolo Curtaz

Domenica 11 Gennaio – BATTESIMO DEL SIGNORE

Is 55,1-11   Da Is 12   1Gv 5,1-9   Mc 1,7-11: Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.

Commento su Mc 1,7-11

Il battesimo del Signore ci apre allo stupore di un Dio che condivide tutto con noi, anche le conseguenze della nostra fragilità e miseria. E ci invita a riscoprire lo straordinario dono del battesimo che noi stessi abbiamo ricevuto.

Sono giunti dalla capitale e dal Nord per farsi battezzare, lavare via la vita che uno non vorrebbe, irrigare quella che invece desidera, dissetare la sete infinita di Dio. Tutti colgono la forza di quel gesto che chiede autenticità e coraggio. A un certo punto, guardando i volti, al di sopra del mormorio della gente che prega, piange o chiede perdono, Giovanni lo vede. E’ in fila come tutti, la tunica arrotolata ai fianchi, aspetta di essere battezzato. Gesù si mette in fila per il battesimo. Non ne ha bisogno, il suo cuore non è oscurato dalla tenebra, in lui la presenza di Dio è assoluta. Eppure vuole condividere il bisogno intimo dell’uomo di liberazione e di pace. Non fa finta, Gesù non accetta vantaggi, in tutto è simile all’uomo. In tutto eccetto nel peccato che, appunto, è l’anti-umanità. Questa sua vicinanza all’uomo si manifesterà ancora durante la sua vita pubblica. Questo suo bisogno di condividere, di camminare insieme, di non accettare scorciatoie lo porterà sulla croce, scomodo pulpito da cui annunciare la verità delle sue parole. Dio non approfitta del suo essere Dio: vuole fare esperienza di umanità senza trucchi.

Paolo Curtaz

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 01/01/2017 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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