COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Lectio della II Domenica del Tempo ordinario (A)

II Domenica del Tempo Ordinario (A)
Giovanni 1, 29-34

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Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. (Gv 1,29-34) 

Iniziamo il tempo ordinario di questo anno nella scia  della misericordia, continuando a dilatare i nostri cuori verso tutta l’umanità, sempre più bisognosa di salvezza.
Lo stile ci viene indicato dal profeta Isaia, che di pone davanti il misterioso Servo inviato non soltanto alla ristretta cerchia del popolo di Israele, ma chiamato ad essere Luce per le nazioni, in modo che nessun angolo della terra sia escluso dal suo fulgore.
Si tratta di una vocazione indelebile, perché coincide con la formazione nel grembo materno e si perpetua in tutta la vita. Proprio come quella che Paolo indica nel suo incipit alla lettera ai Corinti, dove ribadisce che la chiamata del Signore rende santi i cristiani e li abilita ad essere ripieni di grazia e di pace.
E i Vangelo ci pone davanti la meravigliosa missione del Messia, indicato dal suo Precursore come Agnello che si fa carico di tutto il mondo.

Giovanni 1, 29-34

In quel tempo, 29Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!

Nel IV Vangelo, l’evangelista presenta la figura del Battista non tanto facendo riferimento alla sua predicazione, come fanno i sinottici, ma focalizzando la sua testimonianza solenne. Egli infatti, dopo la “testimonianza negativa” in cui dichiara di non essere lui il Messia né il Cristo, ora proclama e testimonia in positivo che Gesù è Agnello di Dio che distrugge le colpe dell’umanità, che mette fine al dominio del peccato e apre alla salvezza universale.
Il titolo “Agnello di Dio” può richiamare, sia il servo sofferente di Isaia 52 sia l’agnello pasquale che si immola per la salvezza dell’uomo. Assume perciò carattere sacrificale e va letto come annuncio profetico del tipo si morte che attende Gesù.

30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”.

Il Battista riconosce la trascendenza di Gesù, la sua preesistenza a lui, sebbene sia nato dopo. Si ribadisce qui quanto già nel prologo era stato evidenziato dall’evangelista, e cioè la vita del Verbo nell’eternità di Dio; il personaggio straordinario che esisteva prima di nascere, il Messia atteso.

31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

Giovanni il Battista confessa che il mistero di Gesù gli era stato sconosciuto fino a quel momento e che ignorava la sua messianicità. Nonostante questo egli manifesta che la sua opera è finalizzata alla manifestazione messianica di Gesù a Israele. Infatti i primi discepoli si muovono dietro Gesù proprio dietro l’indicazione autorevole del Battista circa l’agnello di Dio e grazie a Lui prende avvio la prima piccola comunità che segue il Maestro.

32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.

Il Battista, dopo aver dichiarato esplicitamente di non essere il Cristo, rende la sua solenne ed esplicita testimonianza a Gesù, perché durante l’incontro con Lui ha visto lo Spirito scendere come su di lui in forma di colomba. Il verbo vedere/contemplare, associato a testimoniare, è caratteristico della teologia giovannea; il precursore attesta ciò che ha visto, e lo fa davanti a tutti,  con l’autorevolezza del testimone oculare.
Il riferimento alla colomba per rappresentare lo Spirito secondo alcuni esegeti si fonda sul fatto che nell’Antico Testamento lo Spirito di Dio si rappresentava come soffio, come vento, come elemento fisico che la poesia aveva munito di ali. Inoltre nell’antico giudaismo la colomba raffigurava Israele, e in questo caso lo Spirito sceso sotto forma di colomba potrebbe simboleggiare la creazione del nuovo popolo di Dio, che sarà il frutto principale della venuta dello Spirito sulla terra.
Il rapporto privilegiato di Gesù con lo Spirito implica che questi prenda possesso di Lui e vi abiti in modo permanente; tale stabilirsi dello Spirito sulla persona di Gesù è tipica del Vangelo di Giovanni e costituisce la prova autentica della sua messianicità, preconizzata dal profeta Isaia, che in 11,2 affermava che lo Spirito di Dio si sarebbe posato sul virgulto di Iesse e in 42,1 afferma che il Signore darà il suo Spirito al suo eletto.

33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”.

Il Battista manifesta qui che il “segno dello Spirito” che gli viene donato per comprendere la presenza del Messia gli è stato indicato direttamente dal Padre celeste; è Lui che gli ha dato la missione di battezzare con l’acqua e di riconoscere il Messia attraverso il segno dello Spirito che si posa definitivamente su di Lui.
Lo Spirito Santo, rimanendo su Gesù, prendendone possesso duraturo, fa di Lui il suo tempio. Proprio perché ne è ripieno Gesù può donare ai suoi discepoli lo Spirito senza misura (cf. Gv 3,34) e inviarlo su di loro dopo la sua glorificazione (cf. Gv 15, 26)..

34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Con grande solennità il Battista si appella alla sua esperienza oculare per testimoniare che Gesù è il Figlio, o, secondo alcune antiche tradizioni manoscritte, l’Eletto, cioè il Messia. Con questa solenne e pubblica testimonianza nei confronti di Gesù, egli spiana la strada perché i cuori si aprano ad accoglierLo e ad accettare con fede il suo Messaggio e la sua Persona divina.

http://www.figliedellachiesa.org/


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Questa voce è stata pubblicata il 13/01/2017 da in Anno A, ITALIANO, Lectio della Domenica, Liturgia, Tempo ordinario con tag , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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