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Lectio della III Domenica del Tempo ordinario (A)

Lectio della III Domenica del Tempo ordinario (A)
Matteo  4,12-23

Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa (Mt 4,12-23).jpg

Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa
(Mt 4,12-23)

La terza domenica del tempo ordinario si apre con l’invito a cantare al Signore da tutta la terra, con ampio respiro universale. Infatti sia la prima lettura del profeta Isaia sia il Vangelo ci mostrano che anche per le terre più lontane c’è la speranza di potersi sottrarre alle tenebre del male accogliendo la luce di Cristo. I gentili sono chiamati, insieme ai giudei, a godere della salvezza che viene dall’evangelo di Cristo. Non si tratta di un’utopia, se sapremo farci discepoli del Maestro come i primi chiamati sulle rive del lago di Galilea.

L’orazione colletta ci invita a pregare il Padre: “Fa’ che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo amore, diventino segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle tenebre anelano alla luce”.

Potremo certamente godere i frutti di questa preghiera se, come ci esorta l’apostolo Paolo, sapremo coltivare l’unità dei pensieri e dei cuori, evitando le divisioni; indicazione più che opportuna mentre viviamo la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che quest’anno ci fa riflettere sul tema: “L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione”.


12Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:

Dopo l’esperienza della tentazione nel deserto, ora che il Battista è stato “consegnato” e la sua missione si avvia alla tragica conclusione, Gesù si allontana dalla Giudea e si dirige verso la Galilea; è la terra in cui ha vissuto l’infanzia e la giovinezza e ora vi ritorna scegliendola come terra di elezione. Si stabilisce però non più a Nazaret, ma a Cafarnao, centro più grande e crocevia di vari interessi commerciali, in stretto contatto con le genti pagane che le erano confinanti. In questa scelta l’evangelista Matteo coglie la realizzazione della Profezia antica.


15«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! 16Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».

Le due antiche tribù stabilite ai confini con i gentili alle quali Isaia aveva rivolto l’annuncio di speranza dopo le invasioni assire dell’VIII secolo a.C., sono ora destinatarie di quella “grande luce” che dissipa le tenebre e che è segno della presenza messianica. La prospettiva salvifica di questa realtà luminosa richiama anche la missione universale del “Servo” chiamato ad essere “luce dei popoli” non più abbandonati alle oscure trame del male, perché il progetto salvifico di Dio si compie per tutti.


17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

L’annuncio solenne con cui Gesù inaugura il suo ministero riprende quello del Battista; invito pressante alla conversione, a “cambiare mentalità”, per poter trasformare conseguentemente il modo di agire. La motivazione, il perché, di questo impegno sta nel fatto che il Regno dei cieli è vicino. L’espressione “il regno dei cieli”, tipica di Matteo, indica il Regno di Dio che già si è instaurato con la venuta del Signore Gesù.


18Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini».

Gesù, viene colto qui nella sua itineranza instancabile per proclamare il Regno e l’evangelista Matteo nota che il suo sguardo si posa su due pescatori, due fratelli, che collaborano insieme per il sostentamento delle proprie famiglie e sono intenti al loro lavoro. Non sono persone anonime, sono conosciuti per nome e Simone viene identificato anche con il nome nuovo che lo caratterizza nella comunità cristiana; il Signore rivolge l’invito a seguirlo promettendo di cambiare completamente l’oggetto della loro pesca: non più i pesci, ma gli uomini interesseranno da quel momento la loro ricerca e il loro impegno.


20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

La risposta dei due uomini è pronta e generosa. Comporta un distacco dal lavoro, dalle abitudini, dalla sicurezza economica; eppure essi non hanno un istante di esitazione. Lasciano tutto attratti dal fascino di quel Maestro così diverso dagli altri. Infatti normalmente i rabbi del tempo avevano seguaci che spontaneamente si mettevano alla loro scuola; qui invece è il Maestro che prende l’iniziativa e invita alla sequela; la sua parola è suasiva e li lega a Sé per sempre.


21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Altro cammino, altro sguardo… ancora su due fratelli; anch’essi impegnati nella piccola azienda familiare, occupati a riparare le reti. Anche Giacomo e Giovanni accolgono prontamente l’invito alla sequela; rinunciando immediatamente non solo alla sicurezza materiale, ma pure a quella affettiva, lasciano il padre per seguire Gesù, fidandosi ciecamente di Lui.


23Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Matteo insiste nel presentare Gesù come maestro itinerante e guaritore, che insegna autorevolmente nelle sinagoghe, dove si ascolta la parola di Dio consegnata alle Scritture; e insieme presta la sua opera guaritrice a favore dei malati. Anche questa azione terapeutica e beneficante di Gesù rientra nella prospettiva messianica ed escatologica. La “buona notizia” del Regno di Dio a favore dei poveri non è solo una proclamazione verbale, ma irruzione della forza di Dio che libera il suo popolo dalle miserie che lo affliggono.

http://www.figliedellachiesa.org


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Questa voce è stata pubblicata il 19/01/2017 da in Anno A, ITALIANO, Lectio della Domenica, Liturgia, Tempo ordinario con tag , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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