COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Commento al Vangelo della VI Settimana del Tempo Ordinario

VI settimana del Tempo Ordinario (anno dispari)
Commento sul Vangelo di Paolo Curtaz

Il cieco fu guarito1.jpg

Lunedì 13 Febbraio >
(Feria – Verde)
Lunedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 4,1-15.25   Sal 49   Mc 8,11-13: Perché questa generazione chiede un segno?
Martedì 14 Febbraio >
(FESTA – Bianco)
SANTI CIRILLO E METODIO
At 13,46-49   Sal 116   Lc 10,1-9: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.
Mercoledì 15 Febbraio >
(Feria – Verde)
Mercoledì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 8,6-13.20-22   Sal 115   Mc 8,22-26: Il cieco fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa.
Giovedì 16 Febbraio >
(Feria – Verde)
Giovedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 9,1-13   Sal 101   Mc 8,27-33: Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.
Venerdì 17 Febbraio >
(Feria – Verde)
Venerdì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 11,1-9   Sal 32   Mc 8,34-9,1: Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Sabato 18 Febbraio >
(Feria – Verde)
Sabato della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Eb 11,1-7   Sal 144   Mc 9,2-13: Fu trasfigurato davanti a loro.

Lunedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 4,1-15.25   Sal 49   Mc 8,11-13: Perché questa generazione chiede un segno?
Commento su Marco 8,11-13

Di quanti segni abbiamo bisogno per credere? Gesù ha appena sfamato 4000 capifamiglia partendo da una manciata di pani e di pesci. Muti e sordi, ciechi e storpi, lebbrosi e paralitici, contravvenendo all’ordine del Maestro, urlano al mondo di essere stati guariti. Molti di più hanno trovato nelle sue parole lo specchio di una vita diversa, altra, e il volto di un Dio inatteso e tanto desiderato. E altri cantano le sue gesta, non eroiche, non eclatanti. Il sorriso fatto ai bambini, e la pazienza nell’ascoltare il dolore, e la compassione, vera, adulta, virile, che emerge da ogni suo gesto. Di quanti altri segni abbiamo bisogno per credere? Come se Dio fosse una marionetta al nostro servizio. Come se, per esistere, Dio dovesse continuamente esaudire i nostri desideri, a volte seri, molto più spesso futili ed inutili. Di quanti altri segni ho bisogno per credere che Dio è ed è presente nella nostra quotidianità? Prima di iniziare la settimana, allora, proviamo a fare memoria, in questo piccolo momento di preghiera che scalda il nostro cuore, dei tanti segni con cui Dio ci manifesta la sua infinita e inattesa misericordia…

Martedì 14 Febbraio (FESTA – Bianco) SANTI CIRILLO E METODIO
At 13,46-49   Sal 116   Lc 10,1-9: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.
Commento su Lc 10,1-9

Una doppia festa: quella ufficiale che celebra due fratelli, Cirillo e Metodio, i quali hanno saputo evangelizzare l’Europa e, in particolare, l’Europa dell’Est e quella molto più conosciuta di san Valentino, vescovo di Terni e patrono degli innamorati. Forse anche l’amore e l’innamoramento hanno bisogno di conversione, di tornare a Dio. Evento straordinario e fecondo, l’amore umano rischia di essere visto come un affare a sé stante, che poco o nulla ha a che vedere con la fede. Capissimo, invece, che è Dio ad avere creato l’amore e che è lui la sorgente di ogni bene e di ogni consolazione! L’amore non è solo emozione, entusiasmo, seduzione ma, molto di più, conversione e apertura alla scoperta che Dio ci rende partecipi dell’amore infinito che ha creato il mondo, lo conserva e lo redime. Chiediamo ai santi di oggi di aiutarci a proclamare il vangelo dell’amore nell’Europa dei burocrati e dei mercati e di ridare smalto alla nostra professione di fede: meditando la Parola possiamo ridire con parole nuove il messaggio sempre attuale del progetto sull’amore di coppia che Dio ha…

Mercoledì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 8,6-13.20-22   Sal 115   Mc 8,22-26: Il cieco fu guarito e  vedeva distintamente ogni cosa.
Commento su Marco 8,22-26

Il cieco di Betsaida, il paese natale di Pietro e Andrea, guarisce per gradi, in due tappe successive. Fa tenerezza sentire il cieco che ammette un miglioramento, ma che vede gli uomini come alberi! La conversione è un evento progressivo, che evolve col passare degli anni. Può succedere di avere dei momenti di incontri forti, intensi, durante un ritiro, un pellegrinaggio, un’esperienza di movimento. Ma quello diventa il punto di partenza, non di arrivo: ci vuole tutta la vita e molti fallimenti per convertire il nostro cuore, ci vuole molta pazienza per giungere alla piena conoscenza di noi stessi e di Dio. Abbiamo bisogno di tempo, abbiamo bisogno di pazienza, abbiamo bisogno di apertura mentale, di coraggio per lasciare che il Signore attraversi la nostra vita e la cambi radicalmente. L’evangelista Marco sottolinea l’aspetto concreto dell’azione di Gesù: la saliva, il toccare, l’imporre le mani, come se prefigurasse l’attuale azione del Signore, che sempre avviene attraverso dei segni, dei sacramenti. Non pensiamo di essere arrivati, allora, ma fidiamoci dell’azione del Signore, lasciamoci raggiungere attraverso i segni della sua presenza.

Giovedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 9,1-13   Sal 101   Mc 8,27-33: Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.
Commento su Marco 8,27-33

Chi è per me il Signore? Non per gli altri, non a partire da quello che dice la gente, non a partire dall’opinionista di turno o dal genio che pensa di avere scoperto il “vero” Gesù. Chi sei per me, Gesù? Non a partire dalla cose che ci hanno insegnato, senza risposte da catechismo, senza risposte giuste o sbagliate. Vuole verità, da noi, il Signore, vuole anche sentirsi mandare a quel paese, se necessario, ma che sia autentico il nostro agire, autentica la nostra fede, anche se sofferta. Ritagliamoci un istante di verità, nella nostra giornata, rimettiamo il Cristo al centro della nostra ricerca, delle nostre attese. Non c’è nulla di peggio, nella fede, del lasciare che la fede si depositi, che le sicurezze ammuffiscano, che lo slancio iniziale dell’incontro si lasci avvolgere dalla polvere e dalle ragnatele della quotidianità. È sempre per strada, il Maestro, sempre avanti, sempre altrove, e ci invita ad uscire dalle nostre (piccole) certezze di cattolici benpensanti, a non imitare Pietro che insegna a Dio come si fa a fare Dio. Se davvero abbiamo messo i nostri piedi nelle orme del Maestro, non spaventiamoci se ci ritroviamo vicini al Golgota, a sperimentare l’assoluto del dono di sé.

Venerdì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Gen 11,1-9   |   Mc 8,34-9,1: Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Commento su Marco 8,34 – 9,1

Dio non manda le croci, non scherziamo. Perché dovrebbe? Per farci star male, per fidarci di lui? Perché è educativo? Ma visto che nella prova quasi sempre perdiamo la fede, com’è possibile che Dio, conoscendoci, rischi così tanto? No, Dio non manda le croci: ce le manda la vita, gli altri che rompono le scatole e anche noi stessi, a volte. Se guardo con onestà a me stesso, devo riconoscere che la stragrande maggioranza delle sofferenze che vivo o sono inevitabili o me le sono create io ad arte. Dio non ci manda le croci, noi, troppo spesso, passiamo la vita a levigarla e a piallarla, la croce, pensando, così facendo, di rendergli gloria! Gesù sta dicendo ai suoi, che lo hanno riconosciuto come Messia, di essere un Messia diverso da quello che gli altri si aspettano, di essere disposto a parlare del vero volto di Dio pagando di persona, arrivando fino in fondo, fino a morirne. E a noi chiede di fare la stessa cosa, di imitarne lo slancio, il dono, la generosità. La nostra vita si misura dalla capacità di farla diventare un dono agli altri, non dai risultati conseguiti, non dalle legittime soddisfazioni affettive e lavorative, ma dallo spendersi per il Regno.

Sabato della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Eb 11,1-7   Sal 144   Mc 9,2-13: Fu trasfigurato davanti a loro.
Commento su Marco 9,2-13

È disposto a parlare del vero volto di Dio rischiando la propria vita, il Maestro Gesù, senza paura. E chiede a noi suoi discepoli di fare altrettanto, di non cedere alla logica del mondo, come fa Pietro, pensando di consigliare a Gesù come muoversi. Ci spaventa, questa logica, tanto. L’idea di donare la propria vita ci può anche solleticare, a patto di vederla concludere eroicamente e di vederci intitolata almeno una piazza in ogni città! Ma chi è disposto ad amare rischiando di morire? Di perdersi? Di essere dimenticato come farà il Signore Gesù? Spaventa, e tanto, questa logica folle. Perciò il Signore porta i suoi amici sul Tabor, a vedere la bellezza di Dio. Non possiamo affrontare il Golgota se non speriamo di vedere la bellezza luminosa del Signore. Non possiamo salire sul Golgota se prima non abbiamo visto, anche solo fugacemente, anche solo per un istante, lo splendido e radioso volto di Dio. Golgota e Tabor fanno parte dello stesso percorso, dello stesso progetto. Guai ad una fede che si compiace della croce senza lasciare spazio alla resurrezione! Guai ad un cristianesimo fermo al venerdì santo che non osa salire sul monte per vedere Gesù solo!


 

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Questa voce è stata pubblicata il 12/02/2017 da in ITALIANO, Liturgia, Settimanale con tag , .

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