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FP.it 6/2017 Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?

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Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?
Vocazione di Maria Maddalena

Giovanni 20,11-18

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?
«La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto!

(Sequenza Pasquale)

Ritengo che uno dei grandi personaggi biblici del Nuovo Testamento da mettere sul “candelabro della nostra casa” (Matteo 5, 15) è proprio Maria Maddalena, la donna dell’alba gloriosa, la prima annunciatrice della resurrezione di Cristo. Ella è l’immagine perfetta della Chiesa, sposa appassionata che passa la notte alla ricerca del suo Amato. Maria Maddalena rimane intimamente e strettamente legata all’avvenimento che è all’origine e al centro della nostra professione di fede: la festa di Pasqua.

In effetti, per i cristiani Pasqua segna la loro nascita e, per quanto è possibile, è durante questa festa che i nuovi cristiani rinascono all’acqua battesimale. In essa tutte le nostre paure sono vinte e tutti i nostri desideri sono realizzati! Colui che accoglie senza riserve l’annuncio pasquale non può restare indifferente al grido dell’exultet (esulti) che rompe il silenzio di un’assemblea in aspettativa, per invitare il cielo e la terra a rallegrarsi per la grande e gioiosa notizia della vittoria di Cristo. Pasqua è il trionfo insperato della Vita che fa rinascere la Speranza certa. Pasqua è la stella del mattino che illumina la notte profonda e apre il cammino al sole del mezzogiorno. Pasqua è l’esplosione della primavera che inaugura un tempo di Bellezza, stagione dei colori, del canto e dei fiori. Un cristiano chiuso alla Pasqua è uno sconfitto dal quale si fugge per l’odore di morte che trasuda! Il cristiano della Pasqua è messaggero di un’allegria contagiosa, un’unzione profumata capace di risuscitare il cuore dei moribondi!

Maria, la donna dell’alba

La prima testimone di Pasqua è Maria Maddalena (Giovanni 20, 11-18). Il suo amore appassionato per il Maestro, ha mantenuto il suo cuore sveglio tutta la notte del grande “passaggio”; “Io dormo ma il mio cuore veglia” (Cantico dei Cantici 5,2). E perché l’amore l’ha fatta vegliare, l’Amato si mostra in primo luogo a lei.

È a lei che noi vogliamo domandare: Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via? (Sequenza della domenica di Pasqua)”. Sì, interrogare i testimoni su cosa hanno visto. Purtroppo oggi la nostra società, permeata da una cultura di sospetto e di trasgressione, attratta dal prurito di “novità”, intenta a soddisfare i propri desideri, si circonda di maestri e di fabulatori (2 Timoteo 4, 1- 5). Paolo VI affermava che “il mondo apprezza più i testimoni che i maestri”, ma oggi non è più così certo. Coloro “che vedono con lo sguardo capace di penetrare l’invisibile” (Ebrei 11,27) sono spesso irrisi ed etichettati come visionari e cantastorie. Mentre coloro che “non vedono”, e per questo negano la realtà spirituale, invisibile agli occhi miopi dei nuovi maestri, sono considerati illuminati ed applauditi dalle grandi platee.

Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via? È il desiderio del cuore di chi cerca la verità, che non cede alla moda del momento né si apre ai racconti “viziati” di terza o quarta mano, ma va a bere alla sorgente fresca e zampillante e per questo ascolta il racconto dalle labbra, sempre infiammate di passione, dei testimoni che l’hanno visto. Maria Maddalena, come concordano tutti gli evangelisti, è detentrice di un testamento di prima mano, primizia femminile, “apostola degli apostoli”, come la chiamano gli antichi Padri della Chiesa.

Maria, l’amante

Figli come siamo anche noi di una società “incredula”, una parola di presentazione di questa testimone privilegiata s’impone come necessaria. Sfatiamo prima di tutto un equivoco: Maria Maddalena non è la “donna peccatrice” di cui si parla in Luca (7, 36-50) e in Giovanni (8, 1-11). In realtà noi incontriamo diverse Marie alla sequela di Gesù. Oltre a Maria, madre di Gesù, abbiamo Maria di Betania, Maria moglie di Cleofa, Maria madre di Giacomo il Minore e naturalmente la nostra Maria Maddalena. Questa proviene da Magdala, un villaggio sulle rive del lago di Tiberiade che dà il nome di Maddalena. Si tratta di una persona che aveva sofferto molto ma fu liberata da sette demoni (Luca 8,2), segue Gesù dalla Galilea, fin dalla prima ora.

Che cosa caratterizza Maria Maddalena? Un grande amore! È una donna appassionata per Gesù che non si rassegna alla prospettiva di perderlo e si aggrappa a quel corpo inerte come ultima opportunità di poter toccare “Colui che il suo cuore ama” (Cantico dei Cantici 3, 1-4). Da qui un nuovo, recente equivoco creato da un altro maestro dell’inganno, Dan Brown, scrittore nord americano che scrisse “Il codice da Vinci”, un record di vendite mondiale (2003, con diverse decine di milioni di esemplari venduti: una “finzione” che, anche se piena di falsificazioni e grossolanità, continua a rivelarsi redditizia). Secondo Brown la Maddalena sarebbe in realtà l’amante di Gesù!… Sì, Maria Maddalena è la grande amante di Gesù ma non nel senso carnale, com’è stata vista da Brown. Se il “discepolo amato”, (forse lo stesso apostolo san Giovanni, secondo la tradizione, anche se questa identificazione non appare mai nel suo vangelo!) è il prototipo del discepolo, Maria Maddalena è, in qualche modo, il suo corrispondente femminile (senza per questo adombrare la figura della Vergine Maria). Maria Maddalena è la “discepola preferita” e la “prima apostola” di Cristo Risorto. Lei, chiamata due volte con il nome generico di “donna”, rappresenta la nuova umanità sofferente e redenta, l’Eva convertita dall’Amore dello Sposo, quell’amore perso nel giardino dell’Eden ed ora recuperato nel nuovo giardino (Giovanni 19, 41) dove era sceso il suo Amato (Cantico dei Cantici 5,1).

Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via? Raccontalo con il fuoco della tua passione. Lasciaci contemplare nei tuoi occhi quello che ha visto il tuo cuore! Perché la vocazione di un apostolo non ha valore se non è vissuta con la tua stessa passione.

Rimanere e piangere

La vocazione di Maria Maddalena è animata dall’amore e, allo stesso tempo, dalla fede. Fede e amore sono entrambi necessari: la fede dà la forza per camminare, l’amore le ali per volare. La fede senza l’amore non rischia, ma l’amore senza fede può smarrirsi in tanti crocicchi. La speranza è figlia di entrambe. Sono l’amore e la fede che spingono Maria Maddalena a rimanere vicino al sepolcro, a piangere e a sperare. Anche se non sa bene il perché. Al contrario dei due apostoli Pietro (figura della fede) e Giovanni (figura dell’amore), che si allontanano dal sepolcro, la donna, che riunisce in sé entrambe le due dimensioni, “rimane” e “piange”. Il suo rimanere è frutto della fede, il suo piangere è frutto dell’amore. “Rimanere” perché la sua fede persevera nella ricerca, non si scoraggia davanti all’insuccesso, interroga (gli angeli e il giardiniere) come l’Amata del Cantico dei Cantici. Spera contro ogni speranza! Finché, ritrovato l’Amato, si getta ai Suoi piedi, abbracciandoli nel vano tentativo di non lasciarlo più partire (Cantico dei Cantici 3, 1-4).

Oggi noi, apostoli e amici di Gesù, al contrario, capitoliamo facilmente davanti al “sepolcro”, allontanandocene. Ci manca la fede per sperare che dalla situazione di morte, di vuoto e di sconfitta, può rinascere la vita. Non abbiamo più “fede nei miracoli”, non c’è più spazio in noi per sperare in Dio capace di resuscitare i morti. Ci affrettiamo a chiudere quei “sepolcri” con la “pietra molto grande” (Marco 16,4) della nostra incredulità. La nostra missione diventa allora una disperata lotta contro la morte. Impresa condannata all’insuccesso perché la morte regna dall’inizio del mondo. Finiamo allora per accontentarci dell’opera di misericordia di “seppellire i morti” (con o senza imbalsamazione), dimenticando che siamo stati inviati per risuscitarli (Matteo 10,8). Affrontare il sepolcro è il passaggio del Rubicone dell’apostolo, la sua traversata del Mar Rosso (Esodo, 14-15). Senza rimuovere la pietra della nostra incredulità, per affrontare e vincere tale terribile nemico, non vedremo la gloria di Dio: ”Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?” (Giovanni 11,40).

Noi non amiamo piangere, senza dubbio perché amiamo poco. “Piangere è proprio del genio femminile” diceva papa Giovanni Paolo II. Forse le donne sono più capaci di amore. “Là dove si trova il tuo tesoro, si trova anche il tuo cuore” (Matteo 6, 21). Il cuore di Maria Maddalena è sempre in quel giardino, dove diede l’addio al Maestro, ed è per questo motivo che lei sta là e piange. Il nostro cuore dimentica troppo in fretta i suoi morti; preoccupato per le “tante cose da fare”, non ha il tempo per rimanere e piangere con coloro che soffrono!

L’audacia di rimanere e piangere non è sterile. Alle lacrime di Maria Maddalena rispondono gli angeli che non le restituiscono il cadavere, che lei chiede e cerca; al contrario, le annunciano che “Colui che il suo cuore ama” è vivo! Ma i suoi occhi hanno bisogno di vedere e le sue mani di toccare l’Amato, e Gesù cede finalmente all’insistenza del cuore di Maria e va al suo incontro. Quando la chiama con il nome di “Mariam”, il suo cuore freme di emozione al riconoscere la voce del Maestro. Essere chiamati col proprio nome: ecco il desiderio più profondo (inconfessato) che portiamo in noi. Solo allora la “persona” raggiungerà la pienezza del suo essere e la coscienza della sua identità; fino a quel momento avrà camminato a tentoni! Solo allora potrà dire, con il fuoco di un cuore innamorato, “ho visto il Signore” e quel giorno, come Maria, anche noi diventeremo testimoni di prima mano:

Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita  (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi),  quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo.  Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta. (1 Giovanni 1, 1-4)

Manuel Joao Pereira Correia mccj

 

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Questa voce è stata pubblicata il 10/04/2017 da in Articolo mensile, Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag , .
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