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Asia Bibi: “Signore, spezza le mie catene”

La donna cristiana condannata a morte per blasfemia in Pakistan celebra la sua Pasqua nel carcere di Multan e rivolge un accorato appello a papa Francesco

Asia BIBI.jpg

Un’immagine giovanile di Asia Bibi

Pubblicato il15/04/2017

paolo affatato
Ha celebrato la sua Pasqua il Giovedì santo, in compagnia di suo marito Ashiq e del tutore della sua famiglia, Joseph Nadeem. Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte ingiustamente per presunta blasfemia in Pakistan e rinchiusa nel carcere femminile di Multan, ha consumato in compagnia una frugale cena, per ricordare l’Ultima cena del Maestro, e poi ha condiviso una preghiera, la sua preghiera pasquale.
Una preghiera che Vatican Insider è in grado di riferire:
«Ti prego, Cristo Gesù di donarmi la libertà. Tu che sei risorto dalla morte, tu che sei il Risorto, lascia che anche la tua figlia Asia risorga con te. Spezza le mie catene, fa’ che il mio cuore possa librarsi al di là di queste sbarre e accompagna la mia anima perchè sia vicina ai miei cari e resti sempre stretta a te. Non abbandonarmi nel giorno dell’angoscia, non privarmi della tua presenza. Tu che hai sofferto la tortura e la croce, allevia la mia sofferenza. Tienimi stretta a te, Signore Gesù».
  

In istanti densi di commozione, con gli occhi chiusi, Asia ha continuato:
«Nel giorno della tua risurrezione, Gesù, voglio pregarti per i miei nemici, per tutti coloro che mi hanno fatto del male. Ti prego per loro, ti prego di perdonarli per il male che hanno fatto. Ti chiedo, Signore, di rimuovere ogni ostacolo perchè io possa ottenere il bene della libertà. Ti chiedo di proteggere me e i miei familiari. Invio un appello speciale al Santo Padre Francesco, perchè mi ricordi nelle sue preghiere» 

«È stata una visita molto emozionante», racconta a Vatican Insider Joseph Nadeem, uscito dall’istituto penale di Multan. «Ogni volta che ci andiamo, siamo felici di rivederla ma insieme straziati dal doverla lasciare in cella. Stiamo lavorando con gli avvocati per affrettare i tempi del processo davanti alla Corte Suprema. Dovremo sottoporre al tribunale una nuova istanza per ottenere una data per l’udienza, ma la nostra Fondazione (la Renaissance Education Foundation, con sede a Lahore, ndr), che sta curando il caso, necessita ora di un sostegno economico, per affrontare le spese giudiziarie. Rinnoviamo l’appello a tutti i donatori, perchè possano farci sentire il loro aiuto concreto, per il bene di Asia», rimarca.

E mentre il caso di Asia Bibi, otto anni dopo l’arresto della donna, resta in attesa dell’esame del Corte suprema, continua a tenere banco in Pakistan il tema della blasfemia, un reato penale nel paese, punibile con l’ergastolo o la pena di morte. È una questione molto sentita e spesso a presunti insulti verso l’islam e Maometto può seguire un violenza di massa.

L’ultimo sconcertante episodio è avvento all’Università Abdul Wali Khan di Mardan (nella provincia nord-occidentale di Khyber Pakhtunkhwa) dove, nei giorni scorsi, Mashal Khan, studente musulmano di giornalismo, è stato torturato e ucciso a colpi d’arma da fuoco da compagni che lo accusavano di blasfemia. Allungando così la lista delle esecuzioni extragiudiziali motivate da presunta blasfemia: sono giunte a quota 66, negli ultimi 27 anni, come osserva il Centre for Research and Security Studies, think-tank di Islamabad.

L’attuale governo pakistano, guidato da premier Nawaz Sharif, ha lanciato segnali contrastanti. Da un lato ha ordinato di rimuovere i contenuti «blasfemi» su siti web e social media in Pakistan e di punire chi pubblica tale materiale, contattando le aziende internazionali che gestiscono i social network (come Facebook, Twitter, Instagram, molto popolari in Pakistan), esigendo il blocco dei messaggi offensivi.

D’altro canto Sharif ha promesso un impegno per fermare l’uso improprio della legge sulla blasfemia, tirata in ballo per risolvere le controversie private o per colpire le minoranze religiose. «Non è lontano il tempo in cui il Pakistan sarà riconosciuto come un paese amico delle minoranze; il governo sta prendendo misure per migliorare la loro vita», ha dichiarato di recente partecipando all’inaugurazione del tempio induista in Punjab.

L’esecutivo, ha assicurato Sharif, crede fermamente che «è la comune umanità a tenere unita la nazione». I credenti di tutte le religioni, ha aggiunto «dovrebbero avere pari diritti», e bisogna riconoscere «il contribuito che le minoranze religiose hanno offerto a creare e difendere il Paese».

«È bene non esista alcuna distinzione di casta, razza o fede, perché tutti siamo esseri umani. Io stesso sono Primo ministro di tutti i pakistani, non solo dei musulmani», ha aggiunto.

Asia Bibi, la sua famiglia, il team dei legali, sperano con ardore che queste non restino parole vuote ma che ispirino anche l’alta magistratura pakistana, chiamata a decidere le sorti della innocente cristiana.

http://www.lastampa.it/2017/04/15/vaticaninsider


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Questa voce è stata pubblicata il 17/04/2017 da in Attualità ecclesiale, Cristiani perseguitati, ITALIANO con tag , , .

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