COMBONIANUM – Formazione Permanente

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La parola ‘madre’ sta diventando un tabù?

La scelta dei medici britannici.
Abolire «madre», negare la realtà

La parola madre diventata tabu.jpg

Un lettore medico ci ricorda che la British Medical Association, l’associazione professionale dei medici britannici, ha recentemente raccomandato di non usare più la espressione ‘expectant mothers’ per definire le madri in attesa, ma di utilizzare invece ‘pregnant people’ (‘persone in gravidanza’). L’indicazione fa parte di una serie di raccomandazioni a uso interno dello staff della BMA, tese a evitare, si precisa, di discriminare le persone transgender. È uno scherzo, dirà qualcuno, invece è vero.

Il fronte della neolingua politicamente corretta è arrivato a eludere la espressione ‘madri’ nell’indicare coloro che sono incinte di un figlio, e che sono, fino ad oggi almeno, donne. No: bisogna chiamarle ‘persone’, sono indefinita ‘gente’. Dove si vede chiaro come la filosofia del gender sia una ideologia, se ideologia è, come diceva Hannah Arendt, ciò che acceca dalla realtà. Cieco non era invece, anzi vedeva lontano e profeticamente, un connazionale dei dirigenti della British Medical Association, Aldous Huxley, che nel suo noto romanzo Il mondo nuovo già negli anni Trenta immaginava un mondo in cui i figli nascevano da un processo industrializzato: in bottiglia, su catene di montaggio, e quindi la parola ‘madre’ era diventata un tabù, l’oscuro e vergognoso ricordo di quando l’umanità era vivipara.

Non dite mamme in attesa dunque, dite ‘persone in gravidanza’. Forse chi ascolta si metterà a ridere, ma i promotori della neolingua corretta lo redarguiranno e lo rieducheranno. Maschio e femmina, madre e padre non sono dati biologici, ma solamente ‘culturali’, quindi modificabili. Nonostante questo, una semplice osservazione della realtà continuerà ad indicare che le ‘persone incinte’ sono donne, e quindi madri. Pazzesco come la natura si intestardisca in un conservatorismo antimoderno, come cocciutamente si impunti nell’affermare una originaria differenza.

È proprio contro questo ‘dato di realtà’ che certa cultura oggi insorge e si ribella: è, diceva ancora la Arendt, la «realtà del dato», quel che è stato stabilito prima di noi, ciò che il Terzo Millennio contesta. Capricciosamente pestando i piedi, e negando l’ evidenza che anche un bambino vede.

Marina Corradi
Avvenire
giovedì 20 aprile 2017


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Questa voce è stata pubblicata il 20/04/2017 da in ITALIANO.

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