COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Lectio sugli Atti degli Apostoli (4)

Lectio sugli Atti degli Apostoli (4)
Pino Stancari

LA MISSIONE DI PIETRO

Pietro e Paolo

Dobbiamo ora ritornare a quella figura di cui ci siamo già occupati a più riprese: Pietro, l’altro grande personaggio che domina nel racconto degli Atti degli apostoli. Si potrebbero reintitolare gli Atti di Pietro e di Paolo. Le due figure di Pietro e di Paolo sono in qualche modo esemplari, così da esprimere la varietà, la ricchezza, la originalità delle molte vocazioni che si raccolgono all’interno di un unico disegno di comunione al servizio dell’evangelo. E’ il mistero dell’evangelo che assume una configurazione così variegata, così complessa, così articolata e così feconda proprio nella complementarietà delle presenze. E il caso di Pietro e di Saulo, che poi si chiamerà Paolo poco più avanti, rimane punto di riferimento insostituibile nella storia della chiesa, dell’evangelizzazione, nella storia della vita cristiana fino a noi. E’ la storia di questo mistero, che è mistero ed è storia, è la nostra immersione in quella corrente di vita nuova che oramai è entrata nella storia degli uomini.

Tutto fa capo ai due personaggi Pietro e Paolo, in comunione, inseparabili, interdipendenti eppure così ben configurati nella loro personalità da apparirci se non alternativi, in tensione tra di loro, una tensione straordinariamente benefica.

Abbiamo lasciato Saulo e Barnaba in viaggio per Gerusalemme, là dove intendevano consegnare certe elemosine che erano state raccolte ad Antiochia per soccorrere la chiesa madre di Gerusalemme in una situazione di particolare drammatica povertà, in seguito ad una carestia che coinvolge tutto il territorio. Mentre Saulo e Barnaba si trovano a Gerusalemme ha luogo un avvenimento. Ma prima di parlarne al cap. 9 per considerare la figura di Pietro nel momento in cui la evangelizzazione ha intrapreso quel processo di crescita che conduce i primi discepoli del Signore oltre le mura di Gerusalemme. C’era stato Stefano, il protomartire, tutto fa perno attorno a quell’episodio. A partire da quella svolta, ecco la crescita della evangelizzazione. Ora è Saulo che è coinvolto nella grande evangelizzazione in forza di quella esperienza che è tipica della sua conversione e che per certi versi rimane tipica di ogni conversione: l’esperienza del debito. Saulo debitore.

Dalla prima alla seconda evangelizzazione

In 9,32 ritorna in scena Pietro. La costruzione del racconto procede in questi capitoli in modo da agganciare la presenza delle due figure, da realizzare un incrocio che nella alternanza degli episodi corrisponde a una verità di ordine teologico. I due, Pietro e Saulo, sono nucleo rappresentativo, originario di una chiesa e di tutte le chiese.

I racconti relativi ai due personaggi si incastrano all’interno di un’unica cucitura narrativa che nella sua rapsodia di immagini e di eventi sta tessendo una sapientissima filigrana teologica.

Pietro fin dall’inizio del racconto è riferimento insostituibile nella elaborazione teologica del nostro evangelista Luca. La prima evangelizzazione a Gerusalemme fa capo a Pietro e agli altri che sono considerati globalmente accanto a Pietro e in comunione con lui.

Nel cap. 3 Pietro aveva realizzato l’opera della prima evangelizzazione a Gerusalemme, quella evangelizzazione che è rivolta al popolo d’Israele, entrando nel tempio in modo tale da introdurre quello storpio che era costretto a rimanere fuori della porta. E’ il primo gesto che possiamo considerare esemplare per quanto riguarda l’evangelizzazione svolta da Pietro. Pietro varca una soglia, apre una porta, entra in uno spazio del tutto singolare che in quel caso è niente meno che lo spazio interno del tempio, il grande sacramento che vale punto di riferimento perché tutto il popolo d’Israele si riconosca nella propria identità, nella propria vocazione, nella propria missione, il popolo dell’alleanza. Ebbene, nel nome di Gesù Pietro apre quella porta introducendo lo storpio nel tempio, nel nome di Gesù Pietro sta svolgendo il ruolo esemplare ed efficacissimo dell’evangelizzatore.

Questo comportamento di Pietro si ripropone. Pietro è portatore di un carisma di evangelizzazione che ben viene raffigurato nella narrazione iconografica di Luca, mediante il gesto di aprire le porte. Non a caso Pietro ha le chiavi. Pietro ha a che fare con la gente del suo popolo, Israele. La prima evangelizzazione, il primo destinatario dell’evangelizzazione è Israele, è sempre così, sarà sempre così: è il primo e l’ultimo destinatario dell’evangelo, Israele. Tutta la evangelizzazione si inscrive all’interno di quella prima e ultima evangelizzazione che ha per destinatario il popolo della promessa.

Il Cap. 9,32 si apre con un’ampia sezione narrativa fino a 11,18. Pietro è impegnato nella attività missionaria, oramai lontano da Gerusalemme. Nel frattempo sappiamo già quello che è successo, di Filippo, di Stefano, degli altri, di Paolo. Pietro è impegnato nella evangelizzazione itinerante, mentre le distanze da Gerusalemme vanno crescendo. Questo dato di ordine geografico è anch’esso significativo, corrisponde ancora una volta a una indicazione di ordine teologico che il nostro narratore, Luca, sa valorizzare sapientemente.

La sezione narrativa che abbiamo sotto gli occhi si compone di tre episodi, che però si presentano in maniera disparata.

Il primo episodio è brevissimo (9,32-35). A Lidda Pietro che sta svolgendo il suo servizio di evangelizzatore, ha a che fare con un uomo di nome Enea che da otto anni giace paralitico su un lettuccio.

Secondo episodio a Giaffa. La distanza rispetto a Gerusalemme va crescendo. Qui (9,36-43) muore una discepola di nome Tabità, che vuol dire gazzella. E’ morta, dunque esiste già una comunità di discepoli a Giaffa, esiste all’interno di quella comunità, una comunità di vedove, una di queste è proprio questa Tabità, dedita a opere buone, pratica tante elemosine e di lei si ha un ricordo affettuoso e devoto. Ecco, è morta. Cosa succede? Pietro che si trova lì viene informato e invitato a recarsi a Giaffa. Pietro a Giaffa prega al capezzale di Tabità oramai defunta e la salma è l’oggetto del pianto del cordoglio generale, a cui partecipano tutte le vedove sue amiche.

Ebbene adesso Pietro presenta a quelle stesse vedove a quegli altri della comunità di Giaffa, Tabità richiamata alla vita, la presenta perché si rendano conto che non è morta, ma viva.

L’episodio acquista un significato ben più impressionante e a suo modo sconvolgente della guarigione del paralitico che è avvenuta a Lidda. Qui si tratta di una donna defunta che è ritornata in vita.

C’è un terzo episodio, lunghissimo (10,1-11,18), il più lungo in tutto il libro degli Atti. I tre episodi sono in sequenza: breve, medio, lunghissimo. Vedete che cresce anche la distanza rispetto a Gerusalemme: Lidda, Giaffa, adesso Cesarea, più a nord sulla costa mediterranea. In questo terzo episodio, per la prima volta viene evangelizzato un pagano. Già questa indicazione è chiarificatrice.

Ciò che avviene adesso nella narrazione di Luca, acquista senz’altro un valore sconvolgente, inimmaginabile: anche i pagani si convertono. Ben più che la guarigione di un paralitico, ben più che il ritorno alla vita di una donna defunta: i pagani si convertono.

Ecco, li c’è Pietro. E’ la prima volta che viene evangelizzato un pagano e li c’è Pietro.

A Lidda

Luca in 9,32: «E avvenne che mentre Pietro andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che dimoravano a Lidda». Pietro è in viaggio, in transito. La figura di Pietro viene caratterizzata da questa sua abitudine di far visita alle chiese, alle comunità dei discepoli. Questa pastorale della visita esprime la confidenza che egli ripone nell’ospitalità che egli riceverà. Pietro fa di questa sua sollecitudine nel visitare le chiese un vero e proprio sacramento rivelativi di quella visita che una volta per tutte si è compiuta nella storia umana, quella visita per eccellenza di cui Dio stesso è protagonista attraverso l’incarnazione del Figlio fino alla pasqua di morte e di resurrezione. E quella visita a cui tutti gli uomini sono puntualmente ricondotti proprio mediante l’evangelizzazione. Per tutti si tratta di aderire a quella visita, di ritrovarci nella perenne attualità di quell’oggi nel quale il giorno eterno del Dio vivente ha preso dimora nella storia degli uomini.

Pietro svolge questo ministero esprimendosi con il gesto della visita. Pietro è in visita.

A Lidda Pietro ha a che fare con quell’Enea che è paralitico da 8 anni. A lui Pietro dice: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce; alzati e rifatti il letto». Nel nome di Gesù! E’ una guarigione che subito coincide con la chiamata di Enea a rendersi responsabile del suo lettuccio, a rincalzarlo quel lettuccio. Tra l’altro qui una implicita citazione del salmo 41: beato l’uomo che comprende il debole. E’ proprio l’evangelizzazione promossa da Pietro a Lidda che conferisce a quel paralitico la sapienza beata a cui alludeva già il salmo 41,4: beato l’uomo debole che si prende cura del debole. Chi potrà mai prendersi cura del debole se non l’uomo debole? Enea evangelizzato è quel debole, che nella sua esperienza di malattia ha imparato a riconoscere, comprendere e quindi sollevare, sostenere, compatire, rincalzare la debolezza di altri e di tutti. Il salmo 41 viene citato anche nei racconti della passione quando Gesù stesso applica al tradimento che egli subisce: c’è uno che mette la mano nel piatto, è l’uomo dell’amicizia, colui che ha condiviso la mia pace, proprio lui mi tradisce.

A Giaffa

Adesso Giaffa, secondo episodio. Quella discepola che si chiama Gazzella, si è ammalata ed è morta. Le altre vedove sono angosciatissime per questo evento. L’hanno sistemata e adesso piangono sulla salma. Pietro invitato, subito si trasferisce a Giaffa: «E Pietro subito andò con loro. Appena arrivato lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro». Era brava, sollecita, generosa. «Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi rivolto alla salma disse: Tabità, alzati! Ed essa aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere».

E’ interessante questo gioco di sguardi perché le vedove in pianto sono incapaci di vedere, le vedove in pianto hanno il volto appannato, coperto di lacrime. Tabità, chiamata da Pietro, apre gli occhi e vede. Notate che il gesto compiuto da Pietro si configura come un richiamo urgente a quelle vedove in lacrime perché imparino a vedere la vita. E là dove piangono per il passato perduto, là dove sono strette nella morsa dei loro lamenti, perché hanno a che fare con una salma nel giorno del funerale, imparino a vedere la vita e a vedere quella vita che si illumina come il futuro spalancato per la vita di una comunità, la vita della chiesa, per la crescita dell’evangelo, per la storia degli uomini.

Pietro evangelizzatore non è semplicemente il taumaturgo che compie un gesto prodigioso. Pietro evangelizzatore interviene nel contesto di quel cordoglio perché nel nome di Gesù, là dove la morte ancora sottrae una presenza amica e carissima, sia riconosciuto, contemplato, benedetto, il disegno della vita che cresce.

«Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i credenti e le vedove, e la presentò loro viva».

Nel nome di Gesù.

«La cosa si riseppe in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore». «Pietro rimase a Giaffa parecchi giorni, presso un certo Simone conciatore». E’ un particolare interessante. Il mestiere del conciatore è uno di quelli che secondo le norme rabbiniche comporta uno stato di impurità. Il conciatore tratta le pelli, si sporca, ha bisogno dell’acqua. La casa di Simone il conciatore è vicino al mare. E’ in uno stato di impurità legale, per cui la sua casa è infetta. Pietro accetta l’ospitalità di quella casa. E’ vero però che viene sistemato in terrazza, perché deve conservare la purità dell’osservante. Non c’è dubbio, deve essere trattato con riguardo. Ma è già significativo il fatto che Pietro è disposto ad accettare l’ospitalità che gli viene offerta nella casa di un tale che fa di mestiere il conciatore e che, tra l’altro, porta il suo stesso nome: Simone. Situazione è delicata.

A Cesarea

Qui si inserisce il terzo episodio, lunghissimo (10,1-11,18).

«C’era in Cesarèa un uomo di nome Cornelio». Cornelio è un centurione di stanza a Cesarea. Cesarea è la sede del procuratore romano, centro amministrativo che comporta la presenza di tanti e tanti uffici, e la presenza di una guarnigione.

Cornelio fa parte della coorte italica della decima legione. E’ un calabrese, perché il nome della legione fa riferimento allo stretto di Messina. Cornelio, il primo convertito tra i pagani che siamo noi, è uno della Locride. E’ un brav’uomo, molto devoto, nel corso degli anni ha imparato a simpatizzare con la gente del posto, ama sentire come pregano gli ebrei, ha letto, si è informato, ha anche aiutato con certi suoi interventi con qualche raccomandazione e con un poco di elemosine. Cornelio è in preghiera e nella preghiera un angelo gli dice: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite, in tua memoria, innanzi a Dio». Le preghiere di un pagano che salgono al cospetto dell’Onnipotente. «E ora manda degli uomini a Giaffa e fà venire un certo Simone detto anche Pietro. Egli è ospite presso un tal Simone conciatore, la cui casa è sulla riva del mare. Quando l’angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un pio soldato fra i suoi attendenti e, spiegata loro ogni cosa, li mandò a Giaffa».

«Il giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla città, Pietro salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare». Il racconto è già impostato in modo tale che nel succedersi delle giornate sia comunque già tracciata una continuità intrinseca tra la preghiera di Cornelio e la preghiera di Pietro. Nella preghiera, quel pagano e Pietro l’osservante sono in continuità, sono in comunione, sono coinvolti in una stessa vicenda, già nella preghiera.

E’ mezzogiorno e Pietro è sulla terrazza perché è impegnato nella preghiera del mezzogiorno. Sono 3 i momenti di preghiera nel corso della giornata e questa è la preghiera intermedia.

Il sogno di Pietro

«Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi. Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi». Il cielo si spalanca e lui ha una visione che richiama quella di Ezechiele. «In essa c’era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: Alzati, Pietro, uccidi e mangia!» Pietro è sconcertato e risponde: «No davvero, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo». Ed è verissimo. Pietro non ha mai mangiato nulla di profano o di immondo, e il cibo che è preparato su questa tovaglia calata dal cielo è un cibo a cui non ci si può accostare, perché chi mangia quel cibo, in quel modo, in quelle condizioni, contrae impurità.

«E la voce di nuovo a lui: Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano». Questo accade per 3 volte. Pietro non capisce, ci sta ripensando, ci sta ragionando sopra. Pietro è sconcertato, esterefatto, un po’ anche sgomento, perché la voce che ha ascoltato dichiara le norme già stabilite nel cap. 11 del Levitico e poi commentate da tutta la tradizione dei maestri. Quelle norme non valgono più. Sono aboliti i confini tra ciò che è puro e ciò che è impuro. Già la scenografia estatica di cui Pietro è stato spettatore nell’intimo è stata significativa.

Tra cielo e terra questa tovaglia che scende e poi risale, tra cielo e terra un contatto, il cielo si apre, la terra riceve una visita. Non c’è dubbio. Quello che la voce annuncia a Pietro non può essere spiegato se non in rapporto a Gesù, che è disceso ed è risalito, se non in rapporto al Figlio che ha attraversato la distanza che separa il cielo dalla terra, che ha realizzato il contatto tra il cielo e la terra, per cui oramai il cielo ha baciato la terra e la terra è stata sollevata al cielo. Ma Pietro sta considerando queste cose, ci sta riflettendo sopra, le sta rimuginando tra sé e sé. Intanto la voce ha detto: tu non considerare profano ciò che Dio ha purificato. Le distanze tra il cielo e la terra sono state colmate, le separazioni sono state abolite, i confini sono stati rimossi. Pian piano Pietro si renderà conto che questa purificazione, di cui Dio è il protagonista riguarda il riempimento delle distanze che separano le persone tra di loro, persona con persona, uomo e donna, pagano e giudeo. Non è uno svolgimento logico al quale Pietro è istintivamente predisposto, questo, per quanto possa apparire strano a noi.

Cornelio

«Mentre Pietro si domandava perplesso tra sé e sé che cosa significasse ciò che aveva visto gli uomini inviati da Cornelio, dopo aver domandato della casa di Simone, si fermarono all’ingresso. Chiamarono e chiesero se Simone, detto anche Pietro, alloggiava colà. Pietro stava ancora ripensando alla visione».

Pietro è tutto preso dai suoi pensieri, «quando lo Spirito gli disse: Ecco, tre uomini ti cercano; alzati, scendi e và con loro senza esitazione, perché io li ho mandati».

Fin dal cap. 2 abbiamo avuto a che fare con lo Spirito che riempie la distanza tra il cielo e la terra, lo Spirito che rende possibile a coloro che sono rimasti di vivere in comunione con il Figlio di Dio che è risorto dai morti, che ora è vivente nella gloria del cielo… nel nome di Gesù. Ora lo Spirito di Dio rende profeti gli uomini e li abilita ad invocare il nome di Gesù, rende gli uomini capaci di condividere la vita gloriosa del Figlio di Dio che è risorto dai morti. E’ lo Spirito che irrompe nel contesto di quella ricerca affannata, problematica, di Pietro, per rimuovere gli scrupoli che ancora lo affliggono circa la possibilità di instaurare un rapporto interpersonale con quegli estranei che sono pagani. Pietro non è un razzista, un giudeo osservante non è un razzista. C’è invece la serietà, la pazienza, il coraggio con cui si risponde a una vocazione donata da Dio e che si realizza in una oggettiva elezione, in un valore oggettivo di privilegio, che comporta una responsabilità che ridonda poi a vantaggio della moltitudine umana a cui non ci si può sottrarre. Ma adesso c’è una novità.

«Pietro scese incontro agli uomini e disse: Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti? Risposero: Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutto il popolo dei Giudei, è stato avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa, per ascoltare ciò che hai da dirgli. Pietro allora li fece entrare e li ospitò».

Pietro li ospita dove è ospite anche lui. Non è casa sua quella. E’ così ospite in quella casa che è in grado di offrire ospitalità ad altri. Si prepara qualcosa d’importante. E’ così ospite, Pietro, del mistero di Dio che si è rivelato, che è in grado di offrire ospitalità ad altri. E questi adesso passano la notte.

«Il giorno seguente si mise in viaggio con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono». Sono 6 questi fratelli di Giaffa, in tutto sono 7, una specie di corteo pontificio, è tutta una chiesa che si muove. Pietro si, e con lui ci sono questi altri di Giaffa: 6 + 1 = 7.

«Il giorno dopo arrivò a Cesarea. Cornelio stava ad aspettarli». Cornelio è andato incontro a loro perché sa bene che Pietro è un giudeo osservante e Pietro non potrà mai entrare in casa sua. Anche a Gesù capita che a volte si interessa al caso del servo o di quel figlio ammalato di un pagano a Cafarnao, in prossimità del confine e non entra in casa: “io non sono degno che tu entri in casa, dì soltanto una parola…” Come è possibile che un giudeo osservante entri nella casa di un pagano o sieda alla mensa di un pagano? Non è possibile, non perché quelli sono dei fanatici, ma per una necessità oggettiva, che è ancora una volta esprime il valore prezioso di una vocazione accolta e custodita con devozione e con un senso di responsabilità aperta alla salvezza del mondo.

« Cornelio stava ad aspettarli ed aveva invitato i congiunti e gli amici intimi. Mentre Pietro stava per entrare – c’è una porta -, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo». Cornelio sa bene che tutto avviene sulla soglia. Stava per entrare, ma era un gesto appena appena accennato, giusto un segno di amicizia e di vicinanza. Cornelio gli va incontro, gli si getta ai piedi. «Ma Pietro lo rialzò, dicendo: Alzati: anch’io sono un uomo! Poi, continuando a conversare con lui, entrò».

Per la prima volta il gesto compiuto da Pietro realizza l’evangelizzazione di un pagano. Poi verranno i discorsi, le catechesi, le omelie. Ma è questo gesto che evangelizza. Pietro apre la porta della casa di Cornelio, entra in quella casa, prende dimora in quella casa, siederà a quella mensa. Il gesto compiuto da Pietro è vissuto da lui in piena consapevolezza. In questo modo Pietro dimostra che finalmente ha trovato la spiegazione di quello che ha visto quando il cielo si è aperto, la tovaglia è scesa, e la voce ha detto: tu non dichiarare più profano nulla di ciò che Dio ha purificato, perché nel nome di Gesù, che è morto ed è risorto, ogni creatura è purificata, ogni p persona umana è oramai chiamata a condividere la pienezza della vita: nel nome di Gesù. Nel nome di Gesù sono aboliti i confini tra il puro e l’impuro, nel nome di Gesù.

«Trovate riunite molte persone disse loro: Voi sapete che non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza; ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo».

Adesso ha trovato la spiegazione della visione. Nella preghiera Cornelio ed io eravamo già in contatto. Cornelio ha visto nella sua preghiera, e quindi ha deciso di mandare i suoi uomini a prelevarmi a Giaffa, e ha trovato riscontro nella mia preghiera, là dove io ho ascoltato quella voce. Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo.

«Per questo sono venuto senza esitare quando mi avete mandato a chiamare. Vorrei dunque chiedere: per quale ragione mi avete fatto venire?».

Pietro non sa esattamente quali sono gli interrogativi che Cornelio gli vuole porre. Pietro sa che è entrato in quella casa, perché ha da annunciare l’evangelo. Quella novità che si chiama Gesù. Allo storpio che chiedeva l’elemosina aveva detto: io non ho né oro né argento,ma nel nome di Gesù, entra. L’evangelizzazione in quel caso coinvolgeva Israele, primo destinatario. Adesso è tutta una chiesa che con Pietro si muove per la prima evangelizzazione di un pagano. Pietro è entrato, nel nome di Gesù: il cielo e la terra sono in comunione, le distanze sono oramai colmate, le separazioni tra persona e persona, tra gruppo umano e gruppo umano e tra culture e linguaggi diversi, sono riempite dallo Spirito di Dio, nel nome di Gesù che è morto ed è risorto.

E Cornelio adesso spiega: «Quattro giorni or sono, verso quest’ora, stavo recitando la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste e mi disse: Cornelio, sono state esaudite le tue preghiere e ricordate le tue elemosine davanti a Dio. Manda dunque a Giaffa e fà venire Simone chiamato anche Pietro; egli è ospite nella casa di Simone il conciatore, vicino al mare. Subito ho mandato a cercarti e tu hai fatto bene a venire. Ora dunque tutti noi, al cospetto di Dio, siamo qui riuniti per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato».

Oltre il puro e l’impuro

E qui un altro tra i grandi discorsi di Pietro negli Atti. 2:

«Pietro prese la parola e disse: In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti».

Gesù, che è il messia d’Israele, è il Signore di tutti. Le promesse che si sono compiute per Israele, sono promesse che hanno rivelato la Signoria di Gesù per tutti gli uomini.

«Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome.”

Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo».

E’ proprio vero, è l’opera di Dio che si è compiuta, è la visita di Dio che si è realizzata attraverso l’evangelo che oramai coinvolge pienamente anche i pagani: «li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: Forse che si può proibire che siano battezzati con l’acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi? E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo», che è il Messia.

«Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni».

Adesso Pietro è ospite nella casa di Cornelio il pagano. E’ tutta la gamma dell’ospitalità che Pietro accetta: condivide la mensa imbandita in quella casa, per coloro che vi abitano e per lui ospite. Immediatamente dopo veniamo a sapere che il comportamento di Pietro, a Gerusalemme, suscita sconcerto. Vedete che il racconto non è ancora finito, è lunghissimo.

Perplessità a Gerusalemme

«Gli apostoli e i fratelli che stavano nella Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio». Questa è una novità sensazionale. «E quando Pietro salì a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproveravano dicendo: Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!». Certo che lo rimproverano, hanno le loro buone ragioni.

Pietro ancora una volta spiega che cosa è successo, un altro racconto che si aggiunge a quelli già incontrati precedentemente. Il nostro evangelista non si stanca mai di raccontare. E ogni volta che si raccontano questi fatti ci si rende conto che è avvenuto qualcosa che è ancora più sensazionale di quello che potevamo immaginare.

Per adesso Pietro è entrato solo nella casa di Cornelio, un centurione pagano a Cesarea, non è successo niente, diremmo noi. E invece tutta la storia dell’evangelizzazione è già contenuta nella fecondità di quel gesto. Se esiste una missione ad gentes, è perché in quel certo giorno Pietro è entrato nella casa di Cornelio, il “mafioso” della Locride.

Pietro racconta (11,4-17).

«Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, come in principio era sceso su di noi». «Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo. Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».

Laddove i fatti dimostravano in modo inequivocabile la realtà di una comunione nell’unico Spirito di Dio, chi ero io per rimarcare ancora una distanza, quando quella distanza era già riempita? E quando loro come noi, nell’unico Spirito, invocavano il nome di Gesù?

«All’udir questo si calmarono». Questo verbo indica il riposo sabbatico: si calmarono, fecero riposo. E’ qualcosa di più. Per loro è necessario riposare come quando ogni sette giorni si ripresenta la scadenza del sabato, ma adesso è il sabato del messia. Se le cose vanno così, se i pagani si convertono, vuol dire che oramai il giorno ultimo è già sorto. E’ vero, abbiamo ancora a che fare con generazioni e generazioni, secoli e millenni, ma se i pagani si convertono è il giorno definitivo della storia.

«All’udir questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».

L’evangelizzazione rivolta ai pagani cresce smisuratamente, ad Antiochia diventa un fenomeno di massa, interviene Barnaba, poi Saulo.

Pietro bussa alla Chiesa

Cap. 12, adesso siamo di nuovo a Gerusalemme.

«In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa», Questo è Erode Agrippa I, regna dal 37, è amico di Caligola. Agrippa I approfitta della suddivisione tra gruppi all’interno del popolo d’Israele, favorisce i farisei. In quel periodo persecuzione, muore Giacomo. Tra i 12 apostoli è il primo martire.

«Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro». Pietro arrestato al tempo di Erode Agrippa I, siamo nei primi anni 40, forse il 44 dicono alcuni. Pietro in carcere. Nel frattempo Giacomo è stato ucciso. Qui il verbo arrestare è il verbo che indica normalmente il concepimento, in questo caso indica l’atto di contenere, l’atto di stringere, l’atto di con-cepire, anche se in questo caso si tratta di un carcere che si rinserra attorno a un prigioniero incatenato.

«Erano quelli i giorni degli Azzimi». Dunque pasqua. Nel frattempo la chiesa celebra la pasqua. E’ la pasqua dei giudei? E’ la pasqua del Signore. Per i discepoli del Signore quell’anno è l’anno nel quale viene celebrata la pasqua come memoriale sempre vivo e sempre attuale della morte e della resurrezione del Signore. E’ lui il messia che è venuto per aprire una strada là dove l’umanità era smarrita, per liberare dall’oscurità del carcere i prigionieri per riportarli alla luce. Isaia 61: lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato per liberare dal carcere i prigionieri, per evangelizzare i poveri, per liberare dal carcere i prigionieri. Isaia 61 è il testo profetico che Gesù legge nella sinagoga di Nazaret (Lc 4).

Pietro è in carcere. Un cristiano che fa pasqua in carcere, mentre la chiesa è in preghiera: niente di strano. Il fatto importante è che questa situazione in cui si trova Pietro con la prospettiva di essere condannato a morte, ripropone la condizione degli uomini da Adamo in poi: da Adamo carcerato prigioniero della morte, da Adamo trattenuto nella zona tenebrosa, in cui l’umanità sprofonda se non fosse vero che Dio fin dall’inizio ha promesso il dono di un ritorno alla vita, di una liberazione dalle tenebre, di un riscatto dalla prigione. E quella promessa iniziale, andata poi chiarendosi nel corso di tutta la storia della salvezza, di profeta in profeta, fino all’avvento del messia. Pietro sta facendo pasqua in carcere.

«Erano quelli i giorni degli Azzimi. Fattolo catturare, lo gettò in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui. E in quella notte, quando poi Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro piantonato da due soldati e legato con due catene stava dormendo, mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano il carcere».

Luca riesce a sintetizzare tanti elementi. Il sonno di Pietro rievoca quello di Adamo nel giardino (Gen 2); i due soldati che sono incatenati con lui, rievocano quello che era capitato a Gesù quando si trovò ad essere inchiodato insieme con i due malfattori; c’è una porta, davanti alla quale le sentinelle custodivano il carcere.

Pietro è specialista per quanto riguarda il trattamento riservato alle porte.

«Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella».

Isaia (cap. 9) e il grande oracolo messianico: una luce splende per coloro che sono relegati in una terra coperta da ombra di morte.

Pietro sta celebrando a pasqua in carcere, non la sta celebrando nel rito, ma la sta celebrando nel vissuto nella sua condizione di uomo carcerato, alla stregua dell’antico Adamo, alla stregua di tutta l’umanità che si trascina nel corso della storia umana, una generazione dopo l’altra, in questa condizione di amarezza, di miseria, senza privilegi per cui gli uomini figli di Adamo sono spazzati via, brutalmente schiacciati, costretti a subire la violenza nel modo più discriminato. E’ la storia dell’umanità e Pietro non ha una storia privilegiata per sé, condivide la storia di tutti i figli di Adamo. Poltiglia fangosa che ritorna al fango. E gli si presenta un angelo del Signore: è l’evangelo, così come Pietro lo ha recepito fin dall’inizio, così come adesso ancora una volta Pietro accoglie, riscopre nella sua inesauribile originalità, attraverso l’esperienza del carcere.

Lo riscopre per sé, e anche per tutti gli uomini figli di Adamo che sono stati redenti nel nome di Gesù, perché il figlio che è morto e che è risorto ha illuminato le tenebre, ha scandagliato la profondità infernale dell’abisso, è penetrato nella morte degli uomini per trasformare quella morte in sigillo di comunione di amore. Questo vale per tutti gli uomini, figli di Adamo che crepano in giro per la terra, ieri, oggi, domani, per tutti i miserabili che sono schiacciati come dei vermi.

L’evangelo di Pietro, l’angelo del Signore, una luce sfolgorò nella cella.

«Egli toccò il fianco di Pietro». In greco “colpì il fianco”. Questo termine compare solo un’altra volta nel NT in Gv 19,34: il fianco di Gesù colpito dal colpo di lancia del soldato. Sullo sfondo? Adamo dormiente. Nel corso di quel sonno Adamo è colpito al fianco e dal fianco è estratta la compagna che le sarà presentata: ossa della mie ossa, carne della mia carne. Pietro è colpito al fianco, come l’antico Adamo dormiente, come Gesù quando oramai dorme perché è morto e pende dalla croce.

«lo destò». L’evangelo sveglia Pietro e gli «disse: Alzati, in fretta! E le catene gli caddero dalle mani. E l’angelo a lui: Mettiti la cintura e legati i sandali. E così fece. L’angelo disse: Avvolgiti il mantello, e seguimi! Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si era ancora accorto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva infatti di avere una visione».

E’ l’evangelo l’impulso poderoso che libera i figli di Adamo dalla prigione. Pietro non è nulla più di questo, un figlio di Adamo per cui il nuovo Adamo è morto ed è risorto, con la nuova umanità che esce dal fianco squarciato del nuovo Adamo dormiente, il crocefisso che pende dal legno. Ecco, adesso non è una visione, è la realtà.

«Essi oltrepassarono la prima guardia e la seconda e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città: la porta si aprì da sé davanti a loro». Le porte si aprono una dopo l’altra. C’è ancora la porta di ferro che conduce alla città. L’antico Adamo al risveglio riconosce la compagna. Pietro adesso si sveglia veramente, si guarda attorno: è la città la sua compagna. E’ l’umanità intera la sua compagna.

La porta di ferro per uscire e finalmente immergersi nella città: «la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo si dileguò da lui». E rimane Pietro sveglio e la città. «Pietro allora, rientrato in sé». Qui c’è un richiamo alla parabola di Luca 15 del figliol prodigo, che in una città lontana si ricorda, rientra in sé: nella casa di mio Padre. Qui è Pietro che rientra in sé e dice: «Ora sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei».

Ora ho compreso interiormente che la redenzione vale per ogni povero uomo di questo mondo che crepa da Adamo in poi, come quel figlio che ramingo nella città lontana si è ricordato della casa del Padre. Cosa fa Pietro?

«Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera». E’ la chiesa che sta celebrando la pasqua. Interessante la casa di Maria, domus Mariae, un’espressione per noi eloquente anche se la Maria di cui si parla qui non è la madre del Signore ma di Marco, nipote di Barnaba. Barnaba è fratello o cognato di questa Maria. Comunque sia in quella casa ci sono anche Barnaba e Saulo. E’ la chiesa radunata in preghiera che sta celebrando la pasqua. E adesso si presenta Pietro. Adesso Pietro di trova a bussare dall’esterno alla porta della casa, all’interno della quale è raccolta la chiesa. Adesso Pietro si presenta nel nome di Gesù in quanto è lui che ha redento un pover’uomo di questo mondo, si presenta alla chiesa per aprire dall’esterno la porta, perché la chiesa ha sempre bisogno di essere rievangelizzata. Questo episodio si aggiunge ai precedenti, porta a compimento tutto un itinerario profetico, carismatico, di Pietro. L’evangelo per Israele, per i pagani, l’evangelo per la chiesa. Questa volta Pietro si trova in strada, come il diletto del Cantico dei Cantici che bussa dall’esterno, fin che la porta non si apre. Pietro dunque bussa.

«Appena ebbe bussato alla porta esterna, una fanciulla di nome Rode si avvicinò per sentire chi era. Riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse ad annunziare che fuori c’era Pietro». E’ tanto contenta che non apre. Vediamo questo suo stordimento e d’altra parte si è entusiasmata, annuncia l’avvenimento e: «Tu vaneggi! le dissero». Come a quelle donne che si recarono dai discepoli per dire: il sepolcro è vuoto ed abbiamo visto angeli che hanno detto che lui è vivente. Siete matte.

«Ma essa insisteva che la cosa stava così. E quelli dicevano: E’ l’angelo di Pietro. Questi intanto continuava a bussare». E’ una scena poderosa questa. Tra l’altro nella veglia di Pasqua, che ogni anno è proprio il momento nodale di tutta la celebrazione liturgica che si sviluppa prima e dopo, tutto comincia all’esterno delle nostre chiese, il pubblico in piazza, sotto il cielo, il fuoco acceso, e si entra in chiesa e la chiesa è al buio. La porta si apre. Così anche Pietro. E Pietro continua a bussare e questa volta sta bussando dall’esterno in nome di Gesù, di quel povero figlio di Adamo, l’uomo che crepa come un verme, che è stato redento da Gesù, perché la porta della chiesa si apra.

E Pietro continuava a bussare «e quando aprirono la porta e lo videro, rimasero stupefatti». Commozione generale. «Egli allora, fatto segno con la mano di tacere narrò come il Signore lo aveva tratto fuori del carcere, e aggiunse: Riferite questo a Giacomo e ai fratelli. Poi uscì e s’incamminò verso un altro luogo». Si parlerà ancora di Pietro marginalmente negli Atti, ricompare nel cap. 15, nel momento di decisione per il fatto dei pagani che oramai sono presenti in modo sovrabbondante e ci richiede se devono essere circoncisi o meno, ma Pietro ha esaurito il suo ministero, lo ha realizzato pienamente.

Si incamminò verso un altro luogo. Oramai Pietro è immerso in un altro orizzonte missionario senza confini, ha aperto la porta della chiesa.

http://www.incontripioparisi.it


 

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Un commento su “Lectio sugli Atti degli Apostoli (4)

  1. redattore76
    07/05/2017

    Molto interessante…

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 07/05/2017 da in ITALIANO, Lectio della Settimana, Liturgia con tag , , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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