COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Lectio della VI Domenica di Pasqua (A)

VI Domenica di Pasqua (A)
Giovanni 14,15-21

Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito (Gv 14,15-21) 

Lectio

A pochi giorni dalla Solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo, il Vangelo di oggi ci dà una certezza: Gesù non ci ha lasciati soli, in balia di noi stessi e di forze avverse; ha mandato il Paraclito, lo Spirito della verità, che ci sostiene nel cammino della vita. Oggi viviamo il tempo dello Spirito, tempo in cui bisogna fare nuove tutte le cose, tempo in cui bisogna far agire la Sua forza per dare ragione della speranza che è in noi. Oggi, più che mai, tutti noi siamo chiamati a rendere presente nel mondo, grazie alla forza dello Spirito Santo, il Risorto. Questo è possibile solo se in noi emergono gli atteggiamenti che caratterizzano i discepoli del Signore. Innanzitutto, dobbiamo avere la capacità di unire la nostra volontà alla grazia, che ci viene dai sacramenti, per evitare che sia solo frutto di un’idea. Non dimentichiamo, poi, che chi incontra il Risorto e lo accoglie con sincerità, sperimenta il dono di un’esistenza completamente rinnovata, trasfigurata dalla Sua presenza, liberata dalle schiavitù fisiche e psichiche, percorsa da una nuova capacità di amare. È da qui che nasce uno stile di vita veramente cristiano, che ha come fondamento il dono della libertà. La libertà cristiana è un dono dello Spirito, che va implorato giorno per giorno per sfuggire ai tanti condizionamenti. Il dono della libertà è strettamente legato e dipende dalla verità, cioè dal senso profondo e sincero della realtà che solo nella rivelazione ci è dato di scoprire. Gesù ci ha insegnato che: “la verità ci farà liberi” (Gv 8,32).

Siamo soliti immaginare lo Spirito come un qualcosa di invisibile, di intangibile, tutto l’opposto di ciò che è materiale, ma questo modo di intenderlo non è biblico. Lo Spirito è molto reale, è un soffio, un alito forte. Dio è Spirito in quanto in lui esiste una forza travolgente e incontenibile, simile al vento impetuoso. Il sogno dell’uomo è di poter essere reso partecipe di questo Spirito.

Gesù non ha insegnato solo «la via», ha comunicato il suo Spirito, la sua forza per raggiungere la meta.

I discepoli nell’imminenza della partenza del loro maestro ricevono un’ulteriore spinta e incoraggiamento dalla promessa del Paraclito, la costante presenza di Gesù perfino in sua assenza, e delle conseguenze derivanti dall’amare Gesù e dall’osservare i suoi comandamenti. Il discorso si svolge in tre suddivisioni:

Paraclito e il mondo (vv. 15-17).

Gesù chiederà al Padre di dare loro «un altro Consolatore [Paraclito]» che stia con i discepoli e li tenga separati dal mondo che non può ricevere lo Spirito. I vv. 15-24 sono tenuti assieme dal tema dell’amore. Il discepolo che ama Gesù dimostra questa unione d’amore con l’osservanza dei suoi comandamenti (v. 15). Mentre va incontro alla morte Gesù esorta i suoi discepoli ad amare come lui ha amato abbracciando i suoi comandamenti (v. 15b). Gesù chiederà al Padre di premiare quella situazione di amore e di fedeltà con «un altro Consolatore» che resterà con loro per sempre. La promessa di Gesù di ascoltare le preghiere dei discepoli e di fare per loro qualsiasi cosa chiedano indica che egli svolge già la funzione del Consolatore (cf 1Gv 2,1), ma ci sarà «un altro Consolatore». Nonostante tutte le somiglianze che possono esistere tra il ruolo di Gesù il Consolatore e quello dell’«altro Consolatore», il secondo non diventa carne e non sarà innalzato per morire sulla croce in un totale atto di amore per i suoi discepoli (cf 12,32-33; 13,1).         L’«altro Consolatore» rimarrà con i discepoli per sempre. Il Paraclito è anche definito «lo Spirito della verità», «lo Spirito che comunica la verità», la continua presenza della rivelazione di Dio nel mondo. Esiste tuttavia un mondo che è incapace di riconoscere il Paraclito mandato dal Padre ai discepoli per effetto della richiesta di Gesù. Il Paraclito appartiene al regno di Gesù, ma c’è un altro mondo che ha risposto a Gesù rifiutando la sua persona e la sua rivelazione del Padre.

I discepoli invece fanno parte del mondo di Gesù. Essi sono «i suoi» e lo Spirito della verità rimane già presso di loro e ci sarà un altro Paraclito che sarà in loro. Gesù è il dono della verità, la via che è la verità (cf 14,6), che rimane con loro, ma la sua partenza per tornare al Padre non segnerà la fine di quella presenza rivelatrice. Continuerà a rimanere con loro. Il Paraclito è la presenza continuativa della verità, «lo Spirito che comunica la verità». Il Paraclito entra nella storia con la funzione di una presenza continuativa della rivelazione di Dio per coloro che amano Gesù e osservano i suoi comandamenti (cf v. 15). La glorificazione e il dono dello Spirito sono già in vista, strettamente associati alla morte di Gesù. La partenza di Gesù pertanto non sarà una partenza come le altre.

La rivelazione dell’identità di Gesù con il Padre (vv. 18-21).

Gesù promette di venire di nuovo per rimanere in una presenza senza fine con i discepoli che lo amano e osservano i suoi comandamenti. Tali discepoli conosceranno e condivideranno l’identità con il Padre e con il Figlio e sperimenteranno le conseguenze vivificanti dell’essere amati dal Padre e da Gesù. Gesù sta per partire, ma i suoi figlioli (cf 1,12; 11,52; 13,33) non resteranno orfani (v. 18a). Questo è ciò che accade alla morte di un genitore, e la partenza di Gesù è associata alla morte; eppure porta alla sua venuta (v. 18b). La partenza e il ritorno si fondono insieme! La partenza fisica di Gesù non segnerà la fine della sua presenza rivelatrice. Questo tema domina i vv. 18-21. La partenza pone fine alla «veduta» fisica della rivelazione della verità al mondo nella persona di Gesù. Già Gesù aveva avvertito «i Giudei»: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre» (12,35). Gesù morirà e partirà, ma il Paraclito è un dono che deriva direttamente da questo evento. Anche se li lascia (v. 18a), Gesù tornerà ugualmente dai suoi discepoli ed essi lo vedranno. La morte e la partenza di Gesù porteranno alla sua vita con il Padre e alla vita per i suoi discepoli. Poiché egli vive ancora, una conseguenza della sua partenza dal mondo è la sua presenza vivificante per i discepoli (v. 19b: «perché io vivo e [anche] voi vivrete»). La partenza di Gesù e il dono di un altro Consolatore, lo Spirito della verità, richiedono che si faccia una distinzione tra Gesù e lo Spirito-Paraclito, ma ciò che lo Spirito fa per i discepoli è il prolungamento e il perfezionamento di ciò che fa Gesù per loro. Niente di tutto ciò è possibile senza il ritorno di Gesù al Padre per vivere affinché anche i discepoli possano vivere.

L’assenza fisica di Gesù è superata dalla perenne presenza dello Spirito-Paraclito. Non può esistere la nozione del ritorno di Gesù, una volta partito dopo la risurrezione, che possa essere visto dai discepoli. E nell’«esperienza del Gesù esaltato in mezzo alla comunità adorante» che Gesù assente sarà sentito presente da coloro che credono, lo amano e osservano i suoi comandamenti. La partenza di Gesù non li lascia orfani (v. 18) poiché egli ritorna da loro con il dono di una presenza vivente (v. 19). L’affermazione che Gesù lascia i suoi discepoli deve essere presa seriamente. Questa rispecchia l’esperienza dei primi lettori giovannei (e dei lettori successivi), per i quali il Gesù corporeo non è più presente. Ma l’esperienza del Gesù vivente continua a farsi sentire in e per mezzo della permanente presenza dello Spirito-Paraclito. Nella comunità adorante, e specialmente nel Battesimo e nell’Eucaristia (cf 3,3-5; 6,51-58), coloro che credono, amano e osservano i comandamenti di Gesù sperimentano la presenza di colui che è assente. La «venuta» del Gesù esaltato – e pertanto assente – nel culto che gli rende la comunità è un’esperienza prolettica di una «venuta» finale resa possibile, nell’intermezzo di tempo, dalla presenza del Paraclito.

Gesù promette ai discepoli una conoscenza che verrà data al credente nel giorno della sua partenza («In quel giorno»), al momento della sua venuta e del dono di una nuova vita (v. 20). Questa conoscenza, frutto della presenza del Paraclito, è la rivelazione dell’unione che esiste tra il Padre e il Figlio e dell’identità che esiste tra Gesù e il credente. L’unione tra il Padre e il Figlio è stata al centro di gran parte dell’insegnamento di Gesù ed ha costituito il fondamento della sua autorità (cf 5,19-30; 10,30.38), ma il coinvolgimento del credente nell’unione con Gesù è un elemento nuovo.

I discepoli di Gesù non saranno lasciati soli dalla partenza di Gesù (v. 18), riceveranno la vita (v. 19), che è la conoscenza del rapporto esistente tra il Padre e il Figlio e tra loro stessi e Gesù (v. 20). La partenza di Gesù viene a creare per i discepoli una situazione finora sconosciuta e mai spiegata. Nel v. 21 Gesù si rivolge alla cerchia più ampia dei lettori del Vangelo: «Chi accoglie i miei comandamenti». A tutti i possibili destinatari del v. 20 è detto che l’unione con Dio deve essere concepita in termini di amore. La risposta alla rivelazione di Dio in Gesù mediante l’osservanza dei suoi comandamenti è allo stesso tempo un impegno d’amore verso Gesù (v. 21a). Questo amore sarà contraccambiato dall’amore del Padre per loro, dall’amore di Gesù e dalla permanente rivelazione di Gesù di cui godranno (v. 21b) anche dopo la sua partenza (v. 21c).

Il mondo non disposto a ricevere la rivelazione di Dio in e per mezzo di Gesù non può capire il significato della sua partenza attraverso la morte. Per i discepoli invece, in conseguenza del dono dello Spirito-Paraclito (vv. 15-16), questa partenza porta a una esperienza di vita unica. Questa vita deriva direttamente dalla partecipazione nell’unità che esiste tra il Padre e il Figlio (vv. 18-20), dall’intimità dell’essere amati dal Padre e da Gesù e dalla continua rivelazione di Dio in e per mezzo di Gesù (v. 21) mentre i discepoli sperimentano la presenza di Gesù assente nel loro culto.

Meditatio

Anche il vangelo di oggi, come quello della scorsa domenica, è tratto dal primo dei tre discorsi di addio pronunciati da Gesù durante l’ultima cena.

I discepoli hanno capito che Gesù sta per lasciarli, sono tristi e si chiedono come potranno continuare a essergli uniti e ad amarlo se egli se ne va.

Gesù promette di non lasciarli soli, senza protezione e senza guida; dice che pregherà il Padre ed egli «invierà un altro Paraclito» che rimarrà per sempre con loro (v. 16). È la promessa del dono di quello Spirito che Gesù possiede in pienezza e che sarà effuso sui discepoli.

Gesù chiarisce (vv. 15.17) che lo Spirito può essere accolto solo da coloro che sono in sintonia con lui, con i suoi progetti, con le sue opere di amore. Il mondo non può riceverlo.

Chi è questo mondo al quale non è destinato lo Spirito? I pagani, i lontani, chi non appartiene al gruppo dei discepoli, i membri di altre religioni?

Per mondo Gesù non intende le persone, ma quella parte del cuore dell’uomo – di ogni uomo – in cui regna la tenebra, il peccato, la morte. Là dove si celano odi, concupiscenze, passioni sregolate … lì è presente il mondo, con il suo spirito, opposto a quello di Cristo. Lo ricorda Paolo ai Corinzi che si lasciavano guidare dalla sapienza degli uomini: «Noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio» (1Cor 2,12).

Lo Spirito riceve due nomi. È chiamato Consolatore (Paraclito) e Spirito della verità. Sono le due funzioni che egli esercita nei credenti.

Consolatore non è una buona traduzione del greco paràkletos. Paraclito è un termine preso dal linguaggio forense e indica colui che è chiamato accanto, il protettore, soccorritore, difensore.

Gesù promette ai discepoli un altro Paraclito, perché ne hanno già uno, egli stesso, come spiega Giovanni nella sua prima lettera: «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo giusto» (1Gv 2,1).

Gesù è Paraclito in quanto nostro avvocato presso il Padre, non perché ci difende dalla sua ira, provocata dalle nostre colpe (il Padre sta sempre dalla nostra parte, come Gesù), ma perché ci protegge contro il nostro accusatore, il nostro avversario, il peccato. Il nemico è il peccato e Gesù sa come confutarlo, come ridurlo all’impotenza.

Il secondo Paraclito non ha il compito di sostituire il primo, ma di svolgere una nuova missione, infatti è inviato assieme a Gesù che «ritorna» in mezzo ai suoi (v. 18). Gesù non è andato via, ha semplicemente cambiato tipo di presenza, non più quella fisica, ma quella da Risorto. Un modo nuovo il suo di stare a fianco dei discepoli, infinitamente più reale – pur nella sua invisibilità – più duraturo, illimitato rispetto a prima.

Lo Spirito è Paraclito perché viene in soccorso dei discepoli nella loro lotta contro il mondo, cioè contro le forze del male (Gv 16,7-11).

Giovanni richiama ai cristiani delle sue comunità questa verità affinché, in mezzo alle difficoltà della vita, non si scoraggino, non disperino, non perdano la serenità, la pace del cuore, la gioia. Il discepolo crede nell’assistenza dello Spirito e non teme, non si abbatte nemmeno quando deve ammettere che in lui esistono ancora tante miserie spirituali, tante debolezze, tante cattive inclinazioni. È convinto della forza del Paraclito ed è sicuro di non uscire sconfitto.

Il secondo titolo – che enuncia un’altra funzione del Paraclito – è Spirito della verità.

La sua opera a servizio della verità si esplica in vari modi. Cominciamo dal più semplice. Tutti sappiamo cosa accade quando una notizia passa di bocca in bocca: è soggetta a deformazioni, si altera a tal punto da divenire irriconoscibile. Il messaggio di Gesù è destinato a tutti gli uomini, deve essere predicato fino alla fine del mondo.

Il suo servizio alla verità non si limita a questa parte che potremmo chiamare negativa. Egli non impedisce soltanto che si introducano errori nella trasmissione del messaggio di Cristo. Egli svolge un’altra funzione, positiva: introduce i discepoli nella pienezza della verità.

Anche a questo livello Gesù promette l’intervento dello Spirito: egli è incaricato di introdurre il discepolo alla scoperta di tutta la verità. Non dirà nulla di nuovo o di contrario rispetto a lui, aiuterà a cogliere fino in fondo, fin nelle ultime conseguenze, il suo messaggio.

Da qui nasce il dovere dei cristiani di rimanere aperti agli impulsi dello Spirito che rivela sempre cose nuove. Egli è, per sua natura, colui che rinnova la faccia della terra (Sal 104,30).

È un peccato contro lo Spirito (e molto grave! cf. Mt 12,31) opporsi al rinnovamento, rifiutare le innovazioni che favoriscono la vita delle comunità, che avvicinano a Cristo e ai fratelli, che accrescono la gioia e la pace, che aiutano a pregare meglio, che liberano i cuori da inutili paure.

Chi rimane caparbiamente affezionato a tradizioni religiose ormai desuete e logore, chi non si impegna diligentemente nello studio della parola di Dio, chi non accetta l’aggiornamento di riti, formule, gesti liturgici, chi dà risposte vecchie a problemi nuovi, chi non accoglie con gioia le scoperte dell’esegesi biblica, tutti costoro si collocano in opposizione allo Spirito della verità.

La libertà, dipendente dalla verità, costruisce in noi degli atteggiamenti concreti: condivisione, servizio, accoglienza e mitezza. In tutto questo c’è non un insieme di idee e neppure un semplice messaggio scritto o da recitare a memoria, ma la persona stessa di Gesù, le sue azioni e le sue scelte. Il legame d’amore che ci unisce a Lui costituisce l’anima segreta di tutto. Un amore prima di tutto ricevuto con tanta tenerezza, un amore che, sperimentato, ci fa riconoscere il Padre e a Lui affidargli la nostra vita. Un amore che continua attraverso l’opera dello Spirito Santo che, accolto, agisce sui nostri sentimenti e sui nostri desideri.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 18/05/2017 da in Anno A, ITALIANO, Lectio della Domenica, Liturgia, Pasqua con tag , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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