COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

Lectio della domenica di Pentecoste (A)

Domenica di Pentecoste (A)
Giovanni  20, 19-23

Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi (Gv 20,19-23) 

Il contesto liturgico di oggi è segnato dal termine del tempo pasquale e dal rilancio del tempo ordinario. Come a dire: riprendi il tuo solito tran tran, ma ricorda che c’è qualcosa di nuovo che lo attraversa… La luce del Risorto è guida sicura al cammino di quanti vogliono seguirlo, lo Spirito è dato, nessun dono manca a coloro che si lasceranno attrarre e condurre dal Signore della vita sulle strade della quotidianità. Lo ricordano chiaramente anche le parole del Prefazio: Padre Santo, oggi hai portato a compimento il mistero pasquale e su coloro che hai reso figli di adozione in Cristo tuo Figlio hai effuso lo Spirito Santo…Gesù ha promesso di rimanere con i suoi: “io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt28,20). C’è una vita nuova che riparte dall’evento della Pasqua, c’è la certezza della presenza del Risorto, non più visibile storicamente nella carne, ma vivificato dallo Spirito, non più raggiungibile nelle sue membra di uomo, ma tangibile nel suo Corpo Mistico, la Chiesa.

Il contesto biblico in cui si trova questa pericope è quello del capitolo 20, incentrato in Giovanni sulle apparizioni di Gesù dopo la sua risurrezione. Infatti, il brano che c’interessa è preceduto dall’incontro di Gesù con la Maddalena (20,11-18) e seguito dall’episodio dell’apparizione alla comunità riunita senza e con Tommaso (20,24-29).

La resurrezione di Gesù è un’esperienza che raggiunge tutti e ciascuno, un’interpellanza di vita che nessuno può sfuggire, ognuno è chiamato dal Risorto prima o poi a confrontarsi. Si tratta di un’esperienza personale unica, diretta, come quella della Maddalena, ma che investe anche la comunità nel suo insieme, nei suoi rapporti fraterni, nella ‘credibilità’ della fede che la testimonianza reciproca offre, suscitando assenso o rifiuto, come nel caso di Tommaso. Gesù di Nazaret è il Signore: questa è la buona notizia da annunciare!

Il passaggio dalla visione storica alla fede non è automatico né scontato, è difficile anche per chi ha condiviso la vita con lui da vicino. Il Risorto però non si arrende, immette aria di vita nuova … soffia … alita … la novità che farà mettere le ali fino ai testimoni del nostro tempo e oltre.

v.19: la sera di quello stesso giorno … mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei, venne Gesù.

La nostra pericope si apre con un richiamo alla continuità tra il giorno di Pentecoste e il giorno splendente di luce della Pasqua: la sera di quello stesso giorno, il giorno di Pasqua. La Chiesa e l’umanità intera vivono un giorno unico, lungo 50 giorni: il giorno dell’inizio della nuova era, quella in cui il nome di Gesù persisterà davanti al sole e durerà nei secoli. Ma nella storia umana c’è ancora da attraversare qualche sera, qualche notte. Talvolta è l’esperienza della notte interiore, della paura: mentre erano chiuse le porte… per timore dei giudei, venne Gesù. Il Risorto viene, la luce splende nelle tenebre, nel timore manca ancora l’Amore, e Gesù viene.

L’irruzione di Dio è dentro la storia quotidiana, feriale: ‘mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente dal tuo cielo regale si lanciò’ (Sap18,14) …’mentre eravamo ancora peccatori Cristo è morto per noi’ (Rm5,8). ‘Poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo’ (At1,10-11).

v.19-20: Gesù si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono a vedere il Signore.

Molte volte, nella vita terrena di Gesù i Vangeli ci presentano delle scene di guarigione in cui Gesù pone ‘in mezzo’ alla gente l’uomo dalla mano inaridita, la donna curva, i bambini, a significare la grandezza della dignità della persona che è venuto a salvare e il messaggio stesso della salvezza: ‘si è fatto vicino a voi il regno di Dio’.

Il Risorto è ora ‘in mezzo’ ai suoi, è il centro della vita rinnovata dal suo amore; si ferma stabilmente tra coloro che ha amato fino alla fine, e lo fa elargendo il dono dei doni: la sua pace. Lo fa con il suo stile deciso e dolce ad un tempo: mostrando le mani e il costato trafitti, lo fa dicendo con la vita, più che con le parole, la fedeltà della sua misericordia. Egli non ostenta la sua onnipotenza, non viene ai suoi con effetti sfolgoranti, mostra le ferite dell’Amore senza recriminare sul male commesso, non c’è rivalsa alcuna, non c’è motivo di temere il proprio Dio. E sembra che il messaggio giunga chiaro, dritto al cuore: i discepoli gioirono a vedere il Signore.

Dal timore dei giudei alla gioia di vedere il Signore. Glielo aveva detto prima della passione: ‘ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete […] voi sarete afflitti ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. Ora siete nella tristezza, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia […] vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me’ (Gv16,20.22.33).

v.21: Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.

Prima di chiamare i suoi alla missione, Gesù ripete il suo saluto: “pace a voi”. Nel versetto precedente, con le stesse parole intendeva liberare dal timore i discepoli, rassicurandoli della sua vittoria sul mondo; ora, questa sicurezza ritrovata sarà il motore interiore, assieme al coraggio, di ogni annuncio che compiranno. La testimonianza resa da Gesù al Padre sarà la stessa che animerà anche i suoi discepoli fino alla fine, come il loro Maestro; sono stati scelti per questo: “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituito perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto sia duraturo” (Gv15,16).

C’è una linea di continuità ininterrotta tra Gesù e i suoi riguardo alla missione, e il Padre rimane il garante del loro operato come lo era stato di Gesù: “le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me” (Gv5,36). “In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre” (Gv14,12).

v.22-23: Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi”.

Il verbo usato da Gesù nel significato di emise/soffiò è lo stesso che si trova anche in Gn2,7 per indicare l’animazione dell’uomo quando Dio gli infonde un alito vitale; con quel soffio, l’uomo divenne un essere vivente. L’alito vitale che Gesù infonde ai suoi è proprio lo Spirito. E’ quello che egli ha donato sulla Croce; disse: “tutto è compiuto. E consegnò lo Spirito” (Gv19,30). Ora, effuso sui presenti, è principio vitale della nuova comunità, chiamata ad essere nelle sue membra il Corpo risorto di Colui che ha vinto la morte. In questo gesto, la creazione dell’uomo giunge a pienezza e il dono dello Spirito e con esso la capacità di amare fino all’estremo è ciò che libera l’uomo dal peccato del mondo, tirandolo fuori dalla sfera dell’oppressione. L’esperienza della vita donata dallo Spirito rende libero l’uomo dalla schiavitù del peccato (cfr Gv8,31-32).

La comunità dei credenti ha una grande responsabilità di mediazione verso coloro che vogliono avvicinarsi a Gesù. Come lui, essa non allontana nessuno che le si avvicini. L’assimilazione di Gesù prodotta dallo Spirito permette alla comunità di discernere l’autenticità di coloro che manifestano la propria adesione a lui. Lo Spirito Santo fa sì che sia Gesù il loro criterio per discernere gli atteggiamenti e gli eventi che incontreranno. Non si tratta qui, secondo alcuni autori, di una potestà conferita ma di una capacità che si misura dalla sintonia dei discepoli con Gesù per mezzo dello Spirito. L’atteggiamento che l’uomo assume davanti a Gesù e che la comunità discerne viene infine ratificato da Dio: ‘resteranno liberi, resteranno imputati’ (cfrGv20,23).

Maria Chiara Zulato
http://www.figliedellachiesa.org/


 

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Questa voce è stata pubblicata il 02/06/2017 da in Anno A, Festività, ITALIANO, Lectio della Domenica, Liturgia con tag , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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