COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Un grano di sale, da Henri Nouwen (13)

“Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” (Marco 9,50)
Una parola, un granello di sale al giorno per dare sapore alla tua giornata.


essere amato (2)


ESSERE AMATO. (2)
Non è certamente facile ascoltare quella voce in un mondo pieno di altre voci che gridano: «Tu non sei buono, sei brutto; sei indegno; sei da disprezzare, non sei nessuno — e non puoi dimostrare il contrario». Queste voci negative sono così forti e così insistenti che è facile credere loro.
Questa è la grande trappola. È la trappola del rifiuto di noi stessi. Nel corso degli anni, sono arrivato a rendermi conto che, nella vita, la più grande trappola non è il successo, la popolarità o il potere, ma il rifiuto di noi stessi. Naturalmente, il successo, la popolarità e il potere possono essere una grande tentazione, ma la loro forza di seduzione deriva spesso dal fatto che sono parte di una più grande tentazione, quella del rifiuto di noi stessi. Quando si dà ascolto alle voci che ci chiamano indegni e non-amabili, allora il successo, la popolarità e il potere sono facilmente percepiti come soluzioni attraenti. Ma la vera trappola è il rifiuto di noi stessi. Mi stupisco sempre di come cado in fretta in questo tipo di tentazione. Appena qualcuno mi accusa o mi critica, appena mi sento rifiutato, lasciato solo o abbandonato, mi trovo a pensare: «Questo prova, ancora una volta, che non sono nessuno». Invece di assumere una posizione critica al riguardo, o cercare di capire quali sono i miei e gli altrui limiti, tendo a colpevolizzarmi — non solo per ciò che ho fatto, ma per ciò che sono. Il mio lato oscuro dice: «Non sono buono mi merito di essere messo da parte, dimenticato, rifiutato, e abbandonato».
Forse tu pensi d’essere maggiormente tentato dall’arroganza piuttosto che dal rifiuto di te stesso. Ma l’arroganza non è un altro aspetto del rifiuto di se stessi? L’arroganza non è mettere te stesso su un piedistallo, per evitare di essere visto come tu ti vedi? E, in ultima analisi, l’arroganza non è un altro modo per aver a che fare con il sentimento della propria indegnità? Sia il rifiuto di se stessi che l’arroganza ci emarginano dalla comune realtà dell’esistenza e creano una comunità di persone estremamente difficili, se non impossibili da contattare. So fin troppo bene che sotto la mia arroganza ci sono molti dubbi su me stesso, così come so che nel rifiuto di me stesso, c’è un bel po’ di orgoglio nascosto. Sia che mi esalti o mi deprezzi, perdo contatto con la mia verità e distorco la mia visione della realtà.
Spero che in qualche modo tu possa identificare in te stesso la tentazione al rifiuto del tuo io, sia che si manifesti sotto la forma dell’arroganza che sotto la forma del deprezzamento di te. Non è raro che il rifiuto di se stessi sia visto semplicemente come l’espressione nevrotica di una persona insicura. Ma la nevrosi è spesso la manifestazione psichica di una più profonda oscurità umana: l’oscurità data dal fatto di non sentirsi veramente i benvenuti nell’esistenza umana. Il rifiuto di se stessi è il più grande nemico della vita spirituale perché contraddice la voce sacra che ci chiama gli “Amati”. Essere l’Amato esprime la verità centrale della nostra esistenza.


 

da Henri Nouwen, “Essere amati”
Henri Nouwen (1932–1996) fu un sacerdote cattolico olandese, teologo e scrittore, autore di 40 libri sulla vita spirituale. Insegnò nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti. Nel 1986 si trasferì a Toronto, dove svolse il suo ministero pastorale presso una comunità di persone handicappate mentalmente e fisicamente.


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Questa voce è stata pubblicata il 13/07/2017 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO, Un grano di sale con tag .

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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