COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

XVII Domenica Tempo ordinario (A) Lectio

XVII Domenica Tempo ordinario – Anno A
Matteo 13,44-52

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 44 «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 45 Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46 trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campoSi conclude la lettura del c. 13 di Matteo con il terzo discorso di Gesù, il discorso sul regno di Dio. Le ultime tre parabole sono: il tesoro nascosto, il mercante che trova la perla, la rete da pesca. Contro le tentazioni ricorrenti nella comunità ed esposte nelle parabole precedenti, l’evangelista rimanda alla fedeltà alla prima beatitudine (Mt 5,3), quella che permette al Regno di essere già una realtà (“di essi è il Regno dei Cieli”) e all’uomo di raggiungere la pienezza della felicità (“beati”). L’azione di vendere quel che si ha non è finalizzata ad una perdita, ma permette l’acquisto di un tesoro nascosto… la perla di grande valore che causa gioia (per la gioia di lui… v. traduzione letterale).

Gesù non parla mai di sacrifici per il Regno, ma al contrario di gioia (mentre il termine sacrificio nel vangelo di Matteo appare solo due volte come atto contrario alla volontà di Dio, Mt 9,13; 12,7, la gioia ricorre ben sei volte (Mt 2,10; 13,20.44; 25,21.23; 28,8). Il Regno non diventa realtà a forza di penosi sforzi da parte degli uomini, ma per un crescendo di gioia per la grandezza della scoperta fatta, che ridimensiona tutto quel che essi credevano che prima avesse valore. Nella lettera ai Filippesi, Paolo, dopo aver elencato tutti i motivi che prima di conoscere Gesù credeva fonte di vanto, come la rigida osservanza religiosa, la fedeltà alla Legge, così conclude: “quello che era per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui, ho lasciato perdere tutte queste cose che considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in Lui” (Fil 3,7-9).

Mentre l’accoglienza delle beatitudini causa una pienezza di gioia, il rifiuto è fonte di tristezza, come nel caso del giovane ricco invitato da Gesù a raggiungere la piena maturità diventando vero padrone dei beni che credeva di possedere ma che in realtà, erano essi a possedere lui. Rifiutata la proposta di Gesù, il giovane se ne andò, triste; e la tristezza, sottolinea l’evangelista è causata dall’abbondanza dei beni: possedeva infatti molte ricchezze” (Mt 19,22). Quando si trova il grande tesoro la gioia fa sì che non si pensi più a quel che si è lasciato. Il rischio lo corrono coloro che hanno lasciato senza però trovare nulla come è il caso di Pietro che così si lamenta: “Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito: che cosa dunque ne avremo?” (Mt 19,27). La gioia non consiste nel lasciare tutto, ma nel trovare tutto. Pietro e gli altri discepoli hanno lasciato tutto (Mt 4,18-22), ma sono ancora dominati dall’ambizione, dalla supremazia (Mt 18,1) e non hanno ancora compreso la beatitudine della povertà.

47 Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48 Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49 Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50 e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

Le immagini usate sono simili a quelle della parabola del grano e della zizzania. Anche qui non c’è un giudizio, ma una constatazione. I pesci vengono scartati in quanto marci, putridi perché senza vita come già espresso per l’albero buono e l’albero marcio (saprà = marci; v. anche in Mt 7,17-18 e in 12,33). La fornace ardente indica la completa distruzione di quel che è già senza vita (pesci marci). Pianto e stridore di denti immagini di fallimento e sconfitta totale.

Gesù ha più volte parlato di un amore incondizionato da parte del Padre (Mt 5,43-48), ma questa offerta d’amore diventa operativa ed efficace nell’individuo solo se accolta e trasformata in altrettanto amore per gli altri. Chi rifiuta d’amare si chiude alla vita e marcisce. Il sopraggiungere della morte fisica trova un corpo senza vita. È quello che nell’Apocalisse viene definita seconda morte (Ap 20,14; 21,8) e che Giuda nella sua lettera definisce come alberi morti due volte perché senza frutto e sradicati (Giuda 12).

51 Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52 Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Al termine delle sette parabole del Regno raccolte e strutturate dall’evangelista, questi giustifica il proprio lavoro. Nel comportamento di uno scriba divenuto discepolo c’è probabilmente il ritratto dell’autore del vangelo (caratteristica del vangelo di Matteo sarà proprio quella di riferirsi costantemente all’AT per illuminarlo con l’insegnamento di Gesù). La dichiarazione di Gesù è sorprendente e ironica. Lo scriba era il maestro per eccellenza, colui che insegnava agli altri. Se vuol comprendere la nuova realtà del Regno il maestro deve diventare scolaro e mettersi di nuovo ad apprendere. Tutta la sua scienza non gli è sufficiente per riuscire a comprendere la novità portata da Gesù. Per questo Gesù sottolinea che dal tesoro si estraggono prima le cose nuove (kainà = cose nuove) e poi le antiche (palaiá =cose antiche). C’è la proposta di una priorità (prima le cose nuove) tra il messaggio di Gesù che fonda direttamente la Nuova Alleanza e quello di Mosè, mediatore dell’Antica Alleanza. Il messaggio di Gesù ha la precedenza sull’antico che ha validità, per noi cristiani, solo in ciò che è conforme all’insegnamento del Cristo.

Riflessioni…

  • Senza similitudini, la ragione segna il passo: la verità, tutta intera, le sfugge e sposta orizzonti, specie quella Altra, anticipazione di età dell’avvenire: del tempo ultimo che sarà e forse anche di quello penultimo.
  • Il Regno dei Cieli è simile… E, oltre l’evidenza abbagliante ed imperiosa, la similitudine diviene appagante, propria dell’uomo che si accosta e dinamico vede e vive la vita del Regno. Per il quale vale la pena…
  • rischiare tutto, vendere tutto per porlo in cima ai valori, per assegnargli il giusto prezzo e porlo alla luce, in vista, nel Campo del mondo, perché sia ammirato, e alla fine compreso, partecipato, come tesoro, fonte sicura e inesauribile di vita per sé e per i compagni di vita viandanti alla ricerca di beni preziosi e vitali.
  • Va pertanto cercato, scoperto, acquistato, e poi mostrato e vissuto: è una situazione di vita che dona significati ad esistenze nel tempo ed oltre il tempo. Anche una perla è simile… Una perla di gran valore, che riflette luce di vita. Anche per essa vale la pena vagliare ogni possibilità, per andare oltre ognuna e sperare solo in essa: è il valore del Regno che si propone come unica possibilità di autentica umanità, fondamento e generatore di altri valori: giustizia, eguaglianza, libertà, dignità.
  • Il dinamismo del Regno va anche verso le fasi penultime ed ultime della sua attuazione. Valutazioni e processi di significazioni, tutto diventa oggetto di stima: gli sforzi di ricerca, gli impegni di adesione, rinunce e conquiste per comprendere, per far parte e vivere del Regno dei Cieli. Incondizionati gli inviti ed accoglienze, totalizzanti le scelte, umanizzanti le adesioni a proposte divine per sperimentare i momenti del Regno.
  • Per rivivere la pienezza della gioia quando si lascia tutto da parte, quando si pone a lato ogni sicurezza. E si veste le vesti della povertà di Francesco, ormai ricchi di eredità duratura, ormai beati per il possesso di tesori e perle di unico valore, sicuri di aver ritrovato e acquisito valori perenni.
  • Tutto appare nuovo, perché liberante, perché dono e risposta di Dio e dell’uomo: le similitudini svelano inviti reconditi, eterni desideri divini di salvezza, oltre norme ed antichi precetti.
  • Va’, vendi quanto possiedi e compra il Nuovo tesoro; vendi e compra la perla, perché preziosa. Sono le proposte per il Nuovo Regno, che segnerà la singolare storia di Dio, oltre quella del tempo del grano misto a zizzania, e dei cesti colmi di pesci buoni e cattivi. Un Regno esclusivo è il traguardo di percorsi accidentati e tortuosi, superamento di mali intrecciati nella storia degli uomini.

http://www.ilfilo.org

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Questa voce è stata pubblicata il 28/07/2017 da in Anno A, ITALIANO, Lectio della Domenica, Liturgia, Tempo ordinario con tag .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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