COMBONIANUM – Formazione e Missione

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I rischi oggi della democrazia

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Da sempre il populismo vince le elezioni con false promesse lanciate attraverso i discorsi elettorali: da Mussolini dal balcone di Palazzo Roma, alle riunioni di massa di Hitler e Stalin, ai discorsi di Mobuto Seseseko e a quelli dei diversi leaders africani e asiatici in cammino verso la dittatura. Lo riassumeva bene un politico ecuatoriano, José Maria Velazco Ibarra, cinque volte eletto presidente e tre volte deposto prima di terminare il mandato: “Datemi un balcone e vincerò le elezioni”. Aneddoti e battute di spirito sottolineano da un lato le menzogne dei politici come arma di convinzione durante le campagne elettorali e dall’altro mostrano l’ingenuità degli elettori che vi credono. Oggi, le reti sociali – la comunicazione tramite reti come Facebook, Twitter eccetera – coprono con l’illusione dell’autenticità anche le bugie più grossolane, grazie all’ingenuità del “pubblico ascoltatore di sirene” che perdura attraverso i secoli. Ecco alcuni risultati di uno studio di Trend Micro, una società di sicurezza delle reti, pubblicato da The Guardian (Pay to sway: report reveals how easy it is to manipulate elections with fake news).

Meno di 400.000 $ (circa 390.000 euro) è il prezzo per la diffusione di “notizie false” (fake news o bufale) in Internet nel corso di una campagna elettorale. Le operazioni su larga scala di notizie false da Cina, Russia e Medio Oriente sono in grado di creare decine di siti web e account di social networking per influenzare l’opinione pubblica. Con 200.000 $, si organizza una protesta di strada; costa 55.000 $ rovinare la reputazione di un giornalista su Internet e soli 6.000 $ per acquistare 4.000 “Mi piace” nelle reti sociali; un po’ meno “comprare” 20.000 commenti positivi in Facebook.

La tendenza, con il pretesto di ragioni artistiche, di rileggere indebitamente fatti storici in chiave di attualità (vedi il caso della morte di Cesare come annuncio di un complotto contro il presidente USA Trump, “Il nostro spettacolo è un avvertimento”) mette confusione dove ci sarebbe invece bisogno di un’analisi serena delle realtà sociali e politiche. Le mezze verità, tipo la nuova idea balorda di Trump di costruire un muro con Messico, mentre già in gran parte esiste, non contribuiscono alla chiarezza.

A tutto questo, oggi, si aggiunge un algoritmo capace di accoppiare i movimenti “reali” delle labbra di chiunque a un discorso “falso” in modo così realistico da far credere che sia un discorso realmente pronunciato. “In un’epoca in cui anche la sintesi vocale ha fatto passi da gigante, consentendo di far dire a chiunque qualunque cosa campionando anche solo pochi secondi della voce, si aprono praterie sconfinate e inesplorate di opportunità e di rischi” (Video fake facilissimi da realizzare con un algoritmo). Le bufale politiche possono avere conseguenze non solo elettorali ma anche umanitarie gravi. Il 14 aprile 2014, l’organizzazione terroristica Boko Haram rapiva più di 200 ragazze da una scuola di Chibok, in Nigeria. Il crimine fu epitomizzato dallo slogan #BringBackOurGirls – Riporta a casa le nostre ragazze – ma in Nigeria, i funzionari governativi hanno chiamato il crimine una truffa, confondendo e ritardando gli sforzi per salvare le ragazze. La giornalista Stephanie Busari indica nella tragedia di Chibok un esempio paradigmatico per spiegare il pericolo mortale di false notizie e cosa fare per fermarlo. All’orizzonte c’è un pericolo per la democrazia: “Nessuno sa come il concetto di democrazia potrebbe mutare attraverso un’ideologia globale dei social network” (Roberto Cotroneo). Potrebbe succedere quello che paventava George Bernard Shaw: La democrazia sostituisce l’elezione da parte dei molti incompetenti all’incarico affidato dai pochi corrotti. Le false notizie politiche possono diventare quei cattivi odori che secondo Maurice Maeterlinck porteranno a scegliere “con un fiuto quasi infallibile” i meno buoni per dirigere le istituzioni democratiche; e per questo aggiunge: “Non abbiamo esempi, nei nostri annali, di una repubblica realmente democratica che abbia resistito più di qualche anno senza decomporsi e scomparire nella sconfitta o nella tirannia”.

GPIC Notizie dal Blog di Gian Paolo – Vol. 5 – N 8

http://www.jpic-jp.org

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Questa voce è stata pubblicata il 30/07/2017 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

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