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La guerra in Yemen fa grande una piccola banca

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In pochi anni Valsabbina ha quadruplicato le operazioni: «Ma niente prestiiti». Ecco come l’istituto ha spodestato tanti big del credito grazie alle transazioni internazionali della Rwm

Una piccola banca bresciana che spodesta i colossi del credito. Merito della guerra nello Yemen, che ha fatto dell’istituto, nato nel 1898 come ente di mutuo soccorso, la cassaforte dei proventi di guerra. A tal punto che la multinazionale delle armi Rwm Rheinmetall ha voluto acquistarne un pacchetto azionario. In un solo anno il valore complessivo di tutte le transazioni bancarie italiane legate alla spedizione di armamenti è passato dai 4 miliardi del 2015 ai 7,2 miliardi del 2016 (+80%), frutto di 14.134 segnalazioni, rispetto alle 12.456 dell’anno precedente. Un exploit che sfiora il 180% rispetto ai 2,5 miliardi dichiarati nel 2014. Ma la Banca Valsabbina è un caso a sé.

Nonostante gli istituti non siano tenuti a dichiarare i titolari delle operazioni bancarie, incrociando dati da diverse fonti è possibile individuare il ‘correntista’ e la provenienza del denaro. Partiamo da un dato. La ‘Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2016’, inviata alle Camere lo scorso 18 aprile dalla presidenza del Consiglio, riguardo alle operazioni per export di armamenti svolte da Banca Valsabbina riporta un ammontare complessivo di 169 milioni di euro. Un comparto che in un anno ha permesso di quadruplicare le transazioni negli sportelli bresciani: dai 42,7 milioni di euro del 2015 ai 169 del 2016. E quest’anno si annunciano altri vistosi rialzi.

Uno degli sportelli della Valsabbina è a Ghedi, dove ha sede legale la consociata italiana di Rwm, la multinazionale tedesca impegnata a produrre nello stabilimento sardo di Domusnovas le bombe destinate alla coalizione saudita che da tre anni compie raid sullo Yemen. Gli «importi segnalati» da Banca Valsabbina sono perfettamente sovrapponibili a quelli dichiarati nei documenti ufficiali di Rwm Italia. Un volume che costituisce l’ammontare più consistente per operazioni nel settore delle armi da quando nel 2006 Banca Valsabbina aveva dichiarato per la prima volta transazioni di questo genere, per 1.782.000. All’epoca titolare dei conti era «la Società Esplosivi Industriali spa (S.E.I.), azienda con sede in via Industriale 8/D a Ghedi (Brescia), le cui attività e linee produttive del ramo Difesa sono state incorporate nel 2011 dalla Rwm Italia spa», ricordano in un appello – finora senza risposta – indirizzato dalla campagna di pressione ‘banche armate’ alla dirigenza di Valsabbina. La lettera è firmata da padre Mario Menin (direttore di Missione Oggi, bimensile dei missionari Saveriani), padre Efrem Tresoldi (direttore di Nigrizia, mensile dei missionari Comboniani) e padre Alex Zanotelli (direttore responsabile di Mosaico di pace, mensile della sezione italiana di Pax Christi).

Alla richiesta di un commento per Avvenire, Valsabbina non si è sottratta e ha precisato con una nota che la l’istituto «sta lavorando all’adozione di una Policy Etica per la gestione dei rapporti con le aziende che operano nel settore degli armamenti, coerentemente con i principi di responsabilità sociale e ascolto del territorio che la caratterizzano». Riguardo al caso Rwm, venendo annoverata tra le ‘banche armate’, Valsabbina «intende chiarire che già oggi adotta delle regole precise per l’implementazione di servizi bancari di conto corrente ad aziende del settore armiero, come ad esempio la verifica preventiva che le operazioni commerciali siano dotate di tutte le autorizzazioni previste dalla legge».

Transazioni che però, viene precisato, escludono la concessione di una linea di credito: «Il rapporto in atto con Rwm Italia si riferisce esclusivamente alla normale attività di conto corrente, e la banca conferma che non vi sono in atto, non vi sono mai state, né vi sono allo studio altre operazioni quali ad esempio quelle di finanziamento». Rheinmetall vuole però stringere legami più forti con la banca. Il bilancio 2016 della multinazionale, infatti, riserva una sorpresa. Tra le voci contabili, compare «l’acquisto a titolo oneroso con fini di durevole permanenza nel portafoglio societario delle azioni della Banca Valsabbina per euro 29.700 euro». Si tratta dell’unica partecipazione azionaria varata dall’azienda. Una piccola somma, ma che mette il produttore di bombe nella posizione di correntista e comproprietario e per un tempo non breve, vista la promessa di una «durevole permanenza».

Nello Scavo
Avvenire venerdì 4 agosto 2017


 

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Questa voce è stata pubblicata il 04/08/2017 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , .

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