COMBONIANUM – Formazione e Missione

— Sito di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA — Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa — Blog of MISSIONARY ONGOING FORMATION — A missionary look on the life of the world and the church

Un grano di sale, da Henri Nouwen (36)

“Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” (Marco 9,50)
Una parola, un granello di sale al giorno per dare sapore alla tua giornata.


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La seconda risposta al nostro “essere spezzati” è di porlo sotto la benedizione. Per me porre il nostro “essere spezzati” sotto benedizione è una condizione a priori per favorirlo. Infatti, se è così spaventoso da affrontare è perché lo viviamo sotto la maledizione. Vivere il nostro “essere spezzati” sotto la maledizione significa che sperimentiamo il dolore come una conferma dei sentimenti negativi che abbiamo verso noi stessi. È come dire: «Ho sempre sospettato di essere inutile e indegno e adesso ne sono sicuro a causa di ciò che mi sta succedendo». C’è sempre in noi qualcosa che ricerca una spiegazione per ciò che accade nelle nostre vite e, se abbiamo già ceduto alla tentazione di un rifiuto di noi stessi, allora ogni forma di sventura tende ad acuirlo.
Quando perdiamo un membro della nostra famiglia o un amico a causa della morte, quando siamo disoccupati, quando veniamo bocciati ad un esame, quando passiamo attraverso una separazione o un divorzio, quando scoppia una guerra, quando un terremoto distrugge la nostra casa o ci danneggia, la domanda che sorge spontanea è: «Perché?», «Perché a me?», «Perché adesso?», «Perché qui?». È talmente difficile vivere senza dare una risposta a questi “perché”, che siamo facilmente tentati di collegare i fatti, di cui non abbiamo il controllo, alle nostre valutazioni, consce o inconsce. Quando abbiamo maledetto noi stessi o abbiamo permesso agli altri di farlo, si è davvero tentati di spiegare tutte le situazioni in cui sperimentiamo il fatto di “essere spezzati”, come espressione o conferma di questa maledizione. Prima ancora di rendercene conto abbiamo già detto a noi stessi: «Vedi? Hai sempre pensato di non essere buono. Adesso lo sai per certo. I fatti della vita te lo dimostrano».
La grande chiamata spirituale degli Amati Figli di Dio sta nell’allontanare il loro “essere spezzati” dall’ombra della maledizione e di metterlo sotto la luce della benedizione. Non è così facile come può sembrare. Attorno a noi i poteri dell’oscurità sono forti e il nostro mondo trova più facile manipolare le persone che rifiutano se stesse, che quelle che si accettano. Ma quando restiamo attentamente all’ascolto della voce che ci chiama Amati, vivere con il nostro “essere spezzati” diventa possibile, non come una conferma della nostra paura di essere indegni, ma come una opportunità di purificare e approfondire la benedizione che è su noi. Il dolore fisico, mentale o emotivo che vive sotto la benedizione è sperimentato in modo radicalmente diverso dal dolore fisico, mentale o emotivo che vive sotto la maledizione. Anche un piccolo fardello, se percepito come un segno della nostra indegnità, può condurci ad una profonda depressione, e anche al suicidio. Però, i fardelli pesanti e grandi diventano leggeri e facili da portare quando sono vissuti nella luce della benedizione. Quello che sembrava insopportabile diventa una sfida. Quello che sembrava un motivo di depressione diventa una sorgente di purificazione. Quello che sembrava una punizione, diventa una garbata correzione. Quello che sembrava un rifiuto, diventa un modo per una più profonda comunione.
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da Henri Nouwen, “Essere amati”
Henri Nouwen (1932–1996) fu un sacerdote cattolico olandese, teologo e scrittore, autore di 40 libri sulla vita spirituale. Insegnò nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti. Nel 1986 si trasferì a Toronto, dove svolse il suo ministero pastorale presso una comunità di persone handicappate mentalmente e fisicamente.


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Questa voce è stata pubblicata il 11/08/2017 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO, Un grano di sale con tag .

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