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Assunzione della Beata Vergine Maria – Lectio

15 agosto ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

15 agosto
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Luca 1, 39-56

L’assunzione di Maria in cielo “in corpo ed anima” avalla la speranza teologica di tutti i comuni credenti che l’uomo partecipi alla beatitudine celeste con la propria identità. La chiesa/popolo di Dio in Gesù e Maria vede i prototipi della nuova umanità e il cammino da percorrere per la pienezza di vita.

39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.

C’è uno stretto nesso temporale che unisce questa nuova scena con la precedente (Lc 1,26-38). Maria dimentica se stessa (anastăsa=essendosi alzata=il verbo è quello dell’azione risoluta nel bene o nel male o anche della risurrezione, come in Lc 24,7) e accorre prontamente (in fretta) in aiuto della parente, prendendo la strada più corta e più pericolosa, quella che attraversava le alture di Samaria. Luca sottolinea la sua prontezza nel servizio. L’Israele fedele che vive al di fuori dell’influsso della capitale (Maria=Nazareth di Galilea) corre in aiuto del giudaismo ufficiale (Elisabetta=città di Giuda, nome della tribù che era incentrata in Gerusalemme). Come l’angelo “entrò” da lei e la “salutò” (Lc 1,28) con il saluto divino, così Maria “entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta”. Da donna a donna, da donna incinta a donna incinta, da quella che sta per diventare madre del Messia a quella che sarà madre del Precursore.

41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44 Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.

Il saluto di Maria comunica lo Spirito a Elisabetta e al figlio. La presenza dello Spirito Santo in Elisabetta si traduce in un grido poderoso e profetico: “Benedetta tu fra le donne…”. Elisabetta parla da profetessa; si sente piccola e indegna di fronte alla vista di colei che porta in grembo il Signore dell’universo. Quando uno entra in sintonia con lo Spirito le parole e le spiegazioni sono superflue. Colei che porta in grembo quello che sarà il più grande tra i nati di donna dichiara benedetta fra le donne quella che sarà madre dell’Uomo nuovo nato da Dio. L’espressione “idù=ecco” concentra, come sempre, l’attenzione sul fatto principale: il saluto di Maria è servito da strumento perché Elisabetta fosse riempita/colmata di Spirito Santo (kaὶ eplḗsthē pnéumatos haghíu hē Elisábet= e fu colmata di Spirito Santo Elisabetta) ed esultasse di gioia il bambino che aveva in seno. La sintonia che è sorta tra le due donne ha messo il Precursore in comunicazione con il Messia. La gioia del bambino, frutto dello Spirito, indica il momento in cui questi ha ricevuto lo Spirito Santo in pienezza, come aveva profetizzato l’angelo (Lc 1,15.35). A differenza di Zaccaria, Maria ha creduto nel messaggio del Signore ed è diventata la capofila di coloro che saranno oggetto di beatitudine.

46 Allora Maria disse:

Nel cantico di Maria risuona il clamore degli umiliati e degli oppressi di tutti i tempi, dei sottomessi e dei diseredati della terra, ma nello stesso tempo diventa eco del cambiamento profondo che si realizzerà in seno all’arrogante società che opprime; Dio è già intervenuto personalmente nella storia dell’uomo e ha scommesso a favore dei poveri. L’ardito Magnificat, intessuto di riferimenti a brani dei Salmi e dei Profeti, può essere interpretato come inno di Maria o di Israele o della Chiesa.

47 “L’ anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, 48 perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. 49 Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente, e Santo è il suo nome; 50 di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.

Luca mette in bocca a Maria i grandi temi della teologia liberatrice che Dio ha realizzato in Israele e che si propone di estendere a tutta l’umanità oppressa. Nella prima strofa del cantico Maria proclama il cambiamento personale che ha sperimentato su di sé: per bocca di Maria, l’Israele fedele pronuncia il suo cantico a Dio e alla sua alleanza; è il resto di Israele che ha creduto nelle promesse. Maria loda Dio per il loro compimento che vede imminente nel fatto del concepimento del Messia già sperimentato nella sua persona: “Dio mio salvatore” (cfr. Sal 24,5; 25,5; Mi 7,7) è il titolo chiave del cantico, il cui tema dominante diventa la salvezza che Dio realizza in Israele. Dio ha guardato all’oppressione che grava sul suo popolo e lo ha liberato nella persona della sua rappresentante, della sua “serva” (cfr. Dt 26,7; Sal 136,23; Ne 9,9). Le grandi tappe della liberazione di Israele sono compendiate nelle “grandi cose” che Dio ha fatto in favore di Maria: questa espressione era usata in particolare per l’uscita dall’Egitto (Dt 10,21: primo esodo).

Nell’impegno attivo di Dio a favore del suo popolo, questi riconosce che il suo nome è Santo; nell’impegno dei cristiani a favore dei poveri e degli emarginati questi riconosceranno che il nome di Dio è Santo e non bestemmieranno più contro un sistema religioso, che, ai loro occhi, si è troppo spesso prestato, nel corso della storia, a difendere gli interessi dei potenti o perlomeno si è rifiutato di sostenere la causa dei poveri con il pretesto che raggiungeranno la salvezza dell’anima nell’altra vita.

51 Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 52 ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; 53 ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Nella seconda strofa si contempla profeticamente il futuro dell’umanità diseredata (tema delle beatitudini) come realizzazione concretizzata e infallibile di una decisione già presa in precedenza. Dio non ha ceduto di fronte all’ordine ingiusto che, con l’arroganza che gli è proverbiale, con i suoi piani meschini e interessati, ha preteso di cancellare dalla faccia della terra il disegno del Dio Creatore. Dio è già intervenuto (“Ha spiegato”: aoristo profetico) per difendere gli interessi dei poveri, sconvolgendo i piani dei ricchi e dei potenti. L’azione liberatrice consisterà nella sovversione dell’ordine sociale: esalta gli umili e rovescia gli oppressori; sazia gli affamati e non ascolta i ricchi. Il cantico di Maria è il canto dei deboli, degli emarginati e dei diseredati, delle madri che piangono i figli scomparsi, dei senza voce, dei bambini che sono carne da cannone, in una parola, dei rifiuti della società dei consumi, che dilapida i beni del creato lasciandosi dietro una scia di fame che abbraccia due terzi dell’umanità.

54 Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, 55 come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre”.

Infine, nella terza strofa, si pone come esempio concreto di salvezza, il cui destinatario sarà un giorno non lontano l’intera umanità, la realizzazione del suo impegno verso Israele. Dio non ha dimenticato la sua misericordia/amore (Sal 98,3), come poteva sospettare Israele di fronte ai numerosi disastri che avevano contrassegnato la sua storia. La fedeltà di Dio alla promessa fatta ai “padri”, i patriarchi di Israele, per il momento rimane confinata nell’orizzonte concreto di Maria, l’Israele fedele al suo popolo. Solo nella strofa centrale ci sono cenni di un futuro allargamento della promessa a tutta l’umanità.

56 Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Luca sottolinea la prolungata permanenza di Maria al servizio della sua parente alludendo all’ultimo periodo della sua gestazione. Non parla, invece, volutamente, della sua presenza al momento del parto, mentre è molto logico che l’avesse assistita proprio in quella difficile circostanza. All’evangelista non interessano i fatti di cronaca, ma il valore teologico del servizio prestato. Il ritorno “a casa sua” serve a ricordare che nella gestazione del figlio, Giuseppe non è intervenuto minimamente. La menzione delle due “case”, quella di Zaccaria all’inizio, e quella di Maria alla fine, stabilisce un parallelismo e un contrasto tra le rispettive situazioni familiari.

Riflessioni…

 Un’energia di vita inizia a svilupparsi secondo i ritmi costanti della natura, mentre la volontà, aderente a progetti divini, va, superando ostacoli e disagi, in fretta per salutare, irradiare vita e cantare lodando.

 Tutta la storia, ogni storia, è un cammino carnale, quella degli uomini ed, ora, anche quella di Dio: appartenenze, discendenze, incontri, amore e doni confezionano la vita: un corpo che è pieno di vita, grazie allo spirito e all’amore, un corpo che ha un singolare destino, nel tempo ed oltre.

 Una storia gratuita, che va annunciata a quanti convivono ed hanno in comune lo stesso destino. Così Maria, così Elisabetta, e così Giovanni: incrocio di pensieri divini, che cominciano a fruire dell’Alleanza dei Padri e preannunciano la nuova. È l’Arca del Figlio, che ormai vive tra gli uomini, è presente nella casa di Elisabetta, colmata di Spirito, e comincia ad offrire salvezza, a Giovanni e alla sua famiglia. E la fiducia in Dio si fa accoglienza e dono per tutti.

 È la prima buona notizia che viene proclamata, che conferma Elisabetta, mentre dona grazia divina a Giovanni, e suscita domande nel cuore di Zaccaria: la notizia diviene grazia e benedizione. Saranno beatamente felici e insieme loderanno, magnificando Dio per le promesse mantenute.

 In Maria, nel grembo suo, Dio si fece carne, dando inizio ad un nuovo destino per la carne dell’uomo: è lo stesso Dio in ogni uomo, grazie al suo contatto salvifico, in ogni comunità fatta di uomini, grazie a reciproca fiducia e fedeltà, in ogni essere che possiede l’impronta creatrice. E per tutti il progetto divino prevede una vita perenne, a cominciare da quell’oggi, da Nazareth, confermata dal Figlio, vivificata dallo Spirito.

 E per ogni singolo uomo, si ripete quella storia, che è storia d’amore, e perciò perenne. Così è avvenuto per Maria, che la Tradizione e la fede della Chiesa che la pensano e la collocano vivente col Padre, il Figlio e lo Spirito. Vestita di sole e di luce, pronta a generare la vita, dona se stessa a Dio e agli uomini. Icona dell’umanità che accoglie, custodisce, cura, alimenta e rende bella la vita. Contemplata nella sua grazia, e riproposta come amica fedele di Dio, è speranza per l’uomo che attende ed è in cammino tra stenti e disagi.

 Oggi si intona il Canto che loda Dio per quanto ha compiuto, per quanta armonia ha evocato e realizzato nell’uomo, passando dai giorni creativi primordiali, per i tempi della presenza tra gli uomini, fino all’attesa di essere tutto in tutti. E gli uomini intanto, destinatari del dono della vita, sono fatti per custodirla e donarla nel tempo. Sono invitati a mettersi in viaggio per stimare ed amare ogni vita, e condividerne le note: la pace, la gioia, l’amore, al di là di minacce di guerre e di morte.

Associazione “il filo – gruppo laico di ispirazione cristiana” – Napoli http://www.ilfilo.org


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