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Brasile, tribù dell’Amazzonia minacciate dall’oro. La denuncia: ‘‘Uccisi 10 indigeni’’

I corpi fatti a pezzi e gettati nel fiume. Aperta un’indagine sul massacro di dieci persone appartenenti ai gruppi indigeni ‘‘incontattati’’ che popolano le zone più remote della foresta. Pugno di ferro fra il governo Temer e Survival

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(Credits: Survival International) 

In un bar al confine con la Colombia dei cercatori d’oro si vantavano di averli fatti a pezzi. In mano, un remo di legno inciso dai componenti di una delle ultime tribù incontattate al mondo: “Li abbiamo uccisi, tagliati e gettati nel fiume” si sarebbero compiaciuti i minatori mostrando il trofeo.

Partendo da questo episodio e da altri che documentano l’inizio di un possibile genocidio di uno dei gruppi indigeni che vivono in una zona remota dell’Amazzonia i procuratori federali del Brasile, su denuncia del Funai (Fondazione nazionale dell’Indio), hanno aperto una indagine sul massacro di 10 indigeni, tra cui donne e bambini, avvenuto lungo il fiume Jandiatuba nel Brasile occidentale. Per Leila Silvia Burger Sotto-Maior, coordinatore Funai, quei minatori sostenevano “di aver tagliato i loro corpi e averli gettati in acqua. Dicevano che dovevano ucciderli o sarebbero stati uccisi”.

E’ il secondo caso recente di segnalazione di omicidi di indigeni di tribù incontattate dell’Amazzonia in pochi mesi. Un altro episodio si era verificato a inizio anno ma l’inchiesta, ancora aperta, non ha dato risultati significativi. Al momento la polizia sta indagando su questo nuovo caso, come ha confermato il procuratore Pablo Luz de Beltrand che ha avviato l’indagine sui fatti di sangue nella valle di Javari. “Stiamo seguendo delle piste ma i territori sono grandi e l’accesso è limitato. Anche il Funai ha informazioni sporadiche su queste tribù: è un lavoro difficile che richiede il lavoro congiunto di tutti i servizi governativi”.

Al  New York Times il procuratore ha dichiarato che si tratta “della prima volta che accadono casi di questo tipo in questa regione”.  Un segnale allarmante visto il braccio di ferro che da mesi coinvolge le associazioni in difesa delle tribù indigene e il governo brasiliano di Micheal Temer, accusato di osteggiare l’attività di protezione e conservazione e di aver più che dimezzato i finanziamenti del Funai.

Per Survival International, che si batte per i diritti degli indigeni, le uccisioni nelle piccole comunità tribali incontattate dell’Amazzonia potrebbe significare “l’eliminazione di un gruppo etnico remoto. Se i fatti saranno confermati, questo significa che fino a un quinto dell’intera tribù è stato annientato” precisa Survival, scrivendo in un comunicato che l’area dove è avvenuto il massacro è nota come la Frontiera Incontattata “poiché ospita più tribù incontattate di qualsiasi altro luogo al mondo”.

Fra le minacce a varie tribù (come i Kawahiva e i Piripkura), le proteste degli stessi indigeni, le battaglie per le concessioni minerarie e le basi Funai con sempre meno fondi a disposizione (5 su 19 sono state chiuse) la situazione del fronte amazzonico è carica di tensione. Survival accusa Temer di avere legami stretti con le lobby agroalimentari del paese.

“Se queste denunce saranno confermate, il presidente Temer e il suo governo avranno la pesante responsabilità di questo attacco genocida. I tagli ai finanziamenti del Funai hanno lasciato decine di tribù incontattate indifese contro migliaia di invasori – cercatori d’oro, allevatori e taglialegna – che vogliono disperatamente rubare e razziare le loro terre” ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International.

“Tutte queste tribù avrebbero dovuto avere le loro terre adeguatamente riconosciute e protette da anni: l’evidente appoggio del governo nei confronti di coloro che vogliono invadere i territori indigeni è del tutto vergognoso, e sta facendo arretrare i diritti indigeni in Brasile di decenni”.

di GIACOMO TALIGNANI
11 settembre 2017
http://www.repubblica.it


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Questa voce è stata pubblicata il 12/09/2017 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

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