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Introduzione al Libro di Esdra

Lunedi – Mercoledì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Spunti per la Lectio divina quotidiana

Testo word Introduzione al Libro di Esdra
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ESDRA

Introduzione al Libro di Esdra
Giovanni Paolo Tasini

I libri di Esdra e Nehemia, considerati come un’unica opera, si articolano nel modo seguente:

1° parte:

  • – l’esodo di Sesbassàr e la costruzione del Tempio: Esdra 1-6
  • – l’esodo di Esdra e la costruzione della comunità: Esdra 7-10
  • – l’esodo di Nehemia e la costruzione della città – delle mura, Nehemia 1-7

2° parte:

  • – Una comunità della Torà del Signore, Nehemia 7-13

Nella prospettiva dei libri di Esdra-Nehemia i momenti fondanti della restaurazione corrispondono a tre ritorni / esodi / salite: quello di Zorobabele (Esd. 1-6); quello di Esdra (Esd. 7-10); e quello di Nehemia (Ne. 1,1-7,3)

Ognuno di questi ritorni /esodi /salite ha come risultato un diverso progetto di ricostruzione: il Tempio, la Comunità, le mura di Gerusalemme.

Al vertice dei due libri, considerati come un’unica opera — tuttavia, io preferisco considerare come distinti i due libri — vi è il rinnovamento del patto, con al centro la proclamazione e spiegazione della Torà del Signore, in Nehemia 8-10. Una specie di “nuovo Sinai”.

Esdra 1-6
L’esodo di Sesbassàr e la costruzione del Tempio

Capitolo 1°

Un esodo diverso:

  • una iniziativa diversa: per iniziativa di Ciro re di Persia: è lui che decide di costruire il Tempio al Dio che dimora a Gerusalemme.
  • sotto la protezione di Ciro, re di Persia — non c’è alcun faraone da cui venire liberati.
  • è un esodo senza miracoli!
  • è Ciro re di Persia che stabilisce lo scopo di questo: costruire il Tempio a Gerusalemme.

Non si tratta di restaurare il regno di Davide e Salomone, non c’è più alcuna menzione del re o delle speranze messianiche regali: sono perdute? Rinnegate? O debbono essere reinterpretate?

Che cosa ci dice l’autore del libro di Esdra? Che tutto ciò viene dal Signore:

  • 1) bisogna vedervi il compimento della profezia di Geremia
  • 2) bisogna comprendere che è il Signore ad avere mosso lo Spirito di Ciro, re di Persia.
  • 3) quindi, bisogna capire che sono coloro che “salgono a Gerusalemme” che sono mossi dal Signore; sono loro — nati in esilio — a fare la volontà del Signore.
  • 4) bisogna saper vedere — con la fede — la continuità fra le opere gloriose di Dio nel passato e la sua opera ora: sapere vedere la gloria vestita di umiltà e povertà;
  • 5) e bisogna comprendere che si può garantire la continuità con il passato del popolo e il suo futuro solo se si è capaci di pensare e di vedere in modo nuovo.

Capitolo 2°

a) Una conquista nuova e diversa della terra promessa: pacifica, senza armi e battaglie e senza miracoli! Sotto la protezione del potere persiano e avendo rinunciato a restaurare il regno; avendo rinunciato a un potere militare e avendo accettato di rimanere sottomessi all’impero persiano.

Che cosa ci insegna l’autore di Esdra? Ci insegna a vedere con occhi nuovi e a comprendere che questa riconquista della Terra è più gloriosa della prima con Giosuè (così il Talmud, Hagigà 3 e altrove): perché avviene per vie pacifiche e quindi più conformi alla Torà.

Ma per comprendere il libro di Esdra e per farci le domande giuste che ci aiutano a interpretare l’intenzione dell’autore non basta il confronto con il primo esodo e con il racconto del libro di Giosuè.

Un grande profeta anonimo, discepolo di Isaia (che è dell’VIII sec. a.C.),vissuto in esilio, nel VI sec., aveva fatto dell’annuncio di un nuovo esodo il tema centrale di tutta la sua predicazione di consolazione: Is. 40-55. Ed è lui il primo ad aver parlato di Ciro re di Persia: Is. 45,1-13.

Le profezie riguardanti Ciro sono strettamente connesse con il tema del nuovo esodo e dei miracoli del nuovo esodo: Is. 41,1-5. 8-10. 17-20

  • Dov’è il deserto cambiato in lago nell’esodo da Babilonia? Dove sono i cedri piantati nel deserto? Dove gli ulivi e i cipressi nella steppa?
  • E quale rapporto c’è fra l’impegno a salire a Gerusalemme — un impegno gravoso, difficile, pieno di disagi e di incognite — e le promesse luminose e miracolose del secondo Isaia?

Con evidenza, l’esodo di Babilonia non è ancora il nuovo esodo di Isaia: il libro di Esdra non ci parla di miracoli, di un deserto trasformato in sorgenti di acqua. Dunque, per l’autore di Esdra non si tratta dell’esodo messianico, che trasformerà Gerusalemme nella luce del mondo e Israele in un popolo tutto di giusti. (cf. Is. 60,1ss. 21).

= Ma questo significa forse che non c’è alcuno rapporto fra questo esodo e quello luminoso di Isaia? L’esodo da Babilonia è impegno di Israele, è in mano sua se “salire” o non salire, se aderire all’invito di Ciro vedendovi l’invito del Signore; l’esodo escatologico, invece, è nelle mani di Dio, è lui che lo compirà, sarà un esodo miracoloso che oscurerà i miracoli dell’esodo egiziano.

E tuttavia è anch’esso condizionato a Israele alla sua volontà di ubbidienza, di conversione, di trasformazione, di cambiamento, di riforma, secondo il detto famoso di Rabbi El’azar ha-Qappar :

La mia Torà è nelle vostre mani, ma il tempo della redenzione è nelle mie mani, così ciascuno di noi ha bisogno dell’altro. Se voi avete bisogno di me, perché venga il tempo della redenzione, anch’io ho bisogno di voi, che osserviate la mia Torà affinché si avvicini la ricostruzione della mia Casa e di Gerusalemme”. (Pesiqta Rabbati 31).

b) Un secondo grande tema del capitolo 2° è quello dell’identità di Israele: “chi è Israele?” “chi appartiene al vero Israele” ? Il censimento del capitolo 2° ci presenta una identità nuova e diversa. E’ un censimento diverso da quelli che troviamo nella Torà, ad es. nei primi 4 capitoli del libro dei Numeri.

Anzitutto non si tratta di tutto Israele; neppure di tutti i deportati: le 10 tribù del nord furono deportate dagli Assiri nell’ottavo secolo (721), esse non compaiono più come tribù: è probabile — questo è il pensiero della tradizione ebraica antica —che fra coloro che ritornarono a Gerusalemme ci fossero anche membri delle 10 tribù, ma come singoli.

Ma non si tratta neppure di tutti i deportati da Nabucodònosor nel 586 —appartenenti a Giuda e Beniamino: perché non tutti salgono a Gerusalemme. Tuttavia quelli che salgono sono almeno il doppio dei deportati a Babilonia — perché si sono moltiplicati in esilio, secondo l’invito di Geremia nella sua lettera agli esiliati (Ger. 29,4-7).

Il risultato di tutto ciò è che questo censimento non è fatto sulla base delle tribù di Israele, ma è fatto con criterio misto: per casati, per luogo di origine o per luogo di esilio, per categorie (cf. gli oblati; gli schiavi di Salomone). Tutti costoro appartengono a “Israele”, tutti sono “Israele” —anzi, vengono ad essere il “vero” Israele: sulla base dell’adesione alla Torà del Signore e alla conversione a lui.

Esdra 3-6

Il grande compito è ricostruire, restaurare. Ma per questo ci vuole coraggio (cf. 3,3)

Capitolo 3

  • Prima di tutto l’altare.
  • La grazia del 7° mese (Capodanno — Kippur — Capanne) e specialmente la festa delle capanne, offrendo gli olocausti “nel numero prescritto per ogni giorno” (3,4):il riferimento è al testo di Num. 29,12-38 (dove gli olocausti dei 7 giorni della festa sono a favore delle nazioni – Esdra 3,3).
  • Le fondamenta del Tempio: gioia e pianto “perché è buono, perché il suo amore è per sempre verso Israele” (3,11).
  • Il miracolo del 7° mese: il popolo “come un solo uomo” (3,1) Qui il protagonista è il popolo.

Capitolo 4,1-5

Quando non è possibile condividere. Un’opposizione non voluta, non provocata e inevitabile per la Comunità degli esiliati — chiamati “Giudei”.

Come interpretare la risposta apparentemente dura e settaria della Comunità dell’esilio?

  • Alcuni la giustificano attribuendo una intenzione segreta e malvagia alla proposta delle popolazioni trasferite in Samaria dagli Assiri al momento della deportazione delle tribù del Nord (721). Si basano anche sul fatto che l’autore li chiama “i nemici di Giuda e Beniamino” (4,1).
  • Ma è preferibile prendere sul serio la loro intenzione: “anche noi, come voi, cerchiamo il vostro Dio”. Riconoscono che il Dio che cercano è il Dio di Israele. Perché non dovrebbero poter partecipare alla costruzione del Tempio? Si tratta di una risposta settaria? Di una risposta su base etnica?

La risposta mette avanti un motivo tecnico-politico: Ciro ha affidato a loro soli di costruire il Tempio. Ma chiaramente non è questo il motivo vero. Il vero motivo risiede nella natura sincretista del culto di quelle popolazioni, come risulta da 2 Re 17,24-34. Sicchè, la Comunità dell’esodo rimpatriata non poteva accettare la loro offerta. Non si tratta di settarismo né di esclusivismo etnico. La risposta tecnico-politica è una risposta formale e gentile, per evitare una risposta che sarebbe percepita come offensiva.

Perché non poteva accettare? Perché la partecipazione alla costruzione del Tempio avrebbe implicato la partecipazione al culto, all’uso del Tempio del Signore.

Capitolo 4,6-24

  • Il racconto di 4,1-5 continua in 5,1-2. Il testo 4,6-24 è una digressione, una parentesi, e tratta dell’opposizione sotto il regno di Assuero/Serse (486-465) e di Artaserse (465-424). Avendo trattato dell’opposizione sotto il regno di Ciro, l’autore ha voluto insistere su questo tema ricordando l’opposizione anche sotto i regni di Dario (4,5), Serse (4,6) e Artaserse (4,7-23). Con 5,1-2 riprende il filo cronologico abbandonato in 4,5, e ci porta al secondo anno di Dario (520).
  • Questo testo contiene un messaggio molto semplice: l’opposizione organizzata contro la costruzione del Tempio durante il regno di Dario fu simile alle vessazioni che i ricostruttori di Gerusalemme subirono durante i regni successivi di Serse ed Artaserse.
  • Ma perché questo testo introduce con tanta forza il tema di una opposizione che ha successo? Perché il destino della Comunità e il suo futuro è nelle mani di Artaserse, che — a differenza di Ciro — agisce sulla base di false informazioni? Dio non guida più il corso delle cose?

Israele è ora una Comunità che deve imparare come essere il popolo del Signore senza una esistenza politica autonoma, senza un re, sottomessa alla volontà e influenza di una potenza straniera.

Non si tratta solo di ricostruire il Tempio e le mura di Gerusalemme: è una nuova forma di Comunità, un “nuovo Israele” che deve essere ricostruito. Solo così, solo cambiando potrà garantire la continuità con il proprio passato, con la propria vocazione e missione.

Capitoli 5-6

Ascoltare la voce dei profeti presenti nel popolo.

Che cosa si deve fare di fronte alla opposizione vincente? Forse ora il Signore non vuole che la Comunità dell’esilio, “i Giudei”, forzi la mano? Forse si deve attendere?

= C’è bisogno di profeti che dicano quale sia la volontà del Signore in questo momento preciso. E c’è bisogno di ascoltare la voce dei profeti: anche se essa implica fatica e rischio, anche se può sembrare “imprudente”.

Non è Zorobabele, “di stirpe regale” , né Giosuè, sommo sacerdote, che profetizzano. Essi ascoltano la voce dei profeti e riprendono i lavori del Tempio: lavori che debbono continuare nonostante le opposizioni e le trattative : nell’attesa, si continua a costruire sulla base del discernimento dei profeti.

Tutto è iniziato con la decisione di costruire subito l’altare e offrire i sacrifici (cap. 3) — decisione che il Talmud attribuisce ai profeti — e con la festa delle Capanne ( cap. 3,1ss); e qui tutto termina con la dedicazione del Tempio e con la festa della Pasqua.

Tutto è iniziato con la festa delle Capanne — vertice delle celebrazioni del 7° mese — e tutto termina con la festa di Pasqua e degli Azzimi. Le Capanne ricordano il Tempio del deserto; la Pasqua si celebra nella Terra (cf. Gs. 5,10-12).

Capitoli 7-10
L’esodo di Esdra e la ricostruzione della Comunità

Il libro di Esdra si divide in due parti. Esdra 1-6 racconta gli inizi, e ha come protagonista Ciro, re di Persia, e i documenti ufficiali della corte persiana, da un lato; e dall’altro “il popolo”, cioè “i Giudei”, cioè la Comunità dell’esilio salita con Zorobabele. Esdra 7-10 è costituita dalla “Memoria di Esdra” (7,11-9,15), documento autobiografico in prima persona, inclusa da due parti narrative (7,1-10 e cap. 10).

7,1-10 – Introduzione dell’autore

Introduzione dell’autore — redattore del libro per presentare la figura di Esdra nella sua doppia qualità di sacerdote e scriba.

Secondo il Deuteronomio, il Libro della Torà è responsabilità del sacerdote (Dt. 17,18; 31,9-13.24-26), ed è lui l’incaricato a leggerla pubblicamente (Dt. 31,10-11). Il libro stesso del Deuteronomio in se stesso ne è una prova: esso riflette la predicazione levitica sulla Torà e il significato dell’alleanza. Sotto questo aspetto, Esdra è come un nuovo Giosuè, dedito con tutto il cuore allo studio della Torà del Signore (Esdra 7,10; Gs 1,8).

7,11-26 – Memoria di Esdra

La “Memoria di Esdra” inizia con il riportare il documento con il quale il re Artaserse lo incarica di andare in Giudea e a Gerusalemme per garantire l’applicazione della legge del Signore come legge anche civile, garantita dal potere persiano (cf. 7,26).

  • Si tratta di una iniziativa del re persiano Artaserse — non di una iniziativa di Esdra!
  • Costituisce una grande novità: è la prima volta, nella storia di Israele che la Torà di Mosè diventa legge civile e imperiale e questo avviene proprio nel momento e a motivo del fatto che Israele non ha più una autonomia politica.

Capitoli 8-10 – I matrimoni con donne straniere

Come si deve interpretare l’azione di Esdra? Si tratta di una forma di particolarismo o di esclusivismo etnico? Il fondamento di questa azione è la legge, la Torà di Mosè (cf. 10,3). Ma la Torà non proibisce il matrimonio con donne straniere! In nessun luogo della Torà esiste questa proibizione! E non è certo questo il comportamento dei patriarchi di Israele né di Mosè.

A quale legge ci si riferisce? Ce lo mostra 9,1 elencando i 7 popoli Cananei e aggiungendo anche Egiziani, Moabiti e Ammoniti. Si tratta di una chiara ripresa — con alcune aggiunte e modifiche — di Dt. 7,1-5. Al tempo di Esdra (ma anche al tempo in cui fu scritto il Deuteronomio!) quei popoli Cananei non esistevano più da molti secoli!!

Il significato di questo richiamo a Dt. 7,1-5 riguarda il matrimonio con le popolazioni locali o vicine alla Comunità dei “figli dell’esilio” ritornati nella terra d’Israele. Non si tratta, cioè, di una questione etnica ma religiosa.

Esdra 9,10-12

(9-12 ó Geremia 29)

Per l’autore del libro di Esdra la Comunità dei “figli dell’esilio”, i rimpatriati, rappresentano il “vero” Israele [ma non tutto Israele!], l’Israele purificato nel crogiuolo dell’esilio, l’Israele che nell’esilio è ritornato al Signore con tutto il cuore, il “resto” che il Signore si è riservato, il segno della fedeltà del Signore alle sue promesse verso tutto Israele. Esso rappresenta tutto Israele, ma non è tutto Israele (cf. Esdra 8: mancano i leviti e perciò questa Comunità dei “figli dell’esilio” che ritorna nella Terra non è completa, non è del tutto rappresentativa di tutto Israele.

Anche il numero 12 indica l’intenzione di voler rappresentare tutto Israele (cf. 8,24.35). Insomma, questa “Assemblea dei figli dell’esilio” (qehal bnei ha-golá) agli occhi dell’autore è la speranza di Israele. Orbene, è proprio all’interno di questa Comunità santa che è avvenuta l’infedeltà — con il rischio di assumere, per via matrimoniale, altri culti insieme al culto del Dio di Israele.

Per interpretare correttamente l’azione di Esdra è decisivo capire che cos’è questa Comunità, e che è all’interno di questa Comunità che si è prodotto il problema. Se anche il nucleo “puro”/purificato di Israele si contamina mescolando al culto del Dio di Israele altri culti, quale speranza rimane per il futuro di tutto Israele?

Esdra 9,13-15

Il lutto pubblico di Esdra attrae la piena solidarietà di un gruppo particolare: “i tremanti (haredim) alla parola del Dio di Israele” (9,4). Questa espressione ritorna soltanto in Is. 66,2.5 (siamo nel primo periodo persiano). Si tratta di un gruppo profetico-escatologico i cui membri si definiscono così rispetto agli altri membri del popolo di Israele. Sono questi il principale supporto di Esdra nella sua difficile azione. Vengono cioè a costituire come il nucleo all’interno di quella Comunità dei figli dell’esilio che ha la missione di rappresentare il resto di Israele, la sua speranza per il futuro.

Monteveglio 18 febbraio 2012

http://www.famigliedellavisitazione.it


 

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Questa voce è stata pubblicata il 24/09/2017 da in ITALIANO, Lectio della Settimana, Liturgia, Settimanale con tag , , .

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