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Immacolata Concezione – Lectio

8 dicembre
SOLENNITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

Genesi 3, 9-15.20 Salmo 97 Efesini 1, 3-6.11-12 Luca 1, 26-38
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Luca 1, 26-38

Immacolata Concezione 1In quel tempo, al sesto mese, 26 l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». 29 A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34 Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo? ». 35 Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36 Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37 nulla è impossibile a Dio». 38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Luca presenta una continuità/discontinuità e una novità/rottura con il passato: Dio contatta una ragazza del popolo.

26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 ad una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

Ogni civiltà ha delle coordinate geografiche e storiche con le quali si definisce un ambito circoscritto di umanità, dove si persegue un’avventura comune; anche qui Luca si serve di coordinate storico-geografiche per definire l’ambito di umanità in cui si colloca la storia di Gesù. Quindi dopo aver indicato le coordinate storiche (Lc 1,5): “Erode”, “Zaccaria”, “Elisabetta”, “Giovanni Battista”; e le coordinate geografiche: “la Giudea” (Lc 1,5), “la Galilea” (Lc 1,26), ora Luca può narrare l’evento che gli sta a cuore: “In una città della Galilea, chiamata Nazareth…”. Sebbene nell’episodio precedente (Lc 1,5-20) fosse chiaro che si trattava di Gerusalemme, dove si trovava il Tempio, per ragioni teologiche Luca aveva omesso di citare l’una e l’altro, limitandosi ad ambientare il racconto nel “santuario” (Lc 1,9: essendo entrato nel santuario del Signore (lett.), come luogo appropriato per le manifestazioni divine.

Il contrasto tra il “santuario” e la “città di Nazaret” è intenzionale. Nazaret non è mai nominata nell’AT; non è legata ad alcuna promessa o aspettativa messianica; questo secondo intervento divino non rappresenta, quindi, una continuità con il passato. Il messaggero è lo stesso (Lc 1,19.26) ma, il primo messaggio era rivolto all’istituzione religiosa, il secondo a una ragazza del popolo. Allo stesso modo, in contrasto con la prima scena, il messaggero Gabriele non si rivolge a un uomo (Zaccaria=rappresentante dell’istituzione religiosa), sposato con una donna (Elisabetta) e avanzato negli anni, ma a una donna “vergine” (Maria), promessa sposa, quindi (secondo le regole giudaiche) sposata ma non ancora convivente con un uomo (Giuseppe).

La prima coppia era profondamente inserita nella tradizione sacerdotale di Aronne, con l’esplicitazione della ascendenza di Elisabetta (una delle figlie di Aronne Lc 1,5); la nuova coppia, invece, risale a Davide, ma per linea maschile, attraverso Giuseppe (“della casa/stirpe di Davide”). Elisabetta era “sterile” e tutti e due erano avanti negli anni”(Lc 1,7), Maria è “vergine” e “promessa sposa” da poco: viene quindi sottolineata la sua assoluta fedeltà a Dio in contrapposizione alla sposa, “adultera” o “prostituta”, figure del popolo traviato (cfr. Os 2,4ss.; Ger 3,6-13; Ez 16). A proposito di Maria, non viene ricordata alcuna ascendenza né si parla di osservanza. Maria rappresenta “i poveri” di Israele, l’Israele fedele a Dio (“vergine”, sottolineato con la duplice menzione), senza importanza sociale (Nazareth).

Giocando sui “cinque mesi”, durante i quali Elisabetta rimase nascosta (Lc 1,24), e sul “sesto mese” (v. 26) in cui Dio inviò nuovamente il suo messaggero, Luca inquadra l’annuncio del concepimento di Gesù nell’ambito del suo predecessore. “Il sesto mese”, come un tempo “il sesto giorno”(Gen 1,31), Dio completerà la creazione dell’uomo.

28 Entrando da lei, disse: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. 29 A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.

L’angelo “entra” nella casa dove si trova Maria (nel santuario del tempio non era entrato, ma “Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso” – v.11) e la saluta: “Rallegrati piena di grazia/favore: il Signore è con te”. La salvezza si intravede già all’orizzonte e questo spiega il saluto gioioso (cfr. Zac 9 ,9; Sof 3,14). Il termine “piena di grazia/favore” (kecharitōménē=colei che è stata favorita) del saluto e l’espressione “il Signore è con te” (ho kiúrios metà su) sono equivalenti all’espressione hai trovato grazia/favore presso Dio del v. 30. Maria gode del pieno favore divino per la sua costante fedeltà alla promessa fatta da Dio a Israele. Più avanti si dirà di Gesù che “la grazia/il favore di Dio era su di Lui” (2,40); nel libro degli Atti si dirà anche di Giuseppe figlio di Giacobbe, e di Davide (At 7, 9-10.46), ma soprattutto di Stefano: “pieno di grazia/favore e di potenza” (At 6,8).

“Il Signore è con te” è una formula abituale nell’AT e in Luca per indicare la sollecitudine di Dio per un determinato personaggio (Lc 1,66: Giovanni Battista; At 7,9-10: Giuseppe, figlio di Giacobbe; At 10,38: Gesù; At 11,21: gli ellenisti nativi di Cipro e di Cirene; At 18,10: Paolo; cfr. Dt 2,7; 20,1: Mosè): essa garantisce al destinatario l’aiuto permanente di Dio per portare a termine un compito umanamente impensabile.

Il saluto non provoca alcun timore in Maria ma solo turbamento per la grandezza del suo contenuto (dietaráchthē kaì dieloghízeto=fu turbata e si domandava 1,29), a differenza di Zaccaria (“E fu spaventato/sconvolto Zaccaria avendo visto e una paura cadde su di lui.”[trad. lett.]=kaì etaráchthē Zacharías idōn kaì phóbos epépesen ep’ autón 1,12). Maria comincia a riflettere subito sul possibile contenuto del saluto che le è stato rivolto con termini così elogiativi (v. 29).

30 L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Contrariamente all’annuncio rivolto a Zaccaria, ora è Maria la destinataria del messaggio. Dio ha scelto liberamente Maria e le ha assicurato il suo favore. A differenza di Elisabetta, che aveva sperato, invano, di avere un figlio, Maria darà alla luce un figlio quando ancora non lo sperava, dal momento che, pur essendo stata data in sposa a Giuseppe dai suoi genitori, è ancora “vergine”. La costruzione lucana rispecchia fedelmente la profezia di Isaia: “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14). L’annunciazione è vista da Luca come il compimento di quella profezia (cfr. Mt. 1,22-23). Inoltre, a differenza di Zaccaria, che doveva imporre a suo figlio il nome di “Giovanni” (Lc 1,13), qui è Maria, contro ogni usanza, che darà a suo figlio il nome di “Gesù” = “Dio salva”. Mentre nel primo caso si intravedeva una certa discontinuità con la tradizione paterna, qui la discontinuità/superamento è totale.

32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Continua il parallelismo ma con l’aggiunta di un contrasto (viene esclusa la paternità di Giuseppe): sia Giovanni che Gesù saranno “grandi”; ma il primo “sarà grande davanti al Signore” (1,15a), poiché “… fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni…” (cfr. 7,28) e per il suo carattere ascetico (cfr. 1,15b; 7,33) e la sua condizione di profeta esimio è superiore agli antichi, perché “sarà riempito” (plēsthḗsetai da pímplēmi) di Spirito Santo fin dal seno di sua madre” (cfr. 1,15c); il secondo, invece, sarà “grande” per la sua filiazione divina, per questo lo riconosceranno come il Figlio del Dio supremo (“l’Altissimo” definisce il Dio dell’universo) e riceverà dalle mani di Dio il trono di suo padre/antenato Davide, pur non essendo suo diretto discendente.

Gesù, inoltre, è “pieno di Spirito Santo” (plḗrēs=pieno=aggettivo indeclinabile Lc 4,1). “Essere figlio” non significa solo essere stato generato da un padre, ma soprattutto ereditare la tradizione che questi trasmette e avere il padre per modello di comportamento; non sarà Davide il modello di Gesù; il suo messaggio verrà direttamente da Dio, suo Padre, e solo questi sarà modello del suo comportamento. L’eredità di Davide gli spetterebbe se fosse figlio di Giuseppe (“della casa di Davide”), ma il trono non lo otterrà in quanto discendente di quella stirpe, ma per decisione di Dio (“gli darà”, non dice “erediterà”). “La casa di Giacobbe” indica le dodici tribù, l’Israele escatologico. In Gesù si compirà la promessa dinastica (2Sam 7,12), ma non sarà il figlio/successore di Davide (cfr. Lc 20,41-44), bensì qualcosa di completamente nuovo, anche se ugualmente perpetuo (Dn 2,20-22; 7,14), in stretta continuità con il passato.

34 Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”. 35 Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

Maria, al contrario di Zaccaria, non chiede garanzie, chiede semplicemente il modo con cui l’annuncio si realizzerà: l’Israele fedele alle promesse non aspetta vita/fecondità da nessun uomo, nemmeno della linea davidica (Giuseppe), ma solo da Dio, sebbene non sappia come possa realizzarsi un simile disegno. Maria “non conosce uomo” che possa realizzare un’impresa così grande. Numerosissime sono le ipotesi che sono state formulate sul significato di questa domanda (v. 34). Ciò che è certo è che Luca non vuole darci una trascrizione letterale di un dialogo; si tratta piuttosto di un procedimento letterario destinato a preparare la strada per annunciare l’opera dello Spirito del v. 35.

La risposta dell’angelo mette sul tavolo tutte le carte di Dio: “lo Spirito Santo scenderà…”. A differenza di Giovanni Battista, che riceverà lo Spirito prima di nascere, ma dopo il suo concepimento umanamente realizzato (Lc 1,15), Gesù sarà concepito per opera dello Spirito, la forza creatrice di Dio. La venuta dello Spirito Santo su Maria anticipa la realizzazione della promessa formulata da Gesù agli apostoli negli stessi termini (cfr. At 1,8), che si realizzerà nella festa di Pentecoste. L’idea della “Gloria di Dio/la nube” che “rimaneva sulla Dimora” il tabernacolo dell’assemblea israelita (Es 40,38), indicando la presenza attiva di Dio in mezzo al suo popolo (Sal 91,4;), qui viene introdotta per descrivere la presenza attiva di Dio su Maria; per questo Maria darà alla luce un figlio che sarà il Figlio di Dio, il consacrato dallo Spirito Santo, in una parola, il Messia (l’Unto).

Viene chiaramente affermato il risultato del concepimento verginale, ma non si dice niente sul modo in cui esso si realizzerà. Con un nuovo gesto creatore (Spirito Santo), viene annunciata la nascita del nuovo Adamo, l’inizio di una umanità nuova. La nuova forza che Gesù dimostrerà è quella del Dio Creatore/Salvatore. Dio può dispiegare la forza dello Spirito, che deve portare a compimento la creazione, solo attraverso persone che si prestano liberamente a portare a termine il suo progetto sull’uomo e sul creato, un progetto che certamente non termina con la comparsa dell’homo sapiens, ma che anzi comincia con lui, dal momento che esso deve basarsi proprio sull’uomo che è cosciente delle sue azioni, sull’uomo che ha sperimentato personalmente la necessità di una forza superiore e illimitata.

Solo questo tipo di forza può portare a termine un progetto di società che non si fonda sui valori ancestrali del potere e della forza bruta né su quelli più sofisticati del denaro e del sapere, frutti entrambi della limitatezza della creatura e della insicurezza dell’uomo. Questa forza, che Dio fa conoscere e dona in modo estremamente gratuito in Maria, deve poter entrare in tutti gli uomini. Maria appare come la prima grande “piena di grazia/favore”; Gesù sarà “Messia/Unto” o “Cristo”, noi saremo i “cristiani” non di nome, ma di fatto, purché, come Maria, ci prestiamo a collaborare con lo Spirito. Questa è la grande tradizione che è stata iniziata, dopo averci liberato dalle inibizioni, dalle frustrazioni e dai fanatismi del passato (familiare, religioso e nazionale), la tradizione che ognuno accumula nel corso di ripetute esperienze e che mostra sempre la sua presenza manifestandosi spontaneamente sotto forma di frutti abbondanti per gli altri.

36 Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37 nulla è impossibile a Dio”.

L’incredulo Zaccaria, che chiedeva prove, convinto che la sua vecchiaia e quella di sua moglie non offrissero alcuna garanzia di successo per l’impresa che gli veniva annunciata (cfr. 1,18), diventa sordo e muto. A Maria, invece, che non aveva chiesto alcuna prova a conferma della profezia, l’angelo diede anche un segno: Ed ecco, Elisabetta… nulla è impossibile a Dio!” (Lc 1,36-37). La ripetizione per la terza volta (cfr. 1,7.18.36), del tema della “vecchiaia/sterilità” serve per sottolineare al massimo la situazione limite in cui si trovava la coppia; la ripetizione del tema dei “sei mesi” costituisce il procedimento letterario più adatto per evidenziare (apre e chiude il racconto) la nascita dell’uomo nuovo nel “sesto giorno/mese” della nuova e definitiva creazione. La forza creatrice di Dio non ha limiti: non solo ha restituito fecondità all’Israele religiosamente sterile, ma ha anche ri-creato l’uomo nel grembo di una ragazza del popolo, mentre era ancora “vergine”, escludendo qualsiasi sospetto di tradizione paterna umana che potesse mettere in pericolo la realizzazione del progetto più caro a Dio.

38 Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.

Zaccaria non partecipa con il suo consenso, ma Dio realizzò il suo progetto (il popolo lo “sperava”). Maria, invece, dà il suo pieno assenso all’annuncio dell’angelo. Maria non è “una serva”, ma “la serva del Signore”, in rappresentanza dell’Israele fedele a Dio (Is 48,10.20; 49,3; Ger 46,27-28), che aspetta con impazienza e si mette al servizio degli altri in attesa del compimento della promessa.

Il dittico del duplice annuncio dell’angelo si chiude laconicamente: “E l’angelo si allontanò da lei” (1,38b). La presenza del medesimo messaggero, Gabriele, che sta “dinanzi a Dio” (1,19a), che prima è stato “mandato” a Zaccaria (1,19b), apparendogli “ritto alla destra dell’altare dell’incenso” (1,11), e poi “fu mandato da Dio” a Maria (1,26), presentandosi nella sua casa con un saluto molto singolare, ma senza darle spiegazioni (1,28), collega strettamente i due racconti. Per questo si parla della sua partenza solo dopo il compimento della sua missione.

La descrizione della prima coppia, formata da Zaccaria e da Elisabetta, riuniva i tratti caratteristici di quello che era considerato il massimo dell’albero genealogico del popolo scelto: Giudea/Gerusalemme, regione profondamente religiosa; sacerdote di origine levitica; stretto osservante della Legge; servizio sacerdotale nel Tempio; ingresso nel santuario del Signore per offrire l’incenso nel giorno più grande e straordinario della sua vita: tutti elementi che formano l’immagine qualificata dell’uomo religioso e osservante. Nonostante questo, la coppia era sterile e già avanti negli anni, senza possibilità umana di avere discendenza; di fronte all’annuncio, Zaccaria si allarmò, fu colto da spavento, replicò, si mostrò incredulo, perché non aveva fiducia nel messaggero né nel suo messaggio.

L’Israele più religioso aveva perso ogni speranza di liberazione; ormai non credeva più in ciò che professava, i suoi riti erano privi di senso. La descrizione della seconda coppia, ancora non completamente costituita, formata da Maria promessa sposa di Giuseppe, ma non ancora coabitante con lui, inverte i termini: Galilea, regione paganizzata; Nazaret, villaggio di guerriglieri; ragazza vergine della stirpe di Davide, per parte del futuro consorte: tutti elementi che costituiscono l’immagine vivente del popolo fedele, ma senza molta tradizione religiosa. Tuttavia, Maria gode del favore e della benedizione di Dio, si turba nel sentirsi esaltata, crede alle parole del messaggero, pur vedendole umanamente irrealizzabili, e offre la sua collaborazione senza reticenze. Il sì di Maria, dinamizzato dallo Spirito Santo, renderà possibile il concepimento dell’Uomo-Dio: uomo sì, ma che si adegua perfettamente al progetto di Dio.

Riflessioni…

  • La Vergine, tra sé e sé e le sue precomprensioni, ricerca il senso e si domanda… Tra i tanti sensi dell’esistenza non trova significazione “un tale saluto”: e non chiede all’Angelo/Messaggero, ma ricerca tra le pieghe della sua coscienza il significato: si fa ermeneuta… e chiede innanzitutto a se stessa, ponendosi nuda davanti a Dio…
  • Non ha pregiudizi e si orienta tra i sentieri dei possibili significati, conosce la Scrittura ma non sa ancora del progetto di vita per lei. E scevra da altre interpretazioni, pura, immacolata, si fa umile “serva di Dio”.
  • Il pregiudizio genera orgoglio, provoca terrore e tremore verso la divinità, e paralizza anche le labbra. Così per Zaccaria. Non così per Lei, pura di cuore e di mente, che riesce a sciogliere un canto di lode e “magnifica Dio”.
  • Ha intuito il fine, ma non sa del come: necessita del sostegno ermeneutico sul come realizzare il progetto di vita. E la supponenza della ragione lascia il posto alla disponibilità del cuore ad accogliere la salvezza: lo Spirito Santo scenderà su di Lei…
  • E così Dio bussa alla porta del cuore di questa fanciulla, chiedendo sommessamente di entrare nella storia dell’uomo e attende trepidante una risposta: per rispettare la sua libertà, la libertà di ogni uomo.
  • È il Dio della misericordia, che vuole perdonare nella libertà, per espletare l’Onnipotenza, si fa impotente dinanzi alla libertà dell’uomo; assisterà alla morte del Figlio per esprimere il suo perdono. Se vuoi…, e attende l’adesione alla proposta di Salvezza: Avvenga per me, secondo la tua parola.
  • Da quell’ora, tutto e tutti danzano con Lei e diventano lievi. In Lei danza la vita che si è accesa; danza ed esulta con Elisabetta; danza con il suo corpo dilatando nella libertà spazi infiniti; manifesta la sua grazia danzante ed inventa il suo nuovo corpo dando origine al figlio suo e di Dio, Lei danzatrice senza difetti. E col suo contegno, autocontrollo e rigore danzerà sul Golgota, generando insieme al figlio ormai morente pensieri d’amore. Ora continua a danzare, insieme con Gabriele, senza nostalgia, per un tempo inedito, ove Dio si compiace e gli uomini assaporano le novità della salvezza.

http://www.ilfilo.org

 

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Questa voce è stata pubblicata il 05/12/2017 da in Domenica e Festività, Fede e Spiritualità, ITALIANO, Lectio della Domenica, Liturgia con tag .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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