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Dove passa Dio nella notte di Natale?

 

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Dove passa Dio nella notte di Natale
Giovanni Vannucci

Giovanni Vannucci (1913 – 1984) è stato un presbitero e teologo italiano dell’Ordine dei Servi di Maria, e un autore mistico.

Nel silenzio della notte

La nascita del Verbo di Dio non poteva avvenire se non nel profondo silenzio della notte, mentre tutto tace, tutto è avvolto dall’oscurità. Anche in noi il Verbo divino discende quando riusciamo a fare un silenzio totale in noi, a spegnere tutte le luci che vengono dalla terra. Dobbiamo spegnere tutto: le luci che sono nella nostra mente, le voci che nascono nella nostra zona emotiva e le voci che tengono svegli e all’erta i nostri sensi esterni. Se vogliamo che il Verbo di Dio nasca in noi dobbiamo saper scendere in questo silenzio profondo, in questa oscurità totale. (…) Il nostro essere naturale ci spinge all’agitazione e al rumore, all’accrescimento di pensieri, alla moltiplicazione di stati emotivi, e crediamo di essere vivi mentre siamo in una condizione di pura apparenza. Molte volte la ricerca di eccessive attività, anche in nome di Dio, è l’indizio di un disordine interiore. Quando la gente vi chiede: cosa fate, nella solitudine? Vi fa questa domanda perché è abituata a evadere nell’azione. Quando lo chiedono a me: alle Lei cosa fa, qui isolato? Rispondo: non faccio niente. Cerco di vivere in spazi di silenzio, di equilibrio, di grande pace emotiva, di solitudine totale, spazi che mi debbono avvolgere e permettere alla mia anima di pensare i pensieri di Dio, al mio sentimento di muoversi secondo il sentire di Dio, ai miei sensi di ascoltare le voci che sono al di là della sensibilità, al di là di tutti i rumori possibili umani. Il silenzio è quell’atmosfera che ci rende uomini e donne vere, perché in noi nasce la Parola di Dio.

Nella disattenzione dei più

Se pensassimo alla notte del Natale e la misurassimo con i nostri consueti criteri, rimarremmo subito sgomenti: il Figlio di Dio nasce nel buio più profondo, nel più assoluto silenzio, nell’ignoranza totale dell’umanità contemporanea, nell’ostilità dei pochi che hanno scorto la Vergine che stava per partorire e l’hanno respinta dalle loro case. In questa condizione nasce il Verbo di Dio, scende sulla terra la Parola di Dio. Misurando la notte del Natale con i nostri criteri ordinari, rimaniamo stupefatti di fronte alle misure diverse divine nei confronti dei nostri comportamenti umani. Se noi sapessimo che domani, in una località qualunque del mondo, nascerà il futuro Messia o un grande personaggio, subito cominceremmo a sussurrare, andremmo alla televisione, faremmo réclames: una madonna muove gli occhi e si fanno santini, si organizzano pellegrinaggi. Come è differente la nostra superficialità dalla profondità di Dio! Il Verbo di Dio nasce nella più assoluta dimenticanza; chi lo sapeva fuori di Maria e di Giuseppe? e forse, dei Magi che dal lontano oriente si erano mossi? Nessun altro lo sapeva. Eppure quello era il momento centrale di tutta la storia della terra e del cosmo: il divino che assume la materia, la carne umana, per trasformare tutta la realtà pesante della terra nella realtà divina.

In una grotta

Dove nasce il Figlio di Dio? Cristo nasce in una grotta, neppure in una casa, in una capanna, in una baracca costruita da mano d’uomo: nasce in una grotta, in un rifugio naturale, dove vanno gli animali per ripararsi dalle intemperie. Perché questo? Perché le opere di Dio non hanno niente a che fare con le opere dell’uomo. Fosse nato in una casa povera, Cristo sarebbe stato accolto con diffidenza dai ricchi. Fosse nato in una casa di ricchi, sarebbe stato accolto con diffidenza dai poveri. Cristo è di tutti. Per lui non ci sono le categorie costruite da noi uomini, ricchi e poveri, proletari e non proletari. E ancora cosa significa che il figlio di Dio nasca nel profondo della terra, in una grotta. Cos’è la grotta? È la profondità della terra, è la profondità della coscienza dell’uomo, dove il Verbo di Dio discende. Che rivelazione meravigliosa è questa e quanta gioia ci deve dare! Quando leggiamo gli studi degli psicologi moderni, specialmente di certe scuole, la scuola freudiana ad esempio, rimaniamo sgomenti nel vedere quanti serpenti, quanti animali violenti sono nel nostro intimo, nel nostro inconscio. Ed è vero: in noi ci sono delle passioni innominabili, delle passioni sfrenate, delle passioni di violenza, di cupidigia, di avidità, di sensualità, che spesso si rivelano improvvisamente a noi, e rimaniamo stupiti di trovare in noi una fossa di serpenti.
Il fatto che Cristo, la Parola di Dio, nasca nel profondo della grotta ci deve dare una grande speranza. Nella nostra grotta, nel nostro pozzo, non ci sono soltanto dei serpenti, delle tendenze spaventose che, quando si manifestano, ci riempiono di terrore; in noi c’è il Figlio di Dio, con la sua tenue luce che vuole illuminarci, che risplende sulle nostre tenebre, la cui bontà e grazia colpisce le teste di tutti gli animali che sono nel nostro essere, per ucciderli e trasformarli in elementi di vita.(…) Dobbiamo sentire la grotta non soltanto come spazio geografico, ma come spazio psicologico: in noi nasce il Figlio di Dio. Angelo Silesius, nel suo libro Il viandante cherubico, dice: «Inutilmente Cristo nasce in Betlemme se non nasce in te». Siamo noi che dobbiamo diventare coscienti che nella nostra grotta c’è il bambino divino che vuole crescere, illuminarci, trasformarci, e deve nascere in noi. E in noi nasce quando riusciamo a fare silenzio, ad avvolgerci di tenebra.

Fragile come un bambino

Come si rivela il Figlio di Dio nel momento della sua nascita? Se pensate ad altre manifestazioni del divino, contenute nell’Antico testamento, notate subito la differenza. Sul Monte Sinai Dio si rivela come il potente, tra folgori e tuoni e lo sgomento del popolo. A Betlemme rivela la sua onnipotenza nell’impotenza totale di un bambino che è bisognoso di tutto: di una culla, di braccia che lo accolgano, di mammelle che gli diano il latte, del calore, della protezione, della vigilanza più assoluta. Dio è l’inerme. Così si rivela a noi: è il fanciullo che nasce. Dobbiamo riuscire a togliere dalla nostra mente tutte le visioni e le figure con le quali spesso raffiguriamo il mistero divino: il re di tremenda maestà, il re onnipotente, padrone della vita e della morte. Quando si è rivelato, si è rivelato come impotente, perché la potenza di Dio è il rovescio di tutte le potenze degli uomini. È la potenza dell’amore, è la potenza del pane, è la potenza del fanciullo.

La notte di Natale

Questo dobbiamo pensare, credo, per poter vivere anche noi il mistero della nascita di Cristo. In quella notte cercate di immergervi nella tenebra più fitta, ove risplende la luce divina, nel silenzio più assoluto, dove risuona la parola eterna che prende carne. In quella notte santa cerchiamo di essere anche noi il fanciullo eterno che nasce continuamente nelle tenebre, nel silenzio, nella lontananza da tutte le organizzazioni umane, nella semplicità, nella povertà più assoluta.  Io spero che Cristo, il Verbo di Dio, nasca veramente nella mia coscienza come nella vostra coscienza, in questo Natale.

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Questa voce è stata pubblicata il 24/12/2017 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag , , .

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