COMBONIANUM – Formazione Permanente

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Paolo VI: Se tu vuoi la Pace, difendi la vita

OMELIA DI PAOLO VI
Solennità della Madre di Dio
Domenica, 1° gennaio 1977

Pace3

(…)
Come tutti sanno, questo rito, sul quale aleggia liturgicamente la dolce e materna figura di Maria, la Madre di Colui che S. Paolo chiama «nostra Pace» (Eph. 2, 14), Cristo Signore, è dedicato alla Pace. Sì, alla Pace, il grande dono, auspicato come riflesso della gloria dovuta a Dio per la venuta del Verbo in forma storica e visibile nell’umanità; un riflesso di pace agli uomini appunto, oggetto di tanta divina benevolenza. Questo, potremmo dire, è l’asse teologico della Pace, che noi vogliamo e speriamo vedere instaurata nel mondo. La Pace, noi pensiamo, è nella sua espressione più alta e più completa, un dono di Dio. Se è dono, che deriva dalla bontà di Dio, dalla sua misericordia, dal suo amore, la Pace, nella sua fonte originaria e superiore, è grazia, è mistero, che lungi dall’alterare o attenuare l’essenza umana della Pace temporale, la genera, la facilita, la sublima, la drammatizza, ed ancora più ci conforta allo studio e all’azione relativi al fatto storico ed umano, che chiamiamo Pace, equilibrio cioè dei rapporti fra i Popoli, la famosa tranquillitas ordinis di S. Agostino, perché al concetto statico e stabile della Pace, quale vorremmo che fosse, e spesso ci illudiamo che sia, aggiunge un nuovo coefficiente dinamico, che fa della Pace non una condizione fissa e immutabile, ma un ordinamento mobile e vivo, non solo per il gioco immenso e incalcolabile dei fattori operanti, donde la Pace risulta, ma altresì per l’intervento segreto, sì, ma reale e spesso riconoscibile di una Provvidenza, che sa convertire in bene anche situazioni umane per sé negative e perfino disperate (Cfr. Rom. 8, 28). Se è lecito ricorrere ad un’immagine per meglio raffigurare il concetto della Pace, come ora da noi considerata, la rappresenteremo, non come una roccia stabile fra le onde di quell’oceano tempestoso ch’è la storia del mondo, ma come una nave galleggiante, la quale ha bisogno per evitare il naufragio di tante condizioni e di tanti sforzi, tra cui la guida d’un pilota, e l’azione estremamente abile ed impegnata d’un equipaggio.

Questo per dire, come da ogni sagace osservatore della storia si insegna, che la Pace è sempre in fieri, cioè nel divenire e che non è mai acquisita una volta per sempre; essa è un equilibrio in moto, secondo norme molto complesse e molto delicate, che l’uomo operatore della Pace, politico o privato che sia, deve intuire, conoscere, e soprattutto attuare. Richiamiamo così l’attenzione sulle condizioni, che favoriscono e promuovono la Pace. Ammesso che la Pace sia quel bene primario, che tutti ormai dobbiamo ammettere come sommo e indispensabile per una società prospera e civile, l’indagine prosegue con una formidabile questione, e cioè: quali sono le condizioni della Pace?

Risuona certamente nel ricordo di tutti la sentenza invalsa nella coscienza dei Popoli e dei loro Capi specialmente: «se vuoi la Pace, prepara la guerra». È un assioma disperato, disastroso; e lo sarà ancora di più domani, se esso non sarà progressivamente corretto e sostituito da un’altra sentenza, che oggi ancora appare utopistica, ma che ha per sé le esigenze profonde della civiltà: «se vuoi la Pace, prepara la Pace».

Sembra una sentenza insipiente; una sentenza vile ed imbelle; impossibile ad applicarsi. Ma se oggi non è subito e completamente applicabile, noi tutti avvertiamo che essa interpreta l’avvenire del mondo. Visione che trascende ora le possibilità concrete per la nostra discussione, ma non per l’ideale dell’uomo civile, e soprattutto per chi desume dal Vangelo l’ideale umano. La parola non è certo detta a caso a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada, di spada periranno» (Matth. 26, 52). E in fondo è questo il senso del tema che gli studiosi hanno scelto per la nostra giornata mondiale della Pace per quest’anno: «Se tu vuoi la Pace, difendi la vita».

Noi diciamo: la vita, la vita umana! E qui il concetto di questo bene primario dovrebbe perfezionarsi e sublimarsi ben più che già non sia: la vita umana è sacra, cioè protetta da un rapporto trascendente con Dio che ne è l’Autore primo, il geloso Padrone (Cfr. Gen. 4; Matth. 5, 21 ss.), l’invisibile, sovrano modello in cui essa si rispecchia scoprendo una sua nativa e superlativa somiglianza divina essenziale, tanto da conservare anche nelle privazioni, nelle deformazioni e nelle profanazioni, in cui essa può decadere, una sua inviolabile dignità, che nel crescente bisogno la rende oggetto di maggiore pietà (Cfr. Matth. 25, 31 ss.). Il nostro sguardo si sposta dalla considerazione straordinaria d’un conflitto bellico, che infrange la Pace, alla visione ordinaria dell’uomo vivente, che con intuito profetico un Dottore cristiano del II secolo, S. Ireneo, definisce: gloria di Dio! quasi dicesse: guai a chi lo tocca! E qui verrebbe spontaneo l’elogio, che potrebbe salire come un inno, in una circostanza come questa, per tutto quanto l’umanesimo moderno, anche se inconsciamente cristiano, prodiga alle deficienze e alle sofferenze della vita umana: benedetti voi, educatori, benedetti voi, sanitari; benedetti voi, uomini promotori di ogni assistenza di cui l’uomo ha bisogno, per l’opera vostra, interprete della vocazione divina che vi chiama all’onore e al merito di servire l’uomo fratello! la vita umana!
(…)

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Questa voce è stata pubblicata il 31/12/2017 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag , .

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