COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

II Domenica del Tempo Ordinario (B) Lectio

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – B

Che cosa cercate

Giovanni 1, 35-42

35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli.

L’indomani (tê epáurion): ancora una datazione, siamo al terzo giorno (partendo dall’interrogatorio di Giovanni). Giovanni, qui con due discepoli sta ancora al di là del Giordano (Gv 1,28), luogo dove rimarrà finché Gesù non inizierà la sua missione.

36 E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’Agnello di Dio!”.

È un momento importante. Colui che Giovanni aveva annunziato gli passa avanti (v. 30) per iniziare la sua attività. L’annuncio di Giovanni è rivolto a due suoi discepoli ai quali egli indica Gesù come l’Agnello pasquale che darà la forza per compiere il nuovo e definitivo Esodo (cfr. Es 12).

37 E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

I discepoli comprendono immediatamente l’invito del Battista e lasciano il vecchio maestro per seguire il nuovo. Lasciano colui che annuncia per colui che è stato annunciato. Seguire (êkolùthesan da akoluthéô) è un verbo tecnico che indica l’intenzione di vivere con il maestro accogliendo il suo programma.

38 Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa Maestro – , dove dimori?”.

Caratteristica di Gesù sarà quella di andare sempre incontro all’inquietudine – desiderio degli uomini. La domanda che Gesù rivolge ai discepoli di Giovanni è diretta agli uomini di ogni tempo: “che cosa cercate?” (tì zētêite).

Chi cerca la pienezza della propria esistenza, chi vuole realizzare tutte le sue capacità ed energie, trova in Gesù, modello dell’uomo, la piena risposta e il totale appagamento delle sue aspirazioni. Chi cerca di soddisfare la propria sete di ambizione, di possesso, di dominio non può che rimanere deluso e vedrà il messaggio di Gesù come un pericolo che minaccia i propri interessi.

Chiamandolo Rabb… (r`abbi,) i discepoli indicano che essi intendono prenderlo per maestro, e chiedendo dove vive vogliono seguirlo in maniera completa. Il rapporto maestro-discepolo implicava non solo l’apprendimento di una dottrina, ma anche di un modo di vivere.

39 Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Il verbo della risposta di Gesù è all’imperativo presente (érchesthe= venite), indicando che vale per tutti i tempi. Gesù non si limita ad accogliere il loro desiderio (venite), ma annuncia anche che vedranno (hópsesthe=vedrete).

Il luogo dove Gesù dimora è quello dove ha posto la sua tenda (Gv 1,14), dove brilla la sua gloria-presenza, l’amore fedele di Dio. Questo luogo, la sfera divina, non è possibile conoscerlo con una informazione, ma esige l’esperienza personale. Gesù li invita ad entrare in un ambito di amore per sperimentarlo in pienezza. Gesù non definisce mai se stesso: il contatto con lui farà scoprire e comprendere la sua persona.

Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui, l’evangelista insiste sul verbo rimanere/dimorare (pû méne), che è apparso per la prima volta nel v. 32 per indicare Gesù come dimora dello Spirito di Dio, dove l’amore di Dio rimane (émeinen ep’ autón= rimase su di lui). Una volta fatta l’esperienza di questo amore, i discepoli rimangono con Gesù, inserendosi definitivamente nella sfera della vita e della luce.

Erano circa le quattro del pomeriggio, l’evangelista segnala il momento in cui nasce la comunità di Gesù: l’ora decima, ovvero le quattro del pomeriggio. Secondo il computo dell’epoca il giorno iniziava al tramonto (ora dodicesima). Gesù è giunto in tempo prima della fine del giorno per dare inizio al nuovo, quello che segnerà l’inizio della nuova umanità.

40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.

Ascoltare Giovanni significa seguire Gesù. Dei due primi discepoli di Gesù l’evangelista ne identifica solamente uno, l’altro rimarrà sempre anonimo in tutto il vangelo, in quanto l’evangelista lo indica come modello di discepolo, colui che rimarrà sempre con Gesù e non se ne separerà mai.

Questo è il discepolo che gli sarà intimo nella cena (Gv 13,23: en tô kólpô=nel seno) capace di mettersi al servizio degli altri come Gesù, gli sarà accanto anche sulla croce (Gv 19,26: tòn mathētḗn parestôta hòn ēgápa=e il discepolo astante che lo amava) e per questo sarà il primo che percepirà la presenza del Cristo risuscitato (Gv 20,8).

Non è il discepolo prediletto da Gesù, espressione che mai appare nei vangeli se non riferita al Cristo, “prediletto” dal Padre, ma amato (Gv 19,26), espressione della normale relazione che Gesù mantiene con i suoi discepoli, come Marta, Lazzaro e Maria (Gv 11,5). Il discepolo identificato si chiama Andrea, che in greco significa “uomo adulto”, viene segnalato per la parentela con Simone, suo fratello, del cui soprannome, Pietro, verrà data la spiegazione lungo il corso del vangelo.

41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia” – che si traduce Cristo.

L’esperienza diretta con Gesù, dimora dello Spirito, santuario dal quale si irradia l’Amore del Padre, provoca il desiderio di farlo conoscere ad altri. Il verbo greco indica il “trovare” ciò che si è cercato (héurēka). La sottolineatura “per primo”, indica che l’attività di Andrea non si limita al fratello ma prosegue. L’enfasi con la quale Andrea annuncia al fratello la sua esperienza, “Abbiamo trovato…” non coinvolge solo l’altro discepolo, ma anche Simone, interessato dunque, anche lui, all’annuncio del Battista.

L’indicazione di Gesù quale Messia comprende quella di Agnello di Dio. Gesù è colui che inaugura la nuova Pasqua e il nuovo Esodo. Ma Simone non era presente quando Giovanni ha indicato Gesù come l’Agnello di Dio, colui che i suoi discepoli dovevano seguire.

42 e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa” – che significa Pietro.

L’evangelista segnala l’anomalo comportamento di Simone. Non esprime alcuna reazione di fronte all’annuncio del fratello e non prende alcuna iniziativa. Deve essere condotto da Andrea a Gesù, e, in tutta la scena dell’incontro con il Messia, non pronuncia neanche una parola.

Il verbo fissare (emblépsas autô) appare in Giovanni unicamente due volte: in 1,36, quando Giovanni fissa lo sguardo su Gesù, Agnello di Dio, e qui. È lo sguardo che penetra dentro l’intimo della persona e ne svela la realtà più profonda, quella che orienta la sua esistenza. Come Giovanni ha visto in Gesù l’Agnello di Dio, così Gesù vede in Simone il figlio di Giovanni.

L’uso dell’articolo determinativo il figlio potrebbe indicare che è figlio unico. Ma l’evangelista ha già detto che Simone è fratello di Andrea. Pertanto il figlio di Giovanni è in relazione a Giovanni Battista. Nella relazione tra maestro e discepolo, questi veniva definito figlio. L’articolo determinativo indica che è il discepolo per eccellenza di Giovanni Battista.

Gesù annuncia a Simone che sarà conosciuto come Cefa/Pietro/sasso, termine aramaico che come il greco è un nome comune che significa pietra. Gesù non cambia il nome a Simone e mai si rivolgerà a questo discepolo chiamandolo Pietro. Sarà l’evangelista che quando vorrà segnalare la testardaggine di Simone lo chiamerà Pietro.

Contrariamente agli altri evangelisti Giovanni non riferisce che Gesù invita Simone a seguirlo. Lo farà solo dopo la sua risurrezione quando Simone avrà compreso che seguire Gesù non significa incamminarsi verso il trionfo ma verso la morte più infamante, quella di croce (Gv 21,15-19). Per adesso registriamo una scena muta da parte di Simone del quale non viene segnalata alcuna reazione e alcuna parola.

Riflessioni…

  • Nelle parole interroganti trova origine ogni cosa: la vita, l’amore, il giuramento, la comunicazione…, a condizione che affiori una risposta invitante.
  • Che cosa cercate?… Dove dimori? Venite e vedrete. Andarono e videro. Gli interlocutori si conoscono, ma cercano dimore per approfondire una relazione appena nata, per instaurare una comunità…
  • L’Agnello di Dio vive in uno spazio e in un tempo: è lui la dimora, è qui (ecco), ora (erano le quattro…). Tutte le avventure significanti, comprese quelle con Dio, hanno un’ora e uno spazio singolare e riconoscibile: sono le occasioni degli uomini e di Dio punteggiate sui percorsi di ciascun uomo.
  • Sono occasioni di apprendimento, di relazione, di rinnovamento, di salvezza, di gioia di vivere, sostanziate nelle dinamiche maestro-discepolo, amante-amato o nei contatti vitali tra persona-persona, tra Dio-uomo.
  • E il percorso esperienziale è tratteggiato da momenti/passaggi di incalzante crescita e progresso: ricercare, domandare, andare, vedere, rimanere, inaugurati dall’impatto di sguardi profondamente umani e proseguiti da annunci coerenti e confermativi di esaltanti esperienze.
  • Rappresenta la ricerca reciproca che si può svolgere tra Dio e l’uomo, in un contatto appassionato, confidenziale dove ci si potrà anche chiamare Abbà Padre, Cefa… e vivere una singolarissima ed impegnativa esperienza di fede.
  • E poi, dopo l’esperienza divina, si farà ritorno per ritrovare l’uomo, per rimirare i volti nella strada della vita, per raccontare e dar corpo alle magie d’incontri, al mistero vissuto. E parlare di Dio, della sua dimora e del cuore autentico dell’uomo. E riaccendere speranze per fare una casa comune, ove ritrovare nomi, identità, e destini di ognuno e insieme di tutti.

http://www.ilfilo.org

 

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Questa voce è stata pubblicata il 11/01/2018 da in anno B, Domenica - lectio, Fede e Spiritualità, ITALIANO, Liturgia, Tempo ordinario (B) con tag , .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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