COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

18-25 Gennaio: Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2018

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

Testi per
La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
18-25 Gennaio

e per tutto l’anno 2018
Tema:
Potente è la tua mano, Signore (Esodo 15, 6)

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2018.jpg

Congiuntamente preparati e pubblicati da Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Commissione Fede, e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese

Traduzione italiana dall’originale inglese
Centro Pro Unione in collaborazione con altri Centri Ecumenici in Italia
N.B. I testi biblici riportati nel presente libretto sono tratti da: Parola del Signore. La Bibbia. Traduzione interconfessionale in lingua corrente. Editrice Elledici, Torino – Alleanza Biblica Universale, Roma, 2009

SUGGERIMENTI PER L’ORGANIZZAZIONE DELLA
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

 Cercare l’unità: un impegno per tutto l’anno

La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio, data proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo; assume quindi un significato simbolico. Nell’emisfero sud, in cui gennaio è periodo di vacanza, le chiese celebrano la Settimana di preghiera in altre date, per esempio nel tempo di Pentecoste (come suggerito dal movimento Fede e Costituzione nel 1926), periodo altrettanto simbolico per l’unità della Chiesa.

Consapevoli di una tale flessibilità nella data della Settimana, incoraggiamo i fedeli a considerare il materiale presentato in questa sede come un invito a trovare opportunità in tutto l’arco dell’anno per esprimere il grado di comunione già raggiunto tra le chiese e per pregare insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso.

TESTO BIBLICO
Esodo 15, 1-21

Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo inno in onore del Signore:
“Voglio cantare al Signore, ha ottenuto una vittoria strepitosa: cavallo e cavaliere, li ha gettati in mare!
Il Signore è mia difesa, mia potenza. Egli mi ha salvato. È lui il mio Dio, lo voglio ringraziare; è il Dio di mio padre, lo voglio esaltare.
Il Signore è un guerriero: ‘Signore’ è il suo nome! I carri da guerra e l’esercito egiziano, li ha sommersi nelle acque, i soldati migliori annegarono nel mare. Le onde li ricoprono: sono andati a fondo come pietre. Potente e terribile è la tua mano, Signore, la tua destra spezza il nemico. Sei grande, Signore, distruggi i tuoi avversari; scateni il fuoco della tua ira: li divora come paglia.
È bastato un tuo soffio: le acque si sono ammassate, le correnti si sono alzate come un argine, le onde si sono fermate in mezzo al mare. Il nemico si vantava e diceva: ‘Li inseguirò, li raggiungerò, li attaccherò, li sterminerò, ci sarà bottino per tutti; alzerò la spada, mi impadronirò di loro!’ Ma tu hai soffiato su di loro e il mare li ha ricoperti, si sono sprofondati come piombo in acque profonde.
Signore, chi è come te fra tutti gli dei? Chi è come te santo e potente? Chi può compiere imprese come le tue? Hai steso la tua mano, e la terra ha inghiottito i tuoi nemici.
Hai liberato il tuo popolo! Con la tua bontà lo accompagni, con la tua forza lo guidi alla terra che volevi ti fosse consacrata.
I popoli vicini hanno udito e tremavano di paura; lo spavento è piombato sui Filistei. I capi di Edom sono atterriti, i potenti di Moab sono presi da paura, tremano gli abitanti di Canaan. Spavento e terrore s’abbattono su di loro.
Scateni la tua forza, restano come pietre senza parola, finché sia passato il tuo popolo, Signore, quel popolo che hai creato. Lo conduci e lo fai stabilire sulla tua montagna, nel luogo che tu, Signore, hai scelto come tua casa, nel tempio che le tue mani hanno costruito. Il Signore è re in eterno e per sempre!”
Gli Israeliti avevano camminato all’asciutto in mezzo al mare. E quando i cavalli del faraone, i suoi carri da guerra e i cavalieri li inseguirono dentro al mare, il Signore fece tornare su di essi le onde.
Allora la sorella di Aronne, Miriam la profetessa, prese in mano un tamburello, e le altre donne si unirono a lei. Esse suonavano i tamburelli e danzavano in cerchio. Miriam cantò davanti a loro questo ritornello: “Cantate al Signore! Ha ottenuto una vittoria strepitosa, cavallo e cavaliere, li ha gettati in mare!”. 

INTRODUZIONE TEOLOGICO – PASTORALE

Il tema per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2018

Oggi i cristiani dei Caraibi, appartenenti a diverse tradizioni, vedono la mano di Dio nella fine della schiavitù. L’esperienza dell’opera salvifica di Dio che porta la libertà è seme di unità.  Per questo motivo la scelta del cantico di Mosè e di Miriam (Esodo 15, 1-21) quale tema per la Settimana di preghiera 2018 è sembrata molto appropriata. È un canto di trionfo sull’oppressione. Questo tema è stato trasposto in un inno intitolato The Right Hand of God (La mano di Dio), scritto durante un workshop della Conferenza delle chiese dei Caraibi nell’agosto del 1981, che è divenuto un “inno” del Movimento ecumenico nella regione e che è stato tradotto in diverse lingue.

Come gli Israeliti, anche le popolazioni caraibiche hanno il loro canto di vittoria e di liberazione da cantare ed è un canto che li unisce. Non di meno, alcune sfide contemporanee ancora costituiscono una minaccia di nuova schiavitù e una minaccia contro la dignità della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio. Sebbene la dignità umana sia inalienabile, tuttavia essa viene spesso oscurata sia dal peccato personale che da strutture sociali di peccato. Nel nostro mondo, segnato dal peccato, troppo spesso le nostre relazioni sociali mancano della dovuta giustizia e compassione che onorano la dignità umana. Povertà, violenza, ingiustizia, tossicodipendenza, pornografia, e il dolore, la tristezza, l’angoscia che vi fanno seguito sono esperienze che distorcono la dignità umana.

Molti dei problemi che affliggono le popolazioni caraibiche oggi sono eredità del passato coloniale e della tratta degli schiavi. Questa ferita a livello collettivo si manifesta in problemi sociali legati sia a bassa autostima, sia all’esistenza di bande e di violenza domestica, e danneggia le relazioni familiari.  Sebbene siano un retaggio del passato, queste realtà sono anche esacerbate dalla situazione contemporanea che molti chiamerebbero neo-colonialismo. Nelle attuali circostanze, infatti, sembra quasi impossibile per molte nazioni di questa regione uscire fuori dalla condizione di povertà e di debito. Inoltre, in molti luoghi, è rimasto un contesto legislativo che continua ad essere discriminatorio.

La mano di Dio che condusse il popolo fuori dalla schiavitù, dando continua speranza e coraggio agli Israeliti, continua a infondere speranza ai cristiani dei Caraibi. Essi non sono vittime delle circostanze. Nel testimoniare questa comune speranza le chiese lavorano insieme nel servizio a tutte le popolazioni della regione, ma particolarmente ai più vulnerabili e negletti; come nelle parole dell’inno: “La mano di Dio semina la terra; essa pianta semi di libertà, speranza e amore”.

Riflessione biblico-pastorale sul testo (Es 15, 1-21)

Il Libro dell’Esodo ci conduce attraverso tre periodi: la vita degli Israeliti in Egitto (1, 1 – 15, 21); il viaggio di Israele attraverso il deserto (15, 22 – 18, 27); e l’esperienza del Sinai (19 – 40). Il passaggio biblico scelto, il “Cantico del mare” intonato da Mosè e Miriam, narra gli eventi che hanno portato alla redenzione del popolo di Dio dalla schiavitù e conclude il primo periodo.

“È lui il mio Dio, lo voglio ringraziare” (Es 15, 2)

I versetti 1-3 del capitolo 15 sottolineano la lode a Dio: “Il Signore è mia difesa, mia potenza. Egli mi ha salvato. È lui il mio Dio, lo voglio ringraziare; è il Dio di mio padre, lo voglio esaltare (Es 15, 2).

Nel cantico, intonato da Mosè e Miriam, gli Israeliti esaltano le meraviglie di Dio che li ha liberati. Essi si rendono conto che il piano di Dio di liberare i popoli non può venire sventato né osteggiato; nessuna potenza, neppure il faraone con i suoi carri, l’esercito e il suo potere militare ben organizzato può vanificare la volontà di Dio di liberare il suo popolo (Es 15, 4-5). In questo gioioso grido di vittoria i cristiani di molte diverse tradizioni riconoscono che Dio è il salvatore di tutti, e noi siamo felici che Egli abbia mantenuto le sue promesse e che continui a donarci la salvezza mediante lo Spirito Santo. Nella salvezza che ci dona noi riconosciamo che Egli è il nostro Dio e che noi tutti siamo il suo popolo.

“Potente e terribile è la tua mano, Signore” (Es 15, 6)

La liberazione e la salvezza del popolo di Dio avvengono per la potenza di Dio. La mano di Dio può essere compresa sia come la sicura vittoria di Dio sugli avversari, sia come la sua infallibile protezione verso il suo popolo. Nonostante la determinazione del faraone, Dio ha ascoltato il grido del suo popolo e non lascerà che perisca perché Egli è il Dio della vita. Attraverso il potere sul vento e sul mare Dio mostra la sua volontà di preservare la vita e di distruggere la violenza (Es 15, 10). Lo scopo di questa redenzione era di costituire gli Israeliti come popolo di lode che riconosce l’amore fedele di Dio.

La liberazione ha portato una speranza e una promessa al popolo. Una speranza poiché è sorto un nuovo giorno in cui il popolo poteva liberamente adorare il proprio Dio e crescere secondo le proprie capacità. E ha anche portato una promessa: il loro Dio li avrebbe accompagnati durante tutto il loro viaggio e nessuna forza avrebbe potuto distruggere il piano di Dio per loro.

Dio usa violenza per rispondere alla violenza?

Alcuni Padri della Chiesa hanno interpretato il brano narrato quale metafora della vita spirituale. Agostino, ad esempio, identificò il nemico che viene gettato in mare non come gli Egiziani, ma come il peccato:

“Tutti i nostri peccati del passato infatti, che ci inseguivano alle spalle, li ha sommersi e distrutti nel battesimo. Gli spiriti immondi governavano queste nostre tenebre come fossero loro giumenti, ossia loro strumenti, e le spingevano come cavalli dove essi volevano; per questo l’Apostolo li chiama reggitori di queste tenebre. Ora siccome da questo siamo stati liberati col battesimo come passando per il Mar Rosso, rosso cioè per il sangue santificante del Signore crocifisso, non voltiamoci più indietro col cuore verso l’Egitto, ma attraverso le varie tentazioni del deserto, con la sua guida e protezione, camminiamo verso il regno”.
(http://www.augustinus.it/italiano/discorsi/discorso_288_testo.htm).

Agostino ravvisò nella storia del passaggio del Mar Rosso un incoraggiamento per i cristiani a sperare e perseverare, e mantenere salda la speranza anche quando inseguiti dal nemico.

Per Agostino il battesimo è l’evento chiave costitutivo nello stabilire la vera identità di ogni persona quale membro del Corpo di Cristo. Egli costruisce un parallelismo tra il passaggio attraverso il Mar Rosso che libera Israele e il popolo cristiano nel battesimo. Entrambi questi eventi liberatori danno vita ad un’assemblea adorante. In quanto tale Israele può liberamente lodare la mano di Dio che ha portato salvezza nel cantico di vittoria di Miriam e Mosè. La loro redenzione costituisce gli schiavi d’Israele quali membri dell’unico popolo di Dio, uniti nel cantare il medesimo cantico di lode.

Unità

Il brano di Esodo 15 ci permette di vedere come la strada verso l’unità debba spesso passare attraverso una comune esperienza di sofferenza. La liberazione degli Israeliti dalla schiavitù è un evento fondante nella costituzione del popolo.  Per i cristiani questo processo raggiunge l’apice con l’Incarnazione e il Mistero pasquale.  Sebbene la liberazione/salvezza sia iniziativa di Dio, Dio coinvolge i soggetti umani nella realizzazione del piano di redenzione del suo popolo. I cristiani, attraverso il battesimo, partecipano del ministero di riconciliazione di Dio, ma le divisioni ostacolano la nostra testimonianza e la nostra missione in un mondo che ha bisogno della guarigione di Dio.

PRESENTAZIONE DEGLI ORGANISMI CHE HANNO PREPARATO IL MATERIALE PER LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2018

Le chiese dei Caraibi sono state scelte per redigere il sussidio per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2018. Sotto la guida di Sua Eminenza Kenneth Richards, arcivescovo cattolico di Kingston e responsabile per l’ecumenismo della Conferenza episcopale delle Antille, e del Signor Gerard Granado, segretario generale della Conferenza delle chiese dei Caraibi, un gruppo ecumenico locale, composto da uomini e donne, ha elaborato il materiale per questa Settimana.

CELEBRAZIONE ECUMENICA
DELLA PAROLA DI DIO

Introduzione

La Bibbia e tre catene sono elementi essenziali per questa celebrazione ecumenica. Il Gruppo locale dei Caraibi suggerisce di collocare questi simboli in evidenza all’interno del luogo di culto.

La Bibbia è particolarmente importante per l’esperienza delle chiese dei Caraibi. Storicamente, infatti, le popolazioni indigene e gli schiavi patirono atroci sofferenze perpetrate dai colonizzatori che, allo stesso tempo, portarono la cristianità. Eppure, nelle mani della gente oppressa di quella regione, la Bibbia divenne una fonte primaria di consolazione e di liberazione.  La dinamica di questo rovesciamento rende la Bibbia un simbolo particolarmente potente in se stesso. Perciò, in questa celebrazione, è importante che una Bibbia marcatamente visibile sia posta in mezzo all’assemblea radunata in preghiera e che le letture siano proclamate direttamente da questa stessa Bibbia piuttosto che da altri libri o foglietti.

Le catene sono un simbolo vigoroso di schiavitù, disumanizzazione e razzismo. Esse sono anche simbolo del potere del peccato che ci separa da Dio e gli uni dagli altri. Il Gruppo locale dei Caraibi suggerisce di usare catene realmente di ferro durante le Preghiere di riconciliazione di questa celebrazione. Se non fossero disponibili catene di ferro, si utilizzino altre catene marcatamente visibili. Durante la preghiera le catene di ferro della schiavitù sono sostituite da una catena umana che esprime vincoli di comunione e di azione congiunta contro le moderne forme di schiavitù e di ogni tipo di disumanizzazione individuale o istituzionalizzata. È essenziale alla celebrazione che tutta l’assemblea sia invitata a prendere parte a questo gesto.Per quanto riguarda il canto dopo la proclamazione della Parola, il Gruppo locale caraibico suggerisce l’Inno The Right Hand of God (La mano di Dio). La riflessione sul cantico di Miriam e di Mosè che lodano l’opera liberatrice di Dio nel Libro dell’Esodo, riporta al Movimento ecumenico dei Caraibi, dal momento che le chiese lavorano insieme per superare le sfide sociali che le popolazioni della regione devono affrontare.

Struttura della celebrazione

Potente è la tua mano, Signore (Esodo 15, 6)

C: Celebrante
L: Lettore
T: Tutti

I. Raduno

Durante il canto d’ingresso entrano i celebranti accompagnati, possibilmente, da un assistente che porta la Bibbia. La Bibbia viene collocata in un luogo d’onore al centro dell’area di culto. Le letture della Scrittura durante la preghiera dovrebbero essere proclamate da questa Bibbia.

Canto

Saluto di benvenuto

C: La grazia del nostro Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio,
e la comunione con lo Spirito Santo sia con tutti voi.

T: E con il tuo spirito.

C: Cari amici in Cristo, mentre ci raduniamo per questa celebrazione di preghiera per l’unità dei cristiani, rendiamo grazie a Dio per la nostra eredità cristiana e per l’azione liberatrice e salvifica di Dio nella storia umana.

Il materiale per la Settimana di preghiera di quest’anno è stato preparato dalle chiese dei Caraibi. La storia del cristianesimo in quella regione contiene un paradosso. Da una parte, infatti, la Bibbia fu utilizzata dai colonizzatori per giustificare la loro opera di assoggettamento degli indigeni di queste terre, insieme ad altri che furono condotti dall’Africa, dall’India e dalla Cina. Molte persone furono sterminate, ridotte in catene, schiavizzate, o furono costrette a ingiuste condizioni di lavoro. Dall’altra parte, però, la Bibbia divenne una fonte di consolazione e di liberazione nelle mani di coloro che soffrivano in mano ai colonizzatori.

Oggi la Bibbia continua ad essere fonte di consolazione e di liberazione, e ispira molti cristiani nei Caraibi a farsi carico delle condizioni che oggi minano la dignità umana e la qualità della vita. Mentre la catena di ferro della schiavitù viene fatta cadere, nasce un nuovo vincolo di amore e di comunione nella famiglia umana che esprime l’unità per cui le nostre chiese pregano.

II. Invocazione allo Spirito Santo

Il responso all’invocazione può essere cantato.

C: Con i cristiani dei Caraibi invochiamo lo Spirito Santo affinché infiammi i nostri cuori mentre preghiamo per l’unità della Chiesa.

C: Unisci i tuoi servi nel vincolo di unità,
T: Vieni Santo Spirito!

C: Insegnaci a pregare,
T: Vieni Santo Spirito!

C: Liberaci dalla schiavitù del peccato,
T: Vieni Santo Spirito!

C: Vieni in aiuto alla nostra debolezza,
T: Vieni Santo Spirito!

C: Ricostituiscici tuoi figli,
T: Vieni Santo Spirito!

Canto di lode

III. Preghiere di riconciliazione

C: Non abbiamo ricevuto uno spirito che ci rende schiavi per ricadere nella paura. Invochiamo la misericordia di Dio, fiduciosi nella potenza salvifica della sua mano.

Tre membri dell’assemblea si fanno avanti, ciascuno portando una catena. Al termine di ogni invocazione e del responso, una catena viene fatta cadere a terra. Il Kyrie può essere cantato.

C: Dalle strutture che minacciano la dignità umana e rafforzano nuove forme di schiavitù, liberaci o Signore! Kyrie Eleison.

T: Kyrie Eleison.

C: Dalle decisioni e dalle azioni che impongono povertà, emarginazione o discriminazione verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, liberaci o Signore! Kyrie Eleison.

T: Kyrie Eleison.

C: Dalla paura e dal sospetto che ci separano gli uni dagli altri e limitano la speranza e la guarigione, liberaci o Signore! Kyrie Eleison.

T: Kyrie Eleison.

C: Il Signore è la nostra forza e la nostra potenza e si è fatto nostra salvezza. Possa il Signore che ci ha redenti condurci nella dimora di santità.

T: Amen.

IV. Proclamazione della Parola di Dio

C.: Redimici o Signore, dall’oppressione umana,
T: Perché possiamo osservare i tuoi precetti.

C: Possa il tuo Volto splendere sui tuoi servi,
T: Insegnaci i tuoi comandi.

C: Ascoltate e sarete liberi.
T: Rendiamo grazie a Dio.

Esodo 15, 1-21

Sarebbe preferibile che il salmo sia cantato
Salmo 118, 5-7.10-24

T: Lodate il Signore: egli è buono,
eterno è il suo amore per noi.

L: Nella mia sventura ho gridato al Signore:
egli mi ha risposto e mi ha messo al sicuro.
Il Signore è con me, non ho paura;
che male mi possono fare semplici mortali?
Il Signore è con me, mi dà forza:
vedrà la sconfitta dei miei nemici.

T: Lodate il Signore: egli è buono,
eterno è il suo amore per noi.

L: Mi attaccarono in forze per abbattermi,
ma il Signore venne in mio aiuto.
Il Signore è mia difesa, mia potenza.
Egli mi ha salvato.

Un grido di gioia e di vittoria
riempie le tende dei fedeli:

T: Lodate il Signore: egli è buono,
eterno è il suo amore per noi.

L: “La mano del Signore ha trionfato,
la mano del Signore si è alzata,
la mano del Signore ha trionfato!”.

Sono sfuggito alla morte: ora vivrò
e racconterò quel che il Signore ha fatto.

T: Lodate il Signore: egli è buono,
eterno è il suo amore per noi.

L: Spalancatemi le porte
che si aprono ai salvati!
Entrerò per lodare il Signore.

Ecco la porta che conduce al Signore:
vi entrino quelli che lui ha salvato!

T: Lodate il Signore: egli è buono,
eterno è il suo amore per noi.

L: Ti ringrazio, Signore: mi hai esaudito:
sei venuto in mio soccorso.

Questo è opera del Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi!
Questo è il giorno, che il Signore ha fatto:
facciamo festa e cantiamo di gioia!

L: Ascoltate e sarete liberi.
T: Rendiamo grazie a Dio.

Romani 8, 12-27

Un canto alleluiatico appropriato può essere cantato prima e dopo la proclamazione del vangelo.

C: Ascoltate e sarete liberi.
T: Rendiamo grazie a Dio.

Marco 5, 21-43

Omelia

Inno
The Right Hand of God (La mano di Dio)

1. La mano di Dio scrive sulla terra; essa stila con potenza e con amore. I nostri conflitti e le nostre paure, i nostri trionfi e le nostre lacrime lasciano traccia nella mano di Dio.

2. La mano di Dio si mostra sulla terra; essa addita la strada, perché erta è la via  e facilmente ci perdiamo, ma siamo guidati dalla mano di Dio.

3. La mano di Dio interviene sulla terra; essa cancella invidia, odio,
rabbia e avidità. Il nostro egoismo e la nostra bramosia, il nostro orgoglio e le nostre opere inique sono spazzate via dalla mano di Dio.

4. La mano di Dio sostiene la terra; essa solleva chi cade, uno per uno. Ciascuno è conosciuto per nome e salvato dalla vergogna perché la mano di Dio si è alzata.

5. La mano di Dio risana la terra; essa guarisce i corpi, le menti e i cuori feriti. Con tocco potente e indicibile amore siamo guariti dalla mano di Dio.

6. La mano di Dio semina la terra;
essa pianta semi di libertà, speranza e amore. In ogni terra e in ogni popolo lasciamo che i bimbi si prendano per mano e siano una cosa sola nella mano di Dio.

V. Professione di fede

Si può usare il Credo Niceno-Costantinopolitano, il Credo degli Apostoli o un’altra affermazione di fede, ad esempio il rinnovo delle promesse battesimali.

VI. Preghiere dei fedeli

C: Grati a Dio per la nostra liberazione dalla schiavitù del peccato, presentiamo al Signore le nostre necessità, e chiediamogli di spezzare le catene che ci imprigionano e di unirci con vincoli di amore e comunione:

Ogni intercessione viene letta da un lettore differente. Al termine della lettura ogni lettore raggiunge l’assemblea e si tiene per mano ad un altro dell’assemblea, creando una catena umana.  

L1: Dio dell’Esodo, Tu hai condotto il tuo popolo attraverso le acque del Mar Rosso e lo hai redento. Resta con noi e liberaci da ogni forma di schiavitù e da quanto offusca la dignità umana.

T: Stendi le tue mani su di noi, o Signore, e vivremo.

L2: Dio di abbondanza, nella tua bontà Tu provvedi alle nostre necessità. Resta con noi, aiutaci a superare il nostro egoismo e la nostra avidità e donaci il coraggio di essere operatori di giustizia nel mondo.

T: Stendi le tue mani su di noi, o Signore, e vivremo.

L3:   Dio di amore, Tu ci hai creati a tua immagine e ci hai redenti in Cristo. Resta con noi e rendici capaci di amare il nostro prossimo e di accogliere lo straniero.

T: Stendi le tue mani su di noi, o Signore, e vivremo.

L4: Dio di pace, Tu resti fedele alla tua alleanza con noi anche quando noi ci allontaniamo da te e in Cristo ci hai riconciliati a te. Resta con noi e crea in noi uno spirito nuovo e un cuore nuovo affinché possiamo respingere la violenza ed essere al servizio della tua pace.

T: Stendi le tue mani su di noi, o Signore, e vivremo.

L5: Dio di gloria, Tu sei l’Onnipotente, eppure hai voluto, in Gesù, sceglierti una casa nella famiglia umana, e nelle acque del battesimo ci hai dato l’adozione a figli. Resta con noi e aiutaci a rimanere fedeli agli impegni verso la nostra famiglia e alle responsabilità comuni e a rafforzare i vincoli di comunione con i fratelli e le sorelle in Cristo.

T: Stendi le tue mani su di noi, o Signore, e vivremo.

L6: Dio, Uno e Trino, in Cristo ci hai resi uno con te e tra di noi. Resta con noi e per la potenza e la consolazione dello Spirito Santo liberaci dall’egoismo, dall’arroganza e dalla paura che ci impediscono di tendere alla piena unità visibile della tua Chiesa.

T: Stendi le tue mani su di noi, o Signore, e vivremo.

VII. Padre Nostro e scambio della pace

C: Prendiamoci per mano, legati non da catene, ma dall’amore di Cristo che è stato riversato nei nostri cuori e preghiamo il Padre con le parole che Gesù ci ha insegnato.

Il Padre Nostro può essere cantato.
T: Padre nostro…

Al termine del Padre Nostro, tenendosi ancora per mano, l’assemblea può cantare un canto noto che celebri l’unità.

Dopo il canto si può scambiare il segno della pace.

VIII. Invio in missione

C:     Redenti dalla mano del Padre, e uniti dell’Unico Corpo di Cristo, andiamo nella potenza dello Spirito Santo.

T: Il Signore ha mandato
il suo Spirito su di me.
Egli mi ha scelto
per portare il lieto messaggio ai poveri.
Mi ha mandato per proclamare
la liberazione ai prigionieri
e il dono della vista ai ciechi,
per liberare gli oppressi,
per annunziare il tempo
nel quale il Signore sarà favorevole. Amen. Alleluia!

Canto finale

LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

I Giorno  Amate lo straniero come voi stessi. Ricordatevi che anche voi siete stati stranieri in Egitto

Levitico 19, 33-34 Dovete amare lo straniero come voi stessi
Salmo 146 [145], 1-10 Il Signore protegge lo straniero
Ebrei 13, 1-3 Ci furono alcuni che, facendo così, senza saperlo ospitarono degli angeli
Matteo 25, 31-46 Ero forestiero e mi avete ospitato nella vostra casa

Dopo essere diventata la prima “Indipendent Black Republic” Haiti estese ospitalità ad altri popoli schiavi alla ricerca della libertà. I tempi recenti hanno portato severe difficoltà economiche agli haitiani, molti dei quali hanno dovuto lasciare le loro case affrontando viaggi pericolosi nella speranza di una vita migliore. In molti casi hanno trovato inospitalità e barriere legali. Il Consiglio delle chiese dei Caraibi si è impegnato nella difesa contro queste nazioni che stanno restringendo o privando gli haitiani del diritto di cittadinanza.

Commento

Dietro alle istruzioni della Legge che il popolo di Dio deve essere ospitale con lo straniero che vive con loro, si trova il ricordo degli Israeliti di essere stati stranieri nella terra d’Egitto.

La memoria del proprio esilio aveva il compito di suscitare empatia e solidarietà verso gli esiliati del loro tempo e gli stranieri. Come Israele, la nostra comune esperienza cristiana dell’azione salvifica di Dio procede di pari passo con il ricordo dell’alienazione e dell’estraneamento – nel senso di estraneamento da Dio e dal suo regno. Il ricordare cristiano ha implicazioni etiche. Dio ha ricostituito la nostra dignità in Cristo, e ci ha resi cittadini del suo regno, non perché avessimo fatto qualcosa per meritarlo, ma per un suo libero dono di amore. Anche noi siamo chiamati a fare altrettanto, liberamente e motivati dall’amore. L’amore cristiano significa amare come il Padre, quindi riconoscere e dare dignità, e aiutare a portare guarigione nella famiglia umana ferita.

Preghiera

O Dio eterno,
Tu non appartieni ad alcuna cultura né ad alcuna terra, ma sei Signore di tutte,
tu ci chiami ad accogliere tra noi lo straniero.
Aiutaci con il tuo Spirito
a vivere come fratelli e sorelle,
accogliendo tutti nel tuo nome,
e vivendo nella giustizia del tuo regno.
Te lo chiediamo nel nome di Gesù.
Amen.

II Giorno  Non più uno schiavo, ma un caro fratello

Genesi 1, 26-28 Facciamo l’uomo: […] sia la nostra immagine
Salmo 10 [9], 1-10 Perché, Signore, te ne resti lontano?
Filemone 1-23 Ora non accoglierlo più come uno schiavo. Egli è molto più che uno schiavo: è per te un caro fratello
Luca 10, 25-37 La parabola del buon samaritano

Il traffico di esseri umani è una delle moderne forme di schiavitù in cui le vittime sono forzate o indotte con l’inganno nello sfruttamento sessuale, nel lavoro minorile e nel traffico di organi per il profitto degli sfruttatori. È un’industria globale, multimilionaria e costituisce un dramma crescente anche nella regione caraibica. Le Chiese riformate dei Caraibi si sono unite al Council for World Mission e al Caribbean and North American Council for Mission, allo scopo di educare le comunità cristiane a porre fine alla piaga del traffico di esseri umani. 

Commento

Una delle prime verità che impariamo su Dio dalla Bibbia ebraica e cristiana è che Egli ha creato l’umanità a sua immagine. Questa profonda e splendida verità, tuttavia, nel corso della storia, è stata spesso offuscata o negata. Nell’impero romano, ad esempio, la dignità degli schiavi era negata. Il messaggio del vangelo in proposito è completamente diverso. Gesù ha sfidato le norme sociali che sminuivano la dignità umana dei Samaritani, presentando il samaritano quale “prossimo” dell’uomo che percorreva la strada verso Gerico – un prossimo da amare secondo la legge. E Paolo, con determinazione e schiettezza, in Cristo, si riferisce ad Onesimo quale “una volta schiavo” e ora “caro fratello”, trasgredendo le norme della sua società e affermando l’umanità di Onesimo.

L’amore cristiano deve sempre essere un amore coraggioso che osa superare le barriere, riconoscendo negli altri una dignità uguale alla propria. Come l’apostolo Paolo, i cristiani “con la forza che viene da Cristo” devono elevare un’unica voce nel riconoscere chiaramente che le persone vittime del traffico di esseri umani sono loro prossimo e loro amati fratelli e sorelle, e pertanto devono lavorare insieme per porre fine alle moderne forme di schiavitù.

Preghiera

O Dio ricco di grazia,
renditi vicino a coloro che sono vittime del traffico di esseri umani
assicurando loro che Tu vedi la loro triste condizione e ascolti il loro grido.
Possa la tua Chiesa essere unita nella compassione e nel coraggio di operare
per il giorno in cui nessuno sarà più sfruttato
e tutti potranno essere liberi di vivere una vita di dignità e di pace.
Ti preghiamo nel nome del Dio Trino
Che può fare immensamente di più di quanto possiamo chiedere o immaginare.
Amen.

III Giorno  Il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo

Esodo 3, 4-10 Dio libera gli oppressi
Salmo 24 [23], 1-6 Signore noi siamo coloro che cercano il tuo volto
1 Corinzi 6, 9-20 Rendete quindi gloria a Dio col vostro stesso corpo
Matteo 18, 1-7 Guai a quelli che provocano scandali

Molte chiese nei Caraibi condividono la preoccupazione per la realtà della pornografia, soprattutto via internet. La pornografia ha conseguenze distruttive per la dignità umana, particolarmente per gli adolescenti e i giovani. Come la schiavitù, distrugge gli esseri umani nell’intimo, intrappola chi ne sviluppa dipendenza e danneggia le relazioni d’amore integrale.

Commento

Il Libro dell’Esodo mostra l’amore di Dio verso il popolo nelle strettezze umane. Il rivelarsi di Dio a Mosè nel roveto ardente è una potente dichiarazione della sua volontà di liberare il suo popolo.  Dio ha visto la loro miseria, ha ascoltato il loro grido e viene a salvarli. Dio ascolta anche ora il grido di coloro che sono soggetti a schiavitù oggi e vuole liberarli. Mentre la sessualità è un dono di Dio per le relazioni umane e un’espressione di intimità, il suo cattivo uso attraverso la pornografia, rende schiavi e svilisce sia coloro che la producono che coloro che la consumano. Dio non è insensibile alla sofferenza degli sfruttati, e allo stesso modo i cristiani sono chiamati a farsene carico.

L’apostolo Paolo scrive che siamo chiamati a dare gloria a Dio nel nostro corpo, che significa che ogni aspetto della nostra vita, comprese le nostre relazioni, possono e devono essere un’offerta gradita a Dio. I cristiani devono lavorare insieme per una società che elevi la dignità umana e che non ponga alcun ostacolo davanti ai piccoli di Dio, ma piuttosto li renda capaci di vivere in quella libertà che Dio vuole per loro.

Preghiera

Per la tua grazia celeste o Dio,
ricostituisci la nostra mente e il nostro corpo,
crea in noi un cuore puro e una mente limpida
affinché possiamo dare lode al tuo nome.
Fa’ che le chiese possano raggiungere l’unità nel proposito
di santificazione del tuo popolo,
attraverso Gesù Cristo
Che vive e regna con te
nell’unità dello Spirito Santo,
nei secoli dei secoli.
Amen.

IV Giorno   Speranza e guarigione

Isaia 9, 1-6 Diventerà sempre più potente e assicurerà una pace continua
Salmo 34 [33], 1-15 Cerchi la pace e ne segua la via!
Apocalisse 7, 13-17 Dio asciugherà ogni lacrima dei loro occhi
Giovanni 14, 25-27 Vi lascio la pace

Nella regione caraibica, la violenza è un problema cui le chiese devono rispondere. Vi è un allarmante numero di omicidi, molti dei quali provengono da abusi di violenza domestica, guerra tra bande e altre forme di criminalità. Vi è anche un crescente tasso di autolesionismo e suicidio in alcune parti della regione.

Commento

Il regno che Dio ha promesso, il regno che Gesù ha proclamato e reso manifesto nel suo ministero, è un regno di giustizia, pace e gioia nello Spirito. Che cosa significa ciò per persone intrappolate nell’oscurità della violenza? Nella visione del profeta una luce ha brillato su coloro che vivevano in una terra di profonda oscurità. Ma in quale modo i cristiani possono portare la luce di Gesù a coloro che vivono nella violenza domestica e delle bande? Quale senso di speranza possono offrire i cristiani? È una triste realtà che la divisione tra i cristiani sia una contro-testimonianza che svilisce l’annuncio della speranza.

Tuttavia, a ciò si oppone la ricerca di pace e di riconciliazione tra le diverse chiese e confessioni. Quando i cristiani si impegnano per l’unità in un mondo di conflitti, offrono all’umanità un segno di riconciliazione. I cristiani che rifiutano di entrare nella logica del privilegio e dello status, che rifiutano di svilire gli altri e le loro comunità, offrono testimonianza della pace del regno di Dio, in cui l’Agnello conduce i santi “alle sorgenti dell’acqua che dà vita”.

Questa è la pace di cui il mondo ha bisogno e che porta guarigione e conforto a quanti sono colpiti dalla violenza.

Preghiera

O Dio di ogni speranza e conforto,
la tua resurrezione ha sconfitto la violenza della croce.
Fa’ che noi, quale tuo popolo,
possiamo essere un segno visibile
che la violenza del mondo non prevarrà.
Ti preghiamo nel nome del Signore risorto.
Amen.

V Giorno  Da un capo all’altro del paese sento le grida della figlia
del mio popolo

Deuteronomio 1, 19-35 Il Signore stesso, il vostro Dio, cammina davanti a voi e vi ha portati
Salmo 145 [144], 9-20 Il Signore sostiene chi sta per cadere
Giacomo 1, 9-11 Il ricco infatti passa via come un fiore di campo
Luca 18, 35-43 Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!

L’economia dei Caraibi è sempre stata fondata sulla produzione di materie prime per i mercati europei e quindi non ha mai potuto autosostenersi. Di conseguenza, il prestito finanziario internazionale è divenuto importante per lo sviluppo. La richiesta di questo prestito ha imposto una riduzione sulle spese dei trasporti, dell’istruzione, della salute e di altri servizi pubblici, che ha conseguenze più dure sui poveri. La Conferenza delle chiese dei Caraibi ha lanciato un’iniziativa per affrontare l’attuale crisi del debito nella regione e per venire in aiuto ai poveri attraverso reti di sostegno internazionali.

Commento

Possiamo immaginare il rumore della folla mentre Gesù entra a Gerico. Molte voci si tacitarono al grido del mendicante cieco. Egli è fonte di distrazione e di imbarazzo. Ma anche attraverso il tumulto Gesù ode la voce del cieco, così come Dio sempre ascolta il grido dei poveri nelle Scritture ebraiche. Il Signore che rialza chi cade non solo ascolta ma risponde, e perciò trasforma totalmente la vita del mendicante cieco.

La disunione tra i cristiani può divenire parte del tumulto del mondo e del caos. Come le voci che discutono fuori da Gerico, la nostra divisione può sovrastare il grido dei poveri. Tuttavia, quando siamo uniti noi diventiamo sempre più pienamente presenza di Cristo nel mondo, maggiormente capaci di sentire, ascoltare e rispondere. Piuttosto che aumentare il volume delle discordie, siamo capaci di sentire meglio le voci e quindi discernere quelle che hanno più bisogno di essere ascoltate.

Preghiera

O Dio di amore,
Tu sollevi i poveri e gli oppressi
e ricostituisci la loro dignità.
Ascolta ora il nostro grido per i poveri del nostro mondo,
ridona loro la speranza e confortali
cosicché tutto il tuo popolo possa essere uno.
Ti preghiamo nel nome di Gesù.
Amen.

VI Giorno  Badate agli interessi degli altri

Isaia 25, 1-9 Ora siamo felici e gioiosi perché ci ha salvati
Salmo 82 [81], 1-8 Difendete il povero e lo sfruttato
Filippesi 2, 1-4 Badate agli interessi degli altri e non soltanto ai vostri
Luca 12, 13-21 Badate di tenervi lontani dall’ansia delle ricchezze

Il cambiamento delle norme bancarie internazionali continua ad avere un impatto negativo sul mercato e sul commercio dei Caraibi e minaccia la sopravvivenza economica di molte famiglie. Diventa sempre più difficile per la popolazione caraibica lavorare all’estero per spedire soldi alle proprie famiglie.  Le chiese dei Caraibi hanno introdotto il movimento Credit Union per permettere ai poveri di avere accesso alle finanze per attività economiche.

Commento

La testimonianza delle Scritture è sempre coerente: Dio mostra preferenza per i poveri; la sua mano agisce in favore dei deboli e contro i potenti. In modo simile, Gesù costantemente ammonisce contro il pericolo dell’avidità. Nonostante questi ammonimenti, però, il peccato di cupidigia spesso infetta le nostre comunità cristiane e insinua una logica di competizione per cui una comunità rivaleggia contro un’altra. Dobbiamo ricordarci che nella misura in cui non riusciamo a differenziarci dal mondo, ma ci conformiamo al suo spirito divisivo e competitivo, manchiamo di offrire “un sostegno per il povero nell’angoscia, un riparo contro la tempesta”.

Essere ricchi di fronte a Dio non significa, per le nostre chiese e comunità, avere molti fedeli che frequentano – o che fanno offerte – alle proprie comunità. Significa, al contrario, riconoscere che come cristiani abbiamo un numero infinito di fratelli e sorelle nel mondo, uniti anche in mezzo alle divisioni economiche tra Nord e Sud. Consapevoli di questa fraternità in Cristo, i cristiani possono unire le loro mani e promuovere insieme una giustizia economica per tutti.

Preghiera

O Dio onnipotente,
dona coraggio e forza alla tua Chiesa
nel continuare a proclamare la giustizia e il diritto
in situazioni di dominazione e oppressione.
Fa’ che il tuo Spirito ci aiuti,
mentre celebriamo la nostra unità in Cristo,
a guardare alle necessità degli altri.
Amen.

VII Giorno Costruire la famiglia nelle case e nelle chiese

Esodo 2, 1-10 La nascita di Mosè
Salmo 127 [126], 1-5 Se il Signore non costruisce la casa, i costruttori si affaticano invano
Ebrei 11, 23-24 Mosè fu tenuto nascosto dai suoi genitori […] perché avevano visto che il bambino era molto bello
Matteo 2, 13-15 Giuseppe si alzò, di notte prese con sé il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto

Nei Caraibi, la famiglia continua ad essere ferita dall’eredità della schiavitù e da nuovi fattori quali l’emigrazione dei genitori, i problemi finanziari e la violenza domestica. Di fronte a questa realtà le chiese dei Caraibi stanno lavorando per garantire sostegno alle famiglie, sia quelle mononucleari che quelle allargate.

Commento

Le famiglie sono di vitale importanza per la protezione e la crescita dei bambini. La Bibbia narra dell’infanzia di Mosè e di Gesù, i quali rischiarono la vita fin dalla loro nascita a motivo dell’ordine omicida di capi violenti, e così bene illustra come i bambini possano essere vulnerabili di fronte a forze esterne. Le loro storie dimostrano anche come sia possibile agire per proteggere i più piccoli. Matteo ci presenta un modello di paternità che è fedeltà amorevole al comando del Signore, soprattutto in tempi turbolenti.

Le Scritture guardano ai bambini quali benedizione e speranza per il futuro. Per il salmista essi “sono come frecce in mano a un guerriero”. Come cristiani, condividiamo una comune chiamata a vivere come rete di sostegno familiare, confidando nella forza del Signore, per costruire comunità forti in cui i bambini siano protetti e possano fiorire.

Preghiera

O Dio ricco di grazia,
hai mandato il tuo Figlio a nascere in una famiglia comune
i cui antenati erano allo stesso tempo fedeli e peccatori.
Ti chiediamo di benedire tutte le famiglie
di tutte le case e le comunità.
Ti preghiamo in modo particolare per l’unità della famiglia cristiana
perché il mondo creda.
Ti preghiamo nel nome di Gesù.
Amen.

VIII Giorno  Il Signore raduna dai quattro angoli della terra i dispersi

Isaia 11, 11-13 Il regno d’Israele non sarà più geloso di quello di Giuda.
Questi non sarà più il nemico d’Israele
Salmo 106 [105], 1-14.43-48 Raccoglici […] e renderemo grazie al tuo santo nome
Efesini 2, 13-19 Egli ha demolito quel muro che li separava
Giovanni 17, 1-12 La mia gloria si manifesta in loro

La chiese dei Caraibi lavorano insieme per guarire le ferite all’interno del Corpo di Cristo nella loro regione, che sono un retaggio della colonizzazione. La riconciliazione spesso richiede pentimento, riparazione e riconciliazione delle memorie. Un esempio è l’atto di scuse e di riparazione tra battisti in Gran Bretagna e nei Caraibi. Come Israele, la Chiesa unita è chiamata ad essere sia segno che agente di riconciliazione.

Commento

Lungo la narrazione biblica della storia della salvezza si trova incontrovertibilmente la determinazione del Signore a fare di Israele il suo popolo. La costituzione di questo popolo – unito in una sacra alleanza con Dio – è fondamentale al piano di salvezza di Dio e alla santificazione e glorificazione del suo nome.

Il profeta ripetutamente ricorda a Israele che l’alleanza richiede che le relazioni tra i vari gruppi sociali siano caratterizzate da giustizia, compassione, e misericordia. Nel momento in cui Gesù si preparava a sigillare la nuova alleanza nel suo sangue, la sua più fervente preghiera al Padre era che coloro che il Padre aveva dato a lui fossero uno, come lui e il Padre erano uno. Ogni volta che i cristiani riscoprono la loro unità in Gesù partecipano alla glorificazione di Cristo alla presenza del Padre, con la stessa gloria che Egli aveva alla presenza del Padre prima che il mondo esistesse. E così il popolo dell’alleanza con Dio deve sempre adoperarsi per essere una comunità riconciliata – che sia essa stessa un segno efficace per tutti i popoli della terra di come vivere nella giustizia e nella pace.

Preghiera

O Signore,
ti chiediamo umilmente che, per la tua grazia,
le chiese in tutto il mondo
possano diventare strumenti della tua pace.
Fa’ che, attraverso la loro azione comune quali ministri
della tua guarigione e del tuo amore riconciliatore
tra i popoli divisi,
il tuo nome sia santificato e glorificato.
Amen.

DATE IMPORTANTI NELLA STORIA DELLA PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

1740 ca. In Scozia, nascita di un movimento pentecostale con legami in Nord America, il cui nuovo messaggio per il rinnovamento della fede chiamava a pregare per e con tutte le chiese. Il predicatore evangelico Jonathan Edwards invita ad un giorno di preghiera e di digiuno per l’unità, affinché le chiese ritrovino il comune slancio missionario.

1820 Il rev. James Haldane Stewart pubblica “Suggerimenti per l’unione generale dei cristiani per l’effusione dello Spirito” (Hints for the General Union of Christians for the Outpouring of the Spirit).

1840 Il rev. Ignatius Spencer, anglicano entrato poi in piena comunione con la Chiesa Cattolica, propone di istituire “L’Unione di preghiera per l’unità”.

1867 Nel Preambolo alle sue risoluzioni, la prima assemblea dei vescovi anglicani a Lambeth sottolinea l’importanza della preghiera per l’unità, ribadita anche nelle successive assemblee.

1894 Papa Leone XIII, in vari documenti, incoraggia la pratica dell’“Ottavario di preghiere per l’unità” nel contesto della Pentecoste.

1902 Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Joachim III scrive l’Enciclica patriarcale e sinodale Lettera irenica, in cui invita a pregare per l’unione dei credenti in Cristo.

1908 Il rev. Paul Wattson istituisce, e celebra per la prima volta a Graymoor (New York), un “Ottavario di preghiera per l’unità” (Chair of Unity Octave), dal 18 al 25 gennaio, auspicando che divenga pratica comune.

1926 Il movimento Fede e Costituzione inizia la pub­blica­zione dei “Suggeri­menti per l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani” (Suggestions for an Octave of Prayer for Christian Unity).

1935 L’abate Paul Couturier, in Francia, promuove la “Settimana universale di preghiera per l’unità dei cristiani” basata sulla preghiera per “l’uni­tà voluta da Cristo, con i mezzi voluti da lui”.

1958 Il Centre Œcuménique Unité Chrétienne di Lione (Francia) inizia la preparazione del materiale per la Settimana di preghiera in colla­borazione con la commis­sione Fede e Costituzio­ne del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

1964 A Gerusalemme, il papa Paolo VI e il patriarca Athenagoras I pregano insieme la preghiera di Gesù “che siano tutti una cosa sola” (Gv 17, 21).

1964 Il Decreto sull’ecumenismo del Concilio Vati­cano II, sottolinea che la preghiera è l’anima del Movimen­to ecumenico, ed incoraggia l’osser­van­za della Setti­mana di preghiera.

1966 La commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese ed il Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (attuale Ponti­ficio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani) decidono di preparare congiunta­mente ogni anno il testo ufficiale della Settimana di preghiera.

1968 Per la prima volta la Preghiera per l’unità viene celebrata in base al testo elaborato in collabo­razione tra la commissione Fede e Costituzione e il Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (attuale Ponti­ficio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani).

1975 La Preghiera per l’unità si basa, per la prima volta, su un testo preparato da un gruppo ecumenico locale, australiano; il testo verrà in seguito sottoposto alla commissione Fede e Costituzione e al ­Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (attuale Ponti­ficio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani).

1988 Il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità viene utilizzato in occasione della celebrazione inaugurale della fondazione della Federazione Cristiana in Malesia (The Christian Federation of Malaysia), organismo di collegamento fra le maggiori confessioni cristiane del paese.

1996 Il testo del 1996 viene redatto con la partecipazione di due organizzazioni ecumeniche laiche: l’Associazione cristiana della gioventù maschile (Young Men Christian Association, YMCA) e l’Associazione cristiana della gioventù femminile (Young Women Christian Association, YWCA).

2004 Viene stipulato un accordo che giova molto al rafforzamento della collaborazione: il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità viene prodotto e pubblicato congiuntamente, con formato unico per le versioni inglese e francese, dalla commissione Fede e Costituzione (Consiglio Ecumenico delle Chiese) e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (Chiesa Cattolica).

2008 Viene celebrato solennemente, in tutto il mondo, con vari eventi, il primo centenario della Settimana di preghiera per l’unità, il cui tema “Pregate continuamente!” (1Ts 5, 17) manifesta la gioia per i cento anni di comune preghiera e per i risultati raggiunti.

2010 Viene celebrato solennemente, ad Edimburgo e in tutto il mondo, con vari eventi, il primo centenario della Conferenza missionaria di Edimburgo, data che segna anche l’inizio del Movimento ecumenico moderno.

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Questa voce è stata pubblicata il 13/01/2018 da in Attualità religiosa, ITALIANO con tag .

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