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Il Papa in Cile (1): Non abbiamo bisogno di supereroi, ma di compassione

Nel primo giorno in America Latina il Papa ha voluto esprimere dolore e vergogna per gli abusi sui minori. Alle detenute: la maternità è un dono meraviglioso. Ai vescovi: i laici non sono nostri servi

Penitencia

Avvenire Redazione Internet e Stefania Falasca, inviata a Santiago del Cile
Martedì 16 gennaio 2018

Un riconoscimento di responsabilità ha segnato le prime parole rivolte alle autorità civili e politiche di papa Francesco a Santiago del Cile, martedì mattina: «Non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa. Desidero unirmi ai miei fratelli nell’episcopato, perché è giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo impegnarci perché ciò non si ripeta».

Nel suo primo discorso in terra cilena il Papa ha voluto esprimere così il dolore di fronte al danno causato ai bambini e ha chiesto perdono per lo scandalo degli abusi sessuali perpetrati da religiosi e sacerdoti della Chiesa in Cile. La Chiesa cilena, che al tempo della dittatura di Augusto Pinochet godeva di grande prestigio per le sue coraggiose denunce in difesa della giustizia e dei diritti umani, oggi ha visto perdere credibilità presso l’opinione pubblica a causa delle vicende di abusi sui minori come quelle perpetrate dall’influente sacerdote Fernando Karadima, riconosciuto colpevole dalla Santa Sede di abusi sui minori nel 2011.

Nel Palazzo presidenziale La Moneda, papa Francesco è stato ricevuto dalla presidente del Cile uscente, Michelle Bachelet Jeria, figlia di un generale dell’aviazione ucciso dopo il golpe di Pinochet nel 1973. Il Papa ha sottolineato l’avanzamento compiuto negli ultimi decenni da Cile sul cammino della democrazia e dello sviluppo, dopo gli anni della dittatura militare. Un cammino disseminato di ostacoli e episodi turbolenti che – ha affermato papa Francesco – occorre proseguire nel segno di un «patto tra le generazioni».

Rivolgendosi alle autorità civili e politiche citando sant’Alberto Hurtado, il poeta Pablo Neruda e il cardinale cileno Raúl Silva Henríquez il Papa ha quindi richiamato l’importanza di coltivare la capacità di ascolto, che «assume grande valore in questa Nazione dove la pluralità etnica, culturale e storica esige di essere custodita da ogni tentativo di parzialità o supremazia e che mette in gioco la capacità di lasciar cadere dogmatismi esclusivisti in una sana apertura al bene comune». La capacità di ascolto – ha insistito il Papa – deve abbracciare tutti: i disoccupati, i migranti «che bussano alle porte di questo Paese in cerca di miglioramenti», così come i giovani da proteggere «dal flagello della droga», gli anziani e i bambini, i popoli autoctoni, spesso dimenticati, i cui diritti devono ricevere attenzione e la cui cultura protetta, affinché non si perda una parte dell’identità e della ricchezza della Nazione. Per Papa Francesco occorre trovare vie di fuga dal «paradigma tecnocratico» che favorisce «l’irruzione del potere economico contro gli eco-sistemi naturali, e quindi contro il bene comune dei nostri popoli».

E per perseguire questo intento «la saggezza dei popoli indigeni può risultare di grande sostegno», perché «da loro possiamo apprendere che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto quello che vi è connesso». La saggezza dei popoli autoctoni può offrire un grande contributo. «Da loro – ha affermato infine – possiamo imparare che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto quello e tutti quelli che la circondano. Il Cile possiede nelle proprie radici una saggezza capace di aiutare ad andare oltre la concezione meramente consumistica dell’esistenza per acquisire un atteggiamento sapienziale di fronte al futuro». (Stefania Falasca)

Altre chiese incendiate durante la visita di papa Francesco

Dopo gli atti vandalici contro alcune chiese in Cile, sono state incendiate nelle ore successive all’arrivo del Papa altre tre chiese. Gli attacchi seguono di pochi giorni la prima serie di assalti che aveva investito diverse zone della capitale Santiago. Due chiese colpite si trovano a Cunco, località a 700 km da Santiago, nella regione dell’Araucania, che papa Francesco visiterà il 17 gennaio. Secondo fonti dei vigili del fuoco, le due chiese sono andate distrutte contemporaneamente. L’altro incendio ha riguardato la parrocchia della Madre della divina provvidenza a Puente Alto, nella periferia di Santiago. In tutto sono nove le chiese attaccate in questi giorni.

La Messa del Papa al Parque O’Higgins: ogni uomo sia trattato come uomo

Dal Palacio de la Moneda, papa Francesco si è trasferito in auto chiusa al Parque O’Higgins, secondo parco pubblico più grande del Cile, dove alle 10.30 locali ha presieduto una Messa (la spianata del parco può contenere fino a 600mila fedeli). Dopo un giro in papamobile tra i fedeli, è iniziata la Messa, nel corso della quale ha avuto luogo l’Incoronazione dell’Immagine della Beata Vergine Maria del Carmelo.

“Non posso fare a meno di evocare quel grande Pastore che ebbe Santiago, il quale in un Te Deum disse: ‘Se vuoi la pace, lavora per la giustizia’ […] E se qualcuno ci domanda: ‘Cos’è la giustizia?’, o se per caso pensa che consista solo nel ‘non rubare’, gli diremo che esiste un’altra giustizia: quella che esige che ogni uomo sia trattato come uomo’ (Card. Raul Silva Henriquez, Omelia nel Te Deum Ecumenico, 18 settembre 1977)”. Questo uno dei passaggi dell‘omelia che il Papa ha celebrato al Parco O’Higgins di Santiago, ricordando le parole del vescovo dell’epoca della dittatura cilena. “Seminare la pace a forza di prossimità, a forza di vicinanza!”. È l’invito rivolto da papa Francesco ai fedeli durante la Messa al Parco O’Higgins di Santiago del Cile. “A forza di uscire di casa e osservare i volti, di andare incontro a chi si trova in difficoltà, a chi non è stato trattato come persona, come un degno figlio di questa terra. Questo è l’unico modo che abbiamo per tessere un futuro di pace, per tessere di nuovo una realtà che si può sfilacciare”, ha spiegato papa Francesco. “L’operatore di pace sa che molte volte bisogna vincere grandi o sottili meschinità e ambizioni, che nascono dalla pretesa di crescere e ‘farsi un nome’, di acquistare prestigio a spese degli altri – ha sottolineato il Papa -. L’operatore di pace sa che non basta dire: non faccio del male a nessuno, perché, come diceva San Alberto Hurtado: ‘Va molto bene non fare il male, ma è molto male non fare il bene”. “Costruire la pace è un processo che ci riunisce e stimola la nostra creatività per dar vita a relazioni capaci di vedere nel mio vicino non un estraneo, uno sconosciuto, ma un figlio di questa terra”, ha aggiunto papa Francesco.

“La speranza è il nuovo giorno, lo sradicamento dell’immobilità, lo scuotersi da una prostrazione negativa”. Queste parole di Pablo Neruda sono state citate da papa Francesco nell’omelia, dove ha esortato i cileni a “sradicare l’immobilità paralizzante di chi crede che le cose non possono cambiare, di chi ha smesso di credere nel potere trasformante di Dio Padre e nei suoi fratelli, specialmente nei suoi fratelli più fragili, nei suoi fratelli scartati”.

Alle detenute del carcere di San Joaquìn: la maternità non è e non sarà mai un problema, ma è un dono

Dopo il pranzo in nunziatura, papa Francesco è stato accolto nel carcere femminile San Joaquìn, che ospita oltre 1.400 detenute a fronte di una disponibilità di circa 850 posti. Accoglie il 45% delle donne detenute in tutto il Cile.
Dal 1864 al 1996 è stato affidato il carcere femminile di Santiago, per decisione del governo cileno, alle suore della Congregazione del Buon Pastore. Anche la presidente della Repubblica Michelle Bachelet era presente alla visita di papa Francesco nell’istituto penitenziario femminile.

Papa Francesco è apparso visibilmente commosso mentre salutava le giovani mamme detenute nel “Centro Penitenciario Femenino” di Santiago del Cile, che ospita anche i loro bambini. L’incontro è avvenuto nella palestra del Centro dove la suora responsabile gli ha presentato le recluse. Una delle ragazze Janeth gli ha descritto le sofferenze di queste donne. “Sappiamo che Dio perdona, ma la società non perdona”, ha detto la ragazza incaricata di salutare il Papa a nome delle compagne. “Santo Padre interceda perché il sistema giudiziario cileno modifichi il trattamento carcerario per le mamme con i loro figli”, ha chiesto la
giovane detenuta. “Grazie Janeth – ha ringraziato il Papa – per aver saputo condividere con tutti noi i tuoi dolori e quella coraggiosa richiesta di perdono Quanto abbiamo da imparare da questo tuo atteggiamento pieno di coraggio e umiltà! Ti cito: “Chiediamo perdono a tutti quelli che abbiamo ferito con i nostri delitti”. Grazie perché ci ricordi questo atteggiamento senza il quale ci disumanizziamo, perdiamo la coscienza di aver sbagliato e che ogni giorno siamo chiamati a ricominciare”.

“Essere private della libertà, come ci diceva bene Janeth, – ha proseguito il Papa nel salutare una rappresentanza di detenute – non è sinonimo di perdita di sogni e di speranze. Essere privo di libertà non è la stessa cosa che essere privo di dignità. Da qui consegue che bisogna lottare contro ogni tipo di cliché, di etichetta che dica che non si può cambiare, o che non ne vale la pena, o che il risultato è sempre lo stesso. Care sorelle, no! Non è vero che il risultato è sempre lo stesso. Ogni sforzo fatto lottando per un domani migliore – anche se tante volte potrebbe sembrare che cada nel vuoto – darà sempre frutto e vi verrà ricompensato”.

Papa Francesco ha invitato ad “abbandonare la logica semplicistica di dividere la realtà in buoni e cattivi, per entrare in quell’altra dinamica capace di assumere la fragilità, i limiti e anche il peccato, per aiutarci ad andare avanti”. Un appello rivolto a tutti, certo alle autorità ma anche a quanti, tra i cattolici, sono sempre pronti a ergersi a giudici degli altri. “La sicurezza pubblica – ha affermato Francesco – non va ridotta solo a misure di maggior controllo ma soprattutto va costruita con misure di prevenzione, col lavoro, l’educazione e più vita comunitaria. La società ha l’obbligo di reinserire i detenuti, uno per uno, secondo i tempi di cui ciascuno ha bisogno. Si deve esigerlo”. “Oggi siete private della libertà, ma ciò non vuol dire che questa situazione sia definitiva. Niente affatto. Sempre guardare l’orizzonte, in avanti, verso il reinserimento nella vita ordinaria della società” ha sottolineato papa Francesco nel suo discorso alle detenute. “Tutti sappiamo che molte volte, purtroppo, la pena del carcere si riduce soprattutto a un castigo, senza offrire strumenti adeguati per attivare processi. E questo non va bene. Invece, questi spazi che promuovono programmi di apprendistato lavorativo e di accompagnamento per ricomporre legami sono segno di speranza e di futuro. Adoperiamoci perché crescano”.

Il Papa ai sacerdoti e i religiosi: il popolo di Dio non ha bisogno di supereroi, ma di pastori compassionevoli

Parlando ai preti e ai religiosi del Cile nella cattedrale di Santiago, papa Francesco ha rivolto loro “l’invito a passare dall’essere una Chiesa di abbattuti desolati a una Chiesa servitrice di tanti abbattuti che vivono accanto a noi”. “Una Chiesa – ha spiegato – capace di porsi al servizio del suo Signore nell’affamato, nel carcerato, nell’assetato, nel senzatetto, nel denudato, nel malato…”.
“Un servizio – ha detto ancora il Pontefice – che non si identifica con l’assistenzialismo o il paternalismo, ma con la conversione del cuore. Il problema non sta nel dar da mangiare al povero, vestire il denudato, assistere l’infermo, ma nel considerare che il povero, il denudato, il malato, il carcerato, il senzatetto hanno la dignità di sedersi alle nostre tavole, di sentirsi ‘a casà tra noi, di sentirsi in famiglia”.
“Quello è il segno che il Regno di Dio è in mezzo a noi – ha aggiunto papa Francesco -. È il segno di una Chiesa che è stata ferita a causa del proprio peccato, colmata di misericordia dal suo Signore, e convertita in profetica per vocazione”. In un altro dei passaggi del suo discorso il Papa ha ricordato che “Gesù non si presenta ai suoi senza piaghe; proprio partendo dalle sue piaghe Tommaso può confessare la fede. Siamo invitati a non dissimulare o nascondere le nostre piaghe. Una Chiesa con le piaghe è capace di comprendere le piaghe del mondo di oggi e di farle sue, patirle, accompagnarle e cercare di sanarle. Una Chiesa con le piaghe non si pone al centro, non si crede perfetta, ma pone al centro l’unico che può sanare le ferite e che si chiama Gesù Cristo”.
“La consapevolezza – ha richiamato il Papa – di avere delle piaghe ci libera; sì, ci libera dal diventare autoreferenziali, di crederci superiori”. “In Gesù, le nostre piaghe sono risorte. Ci rendono solidali; ci aiutano a distruggere i muri che ci imprigionano in un atteggiamento elitario per stimolarci a gettare ponti e andare incontro a tanti assetati del medesimo amore misericordioso che solo Cristo ci può offrire”.

Nel corso della sua prima giornata in Cile, a Santiago, il Papa ha fatto due volte riferimento al problema della pedofilia del clero. Una prima volta, nel primo discorso ufficiale, Jorge Mario Bergoglio ha espresso davanti alle autorità civili del paese “il dolore e la vergogna, vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa”. La seconda volta nel discorso ai sacerdoti, i religiosi e i seminaristi cileni, nella cattedrale della capitale, il Papa ha sottolineato sul problema degli abusi su minori: “Conosco il dolore che hanno significato i casi di abusi contro minori e seguo con attenzione quanto fate per superare questo grave e doloroso male. Dolore per il danno e la sofferenza delle vittime e delle loro famiglie, che hanno visto tradita la fiducia che avevano posto nei ministri della Chiesa. Dolore per la sofferenza delle comunità ecclesiali; e dolore anche per voi, fratelli, che oltre alla fatica della dedizione avete vissuto il danno provocato dal sospetto e dalla messa in discussione, che in
alcuni o in molti può aver insinuato il dubbio, la paura e la sfiducia. So che a volte avete subito insulti sulla metropolitana
o camminando per la strada; che andare vestiti da prete in molte zone si sta pagando caro. Per questo vi invito a chiedere
a Dio che ci dia la lucidità di chiamare la realtà col suo nome, il coraggio di chiedere perdono e la capacità di imparare ad ascoltare quello che Lui ci sta dicendo, e non ruminare la desolazione”. Papa Francesco ha anche voluto incontrare nella nunziatura apostolica di Santiago del Cile un piccolo gruppo di vittime di abusi sessuali da parte di preti. L’incontro, un fuori programma, come ha spiegato il portavoce vaticano, Greg Buke, “si è svolto in forma strettamente privata. Nessun altro era presente: solamente il Papa e le vittime. E questo perché potessero raccontare le loro sofferenze a papa Francesco, che li ha ascoltati e ha pregato e pianto con loro”.

Sul sito della Sala Stampa vaticana il testo integrale del discorso.

Ai vescovi: i laici non sono i nostri servi, né i nostri impiegati. Non devono ripetere come pappagalli quello che diciamo

Nell’incontro con i vescovi del Cile, papa Francesco ha esortato a non allontanarsi dal “mandato missionario”, vigilando che i futuri sacerdoti lavorino gomito a gomito col popolo di Dio. “Il rischio della mancanza di consapevolezza di appartenere al popolo di Dio come servitori e non come padroni – ha messo in guardia papa Francesco è di cadere in una delle tentazioni che arrecano maggior danno al dinamismo missionario”: “Il clericalismo, che risulta una caricatura della vocazione ricevuta. La mancanza di consapevolezza del fatto che la missione è di tutta la Chiesa e non del prete o del vescovo limita l’orizzonte e, quello che è peggio, limita tutte le iniziative che lo Spirito può suscitare in mezzo a noi. Diciamolo chiaramente, i laici non sono i nostri servi, né i nostri impiegati. Non devono ripetere come pappagalli quello che diciamo”.

Si è concluso la prima giornata del Papa in Cile con l’accoglienza da parte di 90 confratelli gesuiti e la visita privata al santuario San Alberto Hurtado a Santiago del Cile, dedicato al sacerdote della compagnia del Gesù vissuto nella prima metà del Novecento, fondatore dell’iniziativa Hogar de Cristo, case di accoglienza per gli emarginati.

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Questa voce è stata pubblicata il 16/01/2018 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag .

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