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Il Papa ai vespri ecumenici: Cristiani uniti dal sangue dei martiri, «condividiamo l’esperienza della Grazia»

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(Stefania Falasca, Avvenire 26 gennaio 2018) Prima di tutto e in cima a tutto c’ è la grazia. «Condividiamo l’ esperienza fondamentale: la grazia di Dio, la sua misericordia potente nel salvarci. E proprio perché Dio ha operato questa vittoria in noi» ha voluto poi spiegare bene papa Francesco, «insieme adesso possiamo cantarne le lodi». A conclusione della Settimana di preghiera per l’ unità dei cristiani, il Papa ha voluto con questo accento presiedere ieri la celebrazione dei Vespri nella solennità della conversione di san Paolo.

Anche san Paolo, di cui oggi celebriamo la conversione, ha fatto la potente esperienza della grazia, che lo ha chiamato a diventare, da persecutore, apostolo di Cristo. La grazia di Dio – ha sottolineato ancora papa Francesco nella Basilica dedicata all’Apostolo delle genti – ha spinto pure lui a cercare la comunione con altri cristiani, da subito, prima a Damasco e poi a Gerusalemme. È questa la nostra esperienza di credenti. Crescendo nella vita spirituale, comprendiamo sempre meglio che la grazia ci raggiunge insieme agli altri ed è da condividere con gli altri».

Davanti al rappresentante del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, al rappresentante personale a Roma dell’ arcivescovo anglicano di Canterbury e a tutti gli altri rappresentanti e membri delle varie confessioni cristiane convenuti in San Paolo fuori le Mura, il Papa ha ricordato che tutte le varie confessioni cristiane hanno fatto questa esperienza. Così «quando diciamo di riconoscere il Battesimo dei cristiani di altre tradizioni, confessiamo che anch’essi hanno ricevuto il perdono del Signore e la sua grazia che opera in loro». E così «desideriamo allora pregare insieme, unendo ancora di più le nostre voci, e anche quando le divergenze ci separano, riconosciamo di appartenere al popolo dei credenti, alla stessa famiglia di fratelli e sorelle amati dall’unico Padre».

Se i cristiani sono perciò chiamati a custodire insieme la memoria di quanto Dio ha compiuto in loro,  è avvivando sempre questa memoria che – ha detto il Vescovo di Roma – ci si può sostenere gli uni gli altri e affrontare le molte sfide che si presentano oggi ai cristiani: «Dopo la liberazione il popolo eletto ha intrapreso un lungo e difficile viaggio attraverso il deserto, spesso vacillando, ma attingendo forza dal ricordo dell’opera salvifica di Dio e dalla sua presenza sempre vicina. Anche i cristiani di oggi incontrano nel cammino molte difficoltà, circondati da tanti deserti spirituali, che fanno inaridire la speranza e la gioia. Sul cammino ci sono pure dei pericoli gravi, che mettono a repentaglio la vita: quanti fratelli oggi subiscono persecuzioni per il nome di Gesù! Quando il loro sangue viene versato, anche se appartengono a Confessioni diverse, diventano insieme testimoni della fede, martiri, uniti nel vincolo della grazia battesimale».

Il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’ unità dei cristiani, nel suo intervento ha ricordato che «la conversione è l’ anima più profonda di ogni sforzo ecumenico» e che ripristinare l’ unità dei cristiani è «un cammino irreversibile e non in retromarcia».

Accogliendo ieri mattina in Vaticano una delegazione della Chiesa evangelica-luterana di Finlandia, in occasione dell’ annuale pellegrinaggio ecumenico a Roma per la festa del patrono sant’ Enrico, Francesco aveva voluto nuovamente sottolineare come nella preghiera e negli incontri comuni non vi sia più traccia delle diatribe e dei conflitti del passato e come la commemorazione dell’ anno trascorso della Riforma sia stata celebrata nella comunione ecumenica. In un’ epoca in cui le società sono ampiamente secolarizzate è necessario un servizio ecumenico tra cattolici e luterani che, per il Papa, consiste «nel testimoniare la presenza del Dio vivente, perché la principale sfida comune nell’ecumenismo è ribadire la centralità della questione di Dio, non di un Dio qualsiasi, ma di quel Dio che ci ha rivelato il suo volto concreto nell’uomo Gesù di Nazareth».

Soffermandosi infine sulla Settimana di preghiera per l’ unità dei cristiani, che ogni anno coincide con il pellegrinaggio della delegazione finlandese, aveva anche commentato il tema tratto da un versetto evangelico. Questo – ha detto – ci ricorda la situazione di grave bisogno in cui vivono in molte parti del mondo ante persone, per le quali dobbiamo scendere in campo, uniti da uno stesso impegno ecumenico con l’ invito a pregare «in piena umiltà il nostro Signore Gesù Cristo affinché, per la sua grazia, noi cristiani in tutto il mondo possiamo essere strumenti della sua pace».

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Questa voce è stata pubblicata il 26/01/2018 da in Attualità ecclesiale, Ecumenismo, ITALIANO.

San Daniele Comboni (1831-1881)

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