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Ecco l’ostpolitik di Francesco: dialogo e misericordia

Prima parte di un’analisi della geopolitica del Papa venuto «quasi dalla fine del mondo» che avvicina nunziature e missioni

Papa
GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO
http://www.lastampa.it/2018/01/27/vaticaninsider

Pubblicato il 27/01/2018

Nell’immaginario collettivo nunziature apostoliche e missioni sono due universi separati e in alcuni contesti geografici o frangenti storici persino inconciliabili e in sotterraneo conflitto. Al contrario, nella visione di Jorge Mario Bergoglio, primo Papa proveniente dal «Nuovo Mondo» e confratello del gesuita Matteo Ricci pioniere dell’inculturazione del cristianesimo in Cina, il vertice e la base della piramide gerarchia si avvicinano e tendono a convergere nella presenza-testimonianza della Chiesa nei cinque continenti. Il 21 gennaio scorso incontrando i sacerdoti, religiosi e religiose del nord del Perù nel Collegio Santi Carlo e Marcello, uno dei primi seminari fondati in America Latina, il Papa ha ricordato che «i nunzi apostolici prima passano per l’Africa e lì imparano molte cose». Un riferimento, aggiunto a braccio nel discorso, all’antica e mai abbandonata consuetudine di mettere alla prova, di «collaudare» chi entra nel servizio diplomatico vaticano con un’esperienza in Africa.

Il cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato di Giovanni Paolo II e protagonista della ostpolitik vaticana nell’Europa orientale durante la guerra fredda, considerava complementari le nunziature e le missioni: due facce della stessa medaglia. Analogamente, la geopolitica della misericordia di Francesco cammina sulle gambe di diplomatici e missionari impegnati in prima linea negli attuali fronti caldi del pianeta secondo la strategia del dialogo. Con il mandato di costruire ponti in uno scacchiere internazionale non più diviso tra Ovest capitalista ed est comunista, bensì tra nord economicamente avanzato e sud in via di sviluppo. 

La nuova ostpolitik di Papa Bergoglio, affidata in primo luogo al segretario di Stato Pietro Parolin, allievo di Casaroli, si concretizza, perciò, in una politica ecclesiale di raccordo tra le periferie geografiche ed esistenziali e il centro di una cattolicità, concepita etimologicamente come davvero universale. E anche i Concistori di Francesco sono espressione di una Chiesa sempre meno focalizzata sull’Europa e autenticamente rappresentativa, anche nel collegio cardinalizio, degli episcopati emergenti in Asia, Africa e Sud America, laddove cioè si registra il maggior numero di fedeli e vocazioni.

L’impostazione dialogante di Francesco, inoltre, è puntellata di gesti senza precedenti, come la porpora concessa un anno e mezzo fa a un nunzio in servizio, Mario Zenari, rappresentante pontificio a Damasco, per rafforzare la sua azione diplomatica nella martoriata Siria.

Forma e contenuti di una diplomazia missionaria che al proselitismo antepone la testimonianza. Piccoli passi da leggere in un disegno complessivo come la recente decisione di inviare a Pechino alcune preziose opere di arte cinese in possesso del Vaticano per contribuire, come spiega la direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, «al dialogo della diplomazia dell’arte».

La Santa Sede porta in Cina alcune delle opere di arte cinese in suo possesso e il governo cinese ricambierà con altre opere da esporre nel museo etnologico vaticano.

A quasi un secolo di distanza un segno di vicinanza tra Roma e celeste impero nel solco dell’esposizione missionaria organizzata da Pio XI per l’Anno Santo del 1925.

Una mano tesa che applica il mandato conciliare di partire da ciò che unisce piuttosto che da ciò che divide. Con risultati storici conseguiti come, due anni fa, il primo incontro della storia tra Francesco e il patriarca di Mosca, Kirill. Relazioni ecumeniche con ripercussioni nei rapporti con gli Stati. Russia e Vaticano «continuano a sviluppare rapporti ricchi», ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov sottolineando che «i rapporti con il Vaticano erano abbastanza intensi anche prima della visita del cardinale Pietro Parolin» a Mosca lo scorso anno e che «il presidente Putin ha incontrato papa Francesco diverse volte». E per il capo della diplomazia russa, tra Russia e Vaticano «ci sono diversi interessi comuni», come il Medio Oriente, l’Africa settentrionale e la difesa dei cristiani.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 27/01/2018 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

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