COMBONIANUM – Formazione e Missione

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50° di voti di fr. Giancarlo Bianchi

2 febbraio 2018
Giornata della Vita Consacrata

Fratel Giancarlo Bianchi ha festeggiato oggi il 50° della sua consacrazione missionaria, nella nostra comunità comboniana di Castel d’Azzano. Oltre la comunità, hanno partecipato all’occorrenza altri confratelli ed amici.
Condividiamo con voi  la riflessione di p. Renzo Piazza, superiore della comunità, che ha presieduto la celebrazione.

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“Oggi celebro i miei 50 anni di vita religiosa nell’Istituto dei Missionari Comboniani. Prima di tutto voglio ringraziare il Signore, Dio di amore, per tutto il bene che mi ha fatto. Signore, tu mi hai accompagnato e sostenuto nei momenti di dubbio e mi hai protetto nei momenti di pericolo. Signore tu mi hai dato una lunga vita e io, in tutta umiltà, voglio adorarti sempre con il lavoro delle mie mani. Voglio ricordare oggi tutti quelli che mi hanno aiutato nel lungo cammino della mia vita. Alcuni sono già presso di te, altri sono ancora in vita: li affido a te, Dio di amore. Quanta vita avrò ancora a disposizione? Non lo so, lunga o corta che sia, voglio consacrarmi al mio lavoro finché ne avrò le forze. Sono convinto che consacrarsi a Te è il vero scopo della vita. Signore, ascolta la preghiera del tuo servo”.

Non sono parole di Fr. Giancarlo, ma di Fr. Tarcisio Calligaro, che Giancarlo ha citato come fratello esemplare e ispiratore della sua vita.

Parlando di lui ha detto che è stato “un uomo di Dio, di una gentilezza e di un’attenzione squisita, un professionista di prima categoria e di una generosità non ancora vista tra i confratelli”. E’ stato una testimonianza che non dimenticherà mai, per il suo essere comboniano in mezzo alla popolazione del Congo.

Io penso che fr. Giancarlo, con una dolce violenza e arrossendo magari un po’, metterebbe anche la sua firma sotto la formula di fr. Tarcisio. Quaranta anni fa infatti diceva ai seminaristi di Thiene che i sacerdoti lavorano la domenica, i fratelli tutta la settimana; i sacerdoti evangelizzano con la bocca, i fratelli con le mani; i sacerdoti incontrano la gente di sfuggita, mentre i fratelli stanno insieme alla gente e ai lavoratori tutta la giornata. E’ normale allora che dopo 50 anni di servizio voglia “continuare ad adorare Dio con il lavoro delle sue mani”.

Fr. Tarcisio ci dice che “consacrarsi a Dio è il vero scopo della vita”. Gli uomini di Dio, consacrati a Lui, sono anche servi  degli uomini, perché non si incontra Dio per se stessi, ma per diventare come il Figlio Gesù, che si è fatto servo e ha dato se stesso per noi.  Consacrato a Dio, significa che sei proprietà di Dio, che gli appartieni e la più alta forma di libertà, dice il P. Fausti, è di appartenere ad un Altro per amore.

Questa è la scelta di 50 anni fa, che oggi rinnovi con immutata disponibilità.

Giuseppe e Maria presentano Gesù al tempio perché la legge insegna che “ogni primogenito appartiene al Signore”. La consacrazione religiosa riprende e rinnova questo mistero.  Il Signore attraverso il dono della sua Parola, del suo Spirito e gli eventi della storia, prepara, configura, consacra le persone perché diventino idonee al servizio.

Oggi, insieme a fr. Giancarlo vogliamo riconoscere che Dio è stato presente nella sua vita, lo ha modellato, fatto crescere. A lui che desiderava una vita in pienezza, piena di gioia, gli ha fatto incontrare il Figlio Gesù che lo chiamato, gli ha comunicato la gioia del vangelo che riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Lui. E da questa gioia è nato l’impulso a continuare a spendere la vita a servizio degli altri.

Oggi è la festa della vita consacrata: preti, fratelli, suore, secolari… di tutti coloro che in una forma o l’altra hanno deciso di appartenere a Dio per amore.

Tutti noi ci siamo consacrati a Dio attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza.

Abbiamo intuito che “consacrarci a  Dio per la missione era lo scopo della nostra vita” e il giorno della nostra professione religiosa abbiamo dato il nostro consenso a Dio che ci voleva per sé.

Ora siamo in una casa di riposo.  (…)

Ci possiamo chiedere se anche i voti sono a riposo…

Le nostre gambe sono esitanti e non ci conducono più dove vorremmo… ma noi continuiamo a seguire Gesù.

I nostri occhi vedono sempre meno, ma noi continuiamo a contemplare il suo volto.

Le nostre orecchie sono sorde e intasate, ma continuiamo ad ascoltare la sua parola.

Il nostro cuore si sostiene con le pastiglie, ma continuiamo ad amare Gesù  e continuiamo ad amare i fratelli che non abbiamo scelto, ma che Dio ci ha messo vicino perché attraverso le differenze reciproche e le difformità, diventiamo compassionevoli e amabili come il Padre che sta nei cieli.

Questa è la vita consacrata che abbiamo ricevuto in dono e che portiamo in vasi di argilla. E oggi, insieme, ringraziamo il Signore.

Caro Fr. Giancarlo: il vecchio Simeone ha tenuto tra le sue mani il corpo di Gesù. “Il vecchio portava il bambino, ma il bambino sosteneva il vecchio”, ricorda l’antifona di oggi. Tu ami definirti vecchietto… e ti abbiamo visto portare un cero all’altare. E’ il simbolo di Gesù,  luce per illuminare le genti, luce che illumina ogni uomo. Che tu possa continuare a portare e diffondere attorno a te questa luce che illumina, riscalda, dà vita e gioia. Era il desiderio della tua giovinezza: sia anche il lavoro che porti avanti da “vecchietto” o, come ami definirti, da “chierichetto” della comunità, visto che portare le candele è il lavoro del chierichetto.

Siamo contenti di poter collaborare con te e di unirci a te e per dire grazie al Padre di tutti i doni che ti ha dato e soprattutto per averti fatto realizzare tutti i sogni che avevi. Che il Padre ti aiuti a camminare serenamente e con impegno verso la tappa non facile di arrivare alla sera della vita. Ti accompagnino le parole del profeta: “O uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio”.

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Questa voce è stata pubblicata il 02/02/2018 da in Carisma comboniano, ITALIANO con tag , .

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