COMBONIANUM – Formazione Permanente

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L’unzione di Betania

Spiritualità comboniana (3)

Il venerdì – che ci ricorda il Cuore di Cristo – pubblichiamo un testo di spiritualità comboniana. Iniziamo con una serie di riflessioni offerte da P. Carmelo Casile durante un corso di esercizi spirituali alla comunità di Castel d’Azzano (Verona),  prendendo come punto di riferimento alcune Icone di Marko Rupnik della cappella di Capiago (Dehoniani)

3. Casile – L’unzione di Betania

Unzione di Betania1

L’UNZIONE DI BETANIA
P. Carmelo Casile

Testo base: Mc 14, 3-9 => Mt 26, 6-13; Gv 12,1-11.

La scena centrale del mosaico, che rappresenta l’Amore che si dona, che si riversa sull’umanità per la salvezza, è accompagnata da altre quattro scene, che rappresentano l’Amore riconosciuto e accolto.

Cominciando dall’icona che si riferisce all’episodio dell’unzione di Betania, possiamo notare in essa un richiamo abbastanza diretto al tema dell’icona della crocifissione, ma lo sviluppa sottolineando in particolare la risposta di colei che ha riconosciuto il Signore e ha creduto in Lui: è una risposta che ha le stesse caratteristiche del dono che viene da Dio, un dono totale; Gesù dona la sua vita per noi, e chi risponde è ugualmente chiamato a dare tutto per Lui. In questo si realizza l’incontro fino in fondo, nell’amore vero (cfr. RV 21.1).

In questa prospettiva possiamo sottolineare alcune intuizioni e riflessioni importanti:

  1. Il gesto del versare il profumo è quello che appare in altri gesti e parole evangeliche come, per esempio, il vino alle nozze di Cana. È il superfluo necessario, è «quel di più» che potrebbe non esserci e che però indica l’umanità che si dona con autenticità di amore, di affezione, di affettuosità, di simpatia, di disponibilità, di spreco, al limite, ma perché la persona vale più di tutto, ha un valore inestimabile! È quindi il segno del valore della persona e del primato dell’incontro personale.

  2. Una seconda caratteristica dei gesti cristiani è di essere disinteressati e gratuiti, totali, gesti nei quali si dà tutto ciò che si ha. Gesù, nel brano dell’evangelista Marco spiega: «Questa donna ha fatto quello che ha potuto» (cfr. Mc 14,8). Ci richiama così l’obolo della vedova che, pur avendo fatto niente dal punto di vista dell’efficienza, ha però fatto tutto perché ha espresso se stessa (cfr. Mc 12,44). È la forma oblativa del gesto che conta veramente: non importa invece molto quale sia il gesto.

  3. In terzo luogo, l’Icona di Betania, in pratica, dipinge contemporaneamente due ritratti: quello di Gesù e quello del discepolo: quello di Gesù che, lasciandosi inchiodare sulla croce, continua a dare tutto se stesso amando sino allo spreco, e quello di chi, incantato da Gesù e dal suo eccesso d’amore gratuito, ne viene travolto e pervaso, e si lascia salvare, si lascia amare, dando poi, a sua volta, il «di più», dando tutto di sé in modo creativo, disinteressato, gratuito.

Per contrasto con questi due ritratti, emerge la figura del discepolo mediocre.

Betania è la “casa dell’amicizia”. Gesù vi ritornava spesso, perché “voleva molto bene a Marta, Maria e Lazzaro” (Gv 11,5). Qui siamo in casa di Simone il lebbroso, ma il contesto è il medesimo: “Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali” (Gv 12,2).

Nell’icona Maria è in piedi, con una mano sul cuore e l’altra che versa l’unguento; è tutta protesa verso Gesù, con infinita tenerezza, attenta a ogni gesto che la potrebbe distrarre da ciò che vive e porta in cuore.

L’episodio evangelico è raccontato secondo la versione di Marco, che è anche quella di Matteo. Giovanni dice che siamo a Betania e questa donna che entra è Maria di Betania. In Marco e Matteo non ha il nome, è una donna misteriosa che diventa un simbolo molto forte. Di che cosa? Di come i credenti, quelli che hanno saputo credere, hanno accolto e riconosciuto Gesù.

E allora Maria di Betania o questa donna misteriosa che entra nel banchetto, ci dice ancora alcune cose importanti e suggestive. Intanto possiamo notare che è una donna bella. Bella è anche la samaritana. Questa bellezza esprime la bellezza spirituale che ha dentro.

Lei entra in questo banchetto, ha in mano “un vaso di alabastro pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore” (Mc 14,3), lo rompe e ne versa il contenuto sul capo di Gesù. Perché? L’autore del mosaico, ma emerge anche dal contesto biblico, ha voluto sottoloneare la rottura del vasetto, perché qualcosa d’altro si era rotto in lei, si era spezzato il suo cuore: la sua mano sul petto richiama questo significato.

La rottura del vasetto sta a indicare che nella donna c’è un trasporto d’amore che nulla può arrestare, che la spinge verso questo profeta, questo maestro, di cui lei ha intuito il mistero.

E di fatti rompe il suo vasetto e ne versa l’unguento sul capo di Gesù.

Mentre Egli è seduto come un Re, come un Sacerdote che indossa una stola, ella si lega alla cintura una tovaglia che arriva fino al pavimento e già avvolge il piede di Gesù, per dire che lo ungerà dalla testa ai piedi, che ungerà Gesù tutto intero. Non le importa ciò che dicono gli altri, non fa attenzione allo spreco, all’impiego del denaro che, secondo dice qualcuno, potrebbe essere usato in modo migliore (cfr. Mc 14,5). A lei tutto questo non le importa, a lei importa prima di tutto Cristo e fa tutto ciò che può fare per Cristo.

Il gesto della donna è un gesto eminentemente sacerdotale: è 1’unzione di Gesù come Sacerdote, Re e Profeta, il Messia atteso, ed è compiuta da una donna. Molti dei presenti se ne scandalizzano e si accendono d’ira, prendendo il pretesto dello spreco, ma in realtà il vero motivo è che non riescono a tollerare il fatto in sé, cioè che una donna, proprio una donna in quel contesto, un banchetto, abbia la presunzione di compiere un gesto del genere verso l’ospite d’onore. Ma Gesù la difende e dà un grande rilievo al suo gesto: “Ovunque, in tutto il mondo, si annuncerà il vangelo, si racconterà in suo ricordo ciò che ella ha fatto” (Mc 14,9).

Maria, dunque, compie questo gesto, perché si è spezzato il suo cuore e allora lei versa sul capo di Gesù ciò che ha di più prezioso, che è il simbolo di se stessa. Con questo gesto lei vuol esprimere il dono totale di se stessa al Signore.

Ed ecco il legame con l’icona della crocifissione, dove il cuore spezzato è il Cuore di Gesù.

Nella terminologia biblica e patristica, infatti, il “vaso infranto” richiama il “cuore contrito”, rotto dal pentimento e dall’amore – la terminologia usata è la medesima – ed è questo che Maria sta vivendo: ciò che lei dona/versa su Gesù è tutta se stessa. Nella cultura del tempo, il profumo (šemen, in ebraico) indica l’essenziale (šem) dell’essenziale (en). Qui l’essenziale dell’essenziale non è più il profumo ma l’amore.

Sulla croce dal Cuore spezzato di Gesù l’essenziale dell’essenziale che ne sgorga, è la sua stessa vita per la vita del mondo. Chi come Maria ha capito il gesto di amore estremo di Gesù e gli risponde, fa lo stesso, cioè gli dona tutto; ed esprime questa consegna totale di sé al Signore, con un gesto simbolico: versa il profumo sul capo di Gesù. Maria versa sul capo del Maestro ciò che ha di più prezioso: un profumo di nardo, ma molto più prezioso è ciò che esso rappresenta. Quel vaso infranto, infatti, parla di lei, del suo cuore che si è spezzato per la sovrabbondanza e la violenza dell’amore. Quando l’amore fa scoppiare l’egoismo e rompe gli argini, nulla lo può contenere.

Dunque al centro dell’icona di Betania è sottolineato il tema del cuore spezzato, da cui esce l’essenziale dell’essenziale, cioè tutta la propria vita, il dono di se stessi. Ugualmente sulla croce c’è un cuore spezzato, soprattutto da lì esce l’essenziale dell’essenziale, dalla vita stessa di Dio, l’amore di Dio per la salvezza del mondo. Possiamo allora osservare che il gesto di Gesù, la vita di Gesù, quello che lui ha fatto e come l’ha fatto e vissuto, ci aiuta a capire come noi possiamo rispondere, come siamo mossi a rispondere.

Guardando alla figura di questa donna, siamo aiutati a fermare il cuore su questi contenuti profondi ed essenziali del nostro vivere la fede, del nostro vivere la nostra consacrazione missionaria. Nella nostra preghiera personale, nella contemplazione del mistero che ci si rivela nell’icona di Betania, invochiamo lo Spirito Santo, perché ci conceda la capacità di capire più in profondità il mistero del Cuore spezzato di Gesù in croce e di lasciarci toccare dal suo amore e dalla rivelazione che egli ci offre nel gesto di Maria di Betania.

«Chi pensa che dare a Dio è rubare all’uomo ancora non è stato raggiunto dall’amore. Tutta la storia ci testimonia che, quando si prosciuga l’more per Dio, l’amore per l’uomo diventa un moralismo sterile e un filantropismo vuoto»

(I. Rupnik)

IL PROFUMO DI BETANIA:
LA SOVRABBONDANZA DELLA GRATUITÀ

Un commento all’icona dell’unzione di Betania in riferimento alla nostra vita consacrata missionaria lo troviamo nell’Esortazione apostolica postsinodale di Giovanni Paolo II “Vita Consacrata” al numero 104.

«Non sono pochi coloro che oggi si interrogano perplessi: Perché la vita consacrata? Perché abbracciare questo genere di vita, dal momento che vi sono tante urgenze, nell’ambito della carità e della stessa evangelizzazione, a cui si può rispondere anche senza assumersi gli impegni peculiari della vita consacrata? Non è forse, la vita consacrata, una sorta di «spreco» di energie umane utilizzabili secondo un criterio di efficienza per un bene più grande a vantaggio dell’umanità e della Chiesa?

Queste domande sono più frequenti nel nostro tempo, perché stimolate da una cultura utilitaristica e tecnocratica, che tende a valutare l’importanza delle cose e delle stesse persone in rapporto alla loro immediata «funzionalità». Ma interrogativi simili sono esistiti sempre, come dimostra eloquentemente l’episodio evangelico dell’unzione di Betania: «Maria, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento» ( Gv 12, 3).

A Giuda che, prendendo a pretesto il bisogno dei poveri, si lamentava per tanto spreco, Gesù rispose: «Lasciala fare!» (Gv 12, 7). E’ questa la risposta sempre valida alla domanda che tanti, anche in buona fede, si pongono circa l’attualità della vita consacrata: Non si potrebbe investire la propria esistenza in modo più efficiente e razionale per il miglioramento della società? Ecco la risposta di Gesù: «Lasciala fare!».

A chi è concesso il dono inestimabile di seguire più da vicino il Signore Gesù appare ovvio che Egli possa e debba essere amato con cuore indiviso, che a Lui si possa dedicare tutta la vita e non solo alcuni gesti o alcuni momenti o alcune attività. L’unguento prezioso versato come puro atto di amore, e perciò al di là di ogni considerazione «utilitaristica», è segno di una sovrabbondanza di gratuità, quale si esprime in una vita spesa per amare e per servire il Signore, per dedicarsi alla sua persona e al suo Corpo mistico. Ma è da questa vita «versata» senza risparmio che si diffonde un profumo che riempie tutta la casa. La casa di Dio, la Chiesa, è, oggi non meno di ieri, adornata e impreziosita dalla presenza della vita consacrata. Quello che agli occhi degli uomini può apparire come uno spreco, per la persona avvinta nel segreto del cuore dalla bellezza e dalla bontà del Signore è un’ovvia risposta d’amore, è esultante gratitudine per essere stata ammessa in modo tutto speciale alla conoscenza del Figlio ed alla condivisione della sua divina missione nel mondo. “Se un figlio di Dio conoscesse e gustasse l’amore divino, Dio increato, Dio incarnato, Dio passionato, che è il sommo bene, gli si darebbe tutto, si sottrarrebbe non solo alle altre creature, ma perfino a se stesso e con tutto se stesso amerebbe questo Dio d’amore fino a trasformarsi tutto nel Dio-uomo, che è il sommo Amato” (B. Angela da Foligno) ».

Preghiera

Inondami del profumo di Betania per effonderlo nel mondo

Signore Gesù Cristo,

che la tua presenza inondi completamente il mio essere,

e la tua immagine si marchi a fuoco nelle mie viscere,

perché io possa camminare alla luce della tua figura,

e pensare come Tu pensavi,

sentire come Tu sentivi,

agire come Tu agivi,

parlare come Tu parlavi,

sognare come Tu sognavi,

ed amare come Tu amavi.

Possa io, al pari di Te,

non occuparmi di me stesso per preoccuparmi degli altri;

essere insensibile per me e sensibile per gli altri;

sacrificare me stesso, ed essere nello stesso tempo

incoraggiamento e speranza per gli altri.

Possa io essere, al pari di Te, sensibile e misericordioso;

paziente, mite e umile; sincero e verace.

I tuoi prediletti, i poveri, siano i miei prediletti;

i tuoi obiettivi, i miei obiettivi.

Quelli che vedono me, vedano Te.

Ed arrivi io ad essere una trasparenza

del tuo Essere, del tuo Amore. Così sia.

[Ignacio Larrañaga]

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Questa voce è stata pubblicata il 09/02/2018 da in Carisma comboniano, ITALIANO.

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