COMBONIANUM – Formazione e Missione

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Abbé Pierre, l’apostolo dei rifugiati e dei senzatetto

SCONFINAMENTI DELLA MISSIONE 
Riflessioni e testimonianze di una Chiesa “in uscita” 
verso le nuove periferie umane

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Abbé Pierre (Henri-Antoine Grouès)
L’apostolo dei rifugiati e dei senzatetto

Novanta anni fa, nel 1928, all’età di sedici anni, Abbé Pierre ebbe quello che egli stesso definì “un colpo di fulmine con Dio”, durante una gita ad Assisi,  e avvertì forte la sua  vocazione.
Il fondatore dei Compagnons d’Emmaus è stata una delle personalità più amate e universalmente apprezzate. La Francia gli conferisce la Legion d’onore. Deputato all’Assemblea nazionale, ha un dialogo serrato e conflittuale con il potere. Si dimette per dedicarsi ai poveri. Per tutta la vita si batte con vigore contro le ingiustizie della società opulenta. Ha le sue debolezze e commette errori, ma ne assume tutta la responsabilità

L’apostolo dei rifugiati e dei senzatetto

Il gennaio 1954 fu particolarmente gelido a Parigi e in tutta la Francia. A inizio mese l’abbé Pierre aveva sepolto un bambino morto di freddo. Nonostante girasse tutte le notti a raccogliere i clochards che dormivano all’aperto, in un inverno a meno 15 gradi, a fine mese seppellì una donna di 66 anni morta assiderata. Il mattino del 1 febbraio 1954 lanciò da Radio Luxembourg il celebre appello: «Mes amis, au secours! Amici miei, aiuto, una donna è morta di freddo questa notte alle 3 sul marciapiede di boulevard Sebastopoli. In mano stringeva l’ordine di sfratto, l’avevano cacciata dalla sua casa». Il centralino dell’emittente è intasato dalle telefonate: la gente offre vestiti, soldi, ospitalità. E la scintilla che scatena “l’insurrezione della bontà” e che abbatte il muro d’indifferenza ed egoismo. L’abbé Pierre entra nel cuore dei francesi.
Cinquantatré anni dopo, alle 5,25 del 22 gennaio 2007, il grande cuore del “prete della spazzatura”, 94 anni, si spegne all’ospedale Val de Grace di Parigi, dove era ricoverato dal 15 gennaio per un’infezione polmonare. “Icona” del coraggio, “curato dei poveri”, interprete della solidarietà umana e della carità cristiana, pellegrino infaticabile, apostolo dei senzatetto e dei rifugiati, per più di mezzo secolo è l’uomo simbolo del cattolicesimo francese, una figura controversa, controcorrente, popolarissima. Gli occhi mansueti e brillanti come carboni ardenti, il volto scavato, il basco nero di traverso, la barbetta rada, una cintura di cuoio su una talare consunta, le scarpe deformate,
un mantello di lana (“la pellegrina”) sulle spalle, un bastone di legno grezzo. Per anni il fondatore dei Compagnons d’Emmaus è la personalità più amata, ma un giorno prende il telefono e chiede di non essere più inserito nella “Top 50”: «Sono troppo vecchio». La République gli conferisce la Legion d’onore.
Henri-Antoine Grouès nasce il 5 agosto 1912 a Lione in una famiglia numerosa: «Eravamo otto bambini. Nostro padre, nonostante la cattiva salute, la domenica scompariva: scoprimmo che incontrava la gente più povera e bisognosa di Lione. Mio padre e i suoi amici, uomini agiati, si improvvisavano parrucchieri e portavano vestiti ai poveri. Ho capito quali atti rendono cristiana la vita e ho scoperto il Vangelo».
Il padre Antoine, fervente cattolico e membro di un ordine ospedaliero, influenza l’adolescenza di Henri che, folgorato dall’esempio di Francesco d’Assisi, a 18 anni rinuncia alla propria parte di eredità e nel 1931 entra novizio tra i Cappuccini, emette i voti e nel 1938 è ordinato sacerdote.

Partecipa alla Resistenza

Durante la seconda guerra mondiale è cappellano in Marina. Dal 1942 dalle montagne di Grenoble, la diocesi in cui si incardina dopo aver lasciato i Cappuccini, partecipa alla Resistenza contro l’occupazione nazista, aiuta molti a fuggire in Svizzera: ebrei, perseguitati politici, partigiani che lo ribattezzano “abbé Pierre”. Salva tanti bambini e porta sulle spalle il fratello del “generalissimo” Charles De Gaulle, malato e ricercato dalla Gestapo. Membro della Costituente, deputato all’Assemblea nazionale nel Movimento repubblicano popolare (Mrp), fondato dai partigiani cristiani, ha un dialogo serrato e conflittuale con il potere. Nel 195 1 si dimette per dedicarsi ai poveri. Nelle discariche di Parigi offre ai disperati un aiuto, lavora con loro nella raccolta e selezione di stracci, abiti, carta, bottiglie, ferro, oggetti di ogni genere – la “raccolta differenziata” ante litteram da rivendere.
Nel 1949 fonda le Comunità Emmaus. Tutto nasce dall’incontro con Georges, un assassino parricida, disperato e alcolizzato, che vuole suicidarsi: «La tua storia è sfortunata ma non posso fare nulla per te, il mio stipendio di deputato è speso per soccorrere le famiglie che vivono negli scantinati. Ma prima di ucciderti, vieni ad aiutarmi». Georges lo segue, il seme è gettato: «Avevo un locale, ho messo l’insegna Emmaus». Rispetto al primo gruppo di “straccivendoli” a NeullyPlaisance, a nord di Parigi, oggi Emmaus conta 120 comunità in Francia, una decina in Italia, 450 in altri 37 Paesi, e Oltralpe gestisce ogni anno 120 milioni di euro. Dal 1971 è un’istituzione caritativa internazionale che opera soprattutto in Africa e in America Latina.
Uomo d’azione, per tutta la vita si batte con vigore, tenacia e insistenza contro le ingiustizie della società opulenta, contro l’abbandono dei deboli, contro l’emarginazione dei poveri, per dare una casa ai senzatetto, dignità agli immigrati sans-papiers, amore ai poveri. Sferza con parole di fuoco l’Occidente ricco e sprecone; gira il mondo e viene spesso in Italia: «La nostra epoca mostra più delle altre che il vero modo d’impiego della vita è vivere la condivisione. L’uomo è legato a Dio dalla sua libertà che gli permette di amare. Non basta dire “sono libero”, se questa libertà non è realizzata nell’amore». Con Madre Teresa di Calcutta è il simbolo della carità e della solidarietà, conosciuto e stimato anche dai non cristiani. Il nunzio a Parigi Angelo Giuseppe Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, lo invita in nunziatura e lo chiama “il mio carbone ardente”.
In Vaticano gode la stima del sostituto della Segreteria di Stato monsignor Giovanni Battista Moritini, futuro papa Paolo VI. Il dottor Albert Schweitzer, luterano e medico dei lebbrosi in Africa, gli scrive:
«Tu hai l’enorme privilegio di predicare con i fatti, le parole sono un accompagnamento in sordina». Il i febbraio 2004 lancia un nuovo j’accuse: «Viviamo in una nazione ricca nella quale 3,7 milioni sono sotto la soglia della povertà, 3 milioni hanno seri problemi di casa, ci sono milioni di disoccupati. Smettetela di sentirvi impotenti davanti alle sofferenze e non delegate ad altri o allo Stato. Usciamo dal torpore che ci distrugge. Passiamo all’azione. Trasformiamo i volti anonimi della miseria in uomini e
donne che ci aiutino a dare un senso alla nostra esistenza».

Un carismatico, ma anche realista

Abbé PierreApostolo e carismatico, ma realista. A 90 anni ammette: «Penso che il divario tra ricchi e poveri esisterà sino alla fine del mondo. E il risultato della fragilità umana, dei nostri peccati ed egoismi, delle nostre ambizioni che ci portano a sfruttare gli altri e a calpestarli». Ha le sue debolezze e commette i suoi errori. Nella Chiesa attraversa momenti difficili per l’indipendenza di giudizio, l’ostinazione, le provocazioni scomode, le polemiche con la gerarchia, l’estrema sincerità. Nel libro del 2006 Mio Dio… perché? (Garzanti libri, pp. 92, € 10,00) rilancia i perenni interrogativi che scuotono l’uomo: «Ho 93 anni, e la mia fede si fa sempre più interrogativo: mio Dio perché? Perché il mondo? Perché l’esistenza umana? Perché tanta sofferenza? Perché i deboli devono sempre soccombere? Perché siamo ostaggio del male?».
Confida di aver avuto, da prete, rapporti sessuali con una donna: «Mi è capitato di cedere al desiderio sessuale in modo passeggero. Ma non ho avuto mai un legame regolare, perché non ho lasciato che il desiderio sessuale prendesse radici. Questo mi avrebbe portato a vivere una relazione duratura con una donna: ciò era contrario alla mia scelta di vita. Ho conosciuto l’esperienza del desiderio sessuale e del suo rarissimo soddisfacimento che è stato sorgente di insoddisfazione. Per essere pienamente soddisfatto, il desiderio sessuale ha bisogno di esprimersi in una relazione amorosa, tenera, fiduciosa». Si dice favorevole al sacerdozio delle donne, al riconoscimento delle coppie omosessuali, e non contrario ai preti sposati, ma aggiunge: «Senza celibato non sarei stato in grado di rispondere a tutte le richieste cui Dio mi ha chiamato. Se fossi stato padre di famiglia, con la responsabilità che comporta, quello di cui sono stato strumento, non avrei potuto realizzarlo». La Francia gli ha reso l’ultimo saluto venerdì 26 gennaio 2007 nella cattedrale di Notre Dame a Parigi. La salma è stata sepolta nel cimitero di Esteville in Normandia.

Autore: Pier Giuseppe Accornero
Fonte: Vita Pastoral

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Questa voce è stata pubblicata il 12/02/2018 da in ITALIANO, Sconfinamenti della Missione con tag .

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