COMBONIANUM – Formazione Permanente

UNO SGUARDO MISSIONARIO SUL MONDO E LA CHIESA Missionari Comboniani – Formazione Permanente – Comboni Missionaries – Ongoing Formation

II Domenica di quaresima (B) Lectio

2 Domenica di quaresima -B
Marco 9,1-9

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Prima Lettura
Gn 22, 1-2. 9. 10-13. 15-18
Dal libro della Genesi.

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”. Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”. Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”. L’angelo disse: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito”. Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: “Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce”.

Salmo 115
Camminerò davanti al Signore nella terra dei viventi.

Seconda Lettura
Rm 8, 31-34
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

Vangelo
Mc 9, 1-9
Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Il monte e il Figlio amato

Questa II Domenica di Quaresima ci colloca in uno spazio ben preciso, siamo posti su un alto monte ed è proprio dalla cima di questa montagna che siamo chiamati ad osservare come tutta la liturgia di oggi ci giuda a tenere lo sguardo fisso sulla medesima linea d’orizzonte.

Nella prima lettura di oggi incontriamo Abramo, uomo ormai anziano, chiamato da Dio a stravolgere tutte le sue certezze, a cui il Signore chiede di offrire in sacrificio suo figlio: “prendi tuo figlio, l’unigenito che ami, Isacco” (Gn22,2). Il Signore è chiaro e la sua Parola è inequivocabile: proprio il figlio amato sarà offerto in olocausto.

Abramo, non senza fatica, decide di affidarsi al Signore e di consegnarsi a Lui; Abramo è disposto ad offrire quel figlio, è disposto cioè a sacrificare se stesso, la sua discendenza, ciò che più ama, è disposto a restituire quello che gli era stato promesso e donato da Dio stesso.

Abramo ci è davvero padre nella fede. Davanti a questa consegna fedele di Abramo, Dio gli ferma la mano e provvede Lui ad un olocausto, ad un ariete morirà al posto di Isacco. Il Signore perciò benedice Abramo e con questo grande dono benedice anche noi, sua discendenza.

Paolo nella seconda lettura ci indica chiaramente chi è l’olocausto offerto da Dio (cfr. Rm 8,32) e ci mostra un altro monte sul quale avviene il sacrificio: l’olocausto questa volta si chiama Gesù Cristo, e il monte sul quale ci conduce è il Golgota, qui Cristo Gesù è morto (Rm 8,34). Paolo ci sta consegnando il punto di vista da cui guardare le cose; ai piedi della Croce del Signore non solo ci mostra cose nuove ma rinnova il nostro sguardo. Solo dimorando lì possiamo contemplare tutta la bellezza del Vangelo di questa Domenica, guardando a quell’amore dato fine alla fine, insieme con Lui, anche noi veniamo trasfigurati.

Gesù, ora prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e con loro decide di prendere con sé la nostra umanità fragile facendoci scalare la montagna della fede. Quando siamo soli con Lui egli si trasfigura, ma questa è in verità una solitudine un po’ particolare: Gesù infatti “fu trasfigurato davanti a LORO” (Mc 9,2). La relazione con Gesù si compie quando il rimanere soli con Lui ci mostra anche il volto dei fratelli. Quella sul monte è perciò una solitudine abitata non solo dal Signore ma anche da coloro che con noi condividono la vita. Nel rapporto con Dio l’altro è fondamentale perché ci costringe ad una verità sempre più profonda di noi e alla verità profonda che è il Signore.

L’affermazione di Pietro “E’ bello per noi stare qui, facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Mc 9,5) non avrebbe nulla di illogico o di errato, se nonché esclude da questo “rimanere” se stesso e gli altri due discepoli. Per loro non vuole costruire una capanna. Pietro in fondo è spaventato da quel luogo e non vuole prendervi dimora. Ma guardare Gesù nella sua gloria non basta per essere trasfigurati con Lui.

E’ interessante poi pensare che la prima frase che Gesù pronuncia nel Vangelo secondo Marco, come abbiamo ascoltato Domenica scorsa, riguarda un cambiamento di pensiero: “Convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15). Qui ci viene chiesto di capovolgere il nostro modo di pensare.

Il Vangelo di oggi, invece, ci fa vedere un vero e proprio cambiamento di forma: su quel monte vediamo la gloria del Signore e vediamo chi siamo realmente, la nostra vocazione, come siamo stati pensati e plasmati dall’inizio. Il monte della Trasfigurazione è il monte dove Gesù cambia forma per noi. Lì vediamo l’aspetto che assumerà sulla croce “assumendo una condizione di servo e divenendo simile agli uomini, dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce”(Fil 2,7) e vediamo già il compimento della risurrezione.

La liturgia di oggi è una finestra aperta posta all’inizio del cammino Quaresimale che già ci fa scorgere il mistero Pasquale, dove le vesti candide saranno quelle del ragazzo che in Marco reca l’annuncio della risurrezione alle donne (“Entrate nel sepolcro videro un giovane seduto sulla destra,vestito di una veste bianca ed ebbero paura” (Mc 16,5) e dove il colloquio con Elia e Mosè si tradurrà nel colloquio con i discepoli di Emmaus nel Vangelo di Luca “E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le scritture ciò che si riferiva a Lui”(Lc 24,27).

Le donne al sepolcro, come i discepoli sul monte della trasfigurazione, ebbero paura: “[Pietro] non sapeva infatti cosa dire perché erano spaventati”(Mc 9,6). Anche noi oggi davanti a questo annuncio possiamo scontrarci con le nostre paure, con i nostri dubbi e con le nostre resistenze ma ecco che una voce risuona dal cielo: “Ecco il figlio mio, l’amato: ascoltatelo”(Mc 9,7). Poniamoci in ascolto di questa voce e lasciamo che il Signore cambi forma per noi, non scandalizziamoci davanti a questo amore, davanti al dono totale del figlio amato, ariete data in riscatto per Isacco, l’agnello crocifisso per l’umanità.

Signore Gesù, Tu che ti sei fatto povero per raggiungere la nostra povertà:
donaci un cuore docile capace di accoglierti così come Tu vorrai mostrarti a noi
per imparare ad amare Te in tutti i nostri fratelli,
custodisci sempre noi, tuoi figli amati, con la tua Grazia. Amen

Clarisse Sant’ Agata sorellepovere@clarissesantagata.it

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Questa voce è stata pubblicata il 21/02/2018 da in anno B, Domenica - lectio, ITALIANO, Liturgia, Quaresima (B).

San Daniele Comboni (1831-1881)

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