COMBONIANUM – Formazione e Missione

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P. Marcello Mencuccini, una vita semplice, di disponibilità e di servizio

Spiritualità comboniana incarnata
Testimoni

Abbiamo celebrato questa mattina  il funerale del nostro confratello P. Marcello Mencuccini, deceduto il 19 febbraio dopo una relativamente breve degenza ospedaliera, durante la quale gli era stato diagnosticato un cancro che non gli ha concesso che poche settimane di vita. È morto qui tra noi, nella sua comunità di Castel d’Azzano. Ci lascia un bel ricordo e testimonianza di un missionario ben identificato con la sua vocazione comboniana. Ecco come P. Renzo Piazza, superiore della comunità, l’ha evocato nell’omelia del funerale.

Mencuccini (2b)

Carissimo P. Renzo,
Desidero condividere con te, responsabile del Centro Ammalati, il sollievo e la gioia che ho provato nel leggere quanto P. Munari ha scritto  nel dare la notizia della morte di P. Mencuccini:”Era circondato dai confratelli”. Così sia, sempre, per tutti noi. P. Luigi (anni 93 e 4 giorni)

1. Marcello è morto all’inizio della Quaresima, tempo favorevole per l’incontro con Dio, nel giorno in cui la liturgia diceva: “Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo perché … ero malato e mi avete visitato”.

“Benedetti coloro che visitano gli ammalati”  dice il Vangelo; “beati quelli che muoiono nel Signore”, aggiunge l’Apocalisse.

La conclusione terrena della vita di P. Marcello è stata vissuta, forse inconsapevolmente, in questo contesto di beatitudine e di benedizione. Essere insieme, vegliare insieme, pregare insieme. I nostri confratelli anziani hanno creato attorno a un confratello morente un piccolo “cammino di comunione” secondo quanto abbiamo scelto come programma per questo sessennio. E subito qualcuno ha saputo leggere questo gesto come un’opera bella, perché forse inaspettata. Ha la bellezza dei gesti umani che non sono adempimenti di leggi o risposte a esigenze di efficienza, ma sgorgano dall’intimo della persona che li compie. Come il gesto della donna di Betania con Gesù. Che vantaggio c’è stare vicino a un morente, a recitare preghiere quando l’interessato da tempo ormai non dà più segni di vita e non percepisce ciò che si sta facendo attorno al suo capezzale? Nessun vantaggio, nessuna utilità. Ma in fondo tutti desideriamo che avvenga così anche per noi. “Così sia, sempre, per tutti noi”.

2. Marcello 85 anni, 61 anni da comboniano, 57 da sacerdote, una ventina tra Brasile e Portogallo e il resto in Italia, non è andato in cerca di opere grandi, superiori alle sue forze, ma “ha vissuto una vita semplice, di disponibilità e di servizio, trasmettendo serenità e allegria a coloro che vivevano con lui. Non inventava, ma faceva con semplicità quello che doveva fare. Aiutava in comunità, era servizievole, aiutava ad associarsi e, se c’era qualche difficoltà, a passarci su. Molto trasparente, legato a Roma, la sua città, contento di fare il suo dovere. Era una presenza di serenità”: così si esprime un confratello che ha vissuto in Brasile con lui gli anni della sua giovinezza missionaria. Gli piaceva scherzare, raccontare qualche barzelletta, tenere allegra la gente.

Gentilezza, delicatezza, serviabilità e riconoscenza sono atteggiamenti che lo hanno accompagnato anche negli ultimi anni trascorsi in Casa Madre e a Castel d’Azzano. Era molto legato al Comboni e alla Vergine Maria.

Al termine della vita era diventato scrupoloso: era entrato in lui un certo timore, un’inquietudine, un’esagerata paura di sbagliare, di peccare che lo accompagnava e lo angustiava.

Non ha manifestato nessuna paura davanti alla malattia, alla sofferenza o alla prospettiva della morte, ma aveva paura di offendere Dio, di perdere la sua amicizia. Secondo me viveva in modo esagerato ciò che viene chiamato “timore di Dio”. Timor di Dio, dice Papa Francesco, non significa avere paura di Dio: sappiamo bene che Dio è Padre, che ci ama e vuole la nostra salvezza per cui non c’è motivo di avere paura di Lui! Il timore di Dio, invece, è il dono dello Spirito che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio e al suo amore e che il nostro bene sta nell’abbandonarci con umiltà, con rispetto e fiducia nelle sue mani. Questo è il timore di Dio: l’abbandono nella bontà del nostro Padre che ci vuole tanto bene.

Quando siamo pervasi dal timore di Dio, allora siamo portati a seguire il Signore con umiltà, docilità e obbedienza.

La paura pervade molte pagine del Vangelo, riguarda i discepoli, le folle, i nemici di Gesù e Gesù stesso, al momento della sua agonia. “Perché siete paurosi?”; “Non temete, voi valete di più di molti passeri”; Non temete coloro che uccidono il corpo”; “Non abbiate paura”… sono espressioni che ritornano spesso.

Per questo, a causa del P. Marcello,  vorremmo ripetere a tutti noi le parole di Gesù che abbiamo appena ascoltato: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Seguiamo la vecchietta cieca che ci prende per mano, come ci suggerisce Trilussa. Viviamo nella fede in Gesù che ci ha amati e ha dato la vita per noi, anche l’esperienza della morte di un nostro fratello.  

“E’ ritornato alla casa del Padre”, si dice. La morte è il compimento della vita, non la sua distruzione. Ci rimette tra le mani del Padre da cui siamo usciti, come Gesù che era venuto da Dio e a Dio ritornava. Nella casa del Padre ci sono molti posti. La casa del Padre è il suo cuore, dilatato dalla vita offerta di Gesù. Per questo lì vi è spazio per ognuno dei suoi fratelli! (L’esempio del curato d’Ars).

E ci sosteniamo anche con le parole di Paolo ai Romani: Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?

“Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”. La calamita. Il battesimo.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto:

Né morte né vita, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Mentre P. Marcello lasciava questo mondo è nato Marcello (un suo nipotino)…

Dolce è la sera, se mi stai vicino,
come il mattino quando Ti incontrai:
io Ti ringrazio per avermi amato
nel lungo giorno che ho vissuto ormai…
E canterò fino a quando, mio Signore,
nella Tua casa tornerò con Te:
voglio cantare tutta la mia gioia
per questo giorno vissuto insieme a Te!

Nulla rimpiango, molto Ti ringrazio
per tutto quello che ho potuto dare:
nulla mi manca quando in Te confido,
povero è solo chi non sa più amare…
E canterò fino a quando, mio Signore,
nella Tua casa io sarò con te:
voglio cantare tutta la mia gioia
per chi nel mondo domani nascerà!

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Questa voce è stata pubblicata il 21/02/2018 da in Carisma comboniano, ITALIANO con tag .

San Daniele Comboni (1831-1881)

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